Gemme n° 390

Nel video si vede che la protagonista ha una grande passione per il circo; io ho quella per la scherma, sport che ho iniziato da piccola. Mi ha fatto crescere ed è stata fortemente presente nella mia vita. In questo periodo sto migliorando però durante le gare a volte mi blocco e non vanno sempre come vorrei andassero; mi dicono che ho buone capacità, ma alle gare mi blocco e vedere che sforzi e sacrifici fatti per lungo tempo vanno a farsi benedire per colpa di errori stupidi mi fa molto arrabbiare. Buttare tutto alle ortiche mi fa male. Nella canzone ci sono poi due temi. Il primo è quello della morte, la cosa che mi fa più paura in assoluto. Pochi mesi fa è morto il mio cane; so che non è una persona, ma prima non sapevo bene cosa fosse la morte, non l’avevo sentita sulla mia pelle; questa cosa mi ha toccato e ho preso consapevolezza della sua esistenza. Mi fa paura il fatto che non si possa tornare indietro e sapere che non si possa vasopiù toccare, interagire con chi scompare. Il secondo tema è quello del tempo: “vorrei tornare indietro ma non si può”. Il tempo passa e non si ferma ad aspettarti, ho paura di essere grande e non ricordarmi quello che è stato”. Questa è stata la gemma di A. (classe seconda).

In classe mi sono soffermato sull’ultima cosa detta, raccontando che, dal 1° gennaio, Sara ed io abbiamo deciso di tenere un vaso della felicità: alla fine di ogni giornata scriviamo su un bigliettino le cose positive accaduteci, pieghiamo il foglietto e lo mettiamo nel vaso di vetro. Ricordo che anni fa ho letto quasi tutti i libri di Leo Buscaglia: una delle cose ricorrenti era il suo suggerimento di porsi ogni sera la domanda “cosa ho imparato oggi?”. Si deve avere una risposta, a costo di alzarsi dal letto, prendere un dizionario e imparare una parola nuova… Ecco penso siano due modi per evitare di “non ricordarsi quello che è stato”.

Gemme n° 388

Ho deciso di portarvi “Sempre e per sempre” come gemma non perché sia una persona sdolcinata ma perché ritengo che in quest’ultimo periodo, citando i Bluvertigo, “il mondo è così privo di amore, che disimparo ad odiare”. Viviamo in un mondo sempre più cupo, materialista, convenzionale che ci induce ad essere vittime dell’odio, dell’indifferenza e delle nostre stesse paure, un mondo privo di sogni per cui lottare, privo di speranze e di qualsiasi cosa in cui credere. “Sempre e per sempre” è una canzone di De Gregori (una delle mie preferite in assoluto), è una poesia o meglio un inno all’amore, quello vero che non muore mai, quell’amore vero che sopravvive a tutto, che non si arrende di fronte alle difficoltà, alla distanza, ai bivi che la vita ci fa incontrare… Un amore che non cambia mai che non fa cambiare mai… e non importa cosa sia successo o dove ci si trovi… Chiunque sia disposto ad amare, ad aspettare e a lottare riuscirà a conoscere questo sentimento, questo grande amore, il più grande di tutti. E’ un sentimento prezioso, puro, che fa comprendere l’importanza della vita. Martin Luther King sostiene che l’amore sia l’unica forza in grado di sconfiggere l’odio. Sarò un po’ ingenua a considerare l’amore quasi come l’ossigeno, eppure da esso nascono le cose migliori, i sogni che colorano la nostra vita, aiutano a non farci arrendere, ci danno la forza necessaria per rialzarci ed essere più sicuri, più forti, più maturi. Impegno, passione, coraggio di ascoltare i proprio cuore, elementi che contribuiscono a migliorare la propria vita e talvolta il mondo intero, e per concludere, cito una frase del film Moulin Rouge: “La cosa più grande che tu possa imparare è amare e lasciarti amare”.” Questa la gemma di C. (classe quinta).
Nel 1990 Lucio Dalla scrive uno dei suoi capolavori, la canzone Le rondini (che è stata poi letta al suo funerale). Canta così nella seconda parte:
Vorrei seguire ogni battito del mio cuore
per capire cosa succede dentro
e cos’è che lo muove,
da dove viene ogni tanto questo strano dolore
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore
dov’è che si prende, dov’è che si dà…”
L’amore alla radice dell’essenza della vita.

Gemme n° 387

concerto

Ecco la gemma di A. (classe quinta). “La mia gemma è il biglietto del concerto dei Simple Plan tenuto a settembre. Me li ha fatti scoprire S. e sono diventati il mio gruppo preferito. Dietro a questo biglietto c’è tutta la storia della sorpresa che abbiamo fatto a S. per il suo compleanno, prima dicendole che i biglietti erano esauriti e poi regalandogliene uno. Siamo andate insieme a Treviso, ci siamo stancate durante la lunga attesa; c’è stato prima il brutto tempo e poi il caldo, ma ne è valsa la pena, eravamo in quarta fila. Per me è stata un’esperienza bellissima, e ora questa matrice del biglietto la uso come segnalibro.”
Sentire il rimbombo delle casse dentro di sé, poter gridare senza che qualcuno ti dica di far piano, sentire vibrare negli altri la tua stessa passione, avvertire con ancora maggiore chiarezza la forza di quelle parole che avevi già sentite in qualche modo tue, saltare e dimenarsi fino allo sfinimento, avere la voce che si strozza in gola per l’emozione… concerto… passione… vita…

Gemme n° 366

Ho pensato di portare due canzoni, ma essendo troppo lunghe ne ascoltiamo solo una

L’altra sarebbe stata Imagine. Penso che le due canzoni parlino da sole senza aggiungere altro. Volevo dare un po’ di speranza e ritengo sia il caso di ascoltarle più spesso”. Così S. (classe quinta) ha presentato la propria gemma.
Michael Jackson invita a curare il mondo e a renderlo un posto migliore. Mi viene naturale citare le parole che Tiziano Terzani rivolge a dei giovani, messaggio che è posto all’inizio del dvd che stiamo guardando proprio con le classi quinte: “Voi che siete una nuova generazione guardate ai fatti, leggete, informatevi, non prendete per garantito niente, non credete a niente di quel che vi viene raccontato. Fatevi la vostra verità, una in cui potete credere e a cui potrete dedicare la vostra vita. Gandhi disse una volta «la verità è il mio Dio» due anni dopo scrisse «no! II mio Dio è la verità». La verità è una grande cosa, forse irraggiungibile ma fatene la vostra meta nella vita, cercatela la verità, cercate anche quella dentro di voi, chi siete, che cosa volete fare qui, che cosa ci siete a fare al mondo. Ponetevi questi problemi e la vita diventerà meravigliosa!”.

Gemme n° 354

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Ho scelto questa foto perché penso sia bella e perché rappresenta il mio amore per la danza. E’ un amore particolare perché lei mi odia; ultimamente ho avuto problemi fisici e penso che questo sarà il mio ultimo anno. Volevo mostrare questa passione che mi ha accompagnato per tutta la vita”. Così si è espressa V. (classe seconda) presentando la propria gemma.
Il web attribuisce all’attore Donald Sutherland queste parole: “C’è un poeta russo che durante un discorso ai ragazzi che si laureavano disse: “la vostra vita d’ora in poi diventerà molto noiosa, perché penserete a fare soldi e carriera. L’unica cosa che potete fare è rimanere appassionati, perché la passione è l’unico rimedio contro la noia.” E io sono appassionato di quello che faccio, amo molto il mio lavoro”. Chi era in classe ad ascoltare V., ha sentito vibrare nella sua voce e visto nei suoi occhi quella passione.

Gemme n° 322

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Ho portato come gemma il video fatto con alcuni amici della parrocchia che per me sono ragazzi speciali. Con loro non c’è niente che causi tristezza o problemi; ogni volta siamo sulla stessa lunghezza d’onda trovando modo di divertirci grazie alla passione per la musica o per intrattenere i bambini attraverso le attività che facciamo, come questo centro estivo che è occasione per divertirsi e per conoscere se stessi e le proprie potenzialità. Nessuno viene lasciato da parte creando qualcosa per i bimbi ma anche per noi; penso che seguire questa strada sia una delle cose più belle che mi siano capitate.” Questa è stata la gemma di M. (classe quarta) e visto che il video non è ancora on-line pubblico solo tre foto estratte da esso.
Il video è pieno di sorrisi, di divertimento, di gioia. Mi ha riportato indietro con la memoria, alla mia adolescenza e mi ha fatto venire alla mente una frase di George Bernanos: “È la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda, il resto del mondo batte i denti”.

Gemme n° 283

danza

Avrei voluto portare le prime scarpette di danza classica, ma non le ho trovate. Allora ho portato delle foto di questa passione che ho dovuto lasciare per colpa della scuola e che volevo condividere con la classe”. Questa la gemma di G. (classe quarta).
Ballare: mi sento inadeguato, imbranato, inadatto, innaturale. Però mi affascina guardare persone che ballano, vederle rapite, ammirare l’armonia che si sprigiona da quell’intesa, da quei movimenti… “Colui che danza cammina sull’acqua e dentro una fiamma” (Garcia Lorca).

Gemme n° 262

Penna

Questa è la penna stilografica portatami da un’amica da Amsterdam. È quella di Van Gogh, segno di una passione comune, quella per l’arte e per l’artista in particolare. Ha anche mostrato di conoscermi molto bene: forse non tutti sapete che scrivo poesie e mi piace farlo con la stilo. E’ stato un regalo di forte impatto emotivo per me”. Questa la gemma di M. (classe quinta).
Chissà se M. mi maledice se le cito Petrarca: “Non v’ha cosa che pesi men della penna, né che più di quella diletti: gli altri piaceri svaniscono, e dilettando fan male; la penna stretta fra le dita dà piacere, posata dà compiacenza, e torna utile non a quegli soltanto che di lei si valse, ma ad altri ancora e spesso a molti che son lontani, e talvolta anche a quelli che nasceranno dopo mille anni.” (Epistole, 1325/74)

Gemme n° 257

Una presentazione di foto e testi accompagnati da questa canzone è stato il modo con cui M. (classe quarta) ha esposto la sua idea di felicità e la sua gemma: “la mia ragazza, il migliore amico, la migliore amica, tutte quegli amici senza i quali ci sarebbe un vuoto incolmabile (se potessi li metterei tutti), la mia famiglia e in particolare mia cugina, non prendermi sul serio, viaggiare, fotografare paesaggi, o soggetti inconsci di essere nel mio obbiettivo, il tennis, perdermi nei ricordi, i tramonti, addormentarmi con il rumore della pioggia, la spensieratezza che solo la mia età e l’estate mi concedono, rientrare a casa dopo lungo tempo, il caffè, dormire ad oltranza, essere di conforto alle persone che amo, essere un punto di riferimento per le persone che amo, immergermi nella vasca da bagno calda in inverno e al buio, ascoltando le mie canzoni preferite, rendermi conto di essere un ragazzo immensamente fortunato (i miei genitori hanno fatto il possibile per rendermi felice, e sono sempre più conscio di essere circondato da persone che mi amano veramente), ridere, ma fino alle lacrime, fino ad avere i crampi alla pancia, fantasticare su dove mi troverò tra 5 anni e realizzare di avere tutto il futuro davanti”.
Proprio oggi, in un’altra quarta, una ragazza ha proposto la visione di questo breve video:

Gemme n° 256

Mi ha fatto sorridere il motivo della gemma proposta da I. (classe quinta): “Ho portato il video di questa band perché è diventata una delle mie preferite: ho scoperto i Pvris a dicembre. Voglio fare loro pubblicità e visto che so che in questo modo il loro video finisce sul blog del prof, beh ho approfittato. Hanno uno stile molto particolare, anche se questa è una canzone più tendente al rock che all’elettronica. Anche i testi sono molto belli. Fateli conoscere così vengono in Italia e non sono costretta ad andare in Germani per ascoltare un loro concerto”.
Gibran diceva che “Ragione e passione sono timone e vela della nostra anima navigante”. Le ho viste entrambe stamattina.

Gemme n° 253

punte

E’ toccato a V. (classe seconda) presentare la prima gemma della sua classe: “Ho portato le mie vecchie punte usate. Da subito volevo metterle perché mi facevano sentire grande. Dopo 9 anni ho smesso danza e queste punte sono un ricordo delle compagne con cui ho instaurato un bellissimo rapporto e pure della maestra, che per me è stata una specie di seconda mamma con la quale potevo parlare di tutto”.
Ho trovato in rete due frasi che desidero lasciare a commento di questa gemma. La prima è di Eleonora Abbagnato: “Da piccola pensavo ad una sola cosa: mettermi le scarpette e danzare. Sapevo che sarei stata circondata dai migliori ballerini, e non mi curavo di nulla all’infuori della danza. Ma crescendo ti rendi conto di cosa hai veramente bisogno.”
La seconda è di Madeleine Delbrêl: “Quando non puoi danzare tu, fai danzare la tua anima.”

