“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare le mie emozioni.
Diciamo che nonostante la mia perplessità ho deciso ugualmente di portare quello che per tanto tempo ho cercato di tenere per i fatti miei. Decidere come “tradurre” quello che voglio comunicare non è facile, infatti non ne ho la minima idea.
Non per niente come modo per partire ho deciso di portare questo video. Ci sono stati molti momenti in cui mi sono sentita come questo fiore, talmente euforico da esplodere, mostrare tutti i suoi colori, ma come ben si sa non hanno vita infinita, ad un certo punto appassiscono. Ma l’appassire non determina la fine della loro vita: rinascono e penso che sia una delle metafore migliori che potessi usare per descrivere quello che penso.
La mia vita segue la stessa vita interiore o emotiva di un fiore, solo che ciò che la rende imprevedibile sono i tempi, che tendono sempre a sorprendere. Non so mai quando l’euforia finirà e dietro l’angolo mi starà aspettando un altro periodo di più profonda depressione. Non so e probabilmente la strada per arrivare a poter decidere i tempi di fioritura e appassimento sarà lunga. A volte penso a cosa sarebbe la mia vita senza questa cosa che vive in me e per quanto abbia reso l’esistere alquanto detestabile, riconosco che tutto il dolore provato, ogni singola lacrima, ogni singolo senso di vuoto ma anche ogni risata, ogni azione impulsiva, ogni singolo pezzo d’amore non sarebbe lo stesso. Come mi è stato più volte chiesto, non penso che rinuncerei mai al mio bpd, anche se a volte questo significa essere “condannata” a vivere una vita piena e sicuramente totalmente lontana dall’equilibrio. Le mie emozioni sono una delle parti più importanti di me, le parti a cui non rinuncerei mai, e vivere senza provarne anche solo un terzo non sarebbe la stessa cosa” (I. classe quinta).
Gemma n° 2995

“Come gemma ho deciso di portare Kurt Cobain. Era il cantante dei Nirvana, uno dei miei gruppi preferiti. Era un ragazzo normale, molto intelligente ma che aveva anche dei problemi. La prima volta che l’ho ascoltato cantare, ho pensato che non lo facesse solo per farsi dire che era bravo, ma che lo facesse perché ne aveva bisogno e amava farlo. Non voleva solo che la sua voce fosse intonata, voleva che fosse vera.
Ciò che mi colpisce di Kurt, è che non era come una divinità irraggiungibile, era una persona come un’altra. Diceva che amava essere diverso e distinguersi dagli altri, ma nel profondo era insicuro, proprio quanto lo siamo tutti noi.
Kurt si definiva femminista e supportava qualsiasi minoranza, e non per farsi amare, ma perché era una persona molto empatica. Nei testi delle sue canzoni, raccontava spesso di persone “ai margini della società”, perché in fondo anche lui si riteneva ai margini.
Kurt non ci insegna ad essere perfetti, ma a restare umani sia con le cose buone che quelle cattive che abbiamo dentro di noi. Quindi, ho scelto lui come gemma perché Kurt Cobain non è solo un poster sul muro, ma è anche un pensiero che mi dice “Va bene non essere ok” e penso che questa sia una cosa che tutti dovremmo sentirci dire”.
(A. classe prima).
