Così sono le cose, non posso farci niente

001.jpg“Così sono le cose, non posso farci niente. E’ successo”.

La Vita, soffermandosi insieme a me ai piedi del monte della giovinezza, additò qualcosa alle nostre spalle. Guardai e vidi nel cuore della pianura una città dalla strana forma e dallo strano disegno, da cui salivano fumi di diversi colori. Il tutto era velato da nebbia sottile, quasi celato alla vista. Chiesi alla Vita cosa fosse. Rispose: “E’ la Città del passato. Osservala bene”.

Osservai, e vidi luoghi di lavoro e d’azione come giganti tra le ali del sonno.

E santuari di parole intorno a cui si libravano anime

che gridavano di disperazione e cantavano di speranza.

E templi innalzati dalla fede e distrutti dal dubbio.

E minareti di pensieri levati al cielo come mani tese a chiedere l’elemosina.

Torri di progresso erette dal coraggio e rovesciate dalla paura.

Palazzi di sogni devastati dai risvegli.

Taverne d’amore dove gli amanti si ubriacavano, mentre il vuoto si burlava di loro.

Palcoscenici sui quali l’esistenza recitava il suo dramma

finché non arrivava la morte a compiere la sua tragedia.

Questa era dunque la Città del Passato:

una città lontana e prossima; in vista, eppure nascosta.

La Vita s’incamminò avanti a me e disse: “Seguimi: a lungo abbiamo indugiato”. E io: “Dove andiamo adesso?” Rispose: “Verso la Città del Futuro”. Dissi: “Abbi compassione, perché il viaggio mi ha stroncato; ho camminato sui sassi, e gli ostacoli hanno esaurito la mia forza”. “Vieni: solo il codardo indugia, ed è follia guardarsi alle spalle, verso la Città del Passato”. (Kahlil Gibran)

“Quelle parole sembrarono loro un vaneggiare e non prestarono fede alle donne. Ma Pietro, alzatosi, corse al sepolcro; si chinò a guardare e vide solo le fasce; poi se ne andò, meravigliandosi dentro di sé per quello che era avvenuto.” (Lc 24,11-12)

Mi solleverò

Ci sono dei momenti nelle nostre vite o nelle nostre giornate in cui fa piacere che qualcuno ci dia una pacca sulle spalle, una spinta di incoraggiamento, un sussurrato “non mollare”. Così, semplicemente, per chi ne ha bisogno, da “Into the wild” la canzone “Rise” di Eddie Vedder:

Questo è il modo in cui va il mondo, non puoi mai sapere

dove mettere tutta la tua fede e come crescerà.

Mi solleverò bruciando dei buchi neri nei ricordi bui,

mi solleverò trasformando gli errori in oro.

Questo è il modo in cui passa il tempo troppo veloce da domare,

improvvisamente ingoiato dai segni, guarda!

Mi solleverò troverò la mia direzione magneticamente,

mi solleverò giocherò il mio asso nella manica.

Ne “Il coperchio del mare” Banana Yoshimoto scrive: “A differenza che nelle grandi difficoltà della vita, nelle piccole cose, nei momenti che passano in un lampo, risplende quella luce misteriosa che si vede quando si realizza un sogno.”


Libri

E dopo aver rivisto per l’ennesima volta, a notte fonda, Fahrenheit 451 di Truffaut… “Non riesco a saziarmi di libri. E sì che ne posseggo un numero probabilmente superiore al necessario; ma succede anche coi libri come con le altre cose: la fortuna nel cercarli è sprone a una maggiore avidità nel possederne. Anzi coi libri si verifica un fatto singolarissimo: l’oro, l’argento, i gioielli, la ricca veste, il palazzo di marmo, il bel podere, i dipinti, il destriero dall’elegante bardatura e le altre cose del genere, recano con sé un godimento inerte e superficiale; i libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una serie di familiarità attiva e penetrante; e il singolo libro non insinua soltanto sé stesso nel nostro animo, ma fa penetrare in noi anche i nomi di altri, e così l’uno fa venire il desiderio dell’altro.” (Francesco Petrarca, Estratto dalla lettera a Giovanni Anchiseo)

 

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Adulazione

Scrive Anthony de Mello in un suo libro:

Il filosofo Diogene stava cenando con un piatto di lenticchie. Lo vide il filosofo Aristippo che viveva nell’agiatezza adulando il re.
Aristippo disse: “Se tu imparassi ad essere ossequioso con il re non dovresti vivere di robaccia come le lenticchie”.
Rispose Diogene: “Se tu avessi imparato a vivere di lenticchie non dovresti adulare il re”.

