Gemma n° 2060

“Ammetto che scegliere la gemma quest’anno è stato particolarmente difficile probabilmente perché mi sono fatta prendere dall’ansia “da ultima gemma”, fino a due giorni fa ero decisa a chiedere al Prof. di posticiparmela perché non avevo nemmeno una vaga idea. 
Poi due sere fa la gemma mi ha trovata, è proprio avvenuto così lei ha trovato me mentre ero in macchina con alcune mie amiche e attivata la riproduzione casuale su Spotify, la prima canzone è stata proprio Vivere di Vasco Rossi. Ascoltando le parole di questa canzone ho ripensato ai momenti che ho vissuto fino ad ora, alcuni li custodisco tra i miei ricordi più felici e belli, altri li ho ben impressi nella mente perché sono stati difficili da superare. Nonostante tutto non mi sento di rinnegare nulla, perché tutto ciò che ho attraversato mi ha reso chi sono oggi, ed oltre a ciò posso dire di aver sempre avuto al mio fianco delle persone che non mi hanno lasciata mai sola né nei momenti più spensierati, né nei momenti più duri.
Vivere mi ha fatto proprio pensare a questo, ha attivato in me un senso di gratitudine infinita per tutti coloro che mi stanno vicino e che spero continuino a farlo anche nel futuro” (S. classe quinta).

Gemma n° 2058

“Come gemma ho deciso di portare questa collana che mi è stata data dai miei zii materni il giorno del mio battesimo. Ovviamente non mi ricordo il giorno ma la sento come una cosa molto mia che custodisco gelosamente, perché non vedo i miei zii e cugini molto spesso in quanto viviamo abbastanza distanti.
Di conseguenza la tengo in un posto apposito e non l’ho mai messa perché la vedo come un mio oggetto e valore personale e voglio metterla per la prima volta in un’occasione davvero importante per me.
La prendo a volte nei momenti di nostalgia pensando a quanto la distanza possa cambiare il rapporto che si ha con una determinata persona.
Tengo molto a questa collana, è uno degli oggetti più importanti che ho” (I. classe terza).

Gemma n° 2057

“Come l’anno scorso, anche per quest’anno è stato difficile trovare un qualcosa da presentare in questa gemma, perché fondamentalmente ci sono tante cose a cui sono legata.
Alla fine ho deciso di parlare di questa foto.
Questa immagine può sembrare a molti una, diciamo, “semplice” foto tra padre e figlia, ma c’è ben altro dietro.
Sono sempre stata fortunata, non posso negarlo, ad avere un padre così.
Oltre a essere padre e figlia, mi piace dire che siamo anche amici (anche se a lui non piace sentire questa cosa).
Mi piace definirlo come “amico”, proprio perché, oltre che padre, credo che sia una delle poche persone a cui racconto tutto e di cui mi fido ciecamente, quello a cui racconto quello che mi succede, una delle poche persone che mi ha vista attraversare i momenti peggiori e che mi ha sempre aiutata a risollevarmi.
È la persona a cui devo più di tutte, e so che lui per me ci sarà sempre, come io per lui.
Mi ha lasciato libera di imparare a vivere, di sbattere la testa tornando poi da lui in lacrime dicendomi “cosa ti avevo detto io?”, ma nonostante ciò non mi ha mai abbandonata, anzi è sempre stato la spalla su cui piangere e anche addormentarmi, mentre guardiamo la televisione sul divano.
Crescendo, ho acquistato abbastanza consapevolezza da capire tutti i sacrifici che ha fatto per vedermi felice, dal momento che continuare a crescere una figlia di 9 anni da solo non è facile.
Devo essere sincera, non mi ha fatto mai mancare nulla, e di questo gliene sarò infinitamente grata, perché con il passare degli anni, guardandomi intorno, capisco che non tutti i miei coetanei hanno potuto contare su una figura di padre presente.
Ovviamente, non tutto è sempre rose e fiori, come giusto che sia, ma rimarrà sempre la persona che mi ama di più al mondo, come solo un genitore sa fare.
Non sono mai stata una ragazza di grandi parole, e forse tutto questo che vi ho raccontato lui non lo sa, ma vorrei che un giorno sapesse che non avrei potuto desiderare di meglio per me” (E. classe quarta).

