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L’ultimo brindisi

Ed ecco qui, ancora una volta, uno di quegli incroci misteriosi che capita di attraversare. Ieri sfogliavo il libricino che sto scrivendo con le citazioni dei libri letti negli ultimi anni. Mi sono imbattuto in alcune parole del cardinal Martini citate nel libro “Storia di un uomo” di Aldo Maria Valli:

“Vi sono anche fasi della mia vita in cui non ho sentito di essere redento” (pag. 27)

“Le mie difficoltà non hanno riguardato la sfera del quotidiano, quanto piuttosto un grande interrogativo: non riuscivo a capire perché Dio lascia soffrire suo figlio sulla croce. Perfino da vescovo, a volte, non riuscivo ad alzare lo sguardo verso il crocifisso perché questa domanda mi tormentava. Me la prendevo con Dio” (pag. 163)altman1.JPG

Ed ecco che oggi, navigando in rete, incontro la poesia “Ultimo brindisi” di Anna Achmatova, tratta da Il giunco (1934)

Bevo a una casa distrutta,

alla mia vita sciagurata,

a solitudini vissute in due

e bevo anche a te:

all’inganno di labbra che tradirono,

al morto gelo dei tuoi occhi,

ad un mondo crudele e rozzo,

ad un Dio che non ci ha salvato.

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La doppia chiave

batalha-20100610154625.jpgOggi è la volta di un fabbro vissuto ai tempi delle crociate. Oltre che di armi si occupava di cinture di castità per le mogli dei cavalieri che partivano in battaglia; il furbastro, però, si teneva una chiave di riserva e approfittava dell’assenza degli uomini durante le scorribande per minare la fedeltà delle coppie. Morale finale: “tra guerra e religione c’ha ragione il sesso”. Viene alla mente lo slogan hippy “Fate l’amore non fate la guerra”. Desidero però interpretare questo personaggio come fosse una metafora. Mentre gli strenui difensori delle religioni si scontrano e si ammazzano per far valere le proprie ragioni (già qui sarebbe da fermarsi a riflettere, ho usato il termine “ragioni” appositamente…), c’è chi si occupa del piacere e della felicità di chi resta fuori dalla battaglia. Mentre c’è chi si occupa a parole di difese e accuse su chi ha ragione o torto, c’è chi vive l’amore professato. Scrive Anthony de Mello: “ Un innamorato corteggiò invano una ragazza per molti mesi, soffrendo le pene atroci del rifiuto. Alla fine la sua amata cedette. “Vieni nel tal posto, alla tale ora”, gli disse. Nel tempo e nel luogo stabiliti l’innamorato si trovò finalmente seduto accanto all’amata. Allora s’infilò una mano in tasca e ne trasse un pacco di lettere d’amore che le aveva scritto durante i mesi passati. Erano lettere appassionate, che esprimevano la pena che provava e il suo ardente desiderio di sperimentare le delizie dell’amore e dell’unione. Egli iniziò a leggerle all’amata. Le ore passavano e lui continuava a leggere. Alla fine la donna disse: “Che razza di sciocco sei? Queste lettere parlano tutte di me e del desiderio che hai di me. Be, eccomi seduta accanto a te. E tu continui a leggere le tue stupide lettere”. “Eccomi seduto accanto a te”, disse Dio al suo devoto, e tu continui a riflettere su di me nella tua testa, a parlare di me con la tua lingua e a leggere di me nei tuoi libri. Quand’è che tacerai e mi assaporerai?”.

Ricapitolando a caso tra i miei antenati,

ce n’è uno che è vissuto al tempo dei crociati.

Fabbricava poi vendeva cinture di castità

era il garante tecnico della fedeltà.

E quando i cavalieri andavano a imbarcarsi in nave,

non sapevano che lui aveva la doppia chiave.

Mi ha insegnato che i costumi cambiano spesso

e che tra guerra e religione c’ha ragione il sesso.