Gemme n° 354

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Ho scelto questa foto perché penso sia bella e perché rappresenta il mio amore per la danza. E’ un amore particolare perché lei mi odia; ultimamente ho avuto problemi fisici e penso che questo sarà il mio ultimo anno. Volevo mostrare questa passione che mi ha accompagnato per tutta la vita”. Così si è espressa V. (classe seconda) presentando la propria gemma.
Il web attribuisce all’attore Donald Sutherland queste parole: “C’è un poeta russo che durante un discorso ai ragazzi che si laureavano disse: “la vostra vita d’ora in poi diventerà molto noiosa, perché penserete a fare soldi e carriera. L’unica cosa che potete fare è rimanere appassionati, perché la passione è l’unico rimedio contro la noia.” E io sono appassionato di quello che faccio, amo molto il mio lavoro”. Chi era in classe ad ascoltare V., ha sentito vibrare nella sua voce e visto nei suoi occhi quella passione.

Gemme n° 353

Come gemma porterei tutta la musica perché per me è fondamentale, ma ho dovuto scegliere. Questo brano lo ascolto sempre con mio padre ed è il mio preferito”. Questa la gemma di E. (classe quarta).
Non ho la minima intenzione di entrare nelle mille interpretazioni di Stairway to heaven. Resto sul testo e mi porto a casa le ultime parole perché ho sempre ascoltato questa canzone come un grido di speranza: “E, se ascolti davvero bene, alla fine la melodia verrà da te, quando tutti saremo uno ed uno sarà tutti, per essere una roccia e non per rotolare.”
Il resto? Fuffa.

Gemme n° 352

VitaDiAdele

Ho portato come gemma la scena di un film: è un po’ forte per i termini utilizzati. Il film parla di una ragazza che vive una storia con un ragazzo, ma poi incontra una ragazza di cui si innamora e con la quale vorrebbe iniziare una relazione ma il giudizio delle amiche la blocca. Secondo me viene rappresentata la realtà di oggi con la non accettazione delle persone per quello che dicono e che sentono.” Così S. (classe seconda) ha presentato e commentato la propria gemma.
Il film è tratto dal fumetto “Il blu è un colore caldo”. Ne riporto una breve sequenza dalla quale emerge l’importanza di poter parlare con qualcuno che possa capirci.

blu2

Gemma n° 351

La mia gemma è composta di due parti diverse. Prima un video legato ai fatti di Parigi: mi ha colpito la consapevolezza del bimbo che ci siano persone cattive, benché il papà lo rassicuri dicendogli che basta poco per potersi proteggere. Rispondere con la guerra non penso sia il modo giusto.
La seconda parte invece è una cosa personale: un mese fa ho visto una foto, ci sono stata male, poi una persona mi ha mandato un messaggio inaspettato che mi ha colpito molto per l’amicizia dimostratami.” Questa è stata la duplice gemma di M. (classe quinta).
Non mi sento di commentare un video come quello del bambino che racconta la sua paura. Ricordo che alcuni anni fa ho letto un libro sui bambini nelle guerre e sul tentativo di raccontarsi attraverso dei disegni. Non ho parole.

