Gemma n° 2159

“Come gemma ho deciso di portare dei collage della mia estate, ovviamente non possono esserci tutte le foto ma ho inserito solamente le esperienze e i luoghi del cuore che sono stati fondamentali nella mia estate. Quest’anno è stata molto importante, direi un periodo di ripresa non solo a livello mentale ma anche a livello fisico. Dopo la fine della scuola mi trovavo sfinita, senza energia, dimagrita e avevo bisogno di rallentare, di prendermi dei momenti per me stessa e cercare di recuperare, di essere felice e di non far preoccupare le persone che mi circondano. Ho potuto collezionare nuove esperienze come si può vedere nel primo collage, ho partecipato ai miei due primi concerti ma ovviamente sono contate anche le amicizie che ho cercato di mantenere durante questi mesi. Un’altra esperienza è stata proprio la visita al museo della Ferrari a Maranello, essendo una grande tifosa. Ho ricominciato a disegnare sperimentando nuove tecniche e nuovi materiali. Ho approfittato per ricominciare a viaggiare insieme alla mia famiglia, per rigenerarci e prendere una boccata d’aria. Altri luoghi del cuore sono il Tagliamento, mi trasmette sempre serenità, tranquillità sentendo lo scorrere dell’acqua ma anche la località Valinis, questa montagna conosciuta per essere il punto di partenza dei parapendii. Quando ci vado provo un grande senso di libertà e spensieratezza di fronte alla vista dell’intera pianura friulana. Infine c’è la Toscana, il luogo dove sono felice, mi rilasso e mi rigenero, la mia seconda casa con la mia seconda famiglia. Ho voluto aggiungere anche le foto del cibo perché dopo aver consumato molte energie durante l’anno scolastico dovevo riprendere un po’ di sostanza persa” (A. classe quarta).

Gemma n° 2151

“Come gemma ho deciso di portare Bigger Than Me di Louis Tomlinson. Questa canzone è molto importante per me perché mi ricorda uno dei giorni più belli della mia  vita, ovvero il concerto di Louis Tomlinson a Milano. Questa esperienza è stata indimenticabile per molte ragioni. Innanzitutto è stato il mio primo viaggio fuori dal Friuli, in una città che avevo sempre sognato di visitare. Poi, ho avuto finalmente l’opportunità di incontrare la mia migliore amica a distanza per la prima volta.
In particolare, ho scelto questa specifica canzone perché è uscita pochi giorni prima del concerto, e non l’aveva mai cantata prima. Milano, infatti, è stata la prima a sentirla dal vivo. Ogni volta che sento questa canzone mi vengono in mente tutti i bellissimi momenti che ho passato in quei due giorni a Milano, e mi fa realizzare quanto io sia stata fortunata a vivere un’esperienza del genere” (A. classe seconda).

Gemma n° 2143

“Ho scelto di portare come gemma questa immagine scattata dalla finestra della mia camera in Irlanda. Quando sono andata a fare il soggiorno linguistico, l’estate scorsa, mi sono innamorata totalmente di questo Paese, delle sue città, della sua gente, delle sue strade, delle sue scogliere, delle sue case colorate, del cielo limpido e di tutti gli altri suoi aspetti. Ho un ricordo speciale di questa esperienza, poiché è stato il mio primo viaggio all’estero completamente da sola, dove ho potuto conoscere un sacco di persone provenienti da altri paesi e dove ho potuto sentirmi completamente indipendente e libera, esplorando ciò che mi circondava. È stata un’esperienza che mi ha fatto maturare e crescere, perché, essendo stata completamente fuori dai vincoli familiari, mi sono sentita più responsabile e, allo stesso tempo, più sicura di me stessa.
Un posto speciale nel mio cuore ce l’ha la mia famiglia ospitante che mi ha accolta in casa con un affetto ed un calore inaspettati, mi ha fatto sentire parte della comunità anche attraverso piccoli gesti, come, per esempio, le passeggiate nel parco alla sera, che sono uno dei ricordi più belli che ho di questo soggiorno e che ho deciso di condividere proprio attraverso questa foto” (C. classe terza).

