Quattro proiettili da una Cadillac bianca

tupac, rap, unconditional love, amore, famiglia, riscatto, dio

Era il 7 settembre 1996; aveva appena assistito all’incontro di boxe tra Mike Tyson e Bruce Seldon. Si stava recando in un club, quando la sua auto venne avvicinata da una Cadillac bianca: dagli occupanti di quell’auto si prese 4 proiettili che lo portarono, sei giorni dopo, alla morte. Il protagonista di queste righe è Tupac Shakur, della cui morte oggi è, appunto, l’anniversario. Pubblico il video di Unconditional Love, un brano che parla di droga, povertà, famiglia, voglia di riscatto, bisogni amore senza condizioni, Dio, amicizia, fama, amore… La traduzione l’ho presa qui.

(cosa volete tutti?)

Amore incondizionato (senza dubbio)

parlando delle cose che non vengono via quello non scompare

durerà per tutti questi pazzi giorni queste pazze notti

sia che tu abbia torto o ragione

ti amerò ancora proverò ancora qualcosa per te

sarò ancora lì per te non importa cosa,

tu sarai sempre nel mio cuore con amore incondizionato

Vieni a sentire i miei pensieri più veri, i miei sentimenti più veri

tutti i miei soci scontano anni di pena per spaccio di droga

di quante bare possiamo essere testimoni prima di vedere

che è difficile vivere questa vita senza Dio,

quindi dobbiamo chiedere perdono

ho chiesto a mia madre perché Dio meritò di morire

sono stato testimone delle lacrime che scendevano libere dai miei occhi

prima che lei potesse rispondere

anche se non eravamo nati con i cucchiai d’argento

la mia TV scassata faceva vedere i cartoni nel mio salotto (ehi!)

un giorno ho sperato di farcela un giocatore in questo gioco

mamma non piangere, finché proviamo può darsi che le cose cambino

forse è solo una fantasia una vita dove non abbiamo bisogno

di quella merda di stato sociale con tutta la nostra famiglia

forse sono io che l’ho causato

il picchiare e il farmi male nella mia camera piangendo

perché non volevo essere un fardello

ho visto mamma aprire le braccia per abbracciarmi

e non sono più preoccupato di nessuna dannata cosa, con l’amore incondizionato

[Rit.]

In questo gioco la lezione è da vedere nei tuoi occhi

anche se le cose cambiano, il futuro è ancora dentro di me

dobbiamo ricordare che dopo l’oscurità viene il domani

quindi sarai sempre nel mio cuore, con amore incondizionato

Ho appena ricevuto il messaggio che hai chiamato tutta settimana

sono stato fuori a sbattermi su queste strade e non ho avuto occasione di parlarti

ma sai, tra me e te è sempre viva, fratello

non potremmo mai essere nemici, perché sei sempre stato un così buon amico per me

dove sarei senza i miei soci

non chiedermi perché, quando i tempi diventano difficili

perché non è facile essere quelli che siamo

guidati dalle mie ambizioni, desiderando posizioni più alte

quindi procedo a fare milioni, eternamente in missione

è essere più che un musicista rap

l’elevazione della generazione di oggi

se potessi farli ascoltare!

la prigione non è ciò che ci serve, non più bloccati nella miseria

è ora di giocare e programmare, la mia famiglia deve mangiare

quando tiriamo fuori qualcosa dal nulla

non c’è piacere nella sofferenza, il vicinato sarebbe buono

se si potessero tagliar via tutti gli spari

i liquori, il fumo e le volgarità

mando amore per il mio quartiere

la lotta non finisce mai – amore incondizionato

Probabilmente non capirò mai i tuoi modi

ed ogni giorno giuro che ti sento

che cerchi di cambiare i tuoi modi mentre vieni ripagata allo stesso tempo

appena avuto un bambino con gli stessi occhi

qualcosa dentro, per favore lasciatemi morire sono tempi strani

com’è possibile che non ce l’ho mai fatta

forse è il modo in cui ho agito nel mio cuore

sapevo che un giorno sarei dovuto essere una star

le mie speranze e i miei desideri così tante immagini vivide,

e tutto il contante che non riuscirò mai a vedere

questa vita veloce ci schiaccia presto

perché dopo tutte le luci e le urla

nient’altro che i miei sogni importano

sperando in giorni migliori

magari una notte pacifica, baby non piangere

perché tutto andrà bene

semplicemente appoggia la tua testa sulla mia spalla

non preoccuparti di niente bimba io sono un soldato (uh)

non mi hai mai trattato male, non importa chi fossi

sei comunque venuta a me con quell’amore incondizionato

Duro come la vita, bello come la vita: il rugby

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Sto attraversando un periodo di disamore per il calcio: da curvaiolo convinto per qualche anno a persona che ogni tanto guarda qualche partita. E così ho aumentato la frequentazione televisiva con altri sport che comunque ho sempre, bene o male, seguito: baseball, football americano, soprattutto rugby. Ed ecco che trovo su Avvenire un bell’articolo di Vittorio E. Parsi, un inno al rugby, alla vita, alla speranza.