bambini guerra

Gemma n° 350

Ho deciso di portare questa canzone perché parla del tempo che passa sempre più veloce; le giornate sono sempre più uguali con ritmi definiti e prestabiliti, resta poco tempo per noi stessi e per realizzare quello che ci piacerebbe. Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti affermava: “Il tempo è la sostanza di cui è fatta la vita”. Ma il tempo della nostra vita coincide veramente con quello dell’orologio? Le ore dei nostri giorni corrono all’impazzata o sembrano non finire mai. E’ come se il tempo si fosse staccato da quello convenzionale scandito dalle lancette. Ma nonostante esso sia presente in noi o comunque ci circonda, rimarrà sempre irraggiungibile persino alle tecnologie più avanzate. Le nostre esperienze quotidiane contano veramente, è il tempo dentro di noi che ci condiziona. Secondo lo scrittore Stefan Klein, sta a noi scoprire come prenderci cura del tempo e di conseguenza di noi stessi. Inoltre egli afferma: “Possiamo vivere dietro la paura di affondare nel vortice del tempo ma siamo noi che abbiamo la possibilità di imparare a nuotare e dominare il suo scorrere”. Secondo me, nonostante giorni monotoni e vita di corsa, dobbiamo riuscire a trovare il tempo per noi stessi perché siamo noi che dobbiamo realizzarci”. Questa è stata l’articolata gemma di G. (classe quarta).
In pochi giorni è la seconda gemma che tratta del tempo e del suo uso da parte dell’uomo. Lascio qui due frasi. La prima è di Borges: “Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume; è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre; è un fuoco che mi divora, ma io sono il fuoco.” La seconda frase, invece, è di Tiziano Terzani, e aiuta a gettare uno sguardo a una questione che affronteremo in quinta… non voglio dire altro… “L’inizio è la mia fine e la fine è il mio inizio. Perché sono sempre più convinto che è un’illusione tipicamente occidentale che il tempo è diritto e che si va avanti, che c’è progresso. Non c’è. Il tempo non è direzionale, non va avanti, sempre avanti. Si ripete, gira intorno a sé. Il tempo è circolare. Lo vedi anche nei fatti, nella banalità dei fatti, nelle guerre che si ripetono.”

Gemme n° 349

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Ho letto questo libro in estate: non leggo molti libri, ma quando leggo mi faccio prendere subito dalle vicende narrate. Qui ci sono 4 protagonisti principali, e vengono affrontati temi filosofici e varie riflessioni; numerose frasi fanno riflettere sull’amore e sull’esistenza. Mi fa piacere anche rileggerne alcune”. Questa la gemma di B. (classe terza).
Non ha letto alcuna citazione B. Allora ne scrivo una io, a commento della gemma: “È un amore disinteressato: Tereza non vuole nulla da Karenin. Non vuole nemmeno l’amore. Non si è mai posta quelle domande che torturano le coppie umane: mi ama? Ha mai amato qualcuna più di me? Mi ama più di quanto lo ami io? Forse tutte queste domande rivolte all’amore, che lo misurano, lo indagano, lo esaminano, lo sottopongono a interrogatorio, riescono anche a distruggerlo sul nascere. Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l’amore) dell’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.”

Gemme n° 348

Ho portato degli spezzoni degli ultimi due episodi del mio anime preferito: vengono affrontati discorsi interessanti. I riferimenti religiosi sono numerosi e se dovessi sintetizzare potrei dire che lo scopo finale è il perfezionamento dell’uomo.” Mi sono sentito di riassumere così la gemma di S. (classe quinta). In realtà lei si è soffermata sulla trama, ma temendo di commettere degli errori rimando alla pagina wiki di Evangelion. Le sequenze mostrate sono state poi numerose e io ne ho messo un breve estratto.
La gemma l’ho commentata subito in classe attraverso un racconto di Selma Lagerlöf letto camminando mentre andavo a scuola quella mattina stessa. Lo allego qui (questa la fonte). Il nocciolo? I miei gesti, il mio approccio al mondo, dipingono il mio mondo. Ho trovato delle assonanze.
Notte di natale Lagerlof

Gemme n° 347

bimba

Questa è la foto di E., una bimba etiope. Lo scatto è del 2005, lei poi si è trasferita nel 2009, e non la vedo più da 6 anni e mi piacerebbe incontrarla perché era spesso da noi e per me era diventata come una sorella”. Questa la gemma di A. (classe seconda).
Non so se E. verrà mai a sapere di essere la protagonista di questa gemma. Sarebbe bello però, se non altro per sapere di essere stata al centro del pensiero di qualcuno. Essere pensati da qualcuno senza rendersene conto, bello 😀

Gemme n° 345

Ascolto questa canzone da quando avevo 12 anni, significa tanto per me perché mi ha fatto uscire da alcune difficoltà”. Con queste parole F. (classe seconda) ha presentato la sua gemma.
Mi soffermo su un unico verso, all’inizio, sull’importanza di trovare qualcosa di significativo per cui alzarsi la mattina: “Cercando un modo migliore per alzarsi dal letto, invece di stare su Internet e cercare un nuovo successo”.

