Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Filosofia e teologia, opinioni

La mia Quaresima


Oggi è il primo giorno di Quaresima. Sono a casa perché la mia regione ha deciso di tenere le scuole chiuse tre giorni tra fine Carnevale e Le Ceneri. Sono nel mio studio, il sole scalda finalmente le case e sto ascoltando su Grooveshark il nuovo album di Celentano: ecco, questo è il suo lavoro e lo sa fare bene. Oggi digiunerò e dedicherò questo digiuno e i miei pensieri a una situazione ben precisa che mi si è palesata davanti con insistenza in questi due giorni. La situazione delle persone credenti e divorziate.

L’altroieri ho letto un articolo sul pensiero del teologo Eberhard Schockenhoff; di lui qualche anno fa avevo letto il tomo “Etica della vita”, il numero 91 della Biblioteca di teologia contemporanea della Queriniana. A una giornata di studio dell’Azione Cattolica Austriaca tenutasi a Salisburgo il teologo ha spiegato la sua posizione: la Chiesa può e deve concedere la comunione ai divorziati risposati. Addirittura nel 1972 Joseph Ratzinger scriveva in un saggio: “c’è sempre stata, nella pastorale concreta, una prassi più elastica che non è mai stata considerata del tutto conforme alla vera fede della Chiesa, ma che non è mai stata assolutamente esclusa”.

4181488735_1a3297f823_o.jpgIeri stavo sfogliando un libro decisamente meno impegnativo, una pubblicazione natalizia locale: Stele di Nadal. Dovevo decidere se ci fosse qualche pagina meritevole di essere strappata e conservata o se cestinare tutto. Mi sono imbattuto in una breve riflessione in friulano di don Luca Anzilutti, parroco di Torviscosa, che ha scritto un pensiero per ogni mese. Eccone la traduzione; “Carissimi vescovi, oggi è venuto a confessarsi da me un uomo che ha sposato una divorziata, uno di quelli che secondo le vostre regole dovrebbe essere mandato via senza perdono, e gli ho dato l’assoluzione in nome di Dio, e lo tornerei a fare altre mille volte anche se voi dite che non si può. Anzi, l’ho ringraziato e ho ringraziato il Signore perché mi sono sentito un meraviglioso strumento della misericordia di Dio, le sue braccia spalancate a stringere verso di sé il figlio tornato a casa. Perché di rado ho trovato fra i tanti penitenti una fede così radicata, un dolore così profondo per l’impossibilità di coronare il suo amore con le nozze, una grande umiltà nel non pretendere diritti, ma nel chiedere in ginocchio l’affetto del Padre. Conosco bene quest’uomo: dopo anni di lontananza si è tornato ad avvicinare al Signore ed è nato un uomo nuovo, l’uomo nuovo del Vangelo. Tante burrasche lo hanno travolto, ma lui è rimasto aggrappato al suo Signore; e la novità del Vangelo è entrata anche nella sua vita di coppia, e ora lui e sua moglie sono presenze preziose di bontà e impegno nella nostra comunità. Ora un’altra croce si è appoggiata sulle loro spalle, e in confessione mi ha pregato di poter sentirsi dire da Dio queste meravigliose parole: “Ti perdono, ti voglio bene!”, e di tornare a ricevere la Comunione, il Pane che dà forza agli oppressi. Io gli ho chiesto: “Ma tu ti senti in comunione con Dio?”, e lui: “Sì! Sono consapevole che il matrimonio è sacro, ma Dio conosce la storia di mia moglie e quello che ha sofferto, e conosce il mio cuore, sa che ho sempre cercato di fare il bene, e io mi sento in comunione con Lui”. E io quelle parole le ho dette: “Ti assolvo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo…”. Non avrei potuto farlo seguendo le vostre regole, ma ho preferito obbedire alla mia coscienza che alle vostre leggi, e se ho sbagliato pagherò. Ma non ho paura: “Con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi”; davanti al Signore è sempre meglio sbagliare per eccessiva abbondanza di misericordia che fare la fine dei farisei.”

Alle due letture si è poi aggiunta l’esperienza che ho vissuto diversi anni fa. Avevamo organizzato una due-giorni di riflessione per i genitori dei cresimandi. Durante i lavori di gruppo una mamma ha iniziato a raccontare, tra le lacrime, tutto il suo dolore e la sua autentica sofferenza per non poter più fare la Comunione. Il parroco presente ha accolto con delicatezza e calore quel dolore e ha avvicinato quella mamma al Sacramento, dando piena ragione alle parole di Ratzinger riportate sopra. Quanta strada ancora da percorrere per arrivare alla purificazione, cara Chiesa, quanta Quaresima da vivere…

2 pensieri riguardo “La mia Quaresima

  1. Sono d’accordo con il suo pensiero. I miei sono divorziati e sono sempre stati molto credenti, specialmente mio padre, per il quale la fede negli ultimi anni e’ stata la colonna portante. Mia madre dice sempre che ormai vive la fede a modo suo esclusivamente dentro se stessa, che si e’ sentita rifiutata, che si e’ sentita eternamente condannata dal prete che ogni domenica faceva prediche su come si deve costruire la famiglia e crescere i figli e conservare il rapporto coniugale, con opinioni veramente retrograde sul tema. La chiesa ha, secondo me, il dovere di evolversi al passo con la societa’ civile, perche’ alla fine la religione istituzionalizzata E’ FRUTTO della societa’ civile che l’ha codificata e ritualizzata.

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