Gemma n° 2110

“Per la gemma di quest’anno ho scelto un libro intitolato Siddharta, di Herman Hesse, che ho letto quest’estate. In generale, Hesse ama scrivere di grandi personaggi che nel corso della storia si imparano a conoscere e trovano se stessi, spesso senza farlo apposta. In particolare ho deciso di leggere uno dei passi più significativi, che secondo me riassume perfettamente tutto ciò che lo scrittore vuole comunicare tramite il suo breve romanzo. 
Siddharta si rivolge all’amico Govinda, parlando della ricerca e di come cercare non significhi sempre trovare.
Disse Siddharta: “Che cosa dovrei mai dirti, io, o venerabile? Forse questo, che tu cerchi troppo? Che tu non pervieni a trovare per il troppo cercare?”
“Come dunque?” Chiese Govinda.
“Quando qualcuno cerca,” rispose Siddharta, “allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori da quella che cerca, e che egli non riesca a trovare nulla, non possa assorbire nulla in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: esser libero, restare aperto, non avere scopo. Tu, venerabile, sei forse di fatto uno che cerca, poiché, perseguendo il tuo scopo, non vedi tante cose che ti stanno davanti agli occhi.”
Siamo talmente impegnati nella nostra estenuante ricerca che spesso, alla fine, rimaniamo a mani vuote, non perché non abbiamo trovato l’oggetto della ricerca, ma proprio perché non siamo stati abbastanza liberi e abbastanza aperti da lasciare che altre cose che ci sembravano meno importanti venissero a noi. Abbiamo gli occhi talmente puntati su una cosa sola, sullo scopo, sull’obiettivo, che il nostro sguardo non cade sul resto. Il “resto” non ci interessa, è sempre lì davanti agli occhi, pare scontato. Il punto è che spesso il “resto” ci sembra avere meno valore, crediamo che non ci possa dare quanto lo farebbe lo scopo della ricerca. Però nel “resto”, si può celare l’occasione della vita, un’esperienza indimenticabile, una persona che ci sappia voler del bene: il “resto”, a cui non diamo peso o valore, potrebbe essere anche l’obiettivo stesso.
Riconosco il fatto che il mio pensiero possa essere un concetto difficile da capire, ma a volte sono spaventata dal fatto di essere capace solamente di cercare e non di trovare” (E. classe terza).

Gemma n° 2102

“Ho deciso di portare come gemma questa foto.
L’ho scattata sul treno a settembre di quest’anno mentre andavo a Milano per vivere una delle esperienze più belle della mia vita. Il treno quest’estate ha assunto più importanza rispetto a prima, proprio quest’estate mi è capitato di prendere più treni che mi hanno portata lontano da casa, per la prima volta “indipendente” per qualche giorno. Sono cresciuta molto quest’estate e i viaggi che ho fatto mi hanno cambiata. Hanno caratterizzato l’estate 2022 che è stata davvero bella e ricca di esperienze.
Mai come quest’anno ho vissuto la bellezza di prendere un treno di prima mattina, per andare in posti nuovi e per conoscermi ogni volta un po’ di più” (S. classe quinta).

Gemma n° 2094

“Come gemma voglio portare il mio viaggio in Sudafrica. È stato circa 4 anni fa, sono andata con la mia famiglia, siamo andati in aereo e quelle 12 ore mi sembravano infinite. Era tutto così strano, così diverso che non ci credevo. Sono stata lì due settimane, piene di avventure diverse, per esempio ho fatto il safari dove ho visto diversi animali. Abbiamo fatto molti giri per la città, precisamente sono andata a Johannesburg ma però non l’ho visitata perché è molto pericolosa. Ho visto la piazza di Mandela e la sua statua sono andata a visitare anche una miniera, insomma ho visto parecchie cose che mi hanno proprio stupita. Lì abitano i parenti di mia mamma e ho avuto la fortuna di vederli per la prima volta e di spendere del tempo assieme. Sono state due settimane intense piene di gioia, ecco perché ho deciso di raccontare questo viaggio, il mio preferito” (N. classe prima).