Gemme n° 344

Quello che voglio mostrare non è un video dal valore particolare per me, ma ha a che fare con l’attualità. Al di là degli aspetti politici e di attualità, mi piace la frase in cui si dice che ci accorgiamo dei problemi solo quando è troppo tardi e ne siamo investiti; la cosa mi riguarda anche per la vita di tutti i giorni sui miei comportamenti personali.” Questa la gemma di A. (classe terza).
Non è un esercizio facile quello di mantenere l’attenzione su quanto succede nel mondo ed essere sensibili alle sorti degli altri. Vestire i loro panni, calzare le loro scarpe, immedesimarsi in una loro giornata, almeno provare ad assumere il loro punto di vista per capire il sapore che ci resta in bocca…
Chuang-Tzu e Huizi stavano passeggiando lungo la diga delle cascate Hao quando Chuang-Tzu disse, “Vedi come i pesciolini escono dall’acqua e saltano dove gli pare! Questo è quello che davvero piace ai pesci!”
Huizi disse, “Tu non sei un pesce – come fai a sapere quello che piace ai pesci?”
Chuang-Tzu disse, “Tu non sei me, quindi come fai a sapere che io non so quello che piace ai pesci?”
Huizi disse, “Io non sono te, quindi di sicuro non so quello che tu sai. D’altro canto, tu di sicuro non sei un pesce – quindi questo continua a provare che non sai cosa piace ai pesci!”
Chuang-Tzu disse, “Torniamo alla nostra domanda originale, per favore. Tu mi hai chiesto come faccio a sapere cosa piace ai pesci – quindi tu già sapevi che io lo sapevo quando mi hai posto la domanda. Lo so stando qui accanto alle cascate Hao”.”

Gemme n° 343

La mia gemma è la scena finale di un film su due piloti di Formula 1 degli anni ’70, Niki Lauda e James Hunt: erano agli opposti, considerati da tutti dei rivali. Usavano rivalità per spingersi oltre i limiti; in fondo si piacevano e ammiravano. Penso che a questo serva la rivalità: a migliorarsi”. Queste le parole con cui P. (classe quarta) ha presentato la sua gemma.
Nell’800 Pierre-Marc-Gaston de Lévis affermava che “L’invidia rivela la mediocrità; i grandi caratteri non conoscono che le rivalità”. Personalmente penso sia un esercizio difficile ma anche stimolante quello di sfruttare una rivalità per crescere e migliorarsi senza cadere appunto nell’invidia e nel godimento della sconfitta dell’altro.

Gemme n° 342

karate

La mia gemma è la cintura di karate, uno dei traguardi più importanti raggiunti a livello sportivo e personale. Segna gran parte della mia vita in quanto ho iniziato da piccola ed è rilevante sia per me che per i miei che volevano intraprendessi uno sport che mi insegnasse a come sapermi difendere in questo mondo. Ho imparato molto, soprattutto l’autocontrollo. Il karate mi ha insegnato a prendere tutte le cose da un’altra prospettiva. Uno dei traguardi è questa medaglia; sono sempre stata molto determinata, cercando di arrivare oltre il secondo o il terzo posto. Poi ho lasciato lo sport ma spero di riprenderlo presto.” Ecco la gemma di G. (classe seconda).
Proprio come uno specchio che riflette le immagini senza distorsioni, come in una tranquilla vallata che rimanda l’eco, così uno studente di karate deve purgare se stesso da pensieri egoistici e malvagi poiché solamente con una mente ed una coscienza chiara e limpida (vuota) egli potrà capire ciò che sta ricevendo… la forma fondamentale dell’universo è Kara (Il vuoto) e quindi il vuoto è esso stesso forma”.

