“Sono molto grata di aver trovato delle amiche a scuola che rendano le giornate più divertenti e piacevoli, perché l’ambiente scolastico diventa meno pesante. È un’amicizia che non dimenticherò mai, e con loro ho molti bei ricordi” (A. classe terza).
“Devo essere sincera: mi sono venute molte idee per la mia gemma e ho cambiato idea molte volte ma in fondo sapevo che alla fine avrei portato questa. Come gemma di oggi ho deciso di portare mia nonna. Devo dire che a me viene molto difficile parlare di lei e anche solo a pensare a lei dal semplice fatto che con lei ho un rapporto molto forte e semplicemente speciale. Ma ho deciso di farlo per lei, per tutto quello che ha fatto. Ho scelto lei perché pensavo che si dovesse portare qualcosa che ti fa smuovere qualcosa dentro e che ti faccia commuovere al solo pensiero e per me è così. Mia nonna è la persona più dolce che conosca e fin da quando sono piccola non c’è cosa che lei non abbia fatto per me. Lei ci tiene tanto a me, forse troppo, perché anche solo ad abbracciarmi o solo al pensiero che io debba andare si commuove. Vorrei far provare a tutti la sensazione che si prova ad un suo abbraccio, a una sua carezza: io non mi vorrei sentire in modo diverso e in luogo diverso. Lei, ogni volta che ci vediamo, mi ripete che mi darebbe tutto il suo cuore. Io so che purtroppo la vita non è eterna ed è per questo che anch’io voglio darle qualcosa per ricordarsi di me in futuro, spero il più lontano possibile. Io so che non rimarrò mai sola perché una parte di lei sarà sempre in me e viceversa. Io non riesco a dirle l’immenso bene che le voglio, ma anche in un singolo abbraccio le dimostro e le do tutto quello che ho. Dal covid in poi è stato tutto in salita e lei ha passato momenti non troppo facili e vedevo in lei spegnersi il suo sorriso che mi riservava sempre. E mentre lei superava le sue difficoltà, non c’era momento in cui io non mi preoccupavo per lei e che non piangevo sperando che riprendesse la luce che si portava dentro, che mi illuminava e la illuminava. Probabilmente anche la distanza ha giocato la sua parte ma finalmente ora la rivedo prendere in mano ciò che è rimasto e ricominciare qualcosa di nuovo o qualcosa di perso. Da piccola io vedevo i fatti, ma non vedevo ciò che c’era dietro e solo ora che ho imparato a conoscerla di più ho capito che tutto quello che ho l’ho preso da lei. Se io non avessi avuto la fortuna di avere una nonna così io non sarei minimamente la persona che sono oggi e oggi senza di lei cadrei e non riuscirei più ad alzarmi. Lei per me ha dato tutto, tutto l’amore, la fatica, l’affetto e la passione che aveva e ora è più che giusto che io faccia questo per lei. Ogni volta che sto per mollare penso a lei, a lei che non ha mai mollato per me e quindi neanche io lo farò. Tutte queste cose io le ho trovate dentro una parte di una canzone, a cui inizialmente non facevo caso ma poi ne ho capito il significato. “Parlarti di quello che sento mi sembra impossibile Perché non esistono parole per dirti cosa sei per me Tu mi hai insegnato a ridere Tu mi hai insegnato a piangere L’ho imparato con te che certe volte un fiore cresce anche nelle lacrime Ma non è facile Se non sei con me” Tutto questo per dirti nonna, che sei tutto e ti voglio un bene infinito e all’infinito. (S. classe prima).
“Il significato di questa gemma non risiede tanto nella canzone Kids degli MGMT, quanto nella persona che me l’ha mostrata. Fu mio padre a mostrarlo durante una delle nostre piccole sfide su chi riuscisse a trovare le canzoni più belle. Ogni volta, mio padre mi mostrava proprio questa. Questo mi fa riflettere sul fatto che il legame con i propri genitori si manifesta anche nei piccoli gesti quotidiani”(A. classe terza).
“L’anno scorso ho deciso di portare una canzone, che si potrebbe definire come la colonna sonora della mia vita. Per me è importante non tanto per quanto riguarda il testo, ma perché l’ho ascoltata nei momenti più significativi del mio percorso. Quest’anno ho scelto di portare come gemma il mio cane, che mi è stato a fianco per 10 anni e questo anello con il suo nome. Blue ha sempre fatto parte della mia vita ed è legato ai miei ricordi più felici come a quelli più tristi. Pensare a lui mi fa rivivere un po’ tutta quella che è stata la mia vita, fino ad ora, lasciandomi un sentimento di affetto ed è una cosa che trovo molto bella” (L. classe quinta).
“Quest’anno ero veramente indecisa sulla gemma da portare perché l’anno scorso per me è stato una giostra di emozioni. Per quanto riguarda l’anno scolastico è stato probabilmente il peggiore: avevo totalmente perso me stessa, non mi riconoscevo più, mi ero totalmente dissociata da tutto e da tutti, mi sono autodistrutta; ho vissuto quello che definisco il periodo più buio della mia vita, durante il quale mi sembrava impossibile riuscire a vedere la luce. Mi trascinavo da sola sempre più in fondo, dilaniandomi sempre di più. E poi è arrivata l’estate, la mia salvezza. Quei tre mesi mi hanno guarita ed ora sono riuscita a stare meglio, cosa che un anno fa sembrava impossibile. È proprio per questo che come gemma ho deciso di portare la mia estate 2023, che per me è stato un momento di enorme crescita. Finita la scuola ero veramente sfinita e non vedevo l’ora di potermi finalmente riposare. Ma mia madre, che non sopporta vedermi a casa senza fare nulla, mi ha spinta a fare un’esperienza di volontariato per un paio di settimane. Inizialmente non ero molto felice di ciò, non perché non volessi fare un’esperienza del genere, ma perché ero veramente sfinita. Ho deciso comunque di fare quest’esperienza presso un centro diurno per persone ipovedenti. Durante quelle settimane aiutavo gli altri volontari a riordinare e a pulire e ad organizzare le attività da svolgere con i frequentatori del centro, che erano sia ragazzi che persone più anziane. Una volta terminata ho capito veramente quanto quest’esperienza mi abbia permesso di crescere; sono venuta a contatto con una realtà che prima conoscevo molto poco, e ho capito che ci sono 1000 modi per vedere il mondo e la vista è solo uno di questi. Poi a inizio luglio sono andata come ogni anno dieci giorni in vacanza con i miei genitori: inizialmente avevamo optato per il Portogallo ma poi abbiamo dovuto ripiegare sulla Croazia a causa di alcuni problemi di salute in famiglia; io non ero molto contenta di ciò, poiché non volevo andare al mare. Io ho sempre amato il mare e l’acqua, ma da un po’ di anni non riesco più a viverlo serenamente. In più non mi entusiasmava l’idea di fare una vacanza con i miei perché le ultime non sono andate molto bene, infatti litigavamo e basta. E invece questa vacanza si è rivelata una piacevole sorpresa: dopo anni sono riuscita a godermela per bene, senza discussioni e litigate: erano anni che non vivevo una vacanza così serena. Quando siamo tornati si è aggiunto un nuovo componente alla nostra famiglia. Sono cresciuta con un cane, un piccolo maltese che avevo chiamato Milkie, a cui ero immensamente legata; purtroppo lo scorso novembre è mancato a causa di un tumore e sicuramente questo non mi ha fatto stare meglio, anzi. Mia madre aveva giurato che dopo di lui non avrebbe preso più un cane, ma solo dopo la sua scomparsa ci siamo accorti di quanto la sua presenza era diventata fondamentale nelle nostre vite. È per questo che abbiamo deciso di prendere un’altra maltesina, che abbiamo chiamato Luna: ci ha conquistati fin da subito; non pensavo che dopo Milkie sarei riuscita a legarmi ad un altro cane, ma mi sbagliavo: ad oggi infatti Luna è diventata fondamentale, riesce a strapparmi dei sorrisi ogni giorno, non so come farei senza di lei. Dopo qualche giorno ho vissuto una piccola esperienza insieme alle mie amiche. Durante la primavera avevo visto che a Villa Manin a luglio ci sarebbe stato un piccolo concerto di una band a cui sono molto legata. La band in questione è l’Officina della Camomilla: ho iniziato ad