Gemma n° 2851


“Le prime tre persone di cui vorrei parlare in questa mia terza gemma si chiamano S. V. e G.
Con S. e V. ero in classe insieme l’anno scorso, ma non subito siamo diventati amici tutti e tre. Con V., la conoscenza è stata nettamente più veloce, dato che al secondo giorno di scuola lei mi si avvicina e da subito andiamo d’accordo. Con S. invece non so quando precisamente siamo diventati amici stretti, ma nonostante ciò, la considero lo stesso una delle persone a cui voglio più bene. Con G. è stato tutto molto casuale, e ci siamo conosciuti al Bearzi due anni fa, perché abbiamo fatto gli animatori insieme. Io e G. abbiamo stretto molto di più questa estate, dato che ho passato quasi tutti i giorni a casa sua. Devo dire che questo è stato un periodo magnifico, abbiamo condiviso intere giornate insieme passando dal parlare di cose fondamentalmente stupide alle cose più importanti. Loro tre sono le persone che mi conoscono meglio, a cui devo moltissimo, dato che quando sto con loro, il tempo vola e mi distraggo da tutti i problemi della mia vita, pensando solamente a divertirmi.

Il 4 Dicembre 2025 mio padre ci dà l’orrenda notizia del suo tumore al polmone, e da quel giorno ho capito che dovevamo combattere tutti insieme una guerra molto difficile e lunga. Per i successivi 2 giorni l’illusione di un leggero miglioramento in mio padre mi stava risollevando le giornate, dato che prima passava le intere giornate vicino all’ossigeno, che è ‘’ritornato’’ nelle nostre vite dopo che la nonna è andata via. Ma la mattina del 7 Dicembre, precisamente alle 6:30, mi sono svegliato a un ‘bip’ continuo e una voce femminile che conversava con mamma. Sul momento non ho capito cosa stesse succedendo, dato che mi ero svegliato bruscamente, ma nel momento in cui sono sceso in salotto ho capito tutto: mio padre stava tornando in ospedale. Quel giorno sono iniziati i 10 giorni peggiori che mai vivrò nella mia intera vita. La situazione era degenerata, mio padre aveva il liquido nel polmone, e prima di iniziare la chemioterapia questo liquido doveva essere tirato via. Per tutta la giornata ho combattuto la mia “paura” per gli ospedali e per i macchinari dell’ospedale, e quel pomeriggio, con una forza di volontà che non saprò mai da dove mi è venuta, sono andato a visitarlo. Nel momento in cui sono entrato nella stanza, l’intero mondo mi è crollato sulle spalle, mi sono seduto accanto a lui e mi ha detto una frase che mi porterò dietro per tutta la vita “vedervi crescere è stato il film più bello che io abbia mai visto, e voglio continuare a vedervi crescere, io non mollo”. Questa frase detta da mio padre con una voce flebile e affannata che non sembrava la sua, una voce sempre molto alta di volume e profonda. Per i dieci giorni successivi, andare in ospedale il pomeriggio per fargli compagnia, era parte della mia routine giornaliera. Mercoledì 17 è un giorno che sicuramente non potrò mai dimenticare. Torno a casa, pronto a raccontare la mia giornata a mamma, ma a casa c’era solo l’acqua sui fornelli ma nessuno in casa. Dopo una decina di minuti mamma torna, poi tornano i miei fratelli e mamma ci dà l’orrenda notizia: mio padre non ce l’ha fatta, un’insufficienza respiratoria lo ha portato via da noi. Quel giorno ho perso tutto, mi sentivo povero, senza un arto, senza un appoggio sul quale potessi contare, un appoggio, che quando ero più piccolo, era l’unica persona che poteva consolarmi. Da quel giorno ho imparato tanto, ho imparato che amare è lasciare andare, ma ho imparato moltissimo anche su chi mi circonda: c’è chi parla con frasi fatte, e chi se dice qualcosa lo intende veramente. Ho ricevuto tanti messaggi dicendo “se vuoi parlare ci sono” ma in realtà sono poche le persone che attualmente vogliono sapere come sto, anche meno chi mi propone di uscire. Ho imparato che la virtù più importante tra tutte è l’intelligenza, che va contro l’ignavia, che sia nella vita quotidiana oppure come spessissimo accade nella politica, di non avere un pensiero politico, perché “la politica non è per me”.
Ho mille  domande a cui mai avrò risposta da fare a F. e a Buba, ci conoscevamo  da troppo poco e chissà quante avventure ci avrebbero aspettato, come quando in Senegal ti ho rotto gli occhiali da sole solamente perché mi stavo dimenando troppo perché stavamo ridendo insieme. Ma ora chi mi darà nozioni di pura sapienza? chi abbraccerò quando sarò triste e voglio solo essere consolato? chi suonerà quel pianoforte che hai tanto desiderato? Chi suonerà ‘’Spain’’ di Chick Corea a ripetizione? e chi mi racconterà storie della sua gioventù, dei suoi viaggi per il mondo e delle sue esperienze passate? chi verrà a vedere ogni mia partita? con chi farò le parole crociate? nessuno prenderà mai il tuo posto, un vuoto nel petto che non verrà mai ricolmato. Al suo funerale era presente tantissima gente, tra colleghi, amici miei e dei miei fratelli, tutta gente che mi ha fatto capire una cosa: che l’obiettivo di mio padre è stato compiuto. Lui ci ha fatto venire qui nella speranza di crearci una nuova vita e più opportunità, e quel giorno ho capito che siamo riusciti a crearci una nuova vita, ci siamo fatti nuovi amici, e a lui stava svanendo lo stress che il lavoro gli portava, dato che qua aveva dei colleghi che gli volevano del bene puro.
Forse può sembrare una frase  da megalomane, ma so che da quel giorno nessuno potrà mai farmi del male, perché vedere un genitore freddo, asettico, e privo di qualsiasi emozione, è un dolore che nessuno potrà mai farmi provare.
Poco prima che andasse via ho preso una felpa con una frase della canzone Il filmografo di Kid Yugi che dice “perché l’amore è come andare in tandem, uno guarda già al futuro e l’altro gli guarda le spalle”: questa canzone tratta l’amore principalmente di una relazione, ma io quando sento quella canzone sull’amore penso che l’amore a cui mi riferisco è proprio quello per mio padre. Molte frasi posso ricollegarle soprattutto al nostro ultimo incontro”.
(D. classe terza).

Commenta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.