Gemme n° 427

sahrawi

Ho portato una foto della scorsa estate, quando ho fatto l’animatrice in parrocchia durante il campeggio estivo con i ragazzi delle medie. Un giorno abbiamo avuto in visita dei bambini del Sahrawi. Non parlavano l’italiano, ma abbiamo giocato molto. Mi ha colpito la loro meraviglia nel fare giochi con l’acqua. Siamo stati felici con poco”. Questa la gemma di V. (classe quinta).
Lasciati guidare dal bambino che sei stato”, scrive Josè Saramago. Ricordarsi di esserlo stati, recuperare quella purezza di sguardo, rivivere quello stupore, quello delle prime volte.

Gemme n° 426

nonno

Ho portato una foto con mio nonno; per me è stato come un secondo padre. E’ mancato tre anni fa: con lui avevo un rapporto molto affettuoso, scherzavamo molto e litigavamo spesso, ci volevamo molto bene. Poi si è ammalato e in 9 mesi se n’è andato: è stato anno devastante per la mia famiglia e per me: mi manca molto.” Così A. (classe seconda) ha presentato la sua gemma.
Il modo di ricordare il nonno e di parlare di lui è uno dei modi con cui farlo vivere ancora. Ed è bello averlo condiviso con altre persone.

Gemme n° 425

gruppo

Questa è una foto con parte del mio gruppo animatori dell’anno scorso: siamo più di 40, e loro sono come una seconda famiglia. Sono entrata l’anno scorso anche se li conoscevo già da tempo come “animata”. Ci vediamo circa 4 volte alla settimana e sono nate amicizie importanti per me”. Questa la gemma di V. (classe seconda).
La formazione con un gruppo affiatato è stata una delle cose positive che hanno segnato la mia giovinezza, una di quelle che mi porto ancora nel cuore.

Gemme n° 424

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Ecco la mia scatola dei ricordi con tutto quello che mi fa sorridere quando lo guardo: cartoline, lettere, oggetti, e soprattutto la lettera della mia migliore amica per i miei 18 anni.” Così V. (classe quinta) ha presentato la propria gemma.
Dalla lettera emergono vicinanza, protezione, condivisone, coinvolgimento, felicità, sorrisi. In una puntata di Desperate Housewives una delle protagoniste afferma: “Ogni volta che sento l’emozione sopraffarmi mi limito a immaginare una scatola vuota, e a infilare dentro quella scatola tutte l’emozioni che provo e poi immagino di mettere via la scatola in un armadio grande e vuoto e chiudo la porta!”. Quante emozioni c’erano in quella scatola stamattina!

Gemme n° 418

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Questa cavigliera pakistana mi è stata regalata dalla nonna del mio fidanzato; è venuta a mancare lo scorso giugno. E’ stato un episodio che mi ha fatto riflettere molto sulla vita: era tanto tempo che non provavo dolore per la scomparsa di una persona cara. In quell’occasione ho scritto queste parole:
M. aveva 81 anni quando è venuta a mancare. Ricordo ancora quel giorno. Era una bellissima mattinata di luglio ed ero a Lignano, accoccolata sul solito lettino di spiaggia a leggere Vieni via con me di Saviano. Quando d’un tratto a me e G. è arrivata la notizia che stavano cercando in tutti i modi di contattare un parente di M. dall’ospedale ho subito chiuso il libro. Avrà avuto una crisi? Sarà stata male di nuovo? Perché S. non rispondeva? E A. cosa stava facendo di così importante da non poter rispondere al cellulare? Io e G. ci siamo guardati, probabilmente se fosse stato parte dei miei modi di reagire all’ansia, mi sarei mangiata le unghie. Sono tutti saliti in appartamento, tranne io e lui. Volevamo guardare in silenzio il mare ancora un po’, per cercare di convincerci che sarebbe andato tutto bene. Il cellulare squilla. “M. è morta”, gli riferisce sua mamma. Non sapevo cosa fare, cosa dire. Sono sempre stata una frana in alcune situazioni e questa era una di quelle. Mi alzo di corsa e lo abbraccio. Sono sconvolta. L’allegria di una giornata così perfetta era svanita, assieme alle cose intorno, alla brezza, al caldo, alla salsedine. G. mi aveva quasi respinta perché stava per piangere e lui odia farsi vedere mentre piange. Per tutto il sentiero della pineta non avevo mai sentito le cicale rumoreggiare così forte, o forse era solo una percezione dovuta all’incolmabile silenzio che si era venuto a creare. Camminavo svelta, con gli occhi lucidi e quando la sua famiglia ci ha aperto la porta di casa sono scoppiati tutti in lacrime stringendosi in forti abbracci. Sono corsa in bagno e sono scoppiata anche io, ma esattamente come G., odio che la gente mi veda piangere e allora ho messo la faccia sotto l’acqua fredda per qualche minuto. L’ospedale aveva sbagliato numero di cellulare. M. era morta alle 4.00 di quella mattina, e con lei tutta la sua essenza, svanita. In determinati momenti come quello, mi sono sempre resa conto di come la vita non abbia un senso, di come la nostra esistenza sia fugace e fine a se stessa. M. aveva impiegato 81 anni a divenire ciò che era ma era bastata una crisi respiratoria di qualche minuto a farle cessare di esistere. Tutto il suo bagaglio culturale, le sue esperienze, i suoi viaggi, i suoi pensieri più intimi… Perduti per sempre. Tutti quanti impieghiamo una vita intera a raggiungere una forma ultima di noi stessi, ma appena moriamo di noi non rimane che cenere. Per ciò è importante lasciare traccia di se stessi nel mondo, come M. ha fatto in svariate maniere, una fra le quali donarmi una parte, un ricordo di se stessa.
Conoscevo M. da quando ero nata. Mamma del fondatore/maestro della mia società di judo, nonché nonna del mio fidanzato, ex professoressa di lettere, femminista attiva, membro del coro dei partigiani, convinta atea, attivista nei confronti degli omosessuali, esperta della questione israelo-palestinese e totalmente filo-palestinese, grande viaggiatrice e anti americanista. Quindi se penso a M. non penso ad una nonna sulla sedia a dondolo mentre guarda Rai 1. Guidava, si muoveva a piedi, acquistava te eco solidale, era lucida e sembrava avesse più energia di un bambino. Il nostro rapporto era basilarmente nato grazie al judo, poiché lei era una grande ammiratrice della mia società sportiva ed era sempre stata presente agli eventi di società. Dopo qualche anno la nostra amicizia si era fortificata grazie alla mia relazione con G. e quindi in un modo o nell’altro, finivo almeno una volta al mese nel suo appartamento.
G. e M. non erano nipote e nonna. Erano due amici. Quando lui era piccolo, M. é stata la sua compagna di giochi per eccellenza, ma la cosa inusuale è che non portava al parco G. per farlo giocare, ma per giocare con lui. Assieme a lui. Non credo di aver mai visto una relazione così complessa e profonda in tutta la mia vita. Tra di loro c’è sempre stata una sintonia che con i miei parenti io non sono mai riuscita ad avere, un’intesa intima e scherzosa. M. era la voglia di vivere, di agire, di combattere, partire all’avventura. M. era vita. Nel 2013, le è stata diagnosticata una forma di cancro non gravissima, ma che comunque andava curata con dei cicli di chemio. M. aveva viaggiato in tutto il mondo (Pakistan, Palestina, Afghanistan, Turchia, Siria, Vietnam, Egitto, Marocco, Libano, Namibia e Giordania) e negli anni ’90 aveva contratto una malattia autoimmune al ritorno dalla Libia che l’aveva indebolita parecchio distruggendole totalmente le difese immunitarie. Poi si era ripresa, anche se non era mai tornata vitale come prima, ma era la solita M. solo un po’ invecchiata. La notizia del cancro l’ha indubbiamente sconvolta e le ha fatto perdere tutta la voglia di vivere. In due anni sono riuscita ad assistere in maniera impressionante alla degenerazione di una persona, dall’inizio agli antipodi. Era senza ombra di dubbio chiaro che soffriva molto, aveva smesso di mangiare, si chiudeva in casa e diceva no a qualsiasi invito. I cicli di chemio sembravano funzionare ma purtroppo quando una persona vuole lasciarsi morire va incontro ad un processo di totale asservimento alla malattia o alla morte stessa. Nei primi mesi del 2015 sono andata parecchie volte a trovarla in ospedale e tra alti e bassi sembrava guarire. Io e G. le raccontavamo episodi felici e divertenti, cercavamo di farla ridere e per quanto lei si sforzasse, rifiutava qualsiasi tentativo di rallegrarsi. “Su con la vita M.!”, le dicevamo in maniera simpatica continuamente. Lei sorrideva e scuoteva la testa, come se fosse addolcita dalle nostre belle parole ma rassegnata del tutto.
L’ultimo ricordo di M. che ho è prezioso, significativo e paradossalmente stupendo. Avevo deciso di passare a trovarla in ospedale, ero sola e probabilmente le avrebbe fatto piacere vedere qualcuno. Quando sono entrata piano nella sua stanza stava dormendo in posizione fetale, con una mascherina sul viso e le flebo sui polsi. Era così piccola, fragile e mi ricordava tutte le volte che negli anni mi chiedeva di abbracciarla forte e io dovevo fare attenzione a non stringerla troppo per la paura di romperle qualche osso. Le ho preso una mano e l’ho chiamata dolcemente. Quando si è svegliata ho intravisto un barlume di gioia nei suoi occhi ma non ha aperto bocca. Silenzio. “Come stai?” Le ho chiesto stupidamente. Lei ha alzato le spalle e ha sorriso leggermente. Provavo molta tristezza nel vederla così ma non avevo alcuna intenzione di trasmettergliela, e dunque le ho raccontato un sacco di aneddoti simpatici successi in quei giorni a Lignano che sembravano divertirla. “Uno di questi giorni ti porto a Lignano: si, appena ti rilasciano ti vengo a prendere con papà e vieni con noi!”, M. ha iniziato ad accarezzarmi il viso con la mano e a sorridermi in silenzio. Io ero completamente paralizzata mentre faceva l’ennesimo no con la testa: con quel gesto M. mi ha detto più di mille parole.
Questo è l’ultimo ricordo che ho di lei e spero rimanga sempre vivido nella mia mente. Ciò che mi conforta almeno un poco e che sono riuscita a dirle addio promettendole di portarla via per un’ultima volta.” Questa è stata la gemma di S. (classe quinta).
Succede a volte, durante la vita, che la nostra strada si incroci con quella di qualcuno che lascia in noi una traccia profonda. Sono presenze preziose che si fanno sentire anche quando viene a mancare la concretezza dell’esserci fisicamente. Si sono insediate nel cuore e nella mente, i luoghi più importanti dentro ciascuno di noi