ascoltarli a caso qualche anno fa e mi hanno conquistata fin da subito con le loro canzoni allegre e molto particolari. Questo concerto era decisamente inaspettato, poiché la band si era sciolta molto tempo fa; ma negli ultimi mesi una delle loro canzoni intitolata Un Fiore per Coltello, che tra l’altro è una delle canzoni a cui sono più affezionata in assoluto, è diventata virale e quindi hanno deciso di tornare insieme e di fare dei piccoli live: appena avevo letto la notizia ero al settimo cielo, dovevo assolutamente andarci. Non conoscevo però nessuno che li ascoltasse e non sapevo con chi andare. Alla fine ho “obbligato” le mie amiche ad accompagnarmi ed è stata una serata magica: si respirava un’atmosfera abbastanza intima, infatti non erano presenti moltissime persone, ma è stato magico: eravamo all’aperto, sotto la luce dorata del tramonto, cantando canzoni suonate con la chitarra e altri strumenti molto strani. Sicuramente mi sono divertita molto più delle mie amiche ma alla fine anche loro sono rimaste contente dell’esperienza: in fondo i concerti sono sempre speciali, anche se non si conosce l’artista. Inoltre ero veramente grata perché nonostante loro non ascoltassero la band, hanno deciso di venire lo stesso con me per farmi felice. Una volta tornata sono subito ripartita per passare dei giorni a Lignano con le mie amiche per il compleanno di R. Come l’anno scorso, sono stati dei giorni fantastici, eravamo un gruppo veramente unito. Se la me di quel periodo avesse saputo che quella sarebbe stata la nostra ultima vacanza insieme probabilmente non ci avrebbe mai creduto; ora, nonostante non siamo più unite come prima, però mi piace riguardare a quei momenti con molta felicità e anche un po’ di nostalgia. Poi il 22 luglio è giunto un momento che ho aspettato per anni e anni. Era infatti il giorno del concerto di Harry Styles, a Reggio Emilia, il suo ultimo concerto del Love On Tour. Mi aspettava un lungo viaggio, il viaggio della speranza, iniziato su un treno alle 6 di mattina insieme ad un mio amico; durante questo viaggio è successa anche una cosa abbastanza divertente (anche se un quel momento non era proprio così divertente, anzi): una volta arrivati a Bologna saremmo dovuti salire su un treno per Reggio Emilia e invece siamo saliti su quello per Reggio Calabria; per fortuna ce ne siamo accorti qualche secondo prima che partisse e siamo subito scesi. Siamo corsi a prendere il treno giusto e non appena sono salita ho percepito subito una bella atmosfera: era pieno di persone provenienti da ogni dove, che indossavano vestiti colorati e stravaganti, avevano boa di piume ed erano piene di brillantini. Anche appena scesi dal treno ho visto una marea di colori e piume: era magico. Dopo una lunga attesa trascorsa sotto il sole cocente e sotto la forte grandine improvvisa, parlando e cantando insieme a gente sconosciuta, la band che apriva lo show è salita sul palco: stava iniziando a diventare tutto reale. E poi le luci e la musica si sono spente, a farci luce c’erano solo le stelle e una splendida luna ed eccolo lì, non riuscivo a crederci: sono subito scoppiata a piangere. Non ho mai trovato le parole adatte per descrivere l’affetto che provo verso Harry: è una costante nella mia vita da anni: non importa se sono triste, felice, affranta, serena, io trovo sempre conforto nelle sue parole. Mi ha sempre fatta sentire a casa. Mi sono sentita serena, in pace, come se fossi parte di una grande famiglia, nonostante fossi in mezzo a più di 100 000 persone. 100 000 persone che erano lì per il mio stesso motivo: vedere quella persona che per tutti noi è così importante. Non mi sono mai sentita così bene come quel giorno: per due ore quella sera mi sono dimenticata tutti i problemi, tutte le preoccupazioni e ho cantato, pianto, ballato, come non mai (soprattutto pianto). Ha anche fatto un meraviglioso discorso tutto in italiano, dolci parole che porterò sempre con me. Non scorderò mai la spensieratezza di quella giornata… quanto vorrei poterla rivivere. Poi a fine luglio è iniziata una grandissima avventura: io ancora non lo sapevo ma mi avrebbe stravolto la vita. Avevo infatti deciso di partire da sola per Edimburgo, dove