Gemme n° 341

scrivere

La gemma di B. (classe quarta) è consistita nella lettura di un brano di cui purtroppo ha perso ogni traccia prima di potermelo inviare per riportarlo qui sul blog. Sono rimaste le cose dette in classe: “Le parole che ho fatto leggere al prof le ho scritte io, sono parte di uno dei miei racconti. La mia passione è scrivere; penso che qui il messaggio sia bello, anche nella difficoltà delle cose da affrontare. Penso sia importante avere sempre delle cose, anche piccole e banali, che ci facciano stare bene. Anche io devo imparare a farlo e scrivere mi aiuta in questo.”
Due citazioni, secondo me bellissime, a commento di questa gemma di B. (classe quarta):
La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità.” Charles Bukowski, Hollywood, Hollywood!
Scrivere è un po’ come fare i minatori di se stessi: si attinge a quello che si ha dentro, se si è sinceri non si bada al rischio di farsi crollare tutto addosso.” Andrea De Carlo, Due di due

La gente ballava, sorrideva, era felice

Max è un sacerdote passionista che ho conosciuto sul web. Poche ore fa sul suo profilo fb ha scritto: “Domenica scorsa all’omelia ho parlato di questa intervista, la testimonianza della band che suonava al Bataclan di Parigi la sera della strage. Per far capire cosa vuol dire “responsabilità”, sentirsi chiamati a rispondere ai bisogni degli altri, ad agire immediatamente per il bene di tutti. Ragazzi che hanno preferito rimanere con i loro amici feriti anziché scappare e salvarsi la vita, facendo da scudo con i loro corpi, andando incontro alla morte. La testimonianza è drammatica. Bisognerebbe farla vedere nei licei, nelle scuole.” Ho allora deciso di dare voce al suo desiderio: ecco l’articolo di Paolo Vites da Il Sussidiario e il video tratto da Youtube.

“Vorrei mettermi in ginocchio davanti ai genitori dei ragazzi morti quella notte” dice tra le lacrime Josh Homme, uno dei fondatori degli Eagles of Death Metal che quella sera della strage al Bataclan non era andato a Parigi con il suo gruppo. “Vorrei dire loro sono a vostra disposizione per qualunque cosa, perché davanti a quello che è successo che cosa puoi dire a chi ha perso i propri figli, la moglie, i fratelli? Non ci sono parole e forse è giusto che non ci siano” aggiunge Homme. Gli Eagles of Death Metal dopo un comunicato ufficiale hanno rilasciato adesso la prima testimonianza al sito americano Vice, una lunga video intervista di circa mezz’ora in cui raccontano quello che hanno vissuto quella notte. Visibilmente ancora scioccati, spesso scoppiano in lacrime, si tengono stretti fra loro, posano il capo sulle spalle dell’altro mentre raccontano l’orrore che hanno vissuto. Uno di loro ad esempio si era nascosto in un camerino insieme a molti membri del pubblico. Una ragazza, dice, era ferita gravemente e perdeva molto sangue. In due cercavano di fermare l’emorragia mentre un altro ragazzo aveva trovato nel frigo una bottiglia di champagne che doveva servire per i festeggiamenti del dopo concerto e la brandiva in mano, l’unica arma che avessero per difendersi, mentre sentivano i colpi d’arma da fuoco nel corridoio fuori della porta. Il chitarrista della band commenta: “Voglio dire a chi ama la musica rock e a chi non la ama: stiamo insieme. Io sono qui, sono sopravvissuto e stasera potrò tornare a casa da mio figlio. La musica rock mi ha dato un lavoro, una casa, una famiglia. Ma adesso non posso più far finta di niente, voglio che tutti sappiano che la vita è una cosa meravigliosa. Essere vivi”. Vogliamo tornare a Parigi, aggiunge, ed essere i primi a suonare al Bataclan quando riaprirà. Diversi giornali italiani all’indomani della strage avevano detto che i musicisti erano fuggiti ai primi spari abbandonando i loro fan: questo video dimostra che non è vero. Raccontano nei dettagli quei momenti insieme al pubblico, cercando vie d’uscita, soccorrendosi gli uni con gli altri, facendosi forza. Qualcuno in certa area cattolica ha anche detto che questo è un gruppo satanista che stava invocando il diavolo quando sono arrivati i terroristi, a causa del brano che stavano suonando, Kiss the Devil. Gli EODM sono un gruppo invece che fa la parodia proprio di quel genere di gruppi, li prende in giro: “Quella sera la gente ballava, sorrideva, era felice” racconta uno di loro. Proprio come succede con la vera musica rock. Satana non piange. Gli EODM in questo video invece piangono a lungo. Consigliamo a certi personaggi di guardarselo con attenzione. “Ci siamo dentro tutti in questa cosa, portiamo nel nostro cuore tutti i nostri amici francesi, vogliamo loro bene, e senza di loro non saremmo sopravvissuti” concludono.”

