Il 26 marzo 2010 è uscito il nuovo album dei Baustelle “I mistici dell’Occidente”. Vi rimando alla rete per tutte le notizie correlate e tutte le possibili interviste. Desidero intanto soffermarmi sulla prima traccia “L’indaco”. Premetto che il brano non mi piace particolarmente: lo trovo piuttosto noioso, salvo l’impennata finale che mi ricorda un po’ i Jethro Tull con quel flauto. Il testo però mi ha colpito e lo trovo interessante. L’invito generale della canzone è quello a non angustiarsi per i vari motivi di dolore che possono affliggere l’uomo: dal semplice andarsene delle rondini, segno però del passare delle stagioni e dell’avvicinarsi dell’inverno, all’interrogarsi davanti all’enigma della morte rappresentata dal carro funebre. Non buttarsi giù, non soffrire più è l’auspicio dei Baustelle: lascia andare le rondini, lascia passare il carro funebre, c’è un azzurro oltre le nubi, c’è forse un mare color indaco oltre lo stretto di Gibilterra… C’è un infinito oltre il finito?

Qui sotto il testo. Il brano è http://www.youtube.com/watch?v=puujNlHcInk
Non angosciarti più
che bisogno c’è
quando partono le rondini
lasciale andare
non domandare più
che ragione c’è
quando passa il carro funebre
fallo passare
e non buttarti giù
che in fin dei conti c’è
un azzurro che fa piangere
oltre le nubi
e non soffrire più
che in fondo forse c’è
al di là di Gibilterra
un indaco mare