avrei trascorso tre settimane in una famiglia. Inizialmente ero un po’ spaventata, poiché nonostante abbia viaggiato molto e abbia preso molti aerei nella mia vita, non ero mai partita totalmente da sola. Ma mi sono fatta coraggio e nonostante la forte ansia e tutte le preoccupazioni sono partita. Una volta arrivata dopo qualche difficoltà sono riuscita a prendere un taxi che mi avrebbe portato a casa della famiglia che mi avrebbe ospitato. Ero molto agitata per la famiglia, non sapevo bene cosa aspettarmi; e infatti non è iniziata alla grande: la famiglia mi è sembrata subito molto fredda e poco accogliente. Io ero un po’ disperata, non sapevo bene come comportarmi in una situazione così, ero completamente spaesata: mi trovavo totalmente da sola, in un paese a me sconosciuto, a casa di estranei: mai mi sarei immaginata di dirlo, ma volevo tornare a casa. Mi sono fatta coraggio e la notte è passata; il giorno dopo dovevo prendere il bus e andare a scuola, dove avrei frequentato un corso ‘intensivo’ di inglese. Da lì poi tutto è migliorato: non ho avuto problemi con i mezzi, gli insegnanti sembravano splendidi e così anche coloro che frequentavano la scuola. Quella scuola era frequentata da persone di tutte le età provenienti da tutto il mondo; c’erano anche molti ragazzi italiani della mia età che stavano vivendo la mia stessa esperienza. Ho fatto subito amicizia con moltissime persone; in particolare c’era una ragazza che mi ha totalmente stravolto la vita: si chiama S, ha la mia età e vive a Terni. Ho trascorso moltissimo tempo con lei e ciò ha avuto un enorme impatto sulla mia vita e sul modo in cui vedevo le cose; abbiamo legato fin da subito e non mi sarei mai aspettata di affezionarmi così velocemente a qualcuno, è stato veramente speciale. Nonostante ora abbiamo perso un po’ i rapporti, io la porterò sempre nel cuore e difficilmente mi dimenticherò di lei: ne ho incontrate veramente poche di persone così speciali. Quelle tre settimane sono veramente volate: nonostante le lezioni ho avuto molto tempo per visitare Edimburgo e questa città mi ha davvero lasciato un segno indelebile. Fin da subito mi sono sentita a casa, come se io appartenessi a quella città: era come se rispecchiasse la mia personalità. Quando sono dovuta partire ho pianto veramente tanto, questa esperienza mi è entrata nel cuore. Io tendo sempre a svalutarmi (o almeno così dicono), ma mia mamma mi ha fatto capire quanto importante fosse quello che avevo fatto: mi ha spiegato infatti che non tutti riescono a partire totalmente da soli e rimanere in un paese sconosciuto a casa di estranei e riuscire ad adattarsi. Sarò per sempre grata ai miei genitori per avermi permesso di vivere un’avventura del genere. E alla fine è iniziato settembre e si è preso un po’ di spensieratezza che solo l’estate sa donare. Siamo tutti tornati alla nostra routine quotidiana, è iniziata la scuola, i compiti, lo stress e l’ansia, la pioggia e le giornate un po’ grigie. Ma nonostante ciò io quell’estate la porterò sempre nel mio cuore. Ho capito che dovrei vivere la vita con più leggerezza e spensieratezza, perché 17 anni si hanno solo una volta nella vita e bisogna goderseli appieno, perché non ritornano indietro. Tra risate e pianti sono cresciuta, ho imparato ad apprezzare molte cose che prima davo per scontate e ho anche imparato a credere un po’ di più in me stessa. Con il ricordo dell’estate inciso nel cuore sono riuscita a iniziare la scuola con più tranquillità e tutt’ora mi sento più serena; sto contando i giorni che mancano all’inizio della prossima estate, nella speranza di vivere altre mille avventure che mi cambieranno e mi segneranno. E come disse Harry Styles in una canzone “we’ll be alright”, perché ce lo meritiamo, noi meritiamo di stare bene. Durante quei mesi sono riuscita a piantare delle radici, da cui sta crescendo una piccola piantina, che diventa ogni giorno più forte, che si lascia piegare ma non abbattere dalle intemperie. Perché i momenti di tristezza e difficoltà sono indispensabili, ma servono soprattutto tanti tanti momenti di spensieratezza e serenità. Ho capito insomma che devo “colorare la mia vita con il caos dei problemi”.” (S. classe quarta).
