Gemma n° 1956

“Come gemma ho deciso di portare i miei pattini. Ho preso questo paio solo recentemente, ma ho iniziato a pattinare quando ero alle elementari. Ci sono stati anni interi nei quali non ho praticato molto, però, in un modo o nell’altro, sia il pattinaggio su ghiaccio che quello su rotelle sono sempre rimasti con me e ci tengo tanto.”

Questa la gemma di G. (classe seconda). La più famosa pattinatrice sul ghiaccio italiana degli ultimi anni, Carolina Kostner, ha detto: “Il pattinaggio è volare e atterrare. Salire e scendere. La vita è sempre così. Ogni giorno che passa devi fare i conti con qualcosa che ti va o non ti va: e devi affrontare tutto, con le lame tra i denti, o sotto i piedi, non importa dove, ma devi essere forte e andare avanti”.

Gemma n° 1785

“Ho portato, come gemma, un video e questa coccarda. La coccarda l’ho vinta all’ultimo concorso fatto prima di tornare a scuola e che mi ha anche risollevato dopo un concorso andato male ad agosto. Ho chiesto al mio istruttore di firmarmela e lui mi ha detto subito di sì. L’ho portata per due motivi. Il primo è il fatto che lui l’abbia firmata: lui è uno che nella vita ha fatto tutto quello che poteva fare e il fatto che abbia preso a cuore di insegnare a noi e di trametterci tante cose che sa è una cosa che mi ha sempre stupito. Mi dà una mano in tutto, anche con la scuola e l’università. Il secondo motivo è legato al grande percorso fatto con la mia cavalla, comprata quando aveva 5 anni e ora ne ha 8. All’inizio tutti dicevano che non valeva niente, che era troppo per me, che non ero capace di montarla e che più di 115 non avrebbe saltato. Anche dopo essermi rotta una vertebra molti mi sconsigliavano di montarla; il mio istruttore ha insistito perché continuassi a farlo e sono arrivata ad un risultato che neppure mi aspettavo. Nel video che ho portato si vede il salto di un ostacolo di 130 cm, fatto quest’estate (l’istruttore mi dice di non saltare più di 115 perché non si fida, poi quando ce la faccio mi dice che la cavalla è troppo brava e che non me la merito… In realtà lui sa che ho superato tanti miei limiti perché dopo l’infortunio avevo paura). Per me è stata una grande rivincita aver fatto ciò con questa cavalla!”.

Ecco la gemma di T. (classe quinta). Non sono uno di quelli che pensano che possiamo fare qualsiasi cosa, e che siano sufficienti determinazione e volontà. Credo che siamo fatti sia per superare i limiti, sia “semplicemente” per sfidarli, e magari essere respinti e comprendere quindi per bene quali siano. Fermarsi troppo presto, prima ancora di provare a superarli, penso che comporti un rischio sintetizzato in una frase de Il barone rampante di Italo Calvino: “Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori!”.

Amu, mare

La settimana scorsa ho scattato questa foto a Mariasole. Stava correndo in leggera salita. Ieri, guardando la foto, la nonna le ha chiesto “Cosa c’è laggiù?” indicando l’orizzonte, e lei ha risposto “Amu”, il suo modo di dire “Mare”. Ma quando correva Mariasole non lo sapeva, non sapeva che dopo la salita e oltre la balaustra ci sarebbe stato qualcosa di bellissimo e che lei ama tanto. E lo sguardo meravigliato di un bimbo quando viene sorpreso dall’inaspettato, dall’inatteso, dal sorprendente, dal bello, è qualcosa di unico perché è senza filtri, senza finzioni, senza freni: è gioia pura. Ed è contagioso! Perché ne vieni colpito anche tu che hai la fortuna di incrociare quello sguardo. A volte capita di vederlo anche a scuola, anche se molto più raramente. E’ l’espressione che ha in faccia chi dopo la salita, dopo aver superato le varie balaustre, ha colto con lo sguardo il mare, l’orizzonte. Compito mio da insegnante è mostrare le strade, accompagnare, motivare, dare l’idea, smuovere al movimento, far intuire una goccia del mare e poi, perché no?, fare come Sara in questa seconda foto: correre dietro a Mariasole perché non si fiondi in mari troppo pericolosi per lei 😉

