Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, Letteratura, Religioni

Quell’uno sei tu

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Solita passeggiata per i campi in compagnia di Mou. Ascolto un podacast di Uomini e profeti di Radiotre con Moni Ovadia che cita i “Racconti dei chassidim” di Martin Buber.

Rabbi Mosche Löb diceva: «Non esiste qualità o forza nell’uomo che sia stata creata inutilmente. E anche tutte le qualità, anche quelle basse e malvagie, possono essere sollevate al servizio di Dio. Così, per esempio, l’orgoglio: quando viene innalzato, si trasforma in nobile coraggio nelle vie di Dio. Ma a che scopo sarà stato creato l’ateismo? Anch’esso ha il suo innalzamento: nell’atto di pietà. Poiché quando uno viene da te e ti chiede aiuto, allora tu non devi raccomandargli di avere fiducia e rivolgere la sua pena a Dio. Ma devi agire come se Dio non ci fosse, come se in tutto il mondo ci fosse uno solo che può aiutare quell’uomo: e quell’uno sei tu».

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La maschera della bretone

Ancora una donna per il quinto personaggio annoverato da Jovanotti in Buon sangue. Sijovanotti, buon sangue, identità, maschera, recitare, verità, libertà tratta di un’attrice teatrale bretone che recitava al tempo in cui era concesso farlo soltanto agli uomini; per salire sul palco pertanto, doveva adottare un doppio travestimento: quello da uomo per poter recitare e poi quello del personaggio che doveva incarnare. Solo così, maschera su maschera, riusciva a sperimentare la libertà. Un cambio di identità che ti fa respirare la libertà, ma che ti fa anche “camminare di fianco a te stesso”, come se non potessi mai essere veramente te stesso. La maschera, il travestimento, il truccarsi per nascondersi permettono di potersi sperimentare in parti sconosciute, di azzardare parole o comportamenti a noi lontani, e non per forza negativi. A volte diventano strumento per conoscere parti nascoste di noi che chiedono soltanto di essere scoperte, apprezzate, amate, riconosciute come proprie. A volte camminare di fianco a se stessi può servire, basta, a mio avviso, che non diventi condizione esistenziale.

Nel mio albero genealogico quasi alla radice

c’è una donna di Bretagna che faceva l’attrice,

ma siccome solo i maschi lo potevano fare,

recitava di essere un uomo per recitare

cardinale, puttana, mendicante, musa,

la platea di fronte a lei non era mai delusa.

Da quella donna ho imparato che l’identità

ha una maschera e la maschera dà libertà.

Puoi cambiare faccia, parte, umore e sesso,

nel frattempo camminare di fianco a te stesso.