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Ritorno

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Preferisco il tornare al partire. Scrive Cesare Pavese ne “La luna e i falò”: “Un paese ci vuole, non fosse per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Ho passato la maggior parte della mia vita a Palmanova e le estati a Bagnaria, dai nonni, in una casa in mezzo alla campagna; quando penso al luogo ideale per una vacanza i pensieri vanno alla montagna anche se sono tantissimi anni che non la passo là. Ora vivo a Clauiano e fino a poco tempo fa, se qualcuno mi avesse chiesto di descrivere le caratteristiche del luogo che sento veramente mio, non avrei saputo cosa rispondere. Ora, grazie alle quasi quotidiane passeggiate con Mou, ho capito: alle soglie dei quarant’anni riconosco la terra, l’aperta campagna, come il mio luogo dell’anima, nonostante le mie allergie alle graminacee, alle composite e alle betullacee… E mi sembra di essere tornato a casa. Ancora Pavese: “E di nuovo, guardandomi intorno, pensavo a quei ciuffi di piante e di canne, quei boschetti, quelle rive – tutti quei nomi di paesi e di siti là intorno – che sono inutili e non dànno raccolto, eppure hanno anche quelli il loro bello – ogni vigna la sua macchia – e fa piacere posarci l’occhio e saperci i nidi.”