Sulla misericordia

scagli

A breve si inaugurerà il Giubileo della Misericordia. L’altro giorno in una prima mi è stato chiesto che cosa sia. Ho risposto brevemente in classe e rimando a questo link per un’informazione ulteriore. Qui invece mi concentro sul tema della misericordia attraverso questa bell’intervista di Giovanni Ferrò a Enzo Bianchi, tratta dal sito di Credere.

Barba bianca e occhi chiari penetranti, fratel Enzo Bianchi è come ti immagini dovessero essere gli antichi padri della Chiesa. Il suo volto è ormai noto anche al grande pubblico: il fondatore della Comunità di Bose è uno scrittore di successo e ospite richiesto (spesso invano) dalle più importanti trasmissioni televisive. Prima di ogni cosa, però, Enzo è un monaco che, da cinquant’anni, vive la sua scelta radicale di vita cristiana insieme ai fratelli e sorelle di Bose sulla Serra morenica di Ivrea, in Piemonte. A lui Credere ha chiesto di spiegare il senso spirituale dell’anno giubilare ormai alle porte.
Misericordia è un termine che sembrava dimenticato e che ora è tornato familiare. enzo-bianchiQual è il suo significato profondo?
«Letteralmente vuol dire “un cuore per i miseri”. Dunque è il sentimento di vicinanza a chi è in difficoltà, il lasciarsi toccare visceralmente da quelli che sono nella sofferenza. Per questo nella Bibbia la parola misericordia è soprattutto un sentimento materno, quello che la donna prova portando il figlio dentro il suo seno. Non a caso, mentre in latino la parola fa riferimento al cuore, in ebraico fa riferimento alle viscere. Non dimentichiamo, poi, che l’unico nome che Dio ci ha consegnato, fin dai tempi di Mosè, è “il misericordioso, il compassionevole”. Detto questo, però, la misericordia è un sentimento profondamente umano, prima ancora che religioso. Davanti alla sofferenza, ogni uomo e ogni donna sono presi alle viscere, provano una commozione che dice loro: questo non è giusto. E sentono il bisogno di fare qualcosa. Misericordia, dunque, è compassione, tenerezza, amore».
Quali sono, per i cristiani, le conseguenze di questo Dio di misericordia?
«Nel nostro Dio, la misericordia prevale quasi sulla giustizia. Ne è la sostanza. E quando Dio si mette in rapporto con l’uomo, il suo amore diventa misericordia in azione. Noi cristiani siamo coscienti di essere destinatari e beneficiari della misericordia divina. E di conseguenza siamo spinti ancora di più a dare concretezza a questo impulso molto umano che ci abita. Tanto è vero che Gesù ha potuto trasformare il comandamento dell’Antico Testamento “siate santi, perché Io sono santo”, in “siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro che è nei cieli”. Per questo la misericordia è il cuore della nostra fede».
Nel Vangelo, la misericordia di Gesù è anche motivo di scandalo…
«Sì, la misericordia scandalizza. È per questo che Gesù è stato messo in croce, non perché violava la Legge dell’Antico Testamento né la legge romana. Gesù era un ebreo molto osservante della Legge, però i suoi atteggiamenti di misericordia scandalizzavano: si sedeva a tavola con le prostitute e i peccatori, si fermava a dormire a casa loro. Nelle parabole, quando racconta l’amore di Dio, la reazione di molti – soprattutto degli uomini religiosi e di coloro che erano deputati a interpretare le Scritture – era: “Ma così è troppo”. Gesù nei peccatori come l’adultera o la prostituta non vede innanzitutto il peccato, ma la sofferenza e la capacità di amore. Non è la conversione dell’uomo che produce la misericordia di Dio, ma il contrario: la misericordia di Dio provoca la conversione dell’uomo. Questa verità di Gesù, rilanciata dal Papa, è motivo di scandalo e di turbamento ancora oggi. Pure nella Chiesa».