Gemma n° 2092

“Ho scelto di portare questo portachiavi risalente a quando ho visitato Parigi con la mia famiglia. Oltre al ricordo di un bel viaggio, mi fa pensare alle gite che facevo con la mia famiglia qualche anno fa che adesso non faccio più” (M. classe seconda).

Gemma n° 2084

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare questo peluche a forma di orca, che si trova in camera mia sopra la libreria; agli occhi degli altri probabilmente potrà sembrare una cosa stupida o infantile ma per me ha un significato importante.
Questo oggetto l’ho ricevuto durante l’ultima sera che ho passato con i miei amici di R. prima di trasferirmi qui in Friuli.
Quella sera c’erano le giostre ma io ero comunque abbastanza triste perché il giorno dopo sarei partita e non li avrei più rivisti per un bel po’ di tempo, e sapevo che sarebbe stato difficile per me allontanarmi da loro visto che erano persone a cui volevo bene e con cui uscivo molto frequentemente.

Verso fine serata, quando era quasi arrivato il momento di tornare a casa, mi misi a piangere. Un mio amico di nome G., ad un certo punto, si allontanò dal gruppo e per risollevarmi un po’ il morale andò ad uno stand, quello in cui devi prendere i cigni con l’asta. E’ stato lì per una mezz’ora e alla fine ha vinto questo peluche e me l’ha regalato, poi ognuno dei miei amici ha scritto la sua iniziale sull’etichetta. Per questo motivo il pupazzo è molto importante per me, perché è un bellissimo regalo che mi hanno fatto i miei amici e ogni volta che lo vedo penso a loro” (R. classe quarta).

Gemma n° 2082

“Ho portato un piccolo souvenir visto che di recente sono stato a Milano con la mia famiglia e abbiamo passato dei bei momenti visitando la città e il centro” (F. classe terza).

Gemma n° 2043

“La gemma che ho scelto oggi è una foto scattata al cimitero dei poeti maledetti di Père Lachaise, a Parigi. La tomba in questione è quella di Jim Morrison, artista che costituisce forse la mia più grande fonte d’ispirazione, sia a livello spirituale che sensistico. Significativa è per me anche la storia celata dietro questa foto, nata da un viaggio di quattro giorni a Parigi con la mia migliore amica. Siamo partite presto per visitare il cimitero, dopo svariate trattative per convincerla ad accompagnarmi. Volevo mi scattasse delle foto, non sapendo tuttavia che dal 2004 sono state posizionate delle transenne per impedire l’avvicinamento alla tomba. Abbiamo deciso di prendere la metro, ma puntualmente ci siamo imbattute in un gruppo di controllori all’entrata della stazione che ci hanno chiesto non con particolare gentilezza di controllare i nostri biglietti. Nonostante fosse perfettamente in regola e vidimato per di più, il biglietto della mia amica ha riscontrato dei problemi con la macchinetta dell’ispettore, il quale non ha esitato un istante a regalarle una multa di 35 euro, la seconda nell’arco di due giorni, per essere precisi. Nonostante i malumori e le tensioni riscontrate durante il pomeriggio, ricordiamo entrambe con il sorriso quest’esperienza, certe di non poterla dimenticare negli anni a venire e sperando di viverne di migliori” (E. classe quinta).

Gemma n° 1987

“Quest’anno è stato molto più difficile trovare una gemma non perché non ne avessi ma perché mi sembra quasi che tutto lo sia: dopo due anni di privazioni mi pare di avere tutto e anche oltre. Alla fine ho deciso di portare un pezzo di un libro letto recentemente e che riassume il mio stato d’animo. Parla di un uomo che ad un certo punto della sua vita si guarda allo specchio e si rende conto di non essere lui la persona che vede e decide di partire e fare un viaggio intorno al mondo, un viaggio senza ritorno in cui ricerca la sua natura. Ecco il passo di Come una notte a Bali di Gianluca Gotto:
Trascorri anni a immaginare il momento in cui la tua vita cambierà. Quel momento, però, non arriva. La vita va avanti come sempre, senza sorprese, senza novità, senza grandi emozioni. 
Ma poi, proprio quando ormai credi che nulla possa cambiare, ecco che succede qualcosa di totalmente inaspettato. È il destino? È colpa di Dio? O forse è l’Universo? O è semplicemente il caso?
Dopo anni di calma piatta, ora il mare è in tempesta. Puoi tornare in fretta al porto sicuro che conosci alla perfezione. Oppure farti trasportare lontano dalle nuove correnti.
Così facendo, potresti trovare qualcosa che non riuscivi nemmeno a immaginare nei tuoi sogni più sfrenati.
Potresti scoprire di non aver mai capito niente su di te e di non aver mai amato davvero.
Potresti riacquistare un sorriso che neanche sapevi di avere: quello vero, che nasce dal cuore.
E un giorno potresti ritrovarti sulla cima di un promontorio a Bali.
Di fronte all’immensità dell’oceano.
Felice come non eri mai stato nella tua vita.
Ho scelto questo passo in particolare perché quest’anno avrò la possibilità di fare un viaggio a New York, il primo fuori dall’Italia. E’ anche un sogno che ho fin da piccola quello di andare a New York. Ecco quindi che dopo due anni di chiusure e isolamenti vari mi sembra di tornare a vivere e ciò mi ridà la speranza”.

Le parole citate da C. (classe quarta) mi hanno portato alla mente un passo di Novecento di Alessandro Baricco che ho sempre amato e che mi hanno fatto pensare a quel giorno in cima al promontorio a Bali.
“A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’è una ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. Cos’è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto fra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d’accordo, allora buona notte, ‘notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: “A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave”. Ci rimasi secco. Fran.”

Gemma n° 1980

“Tre settimane fa sono stata a Barcellona: il primo viaggio dopo due anni di pandemia. Prima di questo periodo ero abituata a viaggiare veramente tanto con mia mamma. Ho fatto anche dei viaggi da sola, a studiare inglese in Inghilterra, però la mamma mi ha sempre cresciuta con questa passione; due anni senza salire su un aereo sono stati devastanti. Per Barcellona siamo partite alle 7.00 e abbiamo visto l’alba sul mare; ora, già di mio, quando prendo un aereo piango, beh, lì, l’emozione dell’alba sul mare dall’aereo ha fatto sì che facessi un’ora di viaggio piangendo di felicità. Ho portato quest’esperienza perché mi ha segnato tanto dopo tutto questo tempo. La seconda foto è di Barcellona: sono stata veramente bene dopo tanto tempo. Viaggiare è sempre stato uno staccarsi dalla vita di tutti i giorni. Insomma, ero al settimo cielo”.

Ne ho viste di albe, in attesa di Mariasole le ho fotografate ogni giorno per mesi. Concordo con E. (classe quinta): quelle sul mare hanno un sapore speciale, è come se fossero doppie grazie al riflesso del sole sull’acqua. Uno degli aspetti affascinanti di quel momento è che quella luce, quel calore, quei colori arrivano dalla notte, dal buio. E ciò ce li fa gustare in modo particolare. Un’alba a mezzogiorno non avrebbe lo stesso sapore.

Gemma n° 1914

“Ho scelto questo quadernino di Barbie che mi era stato regalato come diario segreto quando avevo circa 7 anni. Ho iniziato anche a scriverlo, non sono tante pagine, una decina circa tra 2014 e 2016. E’ bello vedere come scrivevo quella volta e come raccontavo le mie giornate”.

Mi soffermo sulle ultime parole di F. (classe prima) e le sintetizzo con un “che bello vedermi crescere”, che bello vedere questo processo potenzialmente infinito e che può durare tutta una vita. E che può essere anche quotidiano. Oggi mi hanno regalato uno di quei calendari che hanno una frase per ogni giorno dell’anno. La prima frase, quella del 1° gennaio è di Eckhart Tolle e dice “Il viaggio esteriore può contenere milioni di passi, il viaggio interiore ne ha uno solo, il passo che compi adesso”. Insomma, tornando al quadernino di F., pagine di diario da scrivere ogni giorno.

Gemma n° 1866

“Questa miniatura del Colosseo l’ho presa durante una vacanza con la mia famiglia in centro Italia qualche tempo fa. E’ un bel ricordo”.

Questa la gemma di F. (classe terza). “Un piccolo bassotto di porcellana delle White Mountains. Una marionetta del teatro delle ombre di Bali. E guarda: un calzascarpe d’avorio di un hotel a quattro stelle di Zurigo. E qua, come un sasso che porto ovunque, c’è un pezzetto di cuore altrui che ho conservato da un vecchio viaggio” (Peter Cameron).

Gemma n° 1845

“Un veloce video con l’esperienza che ho vissuto quest’estate in Albania è la mia gemma. Si è trattato del mio primo periodo prolungato lontano da casa, ricco di molte esperienze che non avevo mai fatto. E’ stata una piccola svolta della mia vita, il periodo migliore dello scorso anno, ciò che ha salvato tutto l’anno. Un viaggio che mi è rimasto dentro”.
Possiedo un libro di racconti dell’orrore di Edgar Allan Poe e ho sempre confinato i suoi libri in quel genere letterario. Mi sorprende pertanto trovare una sua frase che bene commenta la gemma di V. (classe terza): “Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato”.

Gemma n° 1830

“Ho portato questa R: quest’estate sono andata a fare la ragazza alla pari. Ho lavorato in una famiglia come baby sitter in Spagna: si è creato un rapporto veramente stupendo. Accudivo tre bambini di 3, 5 e 8 anni e le cose sono andate molto bene: ancora adesso siamo in contatto. Questa R, regalatami dalla famiglia e con tutte le firme, mi ricorda la mia prima esperienza all’estero da sola: mi ha fatta crescere sotto tantissimi aspetti. Sono più indipendente, mi sento più sicura di me stessa, cresciuta”.

Questa è stata la gemma di R. (classe quinta). Mi sento di commentarla con la poesia Spazio di Alda Merini, dalla raccolta Vuoto d’amore:
“Voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.”

Gemma n° 1822

“Ho portato il mio boccaglio, ce l’ho da molto e sono sicuro che lo userò ancora per tantissimi anni perché sarà importante per le mie future avventure”.

Questa è stata la gemma lampo di R. (classe quarta). Approfitto del tema al centro della sua gemma  per citare una frase di Mark Twain che vuole anche essere un augurio per quello che potrebbe attendere R. nei prossimi mesi: “Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avrete fatto, che per quelle che avrete fatto. Quindi levate l’ancora, allontanatevi dal porto sicuro, prendete i venti con le vostre vele. Esplorate, sognate, scoprite!”.

Gemma n° 1819

Ha lasciato che il suo iPad si caricasse per tutta l’ora e alla fine M. (classe quinta) ha presentato la sua gemma.

“Ho deciso di portare come gemma il mio anno all’estero e in particolare le persone che porto nel mio cuore. Ho avuto modo di conoscere molte persone e di stringere rapporti davvero importanti. Ciò mi sta molto a cuore: ho avuto solo 10 mesi di tempo per conoscere e stare con queste persone e quindi abbiamo cercato di approfittare di ogni momento. Tornata in Italia ho sentito molto la mancanza di tutto questo. Ho portato alcune foto. Emerge in particolare il rapporto con la mia compagna di stanza: è arrivata nella mia famiglia perché la sua era un disastro e siamo finite in quarantena, chiuse dentro la nostra camera in quanto le uniche della casa negative. Siamo molto diverse e abbiamo litigato tanto tanto tanto, ma ora siamo molto unite. Vi sono poi altre amiche molto importanti con le quali ho condiviso tanti viaggi e tante esperienze; quando penso all’Inghilterra ormai penso a loro e ai momenti vissuti insieme. Abbiamo anche deciso di tornarci insieme per una settimana.”