“Quest’anno ho deciso di portare questa collana che ho preso qualche anno fa in un negozio a Bibione. Ne ho sempre voluta una del genere e quindi quando l’ho vista ho colto l’occasione e anche mia mamma ne ha presa una. L’ho scelta perché appunto mi fa pensare al legame che ho con mia mamma: la mia migliore amica, il mio posto sicuro” (S. classe terza).
“La ricerca della gemma si è rivelata più ardua del previsto. Ho cercato di pensare a qualcosa di fondamentale, di cui non potessi fare a meno, e mi sei subito venuta in mente tu, zia S.. La sia Sa (a lei piace essere chiamata così) é la mia prozia, la sorella della nonna e … la mia amica del cuore. Fin da piccola mi ha accompagnato mano nella mano lungo il percorso chiamato vita ed é stata l’unica che per me c’è sempre stata e sempre ci sarà, l’unica che mi ha sostenuto durante i momenti difficili e mi ha cresciuta strappandomi un sorriso. Lei per me è più di una zia, lei è la mia anima gemella, e sono fermamente convinta che siamo legate da un filo rosso, con un nome solo nostro, invisibile e indissolubile ma che ci rende una cosa sola; e che anche a chilometri di distanza o tra un’eternità, quando saremo perse nell’oscurità, io tirerò un po’ lei tirerà a sua volta, permettendoci di ritrovarci. Io e la zia abbiamo vissuto le medesime esperienze, ci basta uno sguardo per capirci: non c’è forma d’amore più bella. Noi siamo complici, d’altro canto lo siamo sempre state, come quando da piccola senza dirlo a nessuno abbiamo deciso di scappare e andare al mare passando così una giornata che non scorderò mai. Lei ha fatto di tutto per me: ha lasciato il suo lavoro per starmi vicino siccome i miei genitori non potevano, mi asseconda sempre e non mi dice mai di no. Quello mio e della zia è un amore che non si può spiegare a parole e che non è quantificabile. Non so bene cosa ci sia dopo l’infinito ma io la amo più di quello. Le farfalle non riescono a vedere le proprie ali, e in un momento in cui io non vedevo le mie lei ha messo da parte se stessa per farmi brillare. E proprio come una farfalla lei vorrebbe che spiccassi il volo e andassi lontano e, come mi ha insegnato, non importa se cado perché alla fine ci sarà lei a prendermi. In un momento difficile, quando ero sola in un letto di ospedale, mi sentivo persa ma é stata proprio la zia a ricordarmi chi sono. Ecco senza di lei sarei nulla, lei è il mio tutto e, nonostante le litigate, nonostante tutto quello che le ho fatto patire, voglio ringraziarla. E anche se non ci vediamo ogni giorno io la amo ogni giorno incondizionatamente. Penso spesso a quanto io stia diventando grande e come lei mi abbia visto crescere, e ci sia sempre stata dal mio primo respiro. Più il tempo passa e più mi rendo conto che vorrei fermarlo, metterlo in pausa e premere replay, per poter rivivere tutto da capo, ma purtroppo non è possibile. So che il nostro tempo va a diminuire e non ce ne resta ancora molto: voglio vivere ogni secondo con la mia zia innamorata della vita senza sprecarne neanche un attimo. Questa gemma è per lei e per tutto quello che ha fatto per me, io invece spero solo di averle lasciato qualcosa in cambio e di aver fatto qualcosa per lei. Ho scelto un qualcosa che ci legasse, come la musica, come una canzone, ma non una qualsiasi: la nostra canzone. La canzone che appena parte ci guardiamo e iniziamo a cantare a squarciagola, quella canzone che mettiamo sempre appena salite in macchine: Ragazza magica di Jovanotti. Questa canzone mi fa pensare a lei e mi piace vivere nei nostri ricordi e nei bei momenti passati assieme, anche se so che devo andare avanti. Ma so anche che lei non se ne andrà via mai del tutto, e che ovunque andrò un pezzetto di lei sarà sempre con me. Sei scolpita nel mio cuore Zia”. (E. classe prima).