Gemme n° 247

Oggi ripartono le gemme. La prima di quest’anno l’ha presentata F. (classe quinta). “Propongo una canzone tratta da un film che non conoscevo, e di cui comunque ho visto solo un pezzo (però me l’hanno raccontato…). Il brano è colonna sonora di un pezzo importante, e da quando l’ho ascoltata la prima volta e poi tutte le volte successive, mi ha sempre trasmesso una forte emozione”.

Il brano proposto parla, secondo me, essenzialmente di passione, di contrari, di eccessi, di assenze e presenze, di tutto ciò che colora un amore travolgente. Riprendo un’immagine che mi piace molto, quella della riva. Compare due volte: all’inizio “Sono riva di un fiume in piena” e poi, prima dell’inciso di Dolores, “non son riva senza te”. Nella canzone la persona amata è il fiume: mi piace l’idea della reciprocità che emerge. E’ vero, non posso essere riva senza il fiume, ma non posso neppure essere fiume senza riva. Sarei altro, ma non fiume.

Gemme n° 205

Propongo questa canzone perché mi ricorda mio nonno che non c’è più da un po’ di tempo. In questo momento lo sento importante. Legati a lui sono i momenti più spensierati della vita; inoltre questa canzone mi ricorda le persone che per un motivo o per l’altro non fanno più parte della mia vita, quindi non la ascolto molto perché mi macina il cuore”. Questa è stata la gemma di C. (classe terza).
Jovanotti descrive uno stato di solitudine, di abbandono, una condizione che fa male e destabilizza perché gli uomini non hanno il dizionario giusto per comprenderla, non la sanno leggere, si sentono persi: “Sono solo stasera senza di te, mi hai lasciato da solo davanti al cielo e non so leggere, vienimi a prendere, mi riconosci, ho le tasche piene di sassi. Sono solo stasera senza di te, mi hai lasciato da solo davanti a scuola, mi vien da piangere, arriva subito, mi riconosci ho le scarpe piene di passi, la faccia piena di schiaffi, il cuore pieno di battiti e gli occhi pieni di te”.
Causa dello stato precedente, ma anche sua soluzione, penso siano racchiuse nei versi successivi: “Sbocciano i fiori sbocciano, e danno tutto quel che hanno in libertà, donano, non si interessano di ricompense e tutto quello che verrà; mormora, la gente mormora, falla tacere praticando l’allegria, giocano a dadi gli uomini, resta sul tavolo un avanzo di magia”. Vivere con dentro al cuore la passione, penso sia questa la soluzione: ho aggiunto una rima alla canzone di Jovanotti 🙂 Magari un giorno scrivo un post su cosa penso sia questa passione…

Gemme n° 189

Ho trovato per caso questa canzone in rete. E’ molto bella ma non c’entra molto con ciò che devo dire. Mi ha fatto pensare alla mia situazione. Ho cambiato varie volte lo strumento musicale senza trovare mai quello giusto: ognuno ha la sua difficoltà e non penso serva andare al conservatorio. Basta impegnarsi nel perseguimento del proprio sogno in ogni modo e in qualsiasi maniera”.
Ieri era l’anniversario della nascita e della morte di William Shakespeare. A lui è attribuita la frase “Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita”. Mi piace commentare con queste parole la gemma di V. (classe seconda): un investimento di energia e fiducia nella vita, in se stessi e nelle proprie capacità.

Tra ieri sera e stamattina: sguardi

Percoto 2015_0108 copia fbLasciarsi meravigliare, farsi stupire, permettere al nuovo di essere ospitato dentro di noi. Sono convinto che questa sia una delle più grandi risorse che possiamo avere. Penso si tratti di una capacità, non di un talento. Il talento lo puoi coltivare, ma o ce l’hai o non ce l’hai. La capacità la puoi costruire, allenare, far crescere. Cogliere il positivo in quello che si vive, accennare un sì invece che un no, aprire alla possibilità. Mi piacerebbe che diventasse abitudine, stile di vita; pena il perdersi delle cose. Arrivare ogni sera nel letto , rivolgere lo sguardo alla giornata che si è vissuta e poter dire: oggi mi porto a casa queste cose belle. E allenarci a guardarle, a scorgerle, a notarle: e sottolinearle.
Questo è lo scopo del lavoro delle gemme che ho impostato quest’anno. Questo è il motivo per cui vengo preso dal rammarico quando vedo dei ragazzi di 18-19 anni che dicono no a una possibilità di ascolto e conoscenza, QUALSIASI possibilità di ascolto e conoscenza (stamattina), e per cui decido di scrivere queste parole. Questo è quello che mi fa sobbalzare il cuore di gioia quando vedo ragazzi mettere la passione in quello che fanno (ieri sera).
Che quello sguardo non si chiuda: ritengo sia lo sguardo della vita sulla vita.

