Gemme n° 21

La gemma di oggi ha bisogno di un po’ di introduzione: M. (classe quinta) ha infatti proposto un breve dialogo in inglese tratto da una serie tv statunitense. In alcuni passi le parole sono forti. Piper Chapman è una giovane donna condannata a quindici mesi di carcere per trasporto di droga. Deve lasciare la casa che condivide con il suo promesso sposo Larry per entrare nella prigione federale. Nel decimo episodio della prima serie, le prigioniere hanno il compito di spaventare un gruppo di giovani delinquenti in visita alla prigione, ma hanno difficoltà a spaventare Dina, una ragazza sulla sedia a rotelle. Piper ci riesce con una frase: “le altre persone non sono la parte spaventosa della prigione Dina. È il faccia a faccia con chi davvero sei”. Piper ha paura di non essere se stessa in prigione e ha paura di esserlo.

“Ci sono delle situazioni” ha concluso M. “in cui è importante sapere chi si è fino in fondo e non è così facile farlo e ammetterlo”. Mi sono venute in mente le mie “prigioni”, i miei momenti in cui ho dovuto, per forza di cose, confrontarmi con me stesso, guardandomi veramente in faccia cercando di dare un nome a ciò che vedevo. Non è sempre facile, soprattutto se la ricerca è sincera, ma costituisce uno dei passaggi necessari: pena la finzione.

Gemme n° 20

lettera copia

Mi aveva già avvisato la scorsa settimana che oggi la gemma avrebbe voluto proporla lei, proprio nel giorno del suo compleanno. Eppure penso che M. (classe seconda) abbia creato o modificato la sua gemma all’ultimo.
Di solito scendo dalla corriera insieme a mia cugina, stiamo un po’ insieme e poi prendiamo le nostre strade. Oggi invece mi ha mollato subito da sola, poi ho capito perché. Mi ha regalato questa cornice con questa foto, ma soprattutto mi ha scritto questa lettera. Devo leggerla?”.
Sentiti libera di gestire il tuo spazio come credi”.
Allora sì, ci provo a leggerla”. M. guarda la lettera e gli occhi le si arrossano: “No prof, è meglio se la legge lei, non ce la posso fare”.
Pubblico la lettera rendendola illeggibile, ma dicendo che è una di quelle lettere che tutti sperano un giorno di ricevere, in cui si viene ringraziati per quello che si è, degli amici, a partire dalle piccole cose di ogni giorno (“grazie per i messaggi vocali più stupidi ma che mi hanno sempre strappato un sorriso”) fino a quelle più importanti (essere vicini, consolare, tirar su il morale). E questa è la colonna sonora di questa amicizia tra M. e sua cugina… “Quando sono con te non c’è nessun altro posto in cui preferirei essere”

Gemme n° 19

La gemma di L. (classe quarta) sarebbe stata una persona in carne ed ossa. Non potendola portare in classe ci ha mostrato il canale youtube di questo batterista. Ci ha fatto ascoltare un pezzo come un altro e ha scelto questo:

Per me la batteria è libertà, sfogo. In mezzo agli impegni della giornata cerco sempre di ritagliarmi anche un piccolo momento per potermici dedicare”.
Ho trovato in rete questa frase anonima, la appoggio qui: “La tua band è brava tanto quanto lo è il tuo batterista”.

Gemme n° 18

E’ una canzone che mi rassicura” dice S. (classe quarta) presentando la sua gemma. La canzone è dei Simple Plan e si intitola “This Song Saved My Life”.

