Gemma n° 3048

“Sono legata a mia nonna sin da piccola, avendo trascorso quasi tutta l’infanzia nella sua casa in campagna. Da bambina ero sempre contentissima quando i miei genitori decidevano di andare da lei: mi divertivo moltissimo e, soprattutto in estate, rimanevo lì anche per diversi giorni. Mia nonna è stata una presenza fondamentale anche nei momenti difficili, come quando io e mia mamma abbiamo vissuto da lei per un periodo.
Crescendo, ho capito quanto sia una figura fondamentale nella mia vita. La considero diversa dalle altre nonne e l’ho sempre ammirata per molte ragioni. Infatti, se penso a come vorrei essere in futuro, penso proprio a lei: ha viaggiato molto in giro per il mondo ed è una donna di grande cultura, nonostante non abbia avuto un’infanzia felice. Oggi, a 76 anni, resta una persona estremamente attiva, moderna, ed è una donna disponibile, gentile ma si fa anche rispettare. Sono profondamente legata a lei perché sa ascoltarmi senza mai giudicarmi, e so di poter contare sempre sul suo supporto” (E. classe seconda).

Gemma n° 3047

“La gemma che ho scelto per quest’anno è un paese. Già da questa frase le persone che mi conoscono anche minimamente sanno di che paese parlo.
Ho visitato la Spagna per la prima volta quando avevo 9 anni e da lì non ho più smesso di amarla. Ancora prima di visitarla, quando ero piccola, i miei genitori ne hanno sempre parlato molto, soprattutto mio padre, che l’ha vista praticamente tutta e che, sapendo parlare la lingua, mi diceva spesso delle parole in spagnolo già da quando ero bambina.
Quando si parla di viaggi, vorrei visitare tutti i paesi possibili, ma la prima destinazione che mi viene in mente sempre è proprio la Spagna, dove cerco di ritornare almeno 1-2 volte all’anno.
È successo molte volte che mi chiedessero “perché proprio la Spagna?” e, ad ogni volta, non sapevo come rispondere. Perché è una sensazione che non riesco a spiegare a parole, ma mi sento più a casa mia là, che a Udine. E forse questo importa molto più di mille spiegazioni razionali. Se c’è infatti una città che sento proprio mia é Siviglia. Ci sono stata 3 volte e so che, appena finito il liceo, diventerà casa mia. Ne sono sicura perché sono una persona molto determinata, quando mi fisso su una cosa la devo raggiungere e non c’è un giorno dove io non pensi al mio futuro là. Pur essendo più grande e più confusionaria, io mi sento sempre meno persa a Siviglia che nella mia stessa città di nascita. Poi, se fosse per me, parlerei solamente spagnolo, che per me è la lingua più bella al mondo e che ho la fortuna di saper parlare. “Fortuna” perché penso sia destino, perché pur non avendo mai seguito lezioni è entrata nella mia vita naturalmente, quasi mi appartenesse da sempre. Mi basta pensare a quest’estate, quando guardando i mondiali mentre ero a Siviglia ho celebrato tutte le vittorie come fossi del posto, venendo definita più volte “più spagnola che italiana”. Dimenticavo che i colori di quella bandiera non erano i miei, che l’inno non era quello che sono stata abituata a sentire fin da piccola, che la lingua non è quella che parlo ogni giorno con la mia famiglia e che quella città non la potevo chiamare “casa”. Me ne dimenticavo e tutt’ora me ne dimentico perché per me è sempre stato così naturale. So che un giorno però, potrò chiamarla finalmente casa”.
(B. classe quarta).

Gemma n° 3046

“Ormai sono arrivata al quarto anno e, guardandomi indietro, mi rendo conto di quante cose siano cambiate e di quante persone abbiano fatto parte del mio percorso. Anno dopo anno, il cerchio si sta chiudendo sempre di più e mi rendo conto che le persone che voglio davvero al mio fianco, quelle che hanno lasciato un segno nel mio cuore, sono sempre più importanti. Proprio per questo, quando ho dovuto scegliere chi portare oggi per la mia gemma di religione, non ho avuto assolutamente dubbi: ho pensato subito ad A.
Ho scelto proprio lei perché, se penso a una persona che ha reso speciali tantissimi momenti della mia vita, il suo nome è il primo che mi viene in mente. A. non è semplicemente una mia amica, è quella persona con cui ho condiviso tantissime risate, chiacchiere infinite, momenti belli e anche quelli meno belli. È una di quelle persone con cui basta uno sguardo per capirsi, con cui si può ridere per le cose più stupide e con cui anche una giornata normalissima può diventare indimenticabile.
Quest’anno, purtroppo, le nostre strade scolastiche si sono divise. A. adesso frequenta un altro istituto e, anche se all’inizio pensavo che mi sarei abituata facilmente, devo ammettere che la sua mancanza si sente davvero tanto. Mi manca averla accanto durante le ore, girarmi per dirle qualcosa, scoppiare a ridere senza un motivo preciso, raccontarle tutto quello che mi succede e sapere che, in qualsiasi momento della giornata, avrei avuto lei con cui parlare.
Mi mancano persino i nostri giri per la scuola durante l’intervallo, quei momenti che magari sul momento sembravano così normali, ma che adesso ricordo con tantissima nostalgia. Camminare insieme, parlare di tutto e di niente, ridere per qualsiasi stupidaggine e aspettare che l’intervallo finisse senza renderci conto di quanto fossero belli quei piccoli momenti. Erano semplicemente i nostri giri, le nostre abitudini, quei dieci minuti che riuscivano a rendere più bella anche la mattinata più pesante. E se potessi, tornerei volentieri anche solo per un giorno a vivere quegli intervalli insieme a lei.
Ma, nonostante tutto, c’è una cosa per cui sono davvero felice e grata: non ci siamo perse. Anzi, per mia grande fortuna, riusciamo a vederci molto durante l’anno e ogni volta che succede sono felicissima. Ogni incontro diventa un’occasione per recuperare tutte le chiacchiere, raccontarci quello che è successo e tornare a essere noi, esattamente come sempre. Ed è proprio questo che mi fa capire quanto sia bella la nostra amicizia: nonostante le scuole diverse, le giornate diverse e le nuove persone che incontriamo, tra noi non è cambiato ciò che conta davvero.
A. è una di quelle persone che vorrei sempre nella mia vita. È una persona con cui posso essere completamente me stessa, senza pensare a come devo comportarmi o a cosa devo dire. Con lei posso ridere fino ad avere mal di pancia, parlare per ore senza mai stancarmi e sentirmi capita anche senza dover spiegare troppo. E credo che trovare qualcuno con cui sentirsi così liberi e spontanei sia una fortuna enorme.
Ho scelto di portare A. oggi perché forse non glielo dico abbastanza, ma le voglio davvero un bene immenso. Vorrei che sapesse quanto è importante per me e quanto abbia reso più belle le mie giornate. Vorrei anche che capisse che, sebbene adesso non possa più averla accanto ogni mattina, questo non significa che abbia perso il suo posto nella mia vita.
E se dovessi scegliere di nuovo una persona da portare oggi, sceglierei ancora te, A. Perché certe amiche non hanno bisogno di vedersi ogni giorno per essere speciali. E tu, per me, lo sarai sempre”.
(L. classe quarta).

