Nell’ultimo numero di Diogene Magazine c’era questo articolo, secondo me interessante
Punk! And fuck you all!
Alessandro Peroni
Da Giovanni Battista a Diogene, il punk può vantare maestri nobili e trasgressivi.
Secondo un’opinione comune il punk è stato (ed è tuttora) un movimento puramente nichilista, nato tra le frange più emarginate della popolazione e privo di un autentico sostrato culturale. Nulla di più sbagliato: in realtà, lo stile e l’ideologia punk sono figli di un’antica tradizione, che ha visto molti personaggi, in diversi momenti della storia della cultura, manifestare il proprio dissenso nei confronti della civiltà assumendo atteggiamenti che esprimevano provocatoriamente la scelta di una volontaria esclusione dal contesto sociale.
Punk: il movimento del ’77
Vale senz’altro qui la pena di ricordare che cosa intendiamo per “punk”. Si trattava, originariamente, di una subcultura giovanile fortemente legata a un movimento musicale nato nel Regno Unito e negli Stati Uniti (in particolare a New York) alla metà degli anni Settanta. I Ramones negli Usa e i Damned in Inghilterra possono essere ricordati tra i primi gruppi musicali propriamente punk, la cui musica era caratterizzata, come reazione nei confronti degli eccessi virtuosistici dell’allora imperante “progressive rock”, da una scarsa tecnica strumentale, da semplicità formale e da un’immediatezza, talora confinante con la rudezza, riconducibile alla purezza del rock’n’roll originario. Ancora lontano dall’avere un look caratteristico, il punk divenne vero e proprio fenomeno di costume grazie ad una geniale intuizione di Malcolm MacLaren e Vivienne Westwood, i quali raccolsero, presso la loro boutique londinese “Sex”, un gruppo di ragazzi emarginati, inventando per loro uno stile di abbigliamento e di comportamento. 
Questi ragazzi (dotati, peraltro, al tempo di scarsissime capacità musicali) divennero una delle band più celebri e oltraggiose di tutti i tempi: i Sex Pistols. Il loro look era caratterizzato da abiti strappati, capelli corti e “artisticamente” spettinati e colorati, giubbotti e pantaloni in pelle, spille da balia, lucchetti usati come collane, collari, simboli nazisti e così via. Si può discutere a lungo sull’originalità o meno di tale abbigliamento, tuttavia ciò che è certo è che esso, unito a comportamenti pubblici volutamente e studiatamente provocatori, portò al gruppo una fama sinistra prima ancora che la sua musica fosse incisa e conosciuta, tanto che diverse case discografiche rifiutarono impaurite di pubblicare e distribuire i loro dischi. Ciò nonostante il loro unico LP (Never Mind The Bollocks), pubblicato infine dalla Virgin Records nel 1977, fu un clamoroso successo.
Le declinazioni del punk
Fu così che il termine “punk”, che prima di loro si riferiva solo al genere musicale rozzo e blandamente sovversivo, diventò sinonimo di nichilismo e delinquenza. I punk, nonostante la loro indole generalmente pacifica, divennero allora l’icona della violenza e del teppismo gratuito.
Al breve periodo del punk classico, detto “del ’77”, a cui appartengono anche i Sex Pistols, fecero seguito, nei decenni successivi, diverse ondate di movimenti assai eterogenei che si definirono punk, anche se erano molto distanti dal modello ideologico ed estetico originale. In ogni caso, essi erano accomunati dal rifiuto assoluto di sottostare al controllo della società, dalla volontà di vivere al di fuori della civiltà (e tuttavia non isolandosi da essa), sottolineando tale desiderio di esclusione attraverso atteggiamenti e abbigliamenti ritenuti sgradevoli e provocatori.
Dopo il punk classico, “Hardcore”, “Oi!”, “Street punk”, “Anarcho punk”, “Corporate punk” sono alcune delle etichette attraverso le quali questa subcultura ha trovato vie di espressione negli ultimi trent’anni. Si arriva così agli attuali “punkabbestia”, detti anche (impropriamente) “anarcho punk”, sebbene nulla abbiano a che vedere con gli omonimi anarcho punk della fine degli anni ’70. Questo movimento, tipicamente europeo, è costituito dai frequentatori dei grandi estemporanei raduni rave, tanto temuti dalle autorità. I punkabbestia sono soliti vivere ai margini della società praticando l’accattonaggio (spesso in compagnia di cani), adottano un look caratterizzato da scarpe da skater, pantaloni larghi, felpe, piercing, tatuaggi, capelli rasati sui lati della testa o con dreadlocks. È significativo che, