Gemme n° 123


Avevo pensato anche a spezzoni di altri film sullo stesso tema (Philadelphia, I segreti di Brokeback Mountain) ma ho preferito questo filmato tratto dalla serie tv Glee. La loro storia mi è molto piaciuta; penso che l’omosessualità sia ancora avversata tra i teenagers, sia a scuola che fuori. Penso che per le ragazze sia ancora una terra da scoprire, per i maschi sia occasione di imbarazzo. Ho scelto questo video perché mi ci identifico”. E’ stata questa la presentazione della gemma da parte di M. (classe seconda).
L’album di Roberto Vecchioni che amo di più e che ho ascoltato il maggior numero di volte è senza dubbio “Il cielo capovolto”. Sul sito del professore si può leggere: “Punto di partenza è l’universo dove per metafora gli uomini sono il mare, inquieti, burrascosi, sempre a combattere per qualcosa, e le donne il cielo, serene, sicure e rassicuranti, dolcissime.” Una delle canzoni che più mi hanno colpito è quella che porta lo stesso titolo dell’album con l’aggiunta, tra parentesi “Ultimo canto di Saffo”. Il brano, infatti, canta l’addio di Saffo ad Anattoria, destinata a sposare un uomo.

Che ne sarà di me e di te, che ne sarà di noi?
L’orlo del tuo vestito, un’unghia di un tuo dito, l’ora che te ne vai…
che ne sarà domani, dopodomani e poi per sempre?
Mi tremerà la mano passandola sul seno, cifra degli anni miei…
A chi darai la bocca, il fiato, le piccole ferite,
gli occhi che fanno festa, la musica che resta e che non canterai?
E dove guarderò la notte, seppellita nel mare?
Mi sentirò morire dovendo immaginare con chi sei…
Gli uomini son come il mare: l’azzurro capovolto che riflette il cielo;
sognano di navigare, ma non è vero.
Scrivimi da un altro amore, e per le lacrime che avrai negli occhi chiusi,
guardami: ti lascio un fiore d’immaginari sorrisi.
Che ne sarà di me e di te, che ne sarà di noi?
Vorrei essere l’ombra, l’ombra che ti guarda e si addormenta in te;
da piccola ho sognato un uomo che mi portava via,
e in quest’isola stretta lo sognai così in fretta che era passato già!
Avrei voluto avere grandi mani, mani da soldato:
stringerti forte da sfiorare la morte e poi tornare qui;
avrei voluto far l’amore come farebbe un uomo,
ma con la tenerezza, l’incerta timidezza che abbiamo solo noi…
gli uomini, continua attesa, e disperata rabbia di copiare il cielo;
rompere qualunque cosa, se non è loro!
Scrivimi da un altro amore: le tue parole sembreranno nella sera
come l’ultimo bacio dalla tua bocca leggera.

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