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Verso la primavera

Aprire le finestre, annusare fuori l’arrivo della primavera e vedere arrivare davanti agli occhi del ricordo queste parole

“Io posso anche non vederlo il Signore: lui, mi vede sempre, non può non vedermi. Io posso scantonare, lui no. L’amore si ferma e viene inchiodato dalla pietà. (…) Quando l’amore si ferma davanti all’inamabile, e , in luogo d’inorridirne, si china, l’amore prende il nome di pietà. Io guardo e mi scandalizzo, guardo e giudico, guardo e condanno, guardo e tiro dritto: lui mi guarda, si ferma e si muove a pietà. (…) La pietà riscopre e riveste. La primavera è la pietà che passa sui campi e sugli alberi e li riveste di erbe, di foglie e di fiori. La speranza è la pietà che passa attraverso le tombe e scrive su ognuna: “Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, anche se morto, vivrà”.” (Primo Mazzolari)

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Sono caduto da sempre

Leggendo il libro “Santità e potere” (sono quasi alla fine) mi sono imbattuto in una citazione che mi è molto piaciuta. Fa riferimento a San Paolo che, mentre si reca a Damasco, cade da cavallo perché colpito da una luce abbagliante.

“Forse perché io sono da sempre caduto da cavallo: non sono mai stato spavaldamente in sella (come molti potenti della vita o molti miseri peccatori): sono caduto da sempre, e un mio piede è rimasto impigliato nella staffa, così che la mia corsa non è una cavalcata, ma un essere trascinato via, con il capo che sbatte sulla polvere e sulle pietre. Non posso né risalire sul cavallo degli Ebrei e dei Gentili, né cascare per sempre sulla terra di Dio”    (P. P. Pasolini)

Illuminante!

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Il pianoforte su cui suona Dio

Abbiamo letto il testo di questo monologo di Baricco in III, eccone la resa cinematografica

Spezziamo le doghe

In “Tutto l’universo obbedisce all’amore” Franco Battiato canta “Ed è in certi sguardi che si intravede l’infinito”. Questo versetto mi è venuto in mente oggi pomeriggio leggendo questo pezzetto dell’Antologia di Spoon River

«Il bottaio deve intendersi di botti.
Ma io conoscevo anche la vita,
e voi che gironzolate fra queste tombe credete di conoscere la vita.
Credete che il vostro occhio abbracci un vasto
orizzonte, forse,
in realtà vedete solo l’interno della botte.
Non riuscite a innalzarvi fino all’orlo
e vedere il mondo di cose al di là,
e a un tempo vedere voi stessi.
Siete sommersi nella botte di voi stessi –
tabù e regole e apparenze
sono le doghe della botte.
Spezzatele e rompete l’incantesimo di credere che la botte sia la vita!
E che voi conosciate la vita!
».

(Edgar Lee Masters, Griffy il bottaio, in Antologia di Spoon River)

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Mai bene

Una storiellina che fa molto pensare e che dà una mano nei momenti in cui ci si sente continuamente giudicati e ci si sente di “non andar bene per nessuno”

C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero di viaggiare, di lavorare e di asinello.jpgconoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino. Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato… lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”. Allora la moglie disse a suo marito: “Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio”. Il marito lo fece scendere e salì sull’asino. Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “Guardate che svergognato quel tipo… lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa”. Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino. Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “Pover’uomo!!! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino… e povero figlio, chissà cosa lo aspetta, con una madre del genere!!!”. Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio. Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “Sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta, gli spaccheranno la schiena!!!”. Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino. Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: “Guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!!!”

Questione di prospettive

“Provava dolore in tutto il corpo, dovunque premesse la mano. Dopo un po’ capì che questo succedeva perché era la mano a fargli male”    (Douglas Adams)

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Che uomo vuoi essere?

A vent’anni dalla morte del friulano David Maria Turoldo un piccolo ricordo:

Tutto deve ancora avvenire
nella pienezza:
storia è profezia
sempre imperfetta.
Guerra è appena il male in superficie
il grande Male è prima,
il grande Male
è Amore-del-nulla.


Cos’è la verità?

Pubblico una delle pagine di Gibran che mi ha sempre affascinato. Parla di Ponzio Pilato ed è tratta dal libro “Gesù figlio dell’uomo”.

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Me ne aveva parlato mia moglie, più di una volta, prima che lo conducessero dinanzi a a me : io però non le avevo dato ascolto. E’ una grande sognatrice, mia moglie, e pratica, come tante altre romane del suo rango, culti e riti orientali. Culti pericolosi per l’impero, che diventano devastanti quando si fanno strada nel cuore delle donne. L’Egitto vide la fine quando gli Hyksos d’Arabia vi portarono il Dio unico del loro deserto. E la Grecia fu sopraffatta e ridotta in polvere quando dalle spiagge di Siria giunse Astarte con le sette vergini.

Per quanto riguarda Gesù, non l’avevo mai visto prima che mi fosse consegnato come malfattore , come nemico della sua stessa nazione e di Roma. Fu condotto nella sala del Giudizio con le braccia legate. Ero seduto sulla tribuna. Lui avanzò verso di me con passo lungo e fermo; camminava eretto, tenendo alta la testa.

Non so misurare nel profondo cosa mi accadde in quell’istante: d’un tratto ebbi desiderio , contro la mia volontà , di alzarmi, di scendere dalla tribuna, di prostrarmi dinanzi a lui. Era come se fosse entrato Cesare nella sala, un uomo più grande della stessa Roma. Ma fu solo un istante. Dopo vidi semplicemente un uomo accusato di tradimento dalla sua gente. E io ero il suo governatore e il suo giudice. Lo interrogai, non volle rispondere. Mi guardava soltanto. E nel suo sguardo si leggeva pietà, come se fosse lui il mio giudice e il mio governatore. Si alzarono, fuori, le grida della folla. Ma lui rimase in silenzio, e ancora mi guardava e c’era, nei suoi occhi, pietà. Mi affacciai sui gradini del palazzo. E quando mi videro cessarono di vociare. E io dissi: Cosa volete fare di quest’uomo? E si alzò un urlo, come da un unica gola: Vogliamo crocifiggerlo! E’ un nostro nemico e nemico di Roma. E alcuni a gran voce: Non ha detto che avrebbe distrutto il tempio? E non era lui che pretendeva il regno? Noi non avremo altro re all’infuori di Cesare.

Allora tornai nella sala del Giudizio, e lo vidi ancora là, eretto, in solitudine. E ricordai le parole di un filosofo greco che avevo letto: L’uomo in solitudine è il più forte. In quel momento il Nazareno era più grande della sua razza. E non provai sentimenti di clemenza verso di lui. Era al di là della mia clemenza.

Gli chiesi dunque: Sei tu il re dei Giudei? Non rispose.

E ancora gli chiesi: Non hai detto di essere il re dei Giudei? E lui volse lo sguardo su di me. E rispose con voce tranquilla: Tu stesso mi hai proclamato re. Forse è per questo che sono nato, e per questo sono venuto a rendere testimonianza alla verità.

Ma guarda , un uomo che parla di verità in un momento simile! Nella mia impazienza dissi ad alta voce, a me stesso prima che a lui : Che cos’è la verità? Che cos’è la verità per l’innocente quando la mano del carnefice è già su di lui? Disse allora Gesù, con potenza: Nessuno governerà il mondo se non in Spirito e verità.

E gli chiesi: Tu sei dello Spirito? Rispose: Anche tu lo sei, pur ignorandolo.

E cos’era lo spirito e cos’era la verità, quando consegnammo alla morte, io per ragion di stato e quelli per ossequio geloso ad antichi riti, un uomo innocente? Nessun uomo, nessun popolo, nessun impero si ferma davanti a una verità.

E nuovamente gli chiesi: Sei tu il re dei Giudei? E rispose: Tu l’hai detto. Ho conquistato il mondo prima di quest’ora. Di tutto ciò che disse, solo questo era empio: è solo Roma, infatti, che ha conquistato il mondo.

Ed ecco, le voci dall’esterno nuovamente si alzarono, e il frastuono era più forte di prima.

E io scesi e gli dissi: Seguimi. E ancora una volta mi mostrai sui gradini del palazzo, e lui era al mio fianco. Quando lo videro, ruggirono come il tuono. E nel clamore, non distinsi altro che “Crocifiggilo, crocifiggilo”. Allora lo riconsegnai ai sacerdoti , dicendo: Fate ciò che volete di questo giusto. Se lo desiderate vi darò soldati di Roma per vigilarlo. Quelli lo presero, e io decretai che sulla croce, sopra la sua testa, si scrivesse: Gesù di Nazareth, re dei Giudei. Ma avrei dovuto far scrivere: Gesù di Nazareth, re.

E quell’uomo venne spogliato e fustigato e crocifisso. Sarebbe stato in mio potere salvarlo, ma avrei provocato una rivolta; e non è saggio, da parte di un governatore romano, mostrarsi intollerante verso gli scrupoli religiosi dei sudditi. Quell’uomo era più di un agitatore, continuo a esserne certo. La decisione che presi a suo riguardo fu nell’interesse di Roma, e non dipese dalla mia volontà.

Non molto tempo dopo io e la mia sposa lasciammo la Siria: e da quel giorno lei è donna di dolore. A volte perfino qui, nel giardino, leggo una sofferenza tragica sul suo volto. Parla a lungo di Gesù, mi dicono, con le altre romane.

Vedi dunque: l’uomo di cui ho decretato la morte ritorna dal mondo delle ombre e penetra nella mia casa. E ancora mi chiedo, continuamente: Cos’è la verità, e cosa non è? Può essere? Quel siriano ci sta conquistando nelle ore quiete della notte? Non deve essere così, a nessun costo. Dovrà pur trionfare Roma sugli incubi delle nostre mogli.

Trovate la vostra voce

“… è proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva, anche se può sembrarvi sciocco o assurdo ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l’autore, considerate quello che voi pensate, figlioli dovete combattere per trovare la vostra voce, più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice “molti uomini hanno vita di quieta disperazione”, non vi rassegnate a questo, ribellatevi, non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno, osate cambiare, cercate nuove strade…” (prof. Keating)

Mare al mattino

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Ho appena terminato di leggere tutto d’un fiato “Mare al mattino”, l’ultimo libro di Margaret Mazzantini, il regalo di Natale che ho fatto a mia moglie. Mi sono commosso. Parla della Libia, parla della Libia del passato e della Libia del 2011, della Libia dei libici e della Libia degli italiani, parla del Mediterraneo, di quel mare da attraversare, di un mare che può essere vita e speranza ma anche morte e disperazione. Dopo una mezz’ora passata a lasciare decantare le ultime pagine del libro ho sfogliato la rivista Dimensioni Nuove che mi è arrivata ieri per posta e ho trovato un articolo di Patrizia Spagnolo, di cui riporto una parte:

“Ritrovati a bordo di un peschereccio i corpi senza vita di 25 ragazzi morti per asfissia nella sala macchine dell’imbarcazione. Un altro passeggero sarebbe invece stato gettato in mare dopo una colluttazione durante la traversata (1 agosto 2011, Ansa).

Sbarco in Sicilia, tra Sciacca e Ribera, ritrovato morto uno dei passeggeri, un ragazzo egiziano di 15 anni, probabilmente ucciso dall’elica del motore (24 giugno 2011, Repubblica).

Linosa, ritrovato un cadavere tra gli scogli. Probabilmente è uno degli oltre duecento dispersi del naufragio del 6 aprile (13 aprile 2011, Ansa).

Imbarcazione si rovescia in mare durante un’operazione di soccorso a causa del mare in tempesta, a 39 miglia al largo di Lampedusa. Disperse in mare almeno 213 persone, tra cui molte donne e bambini (7 aprile 2011, Repubblica).

Ci fermiamo. L’elenco è incredibilmente lungo, lo potete trovare su Fortress Europe, il blog di Gabriele Del Grande (fortresseurope.blogspot.com) che documenta la morte in mare dal 1988 ad oggi di quasi 18 mila persone, di cui oltre 2 mila nel 2011, basandosi sulle notizie negli archivi della stampa internazionale. Ma il numero è decisamente maggiore, e per quantificarlo bisognerebbe raccogliere le testimonianze di mamme, mogli, figlie, sorelle di coloro che non hanno più fatto ritorno dal lungo viaggio intrapreso verso l’Europa e di cui si sono perse le tracce… Nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di ragazzi, giovani. Per tutto il 2011, quasi ogni sera la Tv dava notizia di morti in mare durante il disperato viaggio verso il benessere, il consumismo, le grandi opportunità. O verso un luogo che li proteggesse da persecuzioni, guerre, carestie. Mentre cenavamo scorrevano le immagini di naufraghi recuperati, di barconi sfasciati, di effetti personali a galleggiare sull’acqua, di bambini presi in braccio dai soccorritori… “Poveracci”, commentavamo. Poi cambiavamo canale e la nostra attenzione veniva subita accalappiata da qualche reality show o film. Lo spettacolo deve andare avanti.