“Cara nonna quest’anno per la gemma ho deciso di parlare di te perché anche se non te lo dico molto spesso in quest’ultimo periodo mi manchi veramente tantissimo. Da quando mi sono trasferita ad Udine, ormai quasi due anni fa, lasciandoti è come se avessi perso un pezzo di me e della mia quotidianità a quasi 600 km di distanza. E quindi ho deciso di dedicare a te questo piccolo spazio dedicato a me durante quest’ora scolastica per ringraziarti e per esserti riconoscente visto che tu, in questi ultimi anni, hai rinunciato a tanto di te per darlo a me. Mi sento in dovere di ringraziarti ma non solo per il tuo ruolo di nonna perché per me tu sei stata molto di più:
sei stata un’amica con cui divertirmi e sfogarmi quando non avevo nessuno con cui farlo
sei stata una spalla su cui piangere quando c’era qualsiasi cosa che non andava anche se era una sciocchezza
sei stata quasi una mamma per me tutte le volte in cui la mia non aveva voglia o non si sentiva abbastanza bene per essere una brava madre, cosa che succedeva la maggior parte delle volte.
Ma sei anche una delle persone più coraggiose che conosco perché ci vuole coraggio a crescere come una figlia una ragazza adolescente, e avendo mia sorella come esempio capisco che calmare una bambina che sta crescendo è veramente un’impresa la maggior parte delle volte. Quindi ti ringrazio veramente tantissimo anche se ogni volta che provo a dirtelo mi dici sempre che non devo farlo e che quello che hai fatto lo hai fatto per il mio bene. Detto questo spero veramente tanto di poter stare con te ancora tanto tempo perché sei stata e sarai sempre una delle persone più importanti della mia vita”. (R. classe quinta).
“Come gemma, siccome è l’ultimo anno, ho deciso di portare una persona; M., la mia collega-coinquilina di Lignano. L’ho conosciuta quest’estate facendo la stagione e penso che sia stata la persona più importante che ho conosciuto in quest’ultimo anno e che mi ha insegnato di più. Quando è arrivata a Lignano a metà luglio abbiamo legato molto in fretta e mi è subito sembrato come se la conoscessi da sempre. Passavamo praticamente 24 ore su 24 insieme e, non si sa bene come, siamo riuscite a non litigare mai. È stato un po’ come se fosse la mia sorella maggiore per 3 mesi. Purtroppo lei fa l’università a Torino e per questo motivo non ci vediamo molto spesso, però ci sentiamo quasi tutti i giorni. Nonostante ciò mi mancano i discorsi in terrazza fino alle 6 del mattino, andare in discoteca in bicicletta, fare pranzo alle 3 di pomeriggio e spettegolare su tutti i clienti. Questa qua è la letterina che mi ha dato l’ultima sera in appartamento” (S. classe quinta).
“Ho pensato tanto a cosa portare come ultima gemma e dopo varie indecisioni ho deciso di dedicarla a mio nonno. Lui non c’è più dal 2012 e ricordo perfettamente quel giorno: ero ad un torneo e una volta tornata a casa i miei genitori mi hanno dato la notizia che mai avrei voluto sentire: il nonno non c’è più. Purtroppo non ho vissuto la stessa infanzia degli altri, difatti avendo perso due nonni non ho potuto sperimentare quel rapporto tra nonno e nipote che vedevo in tutti i miei amici. Tuttavia so che lui mi ha voluto bene e lo so perché proprio per il giorno della mia nascita, lui ha scritto per me una poesia (nella foto sono presenti gli ultimi quattro versi). Nei momenti più difficili io la leggo e so che lui è lì con me, seppur non fisicamente” (E. classe quinta).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una delle cose a cui tengo di più, ovvero l’ultimo cassetto della scrivania. Non propriamente il cassetto ma quello che c’è dentro. Quando avevo 11 anni ho deciso di raccogliere tutti i ricordi in un quadernetto, un semplice quaderno A4 a quadretti. Ricordo la gioia di mettere le cose più piccole lì dentro e riempire il quaderno con foglietti, letterine, inviti di compleanno, post it. Da quel momento questa mia piccola “tradizione” si è accresciuta. Ad oggi non c’è più solo un quaderno come sei anni fa, ma un cassetto intero con libricini, i miei vecchi diari, una scatola piena zeppa di cose come conchiglie, sassolini, bigliettini, regali che ho ricevuto o semplicemente dei fogli sparsi. Tutti questi sono i miei ricordi, anche le cose più piccole, che possono sembrare irrilevanti. Mi piace molto, quella volta ogni due mesi, riaprire il cassetto e ogni volta guardare cosa c’è dentro (come se non me lo ricordassi a memoria) e viaggiare con la mente in tempi anche lontani. Posso dire che le cose contenute in quel cassetto, nell’ultimo cassetto della scrivania, sono le cose (materiali) a cui tengo di più: io sono molto legata al passato in generale in maniera positiva, infatti penso che tutti questi oggetti, questi fogli e questi regali sono ciò che mi hanno resa quello che sono oggi e sono di conseguenza importantissimi in quella che è “la mia piccola storia”, che mi è molto a cuore. Per questo motivo ringrazio ogni giorno la I. di 11 anni per aver iniziato questa piccola ma grande “raccolta”, che è stata iniziata per divertimento ma che ora è diventata parte integrante della mia vita.” (I. classe quarta).