“Chi domenica ha avuto il privilegio di essere allo stadio Olimpico di Roma sa bene di essere stato partecipe di un evento il cui significato va oltre il pure importante ambito sportivo (con la storica vittoria italiana). Sessantamila persone, assiepate spalla a spalla, senza alcuna distinzione tra francesi e italiani, convenute sulle rive del Tevere per sostenere i propri colori: tutti insieme, senza reti, gabbie e schieramenti di polizia a separarli, perché accomunati innanzitutto dall’amore per uno sport senza tempo, che neppure la tv e il professionismo hanno saputo rovinare. E in campo 30 uomini che si sono battuti letteralmente fino all’ultimo secondo per sopraffarsi a vicenda, dandosele di santa ragione, eppure pronti a riconoscersi fratelli, gli uni per gli altri. Bisogna forse averlo giocato, il rugby, per capire fino in fondo come la lotta e il rispetto formino le due facce inscindibili di un’unica medaglia. Perché è dall’asprezza della lotta, dal sudore e dal dolore per i colpi subiti, per la vera fatica che si fa a conquistare e a difendere ogni singolo metro del campo di gioco che scaturisce il rispetto per l’avversario il quale, come te, sta dando il massimo (e anche di più) per avanzare. Si corre, si placca e ci si affronta per portare la palla avanti di qualche metro, e per proteggerla: tutti insieme, perché questo è il rugby, uno sport in cui nessuno è così “fenomeno” da poter vincere da solo e dove il contributo di ognuno è decisivo per portare la palla oltre la linea di meta. È uno sport serio, in cui si parla poco, e in cui le “moine” e le “simulazioni” non trovano spazio. Duro come la vita, bello come la vita e leale come la vita dovrebbe sempre essere, anche se a volte non lo è. Il rugby è pura educazione sentimentale, perché costringe a fare del coraggio, del sacrificio, della lealtà, dell’umiltà e dell’altruismo una pratica quotidiana: senza tante parole, senza troppi discorsi, ma semplicemente correndo, spingendo e placcando perché, come amano ricordare i rugbysti, «noi mettiamo la faccia in posti dove molti altri non metterebbero neppure un piede». Eppure, non c’è nessuna spocchia in queste frasi, ma semplicemente il monito rivolto innanzitutto a noi stessi che tutto questo è possibile solo perché hai la certezza di poter contare sul sostegno di un compagno – sempre – disposto a sacrificarsi per te come tu faresti per lui. Credo sia proprio questo tipo di messaggio che sta avvicinando al rugby tanti neofiti e lo sta trasformando in uno degli sport più seguiti e amati, ampliandone il numero dei praticanti. Al di là di ogni retorica, basta fare un giro per i campi in cui tanti giovanissimi giocano ogni week-end, vedere che cosa sono le rugby moms, per capire di che cosa stiamo parlando. Il rispetto che impari sul campo, con l’ovale stretto al petto, non ti abbandonerà mai anche fuori dal rettangolo di gioco, e saprai praticarlo anche nei confronti di chi nella vita ha commesso errori magari gravi. Perché se è vero che il rispetto te lo devi conquistare con il coraggio, è altrettanto vero che a chi mostra coraggio il rispetto è dovuto. E cosa c’è di più coraggioso che provare a cambiare una vita sbagliata? È proprio questo spirito che lega la partita di domenica a un’altra storia di rugby, che avrà luogo domani, quando, il “Grande Brianza Rugby” e il “Rugby Monza” terranno a battesimo la squadra dei detenuti del carcere di Monza, che da settembre hanno contribuito a far nascere ed allenare. Una storia di rugby, come tante altre, nata dalla circostanza che il campo di allenamento brianzolo confina con la casa circondariale: un luogo di dolore e uno di gioia, due mondi diversi, incapaci di ignorarsi, uniti dai valori che la palla ovale incarna e rappresenta, perché il rugby non è solo il nostro sport, ma è anche uno stile di vita e dare sostegno a chi ha bisogno di aiuto non è solo un aspetto del nostro gioco, ma è un modo di essere.”