Gemma n° 2413

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una parte molto importante della mia vita, ovvero il gruppo animatori. Sono ormai 3 anni che ne faccio parte e a novembre, con l’entrata dei 2010, siamo arrivati a essere in 60. Ogni anno facciamo molte attività tra cui animazioni alle sagre di paese, il carnevale comunale, e tante altre. Tutte queste attività sono solo delle piccole prove per riuscire ad affrontare la prova finale, il centro estivo. Oltre a tutto questo riusciamo ad organizzare anche delle giornate da passare insieme e fare gruppo. I momenti che preferisco sono sicuramente i pomeriggi d’estate passati a dipingere le scenografie per la festa finale, pomeriggi in cui ci ritroviamo a ridere, scherzare e raccontare storie e momenti divertenti degli anni passati. Come dico spesso, per me questo gruppo è una seconda grande famiglia, con loro mi sento bene e posso sentirmi me stessa” (G. classe seconda).

Gemma n° 2404

“Quest’anno come gemma ho voluto portare un balletto che ho fatto a giugno dell’anno scorso a fine anno accademico della mia scuola di danza. L’anno scorso da febbraio fino ad aprile/ maggio è stato un periodo davvero difficile per me perché a febbraio mi sono rotta i legamenti del ginocchio e mi avevano detto che al 90% non sarei riuscita a ballare a giugno. Ovviamente per fare in modo che il balletto venga bene c’è un enorme preparazione dietro quindi ero partita davvero demoralizzata. A febbraio ho iniziato a fare riabilitazione in modo da riuscire a farcela anche se sembrava davvero difficile. Alla fine sono riuscita a ballare piena di antidolorifici, ci tenevo davvero moltissimo a ballare questa coreografia perché la canzone è la mia preferita e ha un significato davvero profondo. Inoltre sarebbe stato l’ultimo balletto come gruppo in quanto una mia compagna di corso si è trasferita in Messico e un’altra mia compagna è in Repubblica Ceca in questo momento” (A. classe quarta).

Gemma n° 2398

“Quest’anno ho deciso di portare come gemma i miei migliori amici: E., V., E. e L.
E. è una delle mie amiche più care dalle elementari, E. dalla terza media, mentre con L. e V. ho legato soprattutto durante gli ultimi due anni di superiori.
Forse all’inizio nemmeno me lo aspettavo che avremmo legato così tanto in questi anni, e invece alla fine abbiamo creato il nostro bel gruppetto che continua a resistere con lo stesso nome da ormai tre anni.
Nonostante io li veda praticamente ogni giorno (forse anche troppo), non dico mai quanto effettivamente io tenga a loro e quanto mi siano d’aiuto.
Per questo motivo li ho scelti come mia gemma per questo quarto anno, perché alla fine sono proprio loro che rendono le mie giornate scolastiche un po’ più leggere e meno faticose” (B. classe quarta).

Gemma n° 2341

“Quest’anno ho pensato tanto a cosa portare come gemma, alla fine ho deciso di portare il mio gruppo di amiche: anche se può sembrare banale, non lo è affatto.
Dalla terza media, io e le mie amiche abbiamo creato questo gruppo, in cui siamo in otto.
Siamo tutte e otto l’una più diversa dall’altra: intendo che non abbiamo veramente neanche una cosa in comune, eppure, non avrei mai potuto trovare amiche migliori di quelle che ho.
Noi ci conosciamo dall’asilo ma solo in terza media abbiamo ufficialmente creato il nostro gruppo, che noi chiamiamo “Fight club”, come il film.
Non avrei veramente mai pensato di poter avere un gruppo di amiche così bello e unito.
Purtroppo, anche se viviamo nello stesso paese, durante l’anno scolastico è più difficile trovare un giorno dove riusciamo tutte a vederci, ma bene o male ce la facciamo sempre.
Con loro posso essere spensierata e tranquilla, nessuna si sente giudicata perché ci difendiamo sempre a vicenda. Quando siamo insieme ridiamo, scherziamo, piangiamo, ci divertiamo, facciamo discorsi stupidi  ma a volte anche filosofici.
A parole mi è veramente difficile spiegare quanto bene voglia ad ognuna di loro perché è un sentimento così grande che è impossibile da spiegare.
Spesso parliamo del futuro. Tutti quelli che conosciamo pensavano che dopo un anno avremmo litigato e che il nostro gruppo non sarebbe durato, invece siamo ancora insieme e in questo periodo siamo più unite che mai.
Spero con tutto il cuore che il nostro legame continui sempre a rimanere così.
Mi chiedo sempre cosa farei senza di loro e penso a quanto sia fortunata ad averle”.
(E. classe terza).