Gemma n° 2056

“La gemma che ho deciso di portare quest’anno è l’insieme dei biglietti che mi sono stati regalati dai miei nonni ogni anno da quando sono nata. Questi bigliettini li ricevo a Natale, a Pasqua, a s.Lucia, a s. Nicolò, il giorno dell’Epifania e il giorno del mio compleanno e in altre occasioni durante l’anno. Questi bigliettini dimostrano che i miei nonni sono sempre presenti non solo nei momenti di festa, ma anche in altri. Anche se non li posso sempre portare con me so che i miei nonni pensano sempre e tengono  a me e questo me lo dimostrano anche in tanti altri modi oltre che con i biglietti. Questi pensieri sono un gesto simbolico, ma in realtà l’affetto me lo dimostrano da sempre in mille altri modi. Sono sempre stati un punto di riferimento nel momento del bisogno e so che se avessi necessità non mi volterebbero le spalle” (A. classe seconda).

Gemma n° 2055

“La mia gemma è il mio ragazzo.
Il mio ragazzo è la persona migliore che io abbia mai incontrato.
Ha un cuore d’oro e in tanti dovrebbero prendere esempio da lui.
L’ho conosciuto l’anno scorso nel mese di aprile, nel periodo più brutto in assoluto degli ultimi anni.
Avevo un sacco di problemi in quei mesi, dovuti tutti da un altro grandissimo problema (di cui non mi sento di parlare alla classe al momento perchè sono ancora in terapia).
Sono convinta che se non l’avessi incontrato non sarei mai riuscita a, possiamo dire, “superare” così velocemente la cosa.
Potrebbe essere considerato banale il fatto che mi sia stato vicino visto che in quel periodo ci stavamo frequentando, ma per la gravità della situazione posso dire che io stessa non sarei riuscita a sostenere un’altra persona nella mia medesima situazione.
È da lì che mi sono innamorata di lui; inoltre, nei mesi a venire mi ha sempre dimostrato di esserci per me e non ha mai deluso le mie aspettative” (R. classe seconda).

Gemma n° 2052

“Come mia prima gemma ho deciso di non portare un oggetto a cui sono legata, bensì una persona: la mia migliore amica. A lei devo tutto e di più, in quanto è la persona che veramente senza volerlo è riuscita a far uscire la miglior parte di me. Siamo diventate migliori amiche quasi dal nulla e da ormai quasi 2 anni, pur conoscendoci da una vita.
Entrambe siamo arrivate alle medie avendo altre amicizie ed altre compagnie, fino a quando letteralmente da un giorno all’altro ci siamo trovate a condividere ogni cosa l’una con l’altra, partendo dalle semplici cose di scuola, per poi arrivare a tutte le gioie ma anche tutti i dolori di questi ultimi due anni.
Pur essendo una persona più fragile e soprattutto più emotiva di me, lei è la mia roccia ed il mio punto di riferimento ogni volta che mi sento persa. Lei è l’unica persona a cui sono veramente riuscita a mostrarmi, l’unica che mi ha visto piangere nei momenti no e l’unica che mi ha visto ridere veramente. In poco tempo è diventata una tra le poche persone a cui sono felice di essermi mostrata, ma l’unica a cui dovrò per sempre tutto” (G. classe prima)

Gemma n° 2051

“La mia gemma è il “Il menefreghismo selettivo”. Ho sempre vissuto preoccupandomi degli altri: delle loro opinioni, dei loro giudizi, dei loro sentimenti; cosa normale effettivamente: finché non apprezziamo noi stessi cercheremo approvazione da ciò che ci circonda. 
Ma chi ci circonda? un mondo colmo di anime buone e non, persone pronte ad aiutarci al primo inciampo e altre pronte a fare di tutto per ostacolarci.
Nei miei primi 14 anni di vita ho rincorso e pregato gli altri per la loro approvazione, che è arrivata, ma non era mai abbastanza.
Dopo esperienze orrende che erano portate dalle persone che frequentavo, che allora pensavo fossero delle persone giuste per me, sane, mi sono resa conto di essere un agnello rinchiuso in una stanza piena di lupi.
L’effettivo “menefreghismo” non si attiva facilmente, perché tutti troveranno da ridire, attivandolo si cambia per ogni persona presente nella propria vita, anche per quelle buone, ma il difficile sta nel capire chi sono.
Il trucco? non dare seconde possibilità; “il lupo perde il pelo ma non il vizio”, è così: nessuno cambia, se non dopo un lungo lavoro su se stesso. 
Dopo che lo si ha attivato, tutto sarà più facile, nulla farà male come prima, niente ansie, niente paura del giudizio degli altri; ma ci si concentrerà sulle persone giuste e sulla propria felicità, imparando ad apprezzare se stessi e ciò che ci circonda senza filtri.
L’unica persona di cui non possiamo fare a meno siamo noi stessi” (G. classe prima).