Le parole iniziali dicono: “Voglio iniziare facendoti sapere questo. Grazie a te la mia vita ha uno scopo, mi hai aiutato ad essere quel che sono oggi. Mi rivedo in ogni parola che dici, a volte sembra che nessuno mi comprenda. Sono intrappolato in un mondo in cui tutti mi odiano, sto passando per così tante cose. Non sarei qui se non fosse stato per te”. Quindi dietro alla canzone salvavita c’è anche qualcuno; e infatti S. conclude dicendo “è la storia di un’amicizia importante”.
Questi sono i versi che hanno salvato me, parlano d’amore perché è l’amore quello che mi ha salvato: “Vorrei con te da solo sempre viaggiare, scoprire quello che intorno c’è da scoprire per raccontarti e poi farmi raccontare il senso d’ un rabbuiarsi e del tuo gioire; vorrei tornare nei posti dove son stato, spiegarti di quanto tutto sia poi diverso e per farmi da te spiegare cos’è cambiato e quale sapore nuovo abbia l’universo. Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona o il mare di una remota spiaggia cubana o un greppe dell’Appennino dove risuona fra gli alberi un’usata e semplice tramontana. E lo vorrei perché non sono quando non ci sei e resto solo coi pensieri miei ed io… Vorrei restare per sempre in un posto solo per ascoltare il suono del tuo parlare e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo impliciti dentro al semplice tuo camminare e restare in silenzio al suono della tua voce o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso dimenticando il tempo troppo veloce o nascondere in due sciocchezze che son commosso. Vorrei cantare il canto delle tue mani, giocare con te un eterno gioco proibito che l’oggi restasse oggi senza domani o domani potesse tendere all’infinito”.

Gemme n° 17

La gemma proposta da D. (classe quarta) è imperniata attorno al video di “Story of my life” degli One Direction: “Troppi sono i pregiudizi su questa band in Italia: sembra che suonino solo per teenagers superficiali e vuote. Io con questa canzone voglio dire che questa è stata la colonna sonora di questi tre anni e dietro vi sono tante esperienze ed emozioni condivise anche con altre persone”.

Ha ragione D. Ci sono musiche che si fissano nella nostra memoria come i profumi e restano legati a quelle sensazioni in modo indelebile. Poi la musica è certamente soggettiva, può piacere o non piacere, ma questo è il suo lato più bello. E allora allego la canzone che ha segnato i miei tre anni corrispondenti a quelli di D. “Sono qui, tutto solo. La mia mente trasformata in pietra, ho riempito il mio cuore di ghiaccio per evitare che venga spezzato di nuovo. Ti ringrazio, mio caro vecchio amico, ma adesso non puoi aiutarmi, questa è la fine di una storia sbagliata. Stanotte non dormirò. Nel mio cuore, nella mia anima, odio davvero dover pagare questo prezzo. Dovrei essere forte, giovane e audace ma l’unica cosa che sento è il dolore. Va tutto bene, rimarremo amici, ho fiducia in me stesso e diciamo che va tutto bene: stanotte non dormirai da sola”.

Gemme n° 16

Ho portato questa canzone perché è uno dei miei gruppi preferiti. La musica italiana spesso è sottovalutata e denigrata, e devo ammettere che non è poi tanto sbagliato… Ma ci sono anche cose interessanti, come questa.”

E’ stata questa la gemma di A. (classe quarta). “Il testo è molto ricco, mi aiuta a guardare a domani, oltre le cose negative, a vedere le cose in modo diverso.”
Mi soffermo su un piccolo verso della canzone: “E c’è gente che ha un ascensore nella testa e una scala a pioli nel cuore.” Mentre la ascoltavo in classe, questa frase mi ha fatto pensare al fatto che la ragione, la testa, spesso obbedisce alla legge della logica, e quindi cerca la via più breve e magari comoda per arrivare a destinazione; mentre il cuore preferisce la lentezza e il rischio di una scala a pioli, in cui deve essere sicuro di aver poggiato bene il piede prima di avanzare. Tuttavia, in caso di mancanza di corrente, l’ascensore della mente si blocca, la scala del cuore resta in servizio…
Per chi volesse il testo di “Salva gente”: Salva gente

Gemme n° 15

La gemma proposta da F. (classe quinta) è in linea con l’argomento che stiamo trattando, quello della globalizzazione, e con la lezione tenuta in classe la scorsa settimana da un esperto informatico sull’uso e sull’abuso del coltan nella costruzione dei condensatori.