… In una lettera pubblicata sul Corriere della sera il 4 giugno scorso, Claudio Magris sottolineava come queste tragedie siano ormai diventate una cronaca consueta cui abbiamo fatto il callo. Consueta al punto da non destare più emozioni collettive. “Questa assuefazione che conduce all’indifferenza – scrive – è certo inquietante e accresce l’incolmabile distanza tra chi soffre o muore, in quell’attimo sempre solo, come quei fuggiaschi inghiottiti dai gorghi, e gli altri, tutti o quasi tutti gli altri, che per continuare a vivere non possono essere troppo assorbiti da quei gorghi che trascinano a fondo. Forse una delle più grandi miserie della condizione umana – continua Magris – consiste nel fatto che perfino il cumulo di dolori e disgrazie, oltre una certa soglia, non sconvolge più; se annuncio la morte di un parente, incontro una compunta comprensione, ma se subito dopo ne annuncio un’altra e poi un’altra ancora rischio addirittura il ridicolo. Proprio per questo – perché, a differenza di Cristo, non possiamo veramente soffrire per tutti, così come non ci rattrista la lettura degli annunci mortuari nei giornali – non possiamo affidarci solo al sentimento per essere vicini agli altri. Il nostro sentimento, comprensibilmente, ci fa piangere per un amico che amiamo e non per uno sconosciuto, ma dobbiamo sapere – non astrattamente, ma realmente, con la comprensione di tutta la nostra persona – che uomini da noi mai visti e non concretamente amati sono altrettanto reali”.Reali per pochi giorni, il tempo che le notizie spariscano dai giornali. E, con esse, la nostra angoscia, cui non è stata data la possibilità di esprimersi e tradursi nel bisogno di non farsi scivolare addosso certi fatti, per sentirsi ancora “vivi” e capaci di emozioni. Quelle emozioni che trascinano verso la solidarietà e la partecipazione.”

Dove manca l’acqua

Da ragazzo, Theodore, te ne stavi lunghe ore 
sulla riva del torbido Spoon
a fissare con occhi incavati la tana del gambero, 
in attesa di vederlo, mentre spinge avanti, 
prima le antenne ondeggianti, come festuche, 
e poi subito il corpo, color steatite, 
gemmato con occhi di gaietto.
E ti chiedevi rapito nel pensiero
cosa sapesse, cosa desiderasse, e perché mai vivesse. 
Ma poi il tuo sguardo si volse agli uomini e alle donne
che si nascondono nelle tane del destino in grandi città,
per veder uscire le loro anime, 
e così capire
come vivessero, e per che cosa, 
e perché s’affannassero tanto a strisciare
lungo la strada sabbiosa dove manca l’acqua 
quando l’estate declina.

(Edgar Lee Masters)

Gesù alla partita

La storiella di Anthony de Mello che ho letto oggi in classe (presa da Il canto degli uccelli).

Gesù disse di non essere mai stato a una partita di pallone. Così ce lo portammo, il mio amico ed io. Era una feroce battaglia tra i Picchiatori protestanti e i Crociati cattolici. I primi a segnare furono i Crociati. Gesù applaudì entusiasticamente e lanciò in aria il suo cappello. Poi segnarono i Picchiatori. E Gesù applaudì entusiasticamente e lanciò in aria il suo cappello. Un uomo dietro di noi apparve perplesso. Diede un colpetto sulla spalla di Gesù e gli chiese: “Ma tu per chi fai il tifo, mio buon uomo?”. “Io?”, rispose Gesù ormai visibilmente eccitato dalla partita. “Oh! Io non faccio il tifo per nessuno dei due. Sono qui solo per godermi la partita!”. L’uomo si rivolse al suo vicino e sogghignò: “Hmm, un ateo!”