Gemma n° 2049

“Come gemma ho deciso di portare una foto del mio cane. È una tra le mie foto preferite perché sembra come se si fosse messo in posa e abbia sorriso perché voleva che avessi una sua bella foto come ricordo. Il mio cane é il mio punto di riferimento, ogni volta che sto male lo capisce e viene sempre vicino a me per coccolarmi, la sera, invece, dorme con me per non farmi stare da sola. Ho avuto molti cani ma nessuno è come lui e non sono mai stata così legata ad un animale come a lui. Ogni volta che torno a casa, anche se sono stanca, mi fermo con lui a giocare perché per me è come un momento di svago e per staccare da tutto” (M. classe quarta).

Gemma n° 2045

“Ho deciso di portare come gemma il braccialetto che ci è stato dato dal college di Londra perché è il ricordo materiale più significativo delle 2 settimane che ho trascorso lì quest’estate.
Sono stati soltanto 15 giorni che rispetto a tutta la vita potrebbero sembrare insignificanti, eppure non è stato un viaggio qualsiasi, ma il migliore che io abbia mai intrapreso e se potessi rifarei ogni cosa, senza cambiare nulla. Londra mozzafiato in ogni suo angolo, i ballerini in mezzo alla strada, la vita in college, le corse per non perdere la metro, le serate nelle vie illuminate o in college fino a notte fonda e soprattutto le persone che mi hanno accompagnata in tutto questo, resteranno per sempre nel mio cuore. È stato come se tutte le paranoie, le preoccupazioni e i pensieri negativi si fossero messi in pausa per 2 settimane all’insegna della spensieratezza e della felicità. Per questo non ho avuto dubbi nel scegliere la gemma che rappresenta un’esperienza così speciale” (G. classe terza).

Gemma n° 2044

“Ero molto indecisa su cosa portare come Gemma, perché ho molti ricordi e oggetti che sono speciali per me. Ho deciso infine di condividere con la classe un braccialetto. Lo  diede mia nonna a mia sorella e me al nostro quattordicesimo compleanno. Rimasi profondamente colpita, perché fu la prima e unica volta che vidi mia nonna piangere.
È un oggetto importantissimo perché ne possedeva 4 e ognuna di noi (nonna, mamma, mia sorella ed io) ne abbiamo uno. Per lei rappresentava una grande conquista perché fu il primo accessorio che comprò con i suoi primi risparmi, dopo anni e anni di lavoro. Lo uso soprattutto in occasioni speciali, perché non riuscirei mai a perdonarmi  se lo perdessi e  ci sono molto affezionata perché so che sarà una parte di lei che avrò sempre con me” (C. classe terza).

Gemma n° 2036

“Ho scelto di portare questa collana perchè me l’ha regalata la mia bisnonna tempo fa. Mi piace molto indossarla perchè me la ricordo mentre sceglieva questa collana per me e un’altra per mio fratello. Mi manca molto anche se so che una parte di lei mi sorveglia sempre” (S. classe seconda).

Gemma n° 2035

“La gemma che ho deciso di condividere non è la maglia che si vede in foto, bensì le persone che ne indossano una: il mio gruppo di danza. 
Questo era un capo del nostro outfit il giorno in cui abbiamo partecipato allo spettacolo di fine anno della nostra scuola di danza e ho deciso di portarlo perché mi fa riaffiorare alla mente molti ricordi condivisi con persone a dir poco stupende, da cui ho e sto tuttora imparando molto. La mia gemma consiste nel ricordo indelebile dei miei amici che ormai considero come una seconda famiglia e dell’insegnante che avevamo in quel periodo, alla quale sono riconoscente per avermi insegnato parte delle cose che mi rendono la ballerina che sono. Concludo dicendo che sono grata ad ognuno di loro per le risate condivise, le esperienze affrontate durante gli anni e per il tempo che passeremo ancora insieme” (M. classe terza).