Gemme n° 413

famiglia

Con queste parole M. (classe seconda) ha presentato la sua gemma: “Questa foto è stata scattata la scorsa estate in Croazia: la mia famiglia è molto importante per me perché è sempre presente, mi aiuta, mi dà affetto, mi ascolta e, quando ho problemi, mi è vicina per sostenermi. I miei famigliari mi danno sorriso quando sono triste. I miei fratelli sono persone per me speciali e senza di loro e dei miei non saprei come vivere. Mi mette tristezza pensare alle persone che non possono godere di questo tipo di rapporti.”
Nel cartone animato Lilo & Stitch si afferma che “Ohana significa famiglia. Famiglia significa che nessuno viene abbandonato. O dimenticato”. Sono molto numerose le gemme che raccontano l’importanza della famiglia; devo ammettere però che non è così facile trovare dei buoni riferimenti da riportare a commento. E’ molto più agevole trovare frasi e battute che criticano in modo cinico e sarcastico la famiglia. Curiosa questa cosa…

Gemme n° 412

sister

Ho portato un disegno fatto da mio fratello: anche se litighiamo spesso abbiamo un bellissimo rapporto e ci vogliamo bene anche se non ce lo dimostriamo troppo. A volte però bastano piccoli gesti, come questo”. Così G. (classe seconda) ha presentato la sua gemma.
Penso che aver abitato per un certo periodo nello stesso luogo prima (il grembo materno) e dopo (la casa) la nascita, sia un aspetto che possa essere la base per un legame importante. Certo non è sufficiente e, soprattutto, neppure scontato. Serve costruirlo, investirvi energie… come, d’altra parte, tutte le relazioni.