Gemma n° 3045

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare il discorso che ho fatto al funerale di mio nonno questa estate. Può essere molto triste come cosa, ma tramite quel discorso sono riuscita a capire il vero rapporto che avevo con lui e, di conseguenza, ho deciso di trasmettere anche a voi i miei sentimenti facendomi forza.

«Non è facile trovare le parole oggi, soprattutto perché il mio rapporto con il nonno non è stato sempre semplice e non siamo stati sempre così vicini.
Quando ero piccola, a volte mi sgridava, e allora non capivo che dietro quei rimproveri c’era anche il suo modo di preoccuparsi per me. Aveva un carattere particolare, era geloso delle persone a cui volevo bene, persino del mio moroso, e forse non sempre era facile capire quello che provava.
Eppure, ripensandoci oggi, mi accorgo che ci sono piccoli gesti che raccontano molto di lui.
Ricordo le sere in cui rimanevo sveglia fino a tardi per studiare e lui si preoccupava per me. Mi chiedeva cosa stessi facendo, se non fosse troppo tardi, se stessi studiando abbastanza. E poi c’erano i suoi consigli sul latino.
Una materia che, devo ammetterlo, ho sempre odiato e in cui non sono mai stata particolarmente brava. Ma lui cercava comunque di aiutarmi, a modo suo.
Forse sono proprio questi piccoli ricordi quelli che oggi voglio conservare. Non un’immagine perfetta di mio nonno, ma quella vera: con il suo carattere, le sue preoccupazioni, le sue sgridate, le sue stranezze e il suo modo, forse non sempre facile da riconoscere, di volerci bene.
Gli ultimi anni sono stati difficili. La malattia e il dolore lo hanno cambiato e hanno reso tutto ancora più difficile. Oggi però voglio ricordarlo anche prima della sofferenza, per le piccole cose che faceva e per quelle attenzioni che, forse, ho capito davvero soltanto adesso.
Nonno, non so se sono mai riuscita a dirtelo, ma grazie per esserti preoccupato per me, per aver cercato di proteggermi e persino per aver insistito con quel maledetto latino.
Ti saluto con i ricordi che ho di te, quelli belli e quelli più complicati, perché sono tutti parte della nostra storia.
Riposa in pace».

Tutti mi dicevano che non sarei mai riuscita a leggere questo discorso davanti a tutti e in parte hanno avuto ragione dato che come sono arrivata all’altare ho iniziato a piangere, eppure sono riuscita ad esporre i miei sentimenti e a raccontare la storia mia e di mio nonno mai raccontata e mai capita nemmeno da me stessa.
Il mio desiderio di oggi è farvi capire due cose: la prima è che c’è sempre una base di amore anche senza un rapporto fantastico in cui ci si dice di volersi bene ogni giorno e la seconda è che non dovete avere paura di parlare davanti a tutti in situazioni come queste perché non state parlando a loro ma solo alla persona a cui vi riferite, che nel mio caso è mio nonno.
Spero tu mi senta, ti voglio bene nonno.”
(C. classe terza).

Gemma n° 3044

“Come gemma ho deciso di portare il mio gatto Tigro.
Tigro è arrivato a casa mia quando avevo 5 anni, era ancora un cucciolo e miagolava sempre. Dopo un po’ di tempo ha iniziato a seguirmi da qualunque parte in cui andassi, ed era una cosa molto bella per me. Crescendo ha iniziato a regredire iniziando a farmi “dispetti” e iniziando a stare via per giorni da casa, spesso tornando con graffi e ferite. Abbiamo sempre giocato insieme anche con gli amici e mi sono divertito molto. Mi fa arrabbiare molto spesso ma devo dire che gli voglio bene” (M. classe terza).