Gemma n° 2034

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare dei ricordi che ho trovato all’interno di una scatola che contiene ricordi e fotografie dei miei genitori da giovani e in particolare di mia madre. 
Ha un valore affettivo molto importante per me, infatti periodicamente la apro e, nonostante io abbia visto quelle foto un centinaio di volte, ogni volta mi fanno lo stesso effetto.
Ho quindi scelto le mie preferite di sempre:
– Una fotografia dei miei genitori al ristorante che mi ha sempre fatto sorridere perché si vede mio padre che tenta di tenere in equilibrio sulla testa il centrotavola;
– Una foto di mia mamma da molto piccola che mi colpisce perché eravamo identiche;
– Una cartolina che mio padre mandò a mia madre durante un viaggio a Roma, sul cui retro si trova una piccola dedica.
Tutte queste le tengo all’interno di un piccolo raccoglitore dedicato a tutti i ricordi, alle cose che mi piacciono, biglietti di auguri, riflessioni personali, biglietti aereo o di concerti. Insomma, ogni cosa che ci sia incollata tra le pagine è un pezzetto della mia vita” (A. classe terza).

Gemma n° 2031

“Come gemma ho portato questa, una collana che metto sempre da quando l’ho presa a Londra quest’estate. Sono stata due settimane in vacanza studio; lì ho conosciuto un’amica che è diventata molto importante per me. A Greenwich, al mercatino dell’usato, abbiamo trovato una bancarella con tutti i gioielli a un euro e abbiamo preso insieme questa collana con la croce e i brillantini un po’ trash. La metto ogni giorno e per me è molto importante” (S. classe terza)

Gemma n° 2030

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare questa collana. Diciamo che sono una persona che si lega molto alle collane che mi vengono regalate e questa mi è stata regalata dalle mie migliori amiche per la cresima. Loro sono molto importanti per me perché con loro mi sento allegra e posso essere quello che sono veramente. Perciò non mi tolgo mai questa collanina” (R. classe terza).

Gemma n° 2029

Ho scelto la canzone Snap di Rosa Linn, che ha anche rappresentato l’Armenia all’Eurovision, non tanto per il significato ma perché mi ricorda tantissimi bei momenti di questa estate: io e dei miei amici abbiamo legato molto anche grazie ad un camp di danza e l’abbiamo ascoltata diverse volte. Poi, alla fine di questa estate, una mia amica ha creato un video dove ha montato foto e video della stagione con questa canzone di sottofondo. Quindi, ogni volta che l’ascolto penso a tutti i bei momenti passati. (A. classe seconda)

Gemma n° 2027

“Questa collana è un portafortuna per me e mi è stata regalata da un mio amico che mi è molto caro; è un punto di riferimento, la porto sempre e mi accompagna sempre, dappertutto. Mi fa pensare alle stelle” (M. classe quarta).

Gemma n° 2023

Inizia un nuovo anno scolastico e, con esso, una nuova serie di gemme. Quest’anno, visto un possibile e auspicato concorso che potrebbe mettere fine a 25 anni di precariato, non avrò il tempo di commentare con un mio contributo le gemme portate in classe. Iniziamo con quella di A. (classe quarta).

“Ho deciso di portare questo peluche perché l’ho preso quest’estate con le mie amiche in vacanza e quindi mi ricorda un’estate che ho passato in modo abbastanza tranquillo dopo due anni di Covid: ho fatto diverse esperienze e ho conosciuto persone nuove”.