Gemme n° 411

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Ho portato un modellino di un Clone Trooper di Starwars perché adoro il film e perché è il primo regalo che mi ha fatto mia sorella: è sentito ed è importante perché significa che i miei cari hanno capito una mia passione (anche se mi prendono in giro). E’ anche una cosa che condivido con mio padre: mi ha fatto felice che me lo abbiano regalato”. Così F. (classe quinta) ha presentato la sua gemma.
Quella sottolineata da F. è la cosa che mi piace di più in un regalo: il fatto di capire che dietro quel regalo, qualunque esso sia, c’è un reale pensiero. Chi me l’ha fatto ha effettivamente pensato a me, ha passato del tempo in mia compagnia senza che io lo sapessi… Splendido!

Gemme n° 400

famiglia

Mi ero dimenticata della gemma, ho realizzato solo ieri sera che sarebbe stato il mio turno. Riflettendo sul significato della parola gemma ho pensato alle cose preziose che ho. E allora mi è venuta naturalmente in testa la famiglia, e ho portato delle foto con valore simbolico: voglio sottolineare il concetto di famiglia in generale, in tutti i sensi possa essere intesa. Quello che conta è che sia felice, indipendentemente da chi sia formata: per me è l’unica cosa che esiste. Non è scontato avere una famiglia felice, per cui invito chi ce l’ha ad apprezzare ciò di cui può godere.” Questa è stata la gemma di M. (classe quinta).
In “Fahrenheit 451” una presentatrice della tv afferma: “Una famiglia non sarebbe più una famiglia se qualcuno non avesse a cuore la felicità degli altri e non si adoperasse con tutti i mezzi per il suo conseguimento”.

Gemme n° 399

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Ho portato come gemma due foto che sono molto importanti perché segnano l’inizio e l’attuale punto d’arrivo del mio percorso scout. Nella prima sono nelle coccinelle al primo volo estivo (3-4 giorni in montagna). La ragazza in alto era la capo che ci ha regalato la foto perché lei sarebbe andata via. La seconda foto è con la squadriglia la scorsa estate durante il campo. La squadriglia è per me fondamentale perché siamo come delle vere sorelle: non ci sono segreti, ci raccontiamo tutto, si passa tutto il tempo insieme, si cresce molto (ci sono molti litigi durante questi giorni; nei primi 4 anni, ad esempio ho litigato molto con la caposquadriglia, ma mi ricordo anche i momenti indimenticabili soprattutto nell’ultimo anno in cui invece abbiamo legato tanto). Le amicizie che si sono formate sono tra le più profonde e importanti che ho; abbiamo affrontato insieme i problemi aiutandoci nelle difficoltà, anche nel semplice fatto di rispettare gli impegni del sabato e della domenica. Quest’anno l’ho iniziato con tanta gioia ed entusiasmo e un po’ mi dispiace passare nel gruppo più grande il prossimo anno. Ho anche portato una canzone dei The Sun. Sabato sera ero alla loro testimonianza-concerto. Sono in 4 e 2 di loro hanno fatto un percorso difficoltoso senza vedere il senso del limite. Il leader ha avuto grande cambiamento frequentando la chiesa e ha testimoniato la sua esperienza; gli altri hanno deciso di aiutarlo. La canzone è “Strada in salita”, e soprattutto il ritornello mi ha colpito: “Voglio un sogno e voglio un senso, voglio una partita che mi faccia dare il meglio, che questa vita sia la mia strada in salita, che mi possa guidare in ciò che amo e così sia”. Uno che dice così è molto forte e va contro corrente rispetto ad un mondo che propone un modello di strada semplice e comoda.” Questa è stata la gemma di E. (classe seconda).
Stamattina stavo prendendo il caffè nel bar della scuola e stavo parlando con Valentina, che ci lavora. Ci siamo messi a parlare di una nostra passione condivisa, la pallavolo e di quanto siano in crisi, rispetto al passato, gli sport… “E’ che” abbiamo concordato ad un certo punto, “lo sport è sacrificio”. La dimensione del sacrificio mi fa assaporare in maniera diversa il risultato finale, sconfitta o vittoria che sia. Ne ho vinte e ne ho perse di partite, ma ci sono sconfitte che hanno più sapore di alcune vittorie perché la lotta è stata dura e ho lottato dando il meglio di me. “Ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa che ci tocchi per ricordarcelo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l’essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore.” (Aruki Murakami)