“Dopo la lezione di martedì scorso ho portato questo video: ci sono delle cose che stiamo perdendo, specie animali che si estinguono e il pianeta che sta andando verso un punto di non ritorno”. Forse la cosa che fa più specie è che questo discorso è del 1992!
Se qualcuno vuole leggersi il discorso con calma: Severn Suzuki
Lo commento con una frase dei nativi americani Mohawk:
Quando avrete inquinato l’ultimo fiume
e avrete preso l’ultimo pesce,
quando avrete abbattuto l’ultimo albero,
allora e solo allora vi renderete conto che
non potete mangiare il denaro
che avete ammucchiato nelle vostra banche.”

Gemme n° 14

D. (classe terza) ha iniziato facendoci ascoltare “Guardastelle” di Bungaro.

Questa canzone non rappresenta il mio genere musicale ma mi ricorda i miei genitori: mio padre, che vedo due volte all’anno, e mia madre che ha qualche problema di salute. Poi ho scritto questa cosa, prof, ma vorrei che la leggesse lei per me:
Mi sono chiesta varie volte cosa fosse la vita. Che senso abbia essere al mondo.
La mia conclusione è che viviamo, beh, per vivere.
Trovo incredibile quanto difficile possa essere trovare un sinonimo della parola “vita”.
Gioia?
Amore?
Dio?
Come si potrebbe descrivere un concetto tanto immenso con solo quattro misere lettere?
La vita è colore.
Una scala infinita di rossi, di blu, che si uniscono al giallo, si confondono col nero e invocano il bianco.
Molti animali hanno una vista monocromatica, vedono tutto ciò che li circonda in un unico colore e non se ne rendono neanche conto; non possono neanche immaginare quante altre sfumature ci siano al mondo, e se neanche noi lo sapessimo?
Ci potrebbe essere un ulteriore gamma di colori che non possiamo percepire.
Noi siamo più fortunati, ma non per questo i migliori.
La vita è musica.
Un insieme di note e sinfonie.
Composizione di suoni dolci, suoni caldi, suoni acidi, suoni armonici e contrastanti.
Sospiri. Urla. Sussurri.
Un Mi Bemolle può far nascere un musicista.
Un arpeggio, e poi le scale.
Do.
Re.
Mi.
Fa.
Sol.
La.
Si.
E via avanti. Ci sono i Diesis, i Bemolle. Ma non è finita.
Ci sono un’infinità di chiavi nascoste di cui non conosciamo l’esistenza.
Dei mondi paralleli a cui ci sono stati sbarrati i confini.
La vita è sogno.
Attraverso il nostro cervello passano milioni di immagini mentre dormiamo, eppure ne ricordiamo solo un paio.
Desideri. Ricordi. I nostri peggiori incubi. In una sola notte.
Storie mai raccontate. Colline incantate. Fiabe mai scritte.
E vuoi dirmi che la chiameresti ancora così?
Quattro insulse lettere. Una parola.
No, è molto di più.
E’ un vortice di emozioni e sensazioni che aspettano di essere sentite, raccontate, amate.
E’ qualcosa di astratto, eppure così dannatamente concreto.
Qualcosa d’infinito, racchiuso in un infinito ancora più grande, che fa spazio all’immenso.
Vita. Che parola stupida, non credi?”
Riprendo delle parole della canzone proposta da D.: “Da qui, mi stacco da terra ad immaginare; da qui, chissà se c’è un mistero grande da scoprire; da qui, una libera preghiera per una pace da inventare. Ho fantasia e posso anche volare, la fantasia, lo sai ti fa volare”. Un gran bel volo ci ha fatto oggi, D. Eravamo in classe ma mentre leggevo le sue parole sentivo quelle pareti abbattersi e vedevo occhi e animi dei suoi compagni decollare e farsi un giro attraverso le ali che ci ha prestato.

Gemme n° 13

A. (classe seconda): “Questa canzone l’ho ascoltata praticamente ogni giorno durante l’ultimo anno. Penso che ognuno tema un po’ nel dire agli altri quello che pensa per la paura di essere giudicato. Ecco, secondo me, ciò che emerge da questo brano dei Tre Allegri Ragazzi Morti è che quanto abbiamo dentro sono semplicemente le nostre caratteristiche e non dei difetti da nascondere.” Ecco il video di “La via di casa”:

Riporto alcune delle parole che più mi hanno colpito:
Dimmi che cos’è che fa la vita storta, che ti fa camminare sul lato sbagliato della via di casa; dimmi che cos’è che ti fa differente […] che cos’è per essere come sono, per fare quello che faccio, per dire quello che dico, non chiederò perdono”.
Concludo con una citazione di Oscar Wilde: “Nessuno può essere libero se costretto ad essere simile agli altri”.