Verso nuovi racconti

Immagine tratta da Il mio libro

E’ notte. Il rumore della lavastoviglie non copre il canto dei grilli che entra dalle finestre insieme al fresco portato da un fugace temporale serale. Mi sono appena imbattuto in un articolo di Samuele Pigoni dedicato ad un medico scomparso a gennaio e che non conoscevo, ma di cui probabilmente leggerò il libro citato: Giorgio Bert. “Ha animato la cultura italiana proponendo l’incontro tra scienze biologiche e sociali, medicina, letteratura e filosofia contribuendo al tentativo di umanizzare la cura, di superare la separazione tra scienze dure e studi umanistici, di introdurre nelle professioni d’aiuto una migliore consapevolezza del ruolo che le interazioni comunicative hanno nel destino dei processi di aiuto e guarigione.”
Scrive Pigoni: “Mi sono trovato in piena pandemia ad affrontare una serie di esperienze legate alla malattia e alla morte di affetti a me cari e a osservare in presa diretta una serie di temi al centro del pensiero e dell’impegno di Giorgio Bert.
Malattia e morte sono esperienze esistenziali centrali nella vita di tutti e nello sviluppo del pensiero umano: «Il fatto di essere mortali dà senso alla nostra esistenza. Che pensiamo o no esplicitamente alla morte, essa condiziona le nostre scelte, i nostri progetti, la nostra visione del passato e del futuro. È la morte a dare significato alla vita» (Gli uomini sono erba. Conversazioni sulla cura, Il Pensiero Scientifico Editore, 2007).
Spesso però ci dimentichiamo che l’incontro con la malattia e la morte avviene attraverso la mediazione concreta dei sistemi umani che ne organizzano l’esperienza: ci troviamo all’improvviso ad attraversare le corsie degli ospedali, ad attendere lunghe ore in sale d’attesa, ad ascoltare parole più o meno comprensibili da parte del personale sanitario, a telefonare alla ricerca di informazioni sulle case di riposo, a rispondere a domande che ci vengono fatte per sapere come stiamo oppure ad attendere quelle che invece non ci verranno fatte. Incontriamo questi luoghi, fatti di assenze o presenze, frette o premure, proprio quando siamo più fragili e quando si generano nelle nostre biografie di malati o caregiver delle vere e proprie crepe che rischiano di danneggiarci con senso di privazione delle opportunità, di colpa, di perdita del controllo sulla nostra vita.
Giorgio Bert ci ha insegnato, da formatore e teorico dei princìpi della medicina narrativa e studioso della comunicazione in ambito sanitario e non solo, che una migliore consapevolezza delle interazioni comunicative può favorire il fronteggiamento delle esperienze della fragilità.”
A questo punto le parole di Pigoni ampliano il discorso e fanno risuonare in me delle corde utili a motivare il lavoro dell’anno scolastico alle porte: “Se i sistemi organizzativi sanitari – ma anche quelli scolastici, formativi, socio-assistenziali, aziendali – imparassero infatti ad accostare le persone a partire da una prospettiva sistemica e narrativa, se imparassero a percepirsi e percepire i propri membri come portatori di storie che vale la pena ascoltare e co-narratori di nuove storie da scrivere insieme, forse ridurremmo di un po’ le infiltrazioni dolorose che la vita porta con sé. Impareremmo a percepire che siamo parte di un sistema di relazioni che ci interconnette gli uni alle altre, fatti di interazioni ed equilibri in movimento e risposta a stimoli comunicativi e relazionali che influenzano decisivamente l’esito degli incontri e dunque le storie di malattie e di morte che inevitabilmente ci troviamo prima o poi ad attraversare.
In quanto umani siamo di casa nella parola e non possiamo non comunicare: ogni gesto, parola, domanda, commento può far succedere cose diverse intorno a noi. L’invito che Bert ci ha fatto nel corso della sua vita e del suo lavoro scientifico è di cambiare prospettiva, di acquisire la postura del narratore di storie tra narratori di storie, di fare come i registi, che spostano la cinepresa, cambiano la disposizione delle luci, e con questo sanno mettere in luce punti di vista diversi, tanto diversi da cambiare la direzione della storia che abbiamo da narrare, e vivere: «Le storie possono avere sviluppi e finali differenti, e in questo senso costituiscono potenti fattori di cambiamento: è il motivo per cui nelle narrazioni non conta tanto la verità dei fatti quanto il percorso e il senso che a esse dà il narratore. Le storie costruiscono significato e sono pertanto dinamiche e variabili» (da Gli uomini sono erba).”

Gemma n° 2021

“Ho portato come gemma questa collana che mi è stata regalata dai miei nonni poco meno di un anno fa. La porto sempre con me; quando non ce l’ho e devo fare una verifica a scuola mi viene più ansia perché penso che a volte la mia fortuna sia data dalla presenza di questa collana. Mi accompagna sempre, sia nei momenti in cui sono più felice, sia nei momenti più tristi: i miei nonni sono ancora vivi e li vedo, anche se non spesso, ma con la collana mi sembra di averli lì”.

Proprio ieri stavo pensando che difficilmente siamo realmente soli, anche quando non siamo fisicamente in compagnia di qualcuno, la nostra mente e il nostro cuore sono abitati dall’“altro”, talvolta un “altro” conosciuto e amato, come nella gemma di G. (classe terza), talvolta un “altro” fantasticato o idealizzato. E spesso gli oggetti sono ciò che vivifica questa assenza rendendola presenza.