Gemme n° 397

gemelle

Ho portato una foto in cui ci siamo io e mia sorella gemella: siamo molto legate, e forse lei è la persona più importante per me; anche se spesso litighiamo e non ci mostriamo molto affetto ci vogliamo un gran bene e abbiamo condiviso molte parti della nostra vita”. Questa la gemma di K. (classe seconda).
Afferma Karen Brown: “Una sorella è colei che ti dà l’ombrello nella tempesta e poi ti accompagna a vedere l’arcobaleno.”

Gemme n° 395

20160130_111400.jpgHo portato come gemma una gondolina in vetro con dei cuoricini. L’1 ago 2015 ho festeggiato 2 anni insieme al mio ragazzo: mi ha portata a Venezia e a fine giornata mi ha regalato questo oggetto che mi aveva colpito. Ora mi ricorda quella giornata e i momenti belli passati insieme”. Questa la gemma di E. (classe terza).
Commento questa gemma con una frase di Erri De Luca presa dal libro “Tu, mio”: “Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rilevato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore. Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza, presso una tavolata, seduto su un gradino mentre gli altri ballano.”

Gemme n° 393

Ho portato le foto della mia gemma che altro non è che un periodo di 10 giorni, dall’8 al 18 agosto, che passo in montagna ormai dal 2009: si tratta di un campeggio particolare in cui sono stata coinvolta da una mia amica. Ci sono persone di tutte le età, divise in squadre; si fanno camminate, anche di 2 giorni in malga, giochi… Ogni anno aspetto questi giorni, è come estraniarsi dalla quotidianità e sentire tanta libertà”. Questa la gemma di E. (classe quarta).
Bertrand Russell affermava che “L’entusiasmo è per la vita quello che la fame è per il cibo.” Oggi si è avvertito nettamente.

Gemme n° 389

Propongo una canzone del mio gruppo preferito. La motivazione penso che sia quella più bella quando si tratta di una canzone: l’ho ascoltata con tutte le persone più importanti della mia vita. Ha accompagnato tantissimi momenti della mia vita. Ad essa mi lega anche un bel ricordo perché ero solita ballarla insieme a mio fratello con i miei piedi sopra i suoi. Le sono molto affezionata.” Questa la gemma di E. (classe quarta).
La canzone, tra i vari temi, tocca quello del tempo. Cosa fa sì che lo consideriamo sprecato, ben utilizzato, investito bene o male? Forse il passare del tempo stesso. Canta De André in “La stagione del tuo amore”: “Passa il tempo sopra il tempo ma non devi aver paura, sembra correre come il vento però il tempo non ha premura”.

Gemme n° 387

concerto

Ecco la gemma di A. (classe quinta). “La mia gemma è il biglietto del concerto dei Simple Plan tenuto a settembre. Me li ha fatti scoprire S. e sono diventati il mio gruppo preferito. Dietro a questo biglietto c’è tutta la storia della sorpresa che abbiamo fatto a S. per il suo compleanno, prima dicendole che i biglietti erano esauriti e poi regalandogliene uno. Siamo andate insieme a Treviso, ci siamo stancate durante la lunga attesa; c’è stato prima il brutto tempo e poi il caldo, ma ne è valsa la pena, eravamo in quarta fila. Per me è stata un’esperienza bellissima, e ora questa matrice del biglietto la uso come segnalibro.”
Sentire il rimbombo delle casse dentro di sé, poter gridare senza che qualcuno ti dica di far piano, sentire vibrare negli altri la tua stessa passione, avvertire con ancora maggiore chiarezza la forza di quelle parole che avevi già sentite in qualche modo tue, saltare e dimenarsi fino allo sfinimento, avere la voce che si strozza in gola per l’emozione… concerto… passione… vita…