Gemme n° 12

Una delle canzoni più famose dei Black Eyed Peas è stata l’oggetto della gemma presentata da A. (classe seconda). “Propongo «Where is the love?» perché è un brano a cui sono molto affezionata. Purtroppo parla di cose brutte che continuano ad accadere: tocca argomenti sui quali ognuno può avere la propria idea. Dopo il video leggerò la traduzione”.

Prima della traduzione della telefonata a Dio di “Where is the love?”, per restare in ambito BEP, propongo un loro brano che tocca argomenti simili. Si tratta di “One tribe”, in cui si può leggere: “Una tribù, un tempo, un pianeta, una razza, è un unico sangue, non importa la tua faccia, il colore dei tuoi occhi, la tonalità della tua pelle. Non importa dove sei, non importa dove sei stato, perché dove andremo è dove vogliamo essere, il posto in cui il linguaggio è quello dell’unità. E il continente è chiamato Pangea. E le idee principali sono collegate come una lancia. Nessuna propaganda, hanno tentato di prendere il sopravvento su di noi perché, uomo, amo questa pace… Non ho bisogno di alcun leader che usi la forza, che nutra un concetto che mi fa pensare di aver bisogno di temere mio fratello e temere mia sorella”. Ecco il video

Ed ecco la traduzione proposta da A.

Cosa c’è che non va nel mondo mamma?
La gente vive come se non avesse una madre
Penso che il mondo sia drogato di tragedie,
attratto solo dalle cose che portano danni.
Oltreoceano cerchiamo di fermare il terrorismo
ma abbiamo ancora terroristi che vivono qui
negli USA, la grande CIA
i Bloods e i Crips e il KKK.
Ma se ami solo la tua razza lasci solo spazio alla discriminazione
e discriminare genera solo odio.
E quando odi sei obbligato ad essere pieno di rabbia.
Quello che dimostri è solo la tua cattiveria
ed è esattamente il modo in cui funziona e opera la rabbia.
Devi avere l’amore per mettere a posto le cose
devi meditare e lasciare che la tua anima graviti intorno all’amore
RIT.
La gente uccide, la gente muore.
I bambini soffrono e li vedi piangere.
Puoi mettere in pratica quello che predichi e porgere l’altra guancia?
Padre, Padre, Padre, aiutaci, mandaci una guida dall’alto
Questa gente mi fa chiedere: dov’è l’amore?
Non è proprio lo stesso, sempre invariato.
Al giorno d’oggi è strano, il mondo è impazzito:
se l’amore e la pace sono così forti
perché ci sono questi pezzi d’amore che non ci appartengono?
Le nazioni lanciano le bombe,
i gas riempiono i polmoni dei bambini,
la sofferenza continua e si muore da giovani.
Perciò chiediti se l’amore è veramente sparito,
così io potrò chiedermi cosa c’è che non va.
In questo mondo in cui viviamo la gente continua ad arrendersi
prendendo decisioni sbagliate, vedendo solo dividendi.
Non si rispettano, si rinnegano tra fratelli
c’è una guerra in corso, ma le ragioni sono segrete.
La verità è tenuta nascosta sotto un tappeto.
Se non conosci la verità non conoscerai mai l’amore.
Dov’è l’amore, gente, andiamo (non lo so)
RIT.
Sento il peso del mondo sulle mie spalle.
Mentre divento grande, la gente diventa più fredda.
Molti di noi pensano solo a fare soldi.
L’egoismo ci ha portati nella direzione sbagliata,
informazioni sbagliate ci vengono mostrate dai media
che scelgono sempre le immagini negative
infettando le giovani menti più velocemente dei batteri.
I bambini vogliono fare le cose che vedono al cinema.
Cos’è successo ai valori dell’umanità?
Cos’è successo all’eguaglianza e alla parità?
Invece di diffondere amore diffondiamo ostilità.
La scarsa comprensione allontana le vite dall’unità,
ecco perché a volte mi sento depresso,
ecco perché a volte mi sento giù.
Non c’è da stupirsi se a volte mi sento depresso,
devo essere fiducioso finché non trovo l’amore.