3×1

Tintoretto. L'ultima cena 2

Può un giorno durare tre giorni? Sì: lo spiega in questo bell’articolo, breve e chiaro, Assunta Steccanella. La fonte è Chi cercate?
Il Triduo pasquale (dal lat. tridŭum = periodo di tre giorni) è lo spazio di tempo compreso tra la messa vespertina (In Cena Domini) del Giovedì santo e i vespri della Domenica di Risurrezione. La sua origine è molto antica: nella Chiesa d’Occidente sia Ambrogio (†397) che Agostino (†430) menzionano nei loro scritti il Triduo sacro.
Occorre sottolineare che Triduo pasquale non significa ‘tre giorni di preparazione alla Pasqua’: si tratta di un unico, grande evento, che equivale a ‘Pasqua celebrata in tre giorni’. Il Triduo è quindi la Pasqua nel suo tutto unitario, dalla passione e morte alla sepoltura, attraverso il dolente silenzio del sepolcro, fino alla Risurrezione. Questo tempo è il centro dell’anno liturgico, in quanto ri-presenta l’accadimento fontale per la nostra fede. Inizia con una sorta di preludio, la Messa In Cena Domini del Giovedì santo, ricca di significati: rimanda alla cena con i discepoli che segna l’inizio della passione, è la memoria sacramentale del mistero pasquale consegnataci da Gesù stesso, ricorda il sacerdozio ministeriale e il comandamento dell’amore fraterno. L’Eucaristia, che El Greco. Crocifissionedi tale amore è simbolo e fonte, ha suscitato fin dal XII-XIII sec. l’adorazione del popolo cristiano, che si protrae fino alla mezzanotte.
Il Venerdì santo è il giorno della passione e morte del Signore, e del digiuno pasquale come segno esteriore della nostra partecipazione al suo sacrificio. E’ un giorno aliturgico, ossia senza Eucaristia: le celebrazioni pomeridiane e serali sono infatti momenti di commemorazione degli eventi della passione e di adorazione della croce; i fedeli ricevono la Comunione con particole consacrate il giorno prima.
E’ però il Sabato santo il giorno aliturgico per eccellenza: invita alla sosta silenziosa presso il sepolcro, rimandando alla sepoltura di Gesù e alla discesa agli inferi (la salvezza nell’abisso – Von Balthasar). L’altare è spoglio, le luci spente, le campane silenziose.
Il momento culminante del Triduo, il nucleo da cui ha avuto origine ed il centro di tutto l’anno liturgico è la Veglia pasquale: per antichissima tradizione è notte di veglia in attesa del Signore, di speranza vigilante. Fin dai primissimi secoli è nel corso di questa Veglia che vengono celebrati i sacramenti dell’Iniziazione Cristiana, e che trova la sua forma paradigmatica il rito del Battesimo, la prima immersione personale nella Pasqua di Cristo.
La Domenica di Risurrezione infine apre il tempo pasquale, che si concluderà con la Domenica di Pentecoste.”

Giotto. Noli me tangere

Gemme n° 130

Ho scelto questa sequenza per raccontare il mio amore per la danza, come passione e stile di vita. Le parole di Moose fanno capire che ballando si possono cambiare le cose e si può essere se stessi, bastano la musica e qualche passo per sentirsi liberi”. Così K. (classe seconda) ha presentato la propria gemma.