Gemme n° 379

Avevo già deciso quale video portare come gemma, poi è uscito questo e ho cambiato idea. Chi mi sta vicino sa che spesso dico che le ragazze sono tanto cattive: spesso diciamo cose che in realtà non pensiamo, mi ci metto dentro anche io. A volte mi pento di quello che dico. Penso che questo video sia significativo: emerge anche l’idea per cui la felicità è connessa alle persone, qualsiasi cosa facciamo è connessa agli altri. Desidero anche leggere queste frasi, anche se un po’ sconnesse tra loro in quanto frutto di pezzi di video tagliati: «Il rapporto che ho con ogni singola persona è unico e speciale… La cosa più importante per un essere umano essere e sentirsi amato… come può sparire così una persona al mondo, come può essere accettabile. A sette anni non avevo una risposta, ma ora che ne ho venti ce l’ho, non può! Semplicemente non sparisce, non esiste vita, morte, esistono emozioni, esiste credere in qualcosa… Le persone non spariscono, noi le manteniamo in vita continuando ad amare ogni giorno come loro hanno amato noi, toccando con mano quello che non possono più toccare, respirando la vita che non possono più respirare, trasformando il dolore in forza di continuare a vivere non solo per noi, ma anche per loro.»” Questa è stata la gemma di D. (classe quinta).
Sono varie le tematiche toccate. Mi concentro sulle relazioni e sulla morte con una citazione della pittrice messicana Frida Kahlo: “Nessuno è separato da nessuno. Nessuno lotta per se stesso. Tutto è uno. L’angoscia e il dolore, il piacere e la morte non sono nient’altro che un processo per esistere. La lotta rivoluzionaria in questo processo è una porta aperta all’intelligenza.”

Gemme n° 378

signora

In questa foto sono io da piccola insieme ad una amica dei miei: lei per me è stata come una nonna. Non mi ricordo benissimo di lei perché è scomparsa quando io avevo 6 anni e gli ultimi 2 li ha passati in ospedale. Ricordo però che mi viziava un sacco cercando di comprarmi qualsiasi cosa durante i viaggi; non mi faceva mai mancare le sue torte (quasi ogni giorno). Stavo bene con lei e mi è sempre stata accanto. Mi regalava bambole, piccoli gioielli o smalti che adoravo. Questo è il mio ricordo per lei”. Ecco la gemma di N. (classe seconda).
Ultimamente diversi studenti stanno portando come gemma delle persone che hanno fatto loro del bene. Lo trovo bello e penso sia significativo il fatto che l’impronta di queste persone sia ben segnata nella nostra memoria. Mi ricorda un po’ quella frase che invita a scrivere sulla sabbia i torti che subiamo e a incidere sul marmo ciò che di bello ci accade.

Gemme n° 376

1

Ho portato come gemma questa foto anche se non ci sono tutti gli amici che fanno parte del gruppo: è l’ultimo anno di scuola ma spero che ci saranno anche altre occasioni per ritrovarci”. Così K. (classe quinta) ha presentato la sua gemma.
Commento con una frase di Seneca: “La legge del dono fatto da amico ad amico è che l’uno dimentichi presto di aver dato, e l’altro ricordi sempre di aver ricevuto.”

Gemme n° 373

k

Non so dire le bugie, e allora la verità è che mi ero scordata della gemma. L’idea iniziale era di portare la polaroid che mi è stata regalata dalla classe; non avendola porto allora la prima foto fatta con una mia amica. Mi viene da ridere a vederla per l’idea stupida di fare una foto al buio.” Questa la gemma di K. (classe quinta).
Per me la fotografia deve suggerire, non insistere o spiegare” diceva Brassaï.