M. ha descritto un viaggio sostanzialmente durato 10 mesi e che non si è concluso al suo ritorno, perché, terminato quello fisico, per lei è iniziato un altro viaggio. Lo si può comprendere attraverso una canzone dei Negrita di più di 15 anni fa, Rotolando verso sud, le cui prime parole dicono: “Ogni nome è un uomo ed ogni uomo è solo quello che scoprirà inseguendo le distanze dentro sé. Quante deviazioni, quali direzioni e quali no? prima di restare in equilibrio per un po’… Sogno un viaggio morbido, dentro al mio spirito e vado via, vado via, mi vida così sia”. Il viaggio qui è dichiaratamente metaforico, è quel percorso compreso tra una distanza e l’altra presente all’interno di ogni uomo, è quello spazio che sta tra un momento di equilibrio e l’altro. E’ una condizione tipica dell’uomo, non vi si può sottrarre, è la vita stessa. Rinunciare al viaggio è rinunciare a vivere: “mi vida così sia”.

Gemma n° 1800

“Ho portato una foto del viaggio fatto in Croazia con un’amica questa estate. E’ stata una delle settimane che hanno reso la mia estate più bella; era da molto che volevamo fare un viaggio e si è realizzato così un piccolo sogno. Vuole essere il primo di tanti viaggi che abbiamo in mente di fare. E’ stato anche divertente perché parlavano o francese o tedesco o inglese: provare a farsi capire dalle altre persone è stato simpatico. Insomma, un viaggio che mi ha segnato”

Guy de Maupassant dice che “Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno”. Penso si adatti bene alla gemma di M. (classe quarta).

Gemma n° 1799

Fonte immagine

Quella di L. (classe quinta) è stata una gemma composita, fatta di una presentazione con delle fotografie dei suoi luoghi del cuore. Ovviamente, per questioni di privacy, non metterò foto e taglierò vari riferimenti personali facendone una sintesi (la gemma è durata più di 10 minuti).

“Ho portato la piazza del mio paese, a cui sono legata per le attività che qui facciamo con la Parrocchia e perché è uno dei luoghi dell’infanzia. Ho portato la mia scuola in cui ho passato degli anni belli e ci sono affezionata. Ho portato il luogo in cui si svolgono tutte le attività dell’oratorio, le riunioni per i campi estivi. Ho portato una casa abbandonata che mi attira da sempre: un giorno mi piacerebbe entrarci. Ho portato il parco in cui mia mamma ci portava da piccoli: dice che abbiamo passato più tempo lì che a casa. Ho portato la foto di una festa paesana perché vivo in un paese in cui si sente forte il senso della comunità: ogni volta che c’è bisogno di qualcosa c’è sempre qualcuno disponibile ad aiutarti. Ho portato Lignano: le vacanze con gli amici, il relax di giugno quando è finita la scuola. Ho portato il paese in cui facciamo i campeggi estivi in montagna: il contatto con la natura e l’assenza degli smartphone permettono di connettere con gli altri a livello ancora più profondo. Ho portato Roma perché ci vivono gli unici parenti che ho in Italia: ogni volta che ci vado mi stupisce un sacco. Ho portato il paesino da cui viene mia mamma, piccolo e sperduto a nord dell’Albania: vi abitano ancora la nonna e la zia e ogni estate ci ritroviamo lì insieme ai cugini divertendoci tanto. Lì vicino passa anche un fiume dove andavamo nelle giornate più calde per tuffarci da un vecchio tronco. Amo poi il giardino della nonna in cui giochiamo, facciamo le grigliate e i picnic. Ho portato il paesino da cui viene mio papà, nel sud dell’Albania, una località di mare praticamente non toccata dal turismo di massa: l’acqua è cristallina e trasparente, c’è un’unica strada sterrata e un solo supermercato e la vegetazione mediterranea la fa da padrona sulle poche costruzioni.”

La scrittrice neozelandese Katherine Mansfield dice “Com’è difficile staccarsi dai luoghi. Per quanta attenzione facciamo, ci trattengono. E lasciamo pezzetti di noi stessi sui paletti delle staccionate, piccoli stracci e brandelli della nostra vita”. A me piace. Piace non staccarmi dai luoghi, piace proprio restarvi avvinto, piace che un posto mi trattenga e non mi lasci andare via. E piace trovare su quei paletti delle staccionate i piccoli stracci e i brandelli delle vite degli altri. D’ora in poi, quando passerò per la piazza del paese di L. o nel paesino dove L. fa i campi scuola, penserò a L. e al suo amore per quei luoghi. E credo sia bellissimo.