Gemme n° 11

Prof, so che ha dato circa 5 minuti per presentare la gemma. Io avrei portato il discorso di Emma Watson all’ONU, ma dura circa 11 minuti” mi ha detto S. (classe seconda) appena ho finito di montare pc e proiettore. “Beh, vediamo” le ho risposto.

In quegli 11 minuti non è volata una mosca, c’era un silenzio di attenzione e condivisione. Ha aggiunto S. “Ho scoperto questo video per caso, però mi ha molto colpito perché secondo me c’è molta confusione sul nome e sul concetto di femminismo. Quello che ha detto Emma Watson mi è piaciuto e l’ho voluto condividere con la classe”. Riprendo uno dei concetti e slogan citati due volte e usati anche per altre occasioni: “se non io, chi? se non ora, quando?”.
Se poi qualcuno desidera leggersi con calma il suo discorso, ecco qui: Emma Watson all’Onu

Gemme n° 10

One Direction

Ho portato questo pezzo di carta giallo: dietro vi sono 6 mesi di attesa, 1 giorno di ansia a scuola per sapere se l’avrei ottenuto, lacrime di felicità, attesa, grida, nuove conoscenze, incontri, foto, i due migliori giorni della mia vita cone le due ore e mezza più intense e veloci, sogni belli, serenità. Quando si sono aperti i cancelli di San Siro sono entrata tremante e durante il concerto sentivo che cantavamo insieme. Ci sono tante emozioni dietro a un pezzo di carta giallo”. Questa è la gemma di F. (classe quarta); ha portato il biglietto del concerto degli One Direction, tramite i quali ha conosciuto anche il suo secondo gruppo musicale preferito, i 5 Seconds of Summer, di cui abbiamo ascoltato questa

Sono andato con la mente al mio primo vero e sentito concerto: 23 maggio 1995, Milano, Bon Jovi. Gran caldo, Little Steven e Ugly Kid Joe come gruppi di apertura. Inizia il concerto e la band tiene il palco meravigliosamente, prendendo in giro i Take That (che poi sono gli One Direction di allora…). Concerto lungo, ecco la scaletta:
Livin’ on a prayerbon jovi
You give love a bad name
Wild in the streets
Keep the faith
I’d die for you
Diamond ring
Bed of roses
Stranger in this town
Blaze of glory
Hey God
Lay your hands on me
I’ll sleep when I’m dead / Jumpin’ Jack Flash / Glory days
Bad medicine / Shout / Bad medicine
Always
Blood on blood
Wanted dead or alive
Rockin’ all over the world
Someday I’ll be Saturday night
I’ll be there for you
Runaway
Finito verso mezzanotte, inizia il caos. Devono sfollare 35.000 persone e gli organizzatori pensano bene di far chiudere alla stessa ora la metropolitana. Raggiungiamo a fatica la stazione su bus stracarichi e stipati all’inverosimile. Arriviamo verso le 2.00, giusto in tempo! Sì, in tempo per vedere i fanali rossi del nostro treno che si allontana. Ci spostiamo a Milano Lambrate, bivacchiamo sulle panchine fin verso le 5.00 e finalmente saliamo su un altro treno… Ha ragione F.! Ci sono tante emozioni dietro a quei pezzi di carta!

Gemme n° 9

Stamattina E. (classe terza) ha presentato “Old man” di Neil Young. “E’ il mio cantante preferito, e lo è anche di mio padre. Questa canzone in particolare mi ricorda lui e la mia famiglia”.

