Gemma n° 2967

“Parigi per me non è stata solo una città, è stata un’emozione continua. Doveva essere il regalo dei miei 18 anni da parte del mio fidanzato, ma alla fine è diventato il regalo più bello anche per me, qualcosa di nostro che porteremo sempre dentro.
Siamo partiti senza sapere davvero cosa aspettarci, ma con una voglia incredibile di vivere tutto. In quei 4/5 giorni abbiamo fatto più di 35 mila passi al giorno, sempre in movimento, sempre con gli occhi pieni di meraviglia. Eppure non ci pesava mai: eravamo sempre in giro, con la voglia di vedere tutto, di non perdere neanche un attimo. E la cosa più bella non erano nemmeno i posti, ma come ci sentivamo mentre li scoprivamo insieme.
Di giorno inseguivamo ogni cosa da vedere, senza volerci perdere nulla. Ci siamo anche persi tra le strade, improvvisando, ridendo per niente, lasciandoci guidare dal momento. E proprio quella spontaneità ha reso tutto ancora più speciale.
Ricordo una sera, eravamo stanchi morti e ci siamo seduti vicino alla Senna, con le luci della Torre Eiffel che si riflettevano sull’acqua. Non stavamo facendo nulla di particolare, ma ridevamo senza motivo. Era uno di quei momenti in cui non serve dire niente, perché senti che è tutto perfetto così.
Parigi ci ha regalato emozioni vere: la spensieratezza, la complicità, la sensazione di essere esattamente nel posto giusto al momento giusto. Ogni giorno era diverso, ma tutti avevano qualcosa di speciale.
È stato il viaggio più bello che io abbia mai fatto, perché non è stato solo visitare una città, ma viverla insieme. E tornando a casa mi sono sentita diversa, più leggera, con la consapevolezza che certi momenti non passano mai davvero. Rimangono lì, dentro di te, come Parigi”.
(N. classe quarta).

Gemma n° 2966

“Per la gemma di quest’anno dovrei ringraziare l’appendicite, visto che mi ha dato tempo per pensare a che argomento portare. Questa volta non ho portato niente di concreto, bensì delle riflessioni sulla mia vita in generale.
È da diversi anni che continuo ad avere la sensazione di non essere abbastanza e di essere in competizione con tutte le persone che mi circondano. Vedevo gente brava in molti ambiti e mi sembrava sempre di essere un passo indietro. A causa di ciò ho iniziato ad avere una visione pessimistica del mondo e di ciò che mi circondava, portandomi a pensare sempre di più al fatto di avere poco tempo e possibilità per superare le altre persone e vivere la vita che volevo vivere.
Guardando sempre al futuro mi chiedevo se esisteva davvero la bella vita e se l’avrei mai raggiunta. Col passare del tempo ho capito che non esiste, ci sarà sempre la guerra, ci sarà sempre la paura e ci saranno sempre le perdite di persone care. Ciò non significa però che la vita non abbia un senso e che non si possa riempire di momenti felici per colmare quelli tristi.
A essere sincero, quando mi hanno ricoverato in ospedale, la mia unica preoccupazione era quella del cibo, visto che sarei stato a digiuno e io sono un grande amante del cibo, ma una volta raggiunta la sala operatoria qualche giorno dopo ho iniziato ad avere un po’ di paura. Sapevo che era un’operazione semplice, ma non si è mai sicuri al 100% che le cose vadano bene. È stato penso a quel punto che ho davvero realizzato quanto sia inutile pensare al futuro. Non saprò mai quando chiuderò definitivamente gli occhi fino a quando non accadrà, perciò il presente esiste, per essere vissuto e per diventare passato.
Piano piano sto cercando di abituarmi a questa idea di pensiero e di abbandonare quella di prima, che penso sia comunque più difficile che riprendermi dall’operazione”.
(L. classe quarta).

Gemma n° 2965

“La gemma che ho scelto per quest’ultimo anno è il progetto teatrale scolastico che mi ha accompagnato per questi ultimi tre anni. Questa foto ritrae le prove tecniche che ogni anno siamo obbligati a fare; un lungo processo che richiede diverse ore il che può far pensare ad una lunga e penosa attesa, al contrario l’attesa è la parte più divertente: si provano i costumi, si sistemano le luci e si aggiustano le parti di audio. Questo permette di vivere lo spettacolo in ogni sua parte. Inoltre si ha la possibilità di scambiare due chiacchiere e conoscersi meglio come gruppo permettendo così di stringere un forte legame tra tutti. Con una buona intesa anche lo spettacolo diventa un vero e proprio divertimento non solo per il pubblico ma anche per gli attori stessi.
Questa esperienza rimarrà parte di me per sempre; mi ha lasciato un bagaglio infinito di conoscenze e un album di stupendi ricordi”.
(S. classe quinta).