Gemma n° 2298

“Gli anni scorsi quando dovevo pensare a cosa portare come gemma c’erano mille indecisioni, quell’“oddio, cosa porto?”, ma quest’anno non ci sono state esitazioni.
Quest’anno è l’ultimo anno di un percorso che abbiamo affrontato insieme in cui ci siamo sempre aiutati e sostenuti in qualsiasi momento.
Mi ritengo veramente fortunata a far parte di questa meravigliosa classe che, nonostante il mio carattere riservato che mi porta a chiudermi in me stessa, mi ha compreso e sempre fatta sentire parte del gruppo.
Alle volte sono consapevole di sembrare un po’ distaccata, per questo motivo volevo farvi sapere quanto siete importanti per me, insieme abbiamo passato dei momenti speciali che porterò sempre con me.
Per questo, oggi la mia gemma siete voi”.
(L. classe quinta).

Gemma n° 2221

“Ho pensato molto a che oggetto o fotografia portare quest’anno, ma nessuno mi convinceva completamente, nessuno mi faceva dire “questa è proprio la mia gemma!” Allora come mia ultima gemma del liceo ho deciso di portare la mia classe.
Mi sento enormemente grata di essermi trovata in una classe dove posso essere me stessa senza vergogna e senza sentirmi giudicata, accerchiata da amore e sostegno reciproco.
L’anno scorso è stato uno dei più duri della mia vita e grazie ai miei compagni di classe e alcuni professori sono riuscita a venirne fuori, trovando nella scuola e tra le mura della mia aula un angolo sicuro dove rifugiarmi quando soffrivo.
Mi ritengo fortunata, perché so che non tutti si sentono bene nella classe in cui si trovano e la scuola a quel punto diventa un incubo. Io nel mio cuore porto tutti i miei compagni, dal primo all’ultimo, e mi auguro di avere per sempre questo bel ricordo di loro e degli anni che abbiamo passato insieme. Quando da grande parlerò del liceo, sicuramente la prima cosa che mi verrà in mente sarà il tempo prezioso passato con loro e, da brava sensibilona quale sono, sicuramente mi scenderà una lacrima” (G. classe quinta).

Gemma n° 2048

“In questi ultimi anni ho veramente capito che la cosa che voglio portare avanti e continuare nella vita è decisamente la danza. Penso che negli ultimi tempi, e soprattutto durante la pandemia sia stata la cosa che, nonostante tutto, è riuscita a farmi andare avanti. Quando ballo non mi sento giudicata anche se magari lo sono. Riesco a sfogarmi e a buttare fuori tutte le energie negative che dominano quel giorno. Per fortuna ho questo tipo di sfogo ogni giorno. A danza c’è un bel clima, non di competizione ma di divertimento. Facciamo danza perché ci piace e non perché vogliamo essere migliori uno dell’altro. Poi magari prenderemo strade diverse perché siamo persone diverse ma ora come ora è la danza che ci lega. Spero di poter intraprendere questo percorso perché è veramente l’unica cosa che mi ha SEMPRE fatto stare bene. Grazie danza!” (M. classe terza).

Gemma n° 2047

“Ho deciso di portare “Someone to Stay” come gemma perché è una canzone molto importante per me, che mi ha accompagnato sia in momenti felici sia in quelli tristi. È la canzone che mi lega al mio gruppo di danza, soprattutto per la frase ripetuta varie volte nel testo “We all need someone to say” (Abbiamo tutti bisogno di qualcuno che rimanga). Io e il mio gruppo ci consideriamo come una seconda famiglia, ci siamo sempre l’uno per l’altro, un luogo dove ti puoi aprire a 360 gradi, senza avere paura di essere giudicato, dove puoi piangere, sfogarti, ma anche condividere la tua felicità e le tue “vittorie”. Venerdì scorso io e il mio gruppo abbiamo dovuto salutare T. (un mio compagno di danza) perché si è trasferito a Roma per frequentare il “Balletto di Roma” e il suo percorso durerà 4 anni. Venerdì è stato un giorno molto difficile per me perché T. è una delle poche persone vere che ho incontrato e che posso ritenere un AMICO. T., nel mio gruppo era il punto di riferimento, che ti dava la carica per affrontare al meglio la lezione, e c’era sempre per te quando avevi un problema o semplicemente per parlare e sfogarti. Venerdì per salutarlo abbiamo ballato questa canzone, un momento bellissimo che porterò sempre nel mio cuore.
Ho voluto raccontare questo “episodio” perché raccoglie, come ho detto all’inizio, tristezza e felicità: tristezza per averlo salutato e felicità per lui che sta realizzando il suo sogno” (A. classe terza).