In quegli occhi, di bambino

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A volte, rileggendo questo pezzettino di Novecento di Baricco (pag. 11-12), mi viene da pensare che sia una descrizione dell’uomo che a un certo punto si accorge di Dio…

Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa…e la vedeva. E’ una cosa difficile da capire. Voglio dire…Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio e emigranti, e solo, uno che per primo…la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte…magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni…alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava: l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui, l’America. La sera, dopo il lavoro, e le domeniche, si era fatto aiutare dal cognato,muratore, brava persona…prima aveva in mente qualcosa in compensato, poi…gli ha preso la mano, ha fatto l’America. Quello che per primo vede l’America. Su ogni nave ce n’è uno. E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no… e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello. Quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America, già lì pronta a scattare, e a scivolare giù per nervi e sangue e che ne so io, fino al cervello, e da lì alla lingua, fin dentro quel grido AMERICA, c’era già, in quegli occhi, di bambino, tutta l’America. Lì ad aspettare”

Calma

Domani ricomincia scuola e voglio portarmi dietro lo spirito calmo e poco frenetico che ho respirato in questi giorni…

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Sul molo di un piccolo villaggio messicano, un turista si ferma e si avvicina ad una piccola imbarcazione di un pescatore del posto. Si complimenta con il pescatore per la qualità del pesce e gli chiede quanto tempo avesse impiegato per pescarlo.

Pescatore: ’Non ho impiegato molto tempo’

Turista: ’Ma allora, perché non è stato di più, per pescare di più?’

Il messicano gli spiega che quella esigua quantità era esattamente ciò di cui aveva bisogno per soddisfare le esigenze della sua famiglia.

Turista: ’Ma come impiega il resto del suo tempo?’

Pescatore: ’Dormo fino a tardi, pesco un po, gioco con i miei bimbi e faccio la siesta con mia moglie. La sera vado al villaggio, ritrovo gli amici, beviamo insieme qualcosa, suono la chitarra, canto qualche canzone, e via così, trascorro appieno la vita.’

Turista: ’La interrompo subito, sa sono laureato ad Harvard, e posso darle utili suggerimenti su come migliorare. Prima di tutto lei dovrebbe pescare più a lungo, ogni giorno di più. Così logicamente pescherebbe di più. Il pesce in più lo potrebbe vendere e comprarsi una barca più grossa. Barca più grossa significa più pesce, più pesce significa più soldi, più soldi più barche! Potrà permettersi un’intera flotta!! Quindi invece di vendere il pesce all’uomo medio, potrà negoziare direttamente con le industrie della lavorazione del pesce, potrà a suo tempo aprirsene una sua. In seguito potrà lasciare il villaggio e trasferirsi a Mexico City o a Los Angeles o magari addirittura a New York!! Da lì potrà dirigere un’enorme impresa!…’

Pescatore: ’ma per raggiungere questi obiettivi quanto tempo mi ci vorrebbe?’

Turista: ’25 anni forse’

Pescatore: ’….e dopo?’

Turista: ’Ah dopo, e qui viene il bello, quando i suoi affari avranno raggiunto volumi grandiosi, potrà vendere le azioni e guadagnare miliardi!!!!!!!

Pescatore:’…miliardi?…….e poi?’

Turista: ’Eppoi finalmente potrà ritirarsi dagli affari, e concedersi di vivere gli ultimi 5/10 anni in un piccolo villaggio vicino alla costa, dormire fino a tardi, giocare con i suoi bimbi, pescare un po’ di pesce, fare la siesta, passare le serate con gli amici bevendo e giocando in allegria!’

Difesa della libertà

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Così, solo per non dimenticarlo mai:

“Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”

(Evelyn Beatrice Hall)

Entrare in casa

In seconda ci stiamo confrontano sul concetto di Dio, su quelli di fede e religione, sulla differenza tra conoscere una religione ed essere credenti. Ecco che può venirci in soccorso, per capire meglio il tutto, una storiella della tradizione orientale.

Il maestro insisteva che la barriera ultima al conseguimento di Dio era la parola e il concetto “Dio”. Questo faceva talmente infuriare il prete locale che questi arrivò adirato per discutere la faccenda col maestro. “Ma la parola DIO può portarci a Dio, no?” disse il prete. “Sì” rispose calmo il maestro”. “E come può una cosa giovare ed essere una barriera?”. Il maestro rispose: “L’asino che ti porta davanti all’uscio non è il mezzo con cui entri in casa”.

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