https://www.youtube.com/watch?v=a_pru77ZsGE

Così l’ha presentata il cantante: “ero in tournée, ero anche… sapete cosa intendo, appena diventato un ricco hippie per la prima volta. Acquistai un ranch, e ci vivo ancora tutt’oggi. E c’era una coppia di anziani che viveva lì, erano i custodi, un vecchio gentiluomo di nome Louis Avila e sua moglie Clara. E c’era una vecchia jeep blu, con la quale Louis mi portò a fare un giro. Andammo nella parte alta del posto, dove c’era un lago che alimentava tutti i pascoli, e lui disse: “Beh, dimmi, come fa un giovanotto come te ad avere così tanti soldi da comprare un posto come questo?” Al che io dissi: “Beh, solo fortuna, Louie, davvero solo fortuna”. E lui rispose: “Beh, questa è la cosa più bizzarra che abbia mai sentito”. E così scrissi questa canzone per lui” (fonte wikipedia). Ne pubblico una versione live:

Gemme n° 8

La prima gemma di oggi è quella proposta da S. (classe quarta). E’ una sequenza tratta da “La tigre e la neve”. E’ una scena che la emoziona, che le fa pensare alla bellezza, alla poesia. “E’ come dice Benigni: Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici”.

Allego semplicemente la trascrizione del monologo; penso possa essere utile soffermarcisi sopra con un po’ di calma:

Su, su, svelti, veloci, piano, con calma, non vi affrettate.
Non scrivete subito poesie d’amore che sono le più difficili, aspettate almeno un’ottantina di anni. Scrivete su un altro argomento, che ne so… sul mare, vento, un termosifone, un tram in ritardo. Non esiste una cosa più poetica di un’altra. La poesia non è fuori, è dentro.
Cos’è la poesia? Non chiedermelo più, guardati allo specchio, la poesia sei tu.
Vestitele bene le poesie. Cercate bene le parole, dovete sceglierle. A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola. Scegliete, perché la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere, da Adamo ed Eva. Lo sapete quanto c’ha messo Eva prima di scegliere la foglia di fico giusta? Ha sfogliato tutti i fichi del paradiso terrestre.
Innamoratevi. Se non vi innamorate è tutto morto. Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto. Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria. Siate tristi e taciturni con l’esuberanza. Fate soffiare in faccia alla gente la felicità.
Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici.
Siate felici. Dovete patire, stare male, soffrire. Non abbiate paura a soffrire. Tutto il mondo soffre.
E se non vi riesce, non avete i mezzi, non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto.
E non cercate la novità. La novità è la cosa più vecchia che ci sia.
E se il verso non vi viene da questa posizione, da questa, da così, buttatevi in terra, mettetevi così.
E’ da distesi che si vede il cielo. Guarda che bellezza, perché non mi ci sono messo prima?!
Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono.
Fatevi obbedire dalle parole.
Se la parola è “muro” e “muro” non vi dà retta, non usatela più per otto anni, così impara!
Questa è la bellezza come quei versi là che voglio che rimangano scritti lì per sempre..
Forza, cancellate tutto!”

Gemme n° 7

educazione-siberianaM. ha proposto la seconda gemma. Ha portato in classe due libri: “Educazione siberiana” e “Il razzismo spiegato a mia figlia”. Ha detto “In realtà potevo portare qualsiasi libro: i libri per me sono evasione dalla realtà e mezzo per conoscere altre culture”.

Adoro leggere, chi frequenta assiduamente il blog lo sa. Desidero solo scrivere brevemente cosa mi piace dell’oggetto libro rispetto all’e-book:

  • prima di tutto l’odore, il profumo
  • poi il materiale cartaceo, opaco e ruvido, certamente non lucido e liscioil razzismo spiegato
  • vedere l’avanzamento fisico della lettura, il passare delle pagine e il rumore che fanno
  • il rumore della matita sulla carta mentre prendo un appunto
  • l’estetica: che dire? mi piacciono i rettangoli (i libri quadrati, pochi fortunatamente, non li amo troppo)
  • il dorso consumato dalla lettura e dal tempo.