Gemma n° 2039

“Come gemma ho scelto la mia divisa. Più precisamente, la mia prima divisa.
L’ho portata perché rappresenta una grande parte di me, rappresenta chi sono e cosa faccio. Risale a 6 anni fa, quando ho iniziato il mio primo vero e proprio campionato. Da lì, era iniziata la mia carriera.
Con questa divisa ho vissuto molti momenti importanti, dal finire primi in classifica nel minibasket 5 anni fa, a perdere di un solo punto le finali regionali l’anno scorso. Solo guardandola, penso a quanto siano fantastici i miei compagni di squadra e il mio coach. Con loro ho imparato molto, veramente molto, e abbiamo un legame di squadra unico. Non ringrazierò mai abbastanza il me stesso del passato per aver scelto la mia squadra e non un’altra, per aver scelto la squadra che quest’anno ci porta al livello di competitività più alto che ci sia.
Conserverò per sempre questa divisa perché conserva dei ricordi indimenticabili” (F. classe prima)

Gemma n° 2035

“La gemma che ho deciso di condividere non è la maglia che si vede in foto, bensì le persone che ne indossano una: il mio gruppo di danza. 
Questo era un capo del nostro outfit il giorno in cui abbiamo partecipato allo spettacolo di fine anno della nostra scuola di danza e ho deciso di portarlo perché mi fa riaffiorare alla mente molti ricordi condivisi con persone a dir poco stupende, da cui ho e sto tuttora imparando molto. La mia gemma consiste nel ricordo indelebile dei miei amici che ormai considero come una seconda famiglia e dell’insegnante che avevamo in quel periodo, alla quale sono riconoscente per avermi insegnato parte delle cose che mi rendono la ballerina che sono. Concludo dicendo che sono grata ad ognuno di loro per le risate condivise, le esperienze affrontate durante gli anni e per il tempo che passeremo ancora insieme” (M. classe terza).

Gemma n° 1909

“Quest’anno ho trovato la mia Gemma con largo anticipo, precisamente, il primo dicembre 2021. Era una giornata normalissima, ero appena tornata da scuola e stavo pranzando da sola quando ho deciso di aprire Netflix e guardare un episodio di una delle mie serie tv preferite mentre mangiavo.
Ho guardato l’Episodio 14 della terza stagione di Chicago Fire, in cui viene organizzata una festa “luau” di tradizione Hawaiana per uno dei personaggi. Questo decide di dedicare un discorso a tutti i presenti. Questo discorso viene fatto per un motivo che non vi svelerò in caso vogliate guardare la serie, ed ha un impatto fortissimo sui presenti per ragioni che non vi svelerò sempre per lo stesso motivo. Ho deciso di portarlo come gemma perché in quel momento avevo veramente bisogno di sentirmi dire qualcosa del genere, e spero possa servire anche a voi.”

La sequenza proposta da M. (classe quinta) non si trova su Youtube e quindi non posso pubblicarla sul blog. Riporto però le parole del discorso:
“C’è un motto hawaiano per gli uomini che pagaiavano in canoa. È passato molto tempo, potrei pronunciarlo male, ma dice così:
`Olelo No`eau 
Uniti andiamo avanti
È un augurio che facevo ai miei colleghi poliziotti ogni anno al luau e ora lo faccio anche a voi. Per tutto quello che affrontate, che dovete gestire e le persone che avete perso. Non si può agire da soli. Uniti, andiamo avanti”
.
Harry Parker era un famoso allenatore di canottaggio di Harvard e disse “Ciò che rende unico il canottaggio è questa totale dipendenza l’uno dall’altro: nessuno può far andare più veloce la barca da solo; d’altra parte, un componente può rallentare di molto. Quindi i vogatori imparano davvero a fidarsi l’un l’altro, dipendono l’uno dall’altro in un modo piuttosto unico”. Trovo molta affinità tra le due frasi, utili per riflettere sul senso di gruppo, sullo spirito di squadra.

