Fiducia: virtù o buonismo?


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Quando chiedo a studentesse e studenti di prima cosa è necessario che ci sia secondo loro nei rapporti d’amore e d’amicizia una delle risposte che ricevo più frequentemente è “la fiducia!”. Quando faccio un brainstorming sui valori nelle terze, quello della fiducia non manca mai ed emerge tra i primi. Personalmente ritengo la fiducia reciproca la base del rapporto di coppia costruito con Sara: potersi abbandonare metaforicamente e realmente tra le braccia di una persona sapendo di trovarvi accoglienza è impagabile.
Su Rocca del 15 dicembre Romolo Menighetti ha scritto questo articolo che trovo ricco di spunti e stimoli.
L’Istat nei giorni scorsi ha reso pubblici i risultati di un’indagine sul grado di fiducia che gli italiani ripongono verso gli altri. Questa risulta essere scarsa: solo il 19,9 per cento è disposto a concederla. Ed è ragionevole pensare che dopo le stragi di Parigi compiute da giovani che prima di rivelarsi spietati assassini si mimetizzavano dietro una banale normalità, l’indice di fiducia si abbassi ulteriormente. A tutto danno, tra l’altro, della qualità
della vita.
In questo contesto è opportuna una riflessione sulla «fiducia», che configuro – oggi più che mai, nel clima di terrore cieco che ci sovrasta – come «virtù», intesa come disposizione dell’animo a seguire il «bene», mentre la diffidenza sistematica può configurarsi come «male».
La fiducia di fondo verso gli altri e la realtà è una conquista (come tutte le altre virtù), ed è parente della fortezza e della speranza. Perseguita e vissuta diventa la pietra angolare di una personalità sana dal punto di vista psichico che, per usare le parole dello psicanalista Horst-Eberhard Richter, permette di «resistere» invece di «fuggire». Una fiducia che fa dire «sì» alla realtà dell’uomo e del mondo così come sono, nella loro contraddittorietà, incoerenza e ambiguità. Una fiducia che diventa solida speranza contro le continue minacce, contro le frustrazioni e l’incombente disperazione.
Certo, la fiducia è un rischio, nei confronti degli altri e della realtà in genere. Perciò va osata, ancorché ben ponderata, da uomo maturo e adulto. Non è superficiale ottimismo. La realtà e gli altri difficilmente cambieranno, anche se la fiducia agisce nel senso di una trasformazione. Ma è sicuramente il nostro atteggiamento di fondo che cambia, permettendoci di continuare il nostro percorso nella vita in positivo, coerentemente con i nostri valori di riferimento.
Superando l’atteggiamento difensivo, il teologo morale Bernhard Häring esorta a dare a tutti «un anticipo di fiducia» (Häring, Un’autobiografia a mo’ d’intervista, a cura di Valentino Salvoldi, Paoline), convinto che un atteggiamento aperto e privo di sospetti contribuisca ad abbattere le barriere, facilitando i legami di amicizia.
Quest’atteggiamento di fiducia di fondo, antinichilista e costruttivo, può apparire irrazionale. Infatti, non è supportato oggettivamente. Non può dimostrarsi a priori con qualcosa che garantisca la fondatezza della mia fiducia nell’altro. Come osserva Hans Küng (Ciò che credo, Rizzoli 2010) un simile «punto di Archimede» non esiste. Ma la fiducia nella vita e negli altri si rende comprensibile a noi stessi attraverso l’esercizio di questa decisione nella vita di tutti i giorni. Si comprende che ha senso ed è ragionevole averla presa nel momento stesso in cui la si mette in atto. È un po’ come altre esperienze fondamentali quali l’amore e la speranza. Non si possono dimostrare a priori con ragionamenti logici. Per contro, il nichilismo e la cinica sfiducia sono distruttivi. Basti pensare alla vita e alla rovinosa fine di Friedrich Nietzsche, e a Stravroghin (il protagonista dei Demoni di Dostoevshij), che dopo una vita passata a negare si impicca.
Invece il «sì» fondamentale agli altri può essere mantenuto con coerenza fino alla fine, malgrado tutto. Basti pensare alla «resistenza» di Dietrich Bonhoeffer, a Hetty Hillesum morta a Auschwitz restando fino all’ultimo una persona «luminosa», a Edit Stein, l’ebrea convertita, morta anch’essa a Auschwitz per aver voluto condividere fino in fondo la sorte della sua gente. La vita e la morte di questi dimostrano che il «sì» verso gli altri può mantenersi nonostante le insidie, le difficoltà, le cattiverie, le crudeltà altrui.
La fiducia per alcuni si basa su motivazioni religiose: sono i credenti convinti e convincenti. Ma si può avere questa fiducia nella vita e nel prossimo anche attingendo a un’etica umana.
Un’ultima osservazione. La fiducia è importante anche nell’intera vita sociale. Ad esempio, in economia la fiducia è la valuta più importante dei mercati finanziari sani. È la base della convivenza umana. Non per nulla i migliori capi e dirigenti sono quelli capaci di creare fiducia.
La fiducia, dunque, nei momenti bui, è più che mai virtus, nel senso di forza capace di resistere agli sconquassi più disastrosamente inquietanti.”