Gemme n° 6

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La prima gemma di oggi l’ha proposta S. (classe IV). Era un oggetto: una moneta di 5 centesimi portata come pendente di una collanina. “L’anno scorso è mancato il nonno e la nonna mi ha fatto questa per portarmi fortuna. Non lo fa sempre, ma mi fa ricordare di lui, di quanto per lui ero importante e di tutto il bene che mi ha voluto”.
Maria Rita Parsi afferma che “I nonni sono coloro che vengono da lontano e vanno per primi, ad indagare oltre la vita.” Io i nonni non li ho più accanto a me, al mio matrimonio non ho potuto godere della vicinanza di nessuno di loro ed è l’unica cosa triste di quel giorno. Però grande è il calore che sento nel cuore ogni volta che penso a loro…

Gemme n° 5

A. con la sua gemma si è decisamente messo in gioco. Prima ha proposto il video di un brano rap dei suoi due rapper preferiti:

Poi ha detto: “Ho portato il rap perché mi piace molto e poi perché da un po’ ho iniziato a scrivere anche io. Vi prego, non ridete”:

https://www.youtube.com/watch?v=9Vc4ZtDh4Ns

Nessuno ha riso. Forse tutti avevano anche fatto proprio il ritornello di LowLow e Mostro: “Finché mi batte il cuore, finché reggono le gambe, scrivo la mia storia col sudore e con il sangue e non puoi più fermarmi ora il mio nome è troppo grande; è il mio stupido sogno, l’unica cosa importante finché avrò questa voce, finché avrò la mia arte sarà sempre MS, voi scusate per il sangue”. Sulla mia stufa c’è questo sassolino, te lo dedico A.:

Sogni

Gemme n° 4

La gemma presentata da I. (classe quarta) ha avuto lo scopo di dichiarare il suo amore per la musica rock-hard rock e per la Germania. “Ho visto che mentre andava la canzone qualcuno annuiva: si può ascoltare bella musica anche in tedesco”.

Anche il mio gruppo preferito è tedesco, tuttavia canta in inglese: gli Helloween. E allora per restare solo sulla musica (di tedesco non so nulla…) allego questa…

Gemme n° 3

Oggi non riporto la gemma portata da C. (classe terza) per un semplice motivo: ha “regalato” ai compagni una foto del suo battesimo. “Ho portato questa foto perché è un momento in cui sono sia con mamma che con papà. Si sono separati quando avevo quattro anni e questo è uno dei pochi ricordi che ho della nostra vitamacchinina insieme”. Sono anche io una persona che fa molta fatica a recuperare i ricordi dell’infanzia. Talvolta emergono dal passato in modo inatteso, magari grazie a un oggetto, un suono, una voce, un profumo, una foto…
Ci sono legami di seta… che ti aspettano su incroci del destino che mai avresti immaginato. Il Ricordo unisce ciò che la vita separa. E ti sembra una strana, inaspettata, piacevole connessione notturna, come una carezza, senza tempo.” (Anton Vanligt)

Gemme n° 2

La gemma di oggi l’ha regalata B. (classe quarta). Per la verità ne ha regalate due, entrambe facenti riferimento a vecchi film. La prima, tuttavia, ha come punto di interesse una canzone: siamo nel film “Colazione da Tiffany” e Audrey Hepburn canta con in braccio la chitarra “Moon River”. “E’ una canzone che riesce a mettermi calma e serenità ogni volta che la ascolto”.

La seconda gemma è un’istantanea: le parole conclusive di Rossella O’Hara in “Via col vento”, il film preferito di B. La motivazione della scelta? “Ammiro la forza di questa donna, disposta a fare mille sacrifici, e che non perde mai la speranza come confermano le sue parole finali «Dopotutto, domani è un altro giorno»”.

Accompagno questa gemma con una canzone di Roberto Vecchioni, un suo inno alle donne: “Le mie donne”. Fa parte dell’album “Io non appartengo più”, uscito un anno fa e ha delle cadenze folk irlandesi. Consiglio di ascoltare bene tutto il testo, ma segnalo alcune delle parole che più mi piacciono: “La mia donna ha combattuto con le nuvole dietro l’orizzonte della verità, senza un tonfo di speranza e con i brividi di portare in seno quello che sarà; dalle donne stanche di arare in una terra fradicia di sole, dalle donne in un ospedale con le mani piene di dolore, dalle ragazze dentro un urlo lungo le strade a pugni chiusi, da una storia senza fine da un universo di soprusi. Dove lanciano aquiloni dietro i fulmini, per vedere quanti sogni vengon giù, e ci insegnano il mestiere d’esser uomini, cosa che non ricordiamo quasi più”.