Gemma n° 1908

“La mia gemma è il campetto, il luogo di ritrovo per le partite di calcetto e di basket e per parlare o ascoltare musica con gli amici. In estate è appuntamento quotidiano e importante soprattutto perché il campetto porta il nome di mio zio che è morto da giovanissimo a causa di una malattia e che il paese ha voluto ricordare in questo modo”.

Non ho potuto fare a meno di pensare alla mia adolescenza mentre ascoltavo le parole di E. (classe seconda), a quegli interi pomeriggi passati a correre dietro ad un pallone su un campetto di cemento (quello nella foto): a inizio giugno avevamo già un’abbronzatura da agosto inoltrato e la parola stanchezza non era parte del nostro vocabolario. Ora sono qui seduto al pc e sorrido ripensando a quegli anni: che fortunato che sono stato!

Gemma n° 1895

“Questa borsa ce la siamo scambiata all’interno della classe delle medie, alla fine di un percorso importante. Anche se a causa del Covid tante cose non le abbiamo potute fare, eravamo una classe unita, non solo come compagni di classe ma anche come amici; abbiamo fatto diverse uscite e ancora ci scriviamo e ci troviamo. Questa borsa è un ricordo di quei tre anni e abbiamo scritto “Dalle capre della 3^A” perché la nostra professoressa di lettere ci chiamava sempre capre: questo è un ricordo anche di lei, una prof amata da tutti”.

Ho giocato a calcio, a basket e a pallavolo, tutti sport di squadra. Un ex allenatore di basket NBA, molto vincente tra Chicago e Los Angeles, Phil Jackson, ha detto delle parole che commentano bene la gemma di E. (classe prima): “La forza della squadra è ogni singolo membro. La forza di ogni membro è la squadra.”

Gemma n° 1879

“Ho portato Amici di Massimo Pericolo: me l’ha fatta scoprire un mio amico quest’estate e quindi mi ricorda quello che abbiamo fatto io e lui”.

Così ha motivato la sua scelta T. (classe prima). Prendo da Wegather un interessante commento al pezzo:
“Amici” è l’ultima traccia dell’album “Scialla Semper” di Massimo Pericolo, pubblicato nel 2019. Racconta di una festa e, da come si può intuire dal titolo, dei suoi più cari amici. All’inizio della canzone lo vediamo un po’ riluttante ad andare a questa festa. Capiamo quanto ne sia interessato: “anche se insistono non ci vengo alla festa di questo neanche fosse la festa di Cristo e poi no”. Però alla fine cede alle insistenze degli amici, che lo accompagnano in macchina. Qui cambia lo scenario. Infatti ci troviamo in viaggio per le strade di provincia. Tra un bicchiere e l’altro, Massimo Pericolo inizia a pensare alle cose che gli erano mancate quando era dentro e soprattutto alle cose che gli erano mancate quand’era bambino: “e ‘sto borghese ha una villa solo per vacanza, io che sognavo soltanto una stanza”.
Ritorna continuamente il tema degli amici, com’è ovvio. Però qui son considerati come un’ancora di salvezza e, cosa ancor più importante, solo con loro lui riesce a svuotare la mente dai pensieri opprimenti. Si sente tanto felice che sarebbe disposto a morire anche in quel momento, perché non ha mai provato con nessun altro la spensieratezza che, invece, è sempre presente quand’è con i suoi amici. Questo sentirsi parte considerata e apprezzata di un gruppo e il gridarlo a squarciagola nella sua canzone fa saltare ancor di più all’occhio la differenza che c’è tra i suoi due mondi: gli amici e la società.
Sarebbe interessante soffermarsi su alcune frasi della canzone che, a mio parere, sono molto efficaci e dirette, da cui possiamo capire qualcosa della sua vita. La prima frase che mi ha fatto riflettere è “Con la sensazione di essere un peso”, a inizio canzone. Da queste semplici, comuni, strautilizzate parole capiamo già a primo impatto che Massimo Pericolo non è così contento all’inizio di farsi venire a prendere in macchina dai suoi amici. Pensa che in qualche modo per loro possa essere un fastidio passare a prenderlo. Però questo momento un po’ malinconico va via subito e ce ne accorgiamo quando dice “Ma dai, siamo amici da un secolo”. Considerando questo si rasserena, perché gli amici di una vita mai potrebbero ritenerti un peso.
Un’altra frase è “Io che sognavo soltanto una stanza”. La comprendiamo maggiormente se accostiamo a questa altre frasi come “Noi uniti da sempre dai sogni, senza soldi né grandi bisogni” e “Chi senza la tipa chi senza il papà”. Ecco, qui sta racchiudendo in due parole tutto il suo trascorso: vedendo una villa durante il viaggio per andare alla festa, gli viene in mente che, a differenza del proprietario di quella bella casa, lui non poteva permettersi di avere una camera tutta per sé, ma doveva condividerla con sua madre. Poi, ripensando ai momenti, anni addietro, passati con gli amici, fa riferimento ai soldi che mancavano e allude, infine, all’assenza del padre e/o di un modello maschile da seguire.
Inoltre quando dice “E non mi ero mai sentito così, come se nessuno c’ha tutto e io sì”, afferma nel presente, con ancora più decisione, la contentezza che prova con gli amici rispetto ai momenti in cui la tristezza era solita a impadronirsi di lui.
Il divario che c’è tra il mondo degli amici e quello della società è talmente ampio che l’uno si contrappone all’altro, “Che questo vedere più chiare le cose andrà via con la notte, accecato dal sole”. Dove la società in generale è abituata a considerare e valutare le cose alla luce del sole, lui e i suoi amici riescono a farlo solamente sotto la luce della luna, cioè in una maniera completamente opposta e assolutamente inconciliabile alla prima.
Questa avversione e ostilità nei confronti della società si può molto probabilmente ricondurre alla difficile adolescenza e al ruolo quasi totalmente assente di figure familiari, eccetto i nonni, come lui stesso ammette in quasi tutti i suoi brani. In 7 Miliardi lo vediamo mentre sfoga tutta la sua rabbia, esprimendo tutti i suoi pensieri e le sue critiche verso la società, portandole all’eccesso. Invece in Amici si concentra sull’altro mondo, quello che preferisce, quello che lo aiuta e accoglie, lasciando da parte quello che lo ha respinto e da cui non può trarre alcuna utilità.
In questa canzone, che racconta un pezzo felice di vita, avviene la completa sostituzione degli amici alla famiglia. Infatti gli amici per Massimo Pericolo non sono solo come una seconda famiglia ma diventano la vera e propria famiglia che non ha mai avuto. Amici è un monito a non abbattersi mai di fronte alle sconfitte della vita, ma a trovare sempre il modo di superare le difficoltà e soprattutto “Noi non faremo l’errore come fanno le altre persone di far sempre la scelta più giusta invece di quella migliore”.