Il semplice cristiano Enzo Bianchi quando ha fatto esperienza di misericordia nella sua vita? C’è un momento che ricorda perché l’ha particolarmente segnata?
«Sì, nel 1985. Ho vissuto un periodo di notte spirituale. A un certo punto, però, ho capito che avrei potuto cantare la misericordia anche all’inferno. Da quel momento la mia vita cristiana ha subito un cambiamento. Prima ero zelante, rigorista e severo con me stesso e con gli altri. Dopo quella notte, ho scoperto il volto misericordioso di Dio, che certo conoscevo teoricamente ma che non avevo mai capito così in profondità».
Nell’Anno della misericordia anche la Chiesa è chiamata a convertirsi e riformarsi? E in cosa?
«Penso che il Papa voglia una Chiesa capace di essere ministra di misericordia. Noi cristiani abbiamo ancora troppo la mentalità di Delitto e castigo: c’è il peccato, il delitto; di conseguenza c’è il castigo, la pena. Solo dopo, se c’è una conversione, arriva il perdono. Questa mentalità, però, non è quella del Vangelo: il perdono di Dio viene offerto subito, viene prima e non dopo la conversione. Perché l’uomo da solo non è capace di conversione. Solo l’amore di Dio la rende possibile. E l’amore di Dio non è meritocratico. Noi dobbiamo solo accoglierlo e accettarlo. Questa è la quintessenza del messaggio cristiano. E per la Chiesa vale la stessa cosa: da qui nasce un bisogno di riforma, di cambiamento: certamente prima di tutto dei cuori, ma poi anche delle strutture e delle istituzioni, se non sono più al servizio degli uomini e del Vangelo».
Tante persone si rivolgono a lei e a Bose per consigli spirituali. Oggi da che cosa è ferita la gente e per cosa cerca misericordia?
«Tante persone vengono anche solo per essere ascoltate. In un mondo in cui nessuno ascolta, noi monaci siamo lì per questo: il servizio dell’ascolto. La vita è diventata un duro mestiere e molti fanno fatica a trovare senso. La gente è smarrita e ci chiede una parola. Ci sono coppie in difficoltà nella lunga vicenda del loro amore; giovani che scoprono degli enigmi, delle zone d’ombra nella loro vita. Poi ci sono i malati, che chiedono il perché della loro sofferenza. Questo sovente è il cammino più difficile. E noi monaci dobbiamo restare muti, non abbiamo una risposta: una mano nella mano, una carezza, un abbraccio è tutto ciò che possiamo fare».
Ha un consiglio per vivere questo Giubileo della misericordia come occasione spirituale?
«Uno solo: prima di accedere a confessione, liturgia, tutto quello che giustamente il Giubileo pone come percorso, ciascuno faccia davvero un esame di coscienza e abbia il coraggio di riconoscere le proprie colpe, andando a chiedere perdono a chi ha offeso con parole o azioni. Gesù ce l’ha detto: Dio ci rimette i peccati, ma se noi concretamente facciamo misericordia. Non bastano confessioni e pratiche liturgiche se prima non c’è la volontà di riconoscersi peccatori. Un padre della Chiesa diceva: chi si riconosce peccatore è più grande di uno che risuscita i morti. Se non c’è questa concretezza di conversione nella vita quotidiana, anche il Giubileo rischia di risolversi in semplici riti formali».

Gemme n° 340

GEMMA

Ho portato come gemma D. (una compagna di classe), una persona a cui voglio molto bene. Siamo capitate in banco per caso, e lei da subito si è dimostrata gentile, carina; ha un modo unico di capire le cose, ha sempre battuta pronta, ti tira su il morale pur rispettando la tua luna storta. Non volevo portare una cosa scontata ma particolare; lei per me è speciale, è arrivata all’improvviso, è unica come una persona che si conosce da sempre.” Questa è stata la gemma di A. (classe quarta).
Tienila stretta quest’amicizia, coltivala, custodiscila, proteggila, alimentala. Scriveva Fedro: “Molti gli amici, l’amicizia rara. Socrate s’era fatto una casa così piccola che qualcuno del popolo gli chiese: “Come può un uomo della tua grandezza star pago di sì piccola dimora?”
Oh, piaccia al cielo – gli rispose Socrate – che la possa colmar di amici veri!”

Gemme n° 339

danza

Ho portato due foto, una del 2010 e una del 2015: rappresentano la crescita nel ballo e nella vita. Danzare mi ha fatto crescere: ho conosciuto molte persone e tanti insegnanti e ballerini che mi hanno aiutato a superare le difficoltà. Ho fatto anche amicizie importanti. Ballando riesco a liberarmi, a esprimere le mie emozioni e spero di continuare il più possibile. E ringrazio i miei genitori che mi permettono di farlo e mi sostengono.” Questa è stata la gemma di S. (classe seconda).
Penso che le gemme legate alla danza siano le più numerose, tanto che inizio a far fatica a trovare dei commenti originali. Ma ecco che succede una di quelle cose secondo me meravigliose. Mentre scrivo ascolto musica, una raccolta appena uscita di brani di Mia Martini, Loredana Berté, Patty Pravo e Donatella Rettore. Porgo l’orecchio e resto basito alle parole di Mia Martini che calzano a pennello: “Danza sul velluto sul cristallo del tuo tempo meno bello, e qualcuno con te. Danza sulle ceneri antiche sulle ombre svanite e qualcuno con te. Se il tuo viso da ritratto scompare è che forse stai imparando a camminare. Danza nella tua casa fra le erbe e l’odore d’inverno e qualcuno con te. Danza bella donna piccola donna, distorsione del tempo e qualcuno con te…”. Segni.

Gemme n° 338

Ho scelto come gemma la lettera scritta da uomo francese che ha perso la moglie e scrive per lei e per il figlio. Penso regali la speranza”. Questa la gemma di J. (classe quinta).
E’ stata una delle prime cose che ho letto dopo gli attentati di Parigi e che ho deciso di pubblicare qui sul blog. L’ho fatto perché non tira in ballo posizioni politiche o punti di vista. Parla di interiorità e della singola reazione di quest’uomo che non vuole cedere all’odio. L’immensa Alda Merini scriveva “La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa”. Decidere di non abbandonarsi all’odio è una fatica e un esercizio nei quali credo profondamente, anche se costa sguardi di commiserazione e cenni di presa in giro.

Gemme n° 337

lago

La mia gemma è un quadro dipinto in un pomeriggio d’estate. Avevo ancora in mente questo lago vicino a Elsingen: mi ha trasmesso bellezza ed emozioni e allora voglio anche ringraziare chi mi ha accompagnato in Germania a fare quest’esperienza”. Queste le parole di A. (classe quinta).
Dare spazio alle emozioni vissute in qualsiasi modo, col canto, la pittura, la fotografia, il cinema, il teatro, la danza… “La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto” (Pablo Picasso).