Gemme n° 415

Ho ascoltato la prima volta questa canzone qualche anno fa, dopo di che è finita nel dimenticatoio. Due mesi fa l’ho risentita durante un periodo complicato e mi sono soffermata sul suo messaggio, sulla pioggia in un giorno di sole. Le tempeste arrivano quando meno te l’aspetti e ti trovi impreparato e sembra andare tutto male. Penso però che le tempeste alla fine possano servire a insegnarti qualcosa e soprattutto ad apprezzare la calma dopo la tempesta: è bello tenere in considerazione quello che prima, magari, si dava per scontato.” Queste le parole di J. (classe quarta).
Fornisco uno spunto alternativo di un autore secondo me sottovalutato, Pacifico: “Pioggia che mi balli intorno, pioggia cadi su di me sui posti che ho vissuto, che ho visitato, copri le mie tracce il mio passato, il tempo scritto dietro, il mio alfabeto”.

Gemme n° 328

per

Si è avvicinata alla cattedra con una busta in mano L. (classe terza): “Ho portato la lettera di una persona speciale; non voglio leggerla tutta per rispetto nei suoi confronti. Ne riporto solo l’ultima frase, che poi non è sua: “per aspera ad astra”. Quando sono giù la leggo e capisco che non è sbagliato essere in quella condizione, ma può essere necessario per arrivare a un buon risultato; talvolta i sacrifici sono necessari.”
Ultimamente sto leggendo alcune cose di Rainer Maria Rilke e ieri sera mi sono imbattuto proprio in questa frase: “Quando mai si pretenderebbe da un cigno una delle prove destinate al leone? In che modo un brano del destino di un pesce si inserirebbe nel mondo del pipistrello? Pertanto fin da bambino credo di aver pregato soltanto per la mia difficoltà, che mi fosse concessa la mia e non, per errore, quella del falegname, o del cocchiere, o del soldato, perché nella mia difficoltà voglio riconoscermi.”

Gemme n° 135

Questa canzone è stata scritta dal fratello di un ragazzo che era in classe con me: gliel’ha dedicata perché ne sentiva la mancanza. Evidenzia quanto una persona può stare a cuore a un’altra anche dopo tutti gli sbagli che ha fatto.” A queste parole di S. (classe seconda) mi è venuta in mente la frase di Dylan Thomas: “Ha nevicato anche l’anno scorso: ho fatto un pupazzo di neve e mio fratello l’ha buttato giù e io ho buttato giù mio fratello e poi abbiamo preso il tea insieme”.

Gemme n° 98

Ho voluto mostrare questo video perché questo è il mio sport anche se io riesco fare una piccola parte di quello che qui si vede. Si vedono pochi filmati in cui sono le ragazze ad essere protagoniste e ciò mi sprona a continuare e a portare a compimento quello che ho iniziato. Sento di non dovermi arrendere davanti agli ostacoli, non devo aggirarli: essi vanno affrontati insieme alle mie paure. Penso sia una disciplina che aiuti anche nel resto della vita: non si può far finta che gli ostacoli non ci siano. E uno degli aspetti che mi piacciono maggiormente è quello di far sembrare facili le cose difficili.” Così oggi A. (classe seconda) ci ha spiegato cosa significhi per lei il parkour.
Non ho potuto fare a meno di pensare ai tanti film che ho visto con Bruce Lee e Jackie Chan e credo che proprio una frase del primo renda bene la sensazione che provo guardando queste sequenze: “Siate come l’acqua che trova la propria via attraverso fessure. Non essere assertivo, ma regolati sull’oggetto, devi trovare un modo per circolare o attraversarlo. Se non si rimane con una forma rigida, le cose si riveleranno per come sono. Svuota la tua mente, sii informe, senza forma, come l’acqua. Se si mette l’acqua in una tazza, essa diventa la tazza. Metti l’acqua in una bottiglia e diventa la bottiglia. Mettila in una teiera e diventa la teiera. Ora, l’acqua può fluire o può bloccarsi. Sii acqua amico mio”.

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