Gemma n° 1854

“Ho scelto i miei guanti da portiere perché sono il materiale più importante per un portiere, appunto. Per il centrocampista il materiale più importante sono gli scarpini; per un portiere avere un buon paio di guanti è d’oro. Quei guanti ce li ho dall’anno scorso e ho parato tanto. Inoltre li ho anche prestati un paio di volte ad un amico che aveva solo quelli da allenamento e che non erano neppure ben messi. Tra portieri ci si aiuta sempre. Pertanto per me sono molto importanti perché simboleggiano un’amicizia e perché sono un materiale fondamentale per un portiere”
Io lo ricordo come attaccante del Real Madrid di quando ero ragazzino, a metà anni ‘80, e dell’Argentina campione del mondo in Messico: Jorge Valdano. Poi è diventato un dirigente sportivo e un allenatore e ha scritto anche dei libri. M. (classe prima). Lascio a lui il ruolo di commentare la gemma di M. (classe prima): “Il portiere dei campioni è l’uomo solo che aspetta. Ha lunghi minuti di contemplazione, ma non può concedersi il lusso della distrazione. E’ spettatore, ma con occhi da protagonista, felino che ha bisogno di pazienza. Compare così poco sulla scena che si notano molto di più le sue incertezze. Decine di minuti a ruminare l’ultimo errore senza potersi vendicare fino a quando, in un istante non scelto, gli si presenta il nuovo, impegnativo compito”.

Gemme n° 425

gruppo

Questa è una foto con parte del mio gruppo animatori dell’anno scorso: siamo più di 40, e loro sono come una seconda famiglia. Sono entrata l’anno scorso anche se li conoscevo già da tempo come “animata”. Ci vediamo circa 4 volte alla settimana e sono nate amicizie importanti per me”. Questa la gemma di V. (classe seconda).
La formazione con un gruppo affiatato è stata una delle cose positive che hanno segnato la mia giovinezza, una di quelle che mi porto ancora nel cuore.