“Mi é andata bene la data della gemma, in quanto si colloca a quasi esattamente un anno da questa gita a Bruxelles che mi/ci ha svoltato la vita. Eravamo già abbastanza legati come classe ma questa gita ci ha fatto diventare compagni di vita. Ho imparato ad apprezzare veramente tanto i compagni di classe, cosa che prima non facevo, e ho tratto da ognuno un insegnamento diverso. Ho conosciuto molti dei loro lati e aspetti del carattere e di come sono loro nella vita quotidiana. D’altronde é stato come vivere assieme per 4 giorni. Abbiamo scoperto di avere molte cose in comune. Ci sono stati malintesi ma questi ultimi ci hanno portato al maturamento. Spero che quando ognuno prenderà la propria strada potremo sempre trovarci in 106 (per pochi)”. (M. classe quarta).
“La gemma che ho portato è un braccialetto che ho preso a Napoli; questo bracciale l’ho regalato anche alle mie amiche come simbolo della nostra amicizia e come ricordo del viaggio che ho fatto a Napoli” (S. classe terza).
“Quest’anno ho portato come gemma delle foto con i miei nonni. Nella prima foto ci sono io da piccola assieme ai miei nonni durante la festa di un mio compleanno che appunto ero solita festeggiare a casa mia nel mio giardino insieme ai parenti più stretti. La seconda invece è una foto del Natale appena passato. Ho deciso di parlare di loro perché hanno ricoperto un ruolo importante nella mia vita. Sono stati il mio papà e la mia mamma, tutto ciò che so l’ho imparato da loro da piccolissima. Ogni volta che vado a trovarli mi vengono in mente tutti i ricordi: quando ero piccola ogni giorno andavo a casa loro che abitano in un paesino piccolissimo, di 4 case, classico paese di contadini. Mi ricordo le passeggiate nei campi con mio nonno, mi raccoglieva le pannocchie e mi diceva “ninine fâs viodi a tô none” e per me era come oro; raccoglievamo i pomodori ciliegina, ci sedevamo per terra in mezzo al campo e li mangiavamo tutti. Grazie a mia nonna ho imparato molte cose. Mi ha insegnato a fare il tiramisù e tuttora “nonna, tu âs fat il tiramisù?” Ogni volta che vado da loro. Ricordo quando lei doveva lavare i vestiti a mano e io la aiutavo lavando i fazzoletti in panno di mio nonno. Ogni settimana mi comprava i gessetti per disegnare sul marciapiede del giardino e giocare a campana con il nonno. Loro hanno i polli e i conigli e ho sempre amato aiutare mia nonna a dar da mangiare e prenderli in braccio. Mi ricordo quando andavamo tutti assieme in bici, perché loro non hanno la patente, nel paese vicino a fare la spesa. I pomeriggi assieme a mio nonno sulle altalene del parchetto”. (I. classe quinta).
“La mia famiglia colleziona ormai da 20 anni Barbie Magia delle Feste ed è diventata una tradizione acquistarle ogni Natale. Fin da piccola ho sempre giocato con le Barbie ed erano uno dei miei giochi preferiti, perché ti permettono di creare infinite storie con le bambole che hai a disposizione. Queste tuttavia, sono da collezione ed è per questo che si trovano ancora nella loro confezione. Non riuscirei ad immaginarmi un Natale senza Barbie Magia delle Feste” (A. classe terza).