Mentre parlava, mi è venuta alla mente una rappresentazione particolare della divinità indiana Shiva. Uno dei modi in cui è chiamato è Signore della danza (Nataraja), il ballo che ha dato origine al cosmo e tramite il quale il mondo stesso si manifesta, si preserva e si rinnova. La natura è cambiamento continuo che viene portato all’armonia dalla danza di Shiva. Ruolo importante è rivestito dal suono dei tamburi, che ricordano il battito del cuore: il cuore umano è infatti il centro della danza di Shiva, la vita stessa.

nataraja

Gemme n° 116

giroHo portato il cappellino e i braccialetti del Giro d’Italia: mi riportano indietro di 4 anni e mi fanno ricordare mio nonno che non c’è più e questa passione che lui mi ha trasmesso. Da ammalato non poteva vedere le tappe e io, mentre facevo i compiti, ascoltavo le radiocronache e poi gliele raccontavo e lui era molto felice e ricambiava stringendomi la mano. Quest’anno, poi, sono stata alla tappa finale a Trieste e mio papà era volontario per la protezione civile: mi trasmette l’idea che dare una mano è importante”. Sono le parole con cui G. (classe terza) ha presentato la sua gemma. Riporto un cenno di una canzone di Paolo Conte che amo molto e che racconta un ciclismo di altri tempi: “E tramonta questo giorno in arancione e si gonfia di ricordi che non sai; mi piace restar qui sullo stradone impolverato, se tu vuoi andare, vai… e vai che io sto qui e aspetto Bartali scalpitando sui miei sandali, da quella curva spunterà quel naso triste da italiano allegro, tra i francesi che si incazzano e i giornali che svolazzano. C’è un po’ di vento, abbaia la campagna e c’è una luna in fondo al blu…”

Gemme n°110

Iniziare una lezione con i Led Zeppelin? Fatto. Grazie ad A. (classe terza) che ha proposto “Rock and roll” nella versione live del 1973 al Madison Square Garden. “Ho scelto i Led Zeppelin perché sono il mio gruppo preferito, anche se non con questa canzone. In realtà la mia gemma è la musica; fin da piccola suono chitarra e pianoforte, uno sfogo per i momenti in cui sono tesa. Questo gruppo è fonte di ispirazione con i numerosi assoli di chitarra. Tra le tante passioni, fotografare e cucinare, suonare è la maggiore”.
Una delle cose che mi piacciono di più della storia del rock è la ricchezza di aneddoti (spesso mischiati a vere e proprie leggende metropolitane). Ne riporto uno che riguarda due icone: «E’ la fine del 1969, negli Stati Uniti in un volo in partenza da Phoenix i due “capelloni” più famosi di quel momento, il biondo Robert Plant ed il moro Jim Morrison per fatalità del destino si ritrovano seduti uno di fianco all’altro. I due si guardano e ghignano, si riconoscono, nessuno dei due apre bocca. Dopo un po’ è Jim Morrison a rompere il ghiaccio chiedendo: “cosa fai nella vita?”, Plant: “sono un cantante” e Morrison nuovamente: “ah, interessante e che genere di musica fai?”, così Plant risponde: “mah, un rock nuovo, la mia band si chiama Led Zeppelin”. Jim Morrison: “mai sentita!” Plant a sua volta: “e tu cosa fai per guadagnarti da vivere?”, Morrison: “oh, io sono un poeta”, e Plant subito: “ah, anch’io una volta facevo il poeta, poi ho avuto successo!”» (fonte web)

Gemme n° 104

Afferma M. (classe quarta): “Tendo a legare le canzoni che ascolto al periodo che sto vivendo in quel momento. Questo brano è importante ora: mi fa pensare a una persona in particolare e in certi punti rivedo anche la mia personalità. Mi piace Emma, la sua forza mi aiuta molto soprattutto quando mi sento a terra.” Appare essere la storia di un amore finito (“mi illudo ancora di non averti perso”) con la scarsa voglia di risollevarsi, anzi… (“non voglio trovare la pace ma restare a guardare il confine tra il mio cuore ed il tuo… amo sbagliare, amo farmi del male…”). Poi però sembra che la storia continui, tra alti e bassi, tra avvicinamenti e allontanamenti: “Le nostre mani non si toccano ma la mia bocca chiede ancora della tua, da te che non mi cerchi e non mi vuoi ma poi mi prendi mi riprendi e poi mi mandi via”. Per contrasto mi sono venute in mente le parole di “Io amo”, il libro di Vito Mancuso che ho terminato di leggere pochi giorni fa: “Fare spazio. Alla fine, a pensarci bene, l’amore significa fare spazio. Fare spazio dentro di sé a un’altra persona, aprirle la nostra anima e farle piantare la sua tenda nel mezzo. Non pensare più, non sentire più, non vedere più solo sulla base dell’io, ma cercare, ogni giorno di nuovo, di farlo sulla base del noi”.