2 thoughts on “Fiducia: virtù o buonismo?

  • Quando un bambino è ancora piccolo la madre deve insegnargli e mostrargli un mondo bello e buono, portandolo verso il mondo esterno ( esterno allo spazio dove egli è nato e dove sta crescendo) con sentimenti di fiducia e positività. Ogni bambino dovrebbe sempre andare verso gli altri con sentimenti positivi. Poi quando andrà a scuola gli si insegna a reagire in modo positivo quando dei compagni cattivi fanno certe cose e gli creano sofferenza, facendogli superare i momenti negativi della vita e le situazioni difficili della realtà. Ma tutto questo spesso non viene fatto. Ho visto bambini cresciuti da madri possessive che se ne stanno sempre dietro le loro gonne e hanno occhi paurosi quando vengono a scuola. Ovviamente prima di tutto è la madre che deve avere fiducia nel mondo e negli altri, se la madre non ha questo sentimento allora non potrà trasmetterlo ai figli. Quindi la fiducia è un sentimento che deve avvenire spontaneamente verso l’altro e non lo si può costruire altrimenti sarebbe una fiducia artefatta. Ci sono persone che mettono alla prova gli altri per un certo periodo di tempo per capire se possono fidarsi o no, ebbene questo modo di fare è pessimistico e anche denota molta sfiducia negli altri. Anche quando si hanno avuto delusioni da parte degli altri non si dovrebbe mai cambiare il proprio atteggiamento positivo e si dovrebbe sempre andare incontro agli altri con sentimenti positivi. E’ ovvio che negli esseri umani ciò risulti difficile ma non perchè è una cosa impossibile, no, ma solo per il fatto che molti esseri umano non ricevono la giusta educazione e una buona guida verso il mondo quando sono ancora piccoli. Non avere fiducia negli altri vuol dire averne paura, non ritenergli degni di sè, non dargli valore, non considerarli uguali a se stessi.
    Nella mia esperienza di vita, io che sono una persona solare e positiva, mi sono imbattuta sempre più spesso in persone che sono chiuse e diffidenti e questo mi ha reso la vita molto difficile. Mi rendo conto che c’è sempre più paura degli altri e questo non è un bene. Alla fine tutta questa gente così negativa mi sta facendo diventare misantropa e non è un bene. Io l’ho sempre messa in atto la fiducia, verso tutti e sempre in modo uguale e senza alcun pregiudizio, però vedo che la maggior parte delle persone invece non si comporta in questo modo e credo sia un vero peccato perchè i rapporti cogli altri sono sempre più rari e le relazioni sono diventare invisibili. Forse il divario per me è dato dal fatto che sono nata e cresciuta in un posto, al sud, in cui ogni giorno si esce dalla porta di casa e si parla con tutti, si salutano tutti, si dà confidenza anche all’ultimo cane del palazzo, insomma, un tipo di ambiente in cui tutti stanno sempre con tutti gli altri, senza molti confini. Aver conosciuto un diverso ambiente in cui ci si trincera dietro alti muri e ci si confina dentro il proprio mondo, come unico posto sicuro, mi ha fatto molto riflettere proprio sul mondo di crescere e di comportarsi anche di certe persone.

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    • Penso anche io che sia importante mantenere ed educare alla fiducia e penso che gli eventi esterni, le esperienze fatte ci condizionino fino a un certo punto… Se sei una persona portata ad avere questa fiducia, questa tendenza si manterrà comunque e se anche dirai o penserai “Ho preso troppe batoste… non mi fiderò più” non riuscirai a farlo perché non ti appartiene, non è semplicemente nelle tue corde. La situazione si fa problematica quando chi è portato alla sfiducia non fa altro che andare alla ricerca di fatti, episodi, esperienze che lo rinforzino in questo e sono sicuro che le troverà. Insomma, per non farla lunga, concordo che l’educazione nelle fasi iniziali della vita sia importante e fondamentale, ma penso anche che siamo un po’ artefici del nostro atteggiamento verso la vita

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