Gemme n°409

IMG-20160226-WA0019 (2)

Ho portato come gemma la foto della squadra: beh, forse è un po’ scontato, ma per me rappresenta un tesoro perché lì siamo tutti fratelli, condividiamo vittorie e sconfitte. Viviamo insieme le fatiche e superiamo tutto anche se a volte è difficile, soprattutto quando giochiamo contro squadre più forti: sono le volte in cui si tratta di mandare in campo il cuore. E’ bello il legame che si forma anche con l’allenatore e le altre persone che aiutano: è come una grande famiglia. I fratelli che mi sono mancati li ho trovati in questo gruppo.” Questa è stata la gemma di R. (classe seconda).
Gioco a pallavolo e ho sempre ammirato l’allenatore che ha portato in alto la nazionale italiana maschile, Julio Velasco. Ecco, in questo video spiega la differenza tra gruppo e squadra…

Gemme n° 399

20160203_081948 (1).jpg

Ho portato come gemma due foto che sono molto importanti perché segnano l’inizio e l’attuale punto d’arrivo del mio percorso scout. Nella prima sono nelle coccinelle al primo volo estivo (3-4 giorni in montagna). La ragazza in alto era la capo che ci ha regalato la foto perché lei sarebbe andata via. La seconda foto è con la squadriglia la scorsa estate durante il campo. La squadriglia è per me fondamentale perché siamo come delle vere sorelle: non ci sono segreti, ci raccontiamo tutto, si passa tutto il tempo insieme, si cresce molto (ci sono molti litigi durante questi giorni; nei primi 4 anni, ad esempio ho litigato molto con la caposquadriglia, ma mi ricordo anche i momenti indimenticabili soprattutto nell’ultimo anno in cui invece abbiamo legato tanto). Le amicizie che si sono formate sono tra le più profonde e importanti che ho; abbiamo affrontato insieme i problemi aiutandoci nelle difficoltà, anche nel semplice fatto di rispettare gli impegni del sabato e della domenica. Quest’anno l’ho iniziato con tanta gioia ed entusiasmo e un po’ mi dispiace passare nel gruppo più grande il prossimo anno. Ho anche portato una canzone dei The Sun. Sabato sera ero alla loro testimonianza-concerto. Sono in 4 e 2 di loro hanno fatto un percorso difficoltoso senza vedere il senso del limite. Il leader ha avuto grande cambiamento frequentando la chiesa e ha testimoniato la sua esperienza; gli altri hanno deciso di aiutarlo. La canzone è “Strada in salita”, e soprattutto il ritornello mi ha colpito: “Voglio un sogno e voglio un senso, voglio una partita che mi faccia dare il meglio, che questa vita sia la mia strada in salita, che mi possa guidare in ciò che amo e così sia”. Uno che dice così è molto forte e va contro corrente rispetto ad un mondo che propone un modello di strada semplice e comoda.” Questa è stata la gemma di E. (classe seconda).
Stamattina stavo prendendo il caffè nel bar della scuola e stavo parlando con Valentina, che ci lavora. Ci siamo messi a parlare di una nostra passione condivisa, la pallavolo e di quanto siano in crisi, rispetto al passato, gli sport… “E’ che” abbiamo concordato ad un certo punto, “lo sport è sacrificio”. La dimensione del sacrificio mi fa assaporare in maniera diversa il risultato finale, sconfitta o vittoria che sia. Ne ho vinte e ne ho perse di partite, ma ci sono sconfitte che hanno più sapore di alcune vittorie perché la lotta è stata dura e ho lottato dando il meglio di me. “Ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa che ci tocchi per ricordarcelo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l’essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore.” (Aruki Murakami)

Gemme n° 322

catt1 catt2 catt3

Ho portato come gemma il video fatto con alcuni amici della parrocchia che per me sono ragazzi speciali. Con loro non c’è niente che causi tristezza o problemi; ogni volta siamo sulla stessa lunghezza d’onda trovando modo di divertirci grazie alla passione per la musica o per intrattenere i bambini attraverso le attività che facciamo, come questo centro estivo che è occasione per divertirsi e per conoscere se stessi e le proprie potenzialità. Nessuno viene lasciato da parte creando qualcosa per i bimbi ma anche per noi; penso che seguire questa strada sia una delle cose più belle che mi siano capitate.” Questa è stata la gemma di M. (classe quarta) e visto che il video non è ancora on-line pubblico solo tre foto estratte da esso.
Il video è pieno di sorrisi, di divertimento, di gioia. Mi ha riportato indietro con la memoria, alla mia adolescenza e mi ha fatto venire alla mente una frase di George Bernanos: “È la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda, il resto del mondo batte i denti”.