“La gemma che ho deciso di portare è una foto con la mia mamma, per me lei è la mia gemma. Ho scelto una foto d’infanzia in cui ci sono io mentre piango e la mia mamma sorridente che simboleggia quanto mi stia sempre vicino e cerchi sempre di farmi sorridere” (G. classe terza).
“La mia gemma quest’anno la dedico ai miei nonni, coloro che mi sono sempre stati accanto durante questo percorso di scuole superiori ma non solo. Loro per me sono uno spiraglio di luce nel buio, sono il mio faro di speranza, la mia spalla su cui piangere e coloro che nonostante tutto, non mi hanno mai giudicata e non mi hanno mai fatto mancare nulla. Tuttavia, come ogni famiglia anche la mia ha i suoi problemi e non sono pochi, ma nonostante queste divergenze nel momento in cui varco la porta d’ingresso di casa loro mi sento avvolta da felicità e sicurezza. Sentire le loro voci dire “Mandi stelute” mi riempie il cuore di gioia, una gioia che non riesco a descrivere a parole. Sì è vero, i miei nonni mi hanno anche un po’ viziata ma è solo una minima parte di ciò che hanno fatto e dato per me e per mio fratello. I ricordi più belli con loro sono le risate, le passeggiate, le battute, i pranzi, le cene, le storie della buonanotte, andare a raccogliere le uova con mio nonno e andare a fare la spesa con mia nonna in bicicletta, cucinare e fare le parole crociate insieme. Personalmente, mi sento la persona più fortunata del mondo se penso ai miei nonni ed al loro amore e auguro a tutti coloro che vengono al mondo di trovare il tesoro che ho trovato io e di custodirlo gelosamente perché i nonni purtroppo non sono eterni e vanno vissuti in ogni momento anche solo per un abbraccio”. (G. classe quinta).
“Oggi ho deciso di portare come gemma mia madre. Insieme abbiamo passato dei momenti molto duri della nostra vita come, per esempio, penso il più importante, la separazione in casa con mio padre. In quegli anni ero piccola e solo poco tempo fa ho capito quanto fosse stata effettivamente forte mia madre e come abbia avuto il coraggio di continuare una sua strada da sola con le sue due figlie accanto. Per me lei è una mia fonte d’ispirazione: anche se molto spesso non andiamo d’accordo e litighiamo, per me lei rimane comunque l’unica persona di cui mi posso fidare al 100%, perché so che lei non mi abbandonerà mai. Quindi se un giorno mi dovessero chiedere: Cosa vorresti diventare da grande? Beh io risponderei sicuramente, come prima cosa, una brava madre come lo è stata lei per me fino ad adesso e come continuerà ad esserlo in futuro” (S. classe seconda).
“Come mia gemma quest’anno ho deciso di portare i miei gioielli. Li porto ogni giorno e non li tolgo mai ed è per questo che non mi accorgo neanche di indossarli. Ognuno di loro mi è stato regalato da una persona diversa e custodisce un ricordo che ho con essa. Indossarli è come portare con me un momento particolare della mia vita e mi fanno sentire sempre legata in qualche modo alla persona in questione anche se questa se ne è andata o non fa più parte della mia vita. A volte mi soffermo a guardarli e ogni volta é come se rivivessi la stessa situazione, della quale mi ricorderò sempre con un sorriso, all’infinito” (G. classe seconda).
“Come gemma quest’anno ho deciso di portare questa foto di me ed una mia amica d’infanzia. In generale mi piace tantissimo riguardare le vecchie foto e i video per rivivere tutti i ricordi passati. Penso che questa foto sia una delle migliori che abbiamo insieme ed è per questo che ci sono molto affezionata. Ogni volta che penso alla mia infanzia mi viene in mente lei, dato che passavamo quasi tutti i giorni insieme a giocare e la consideravo quasi come una sorella. Nonostante oggi non ci vediamo più come una volta perché andiamo in scuole diverse, il nostro rapporto non è mai cambiato. Ogni volta che ci vediamo è come se tornassimo indietro nel tempo. Sono molto felice del fatto che siamo ancora amiche dopo così tanti anni e spero che lo saremo anche in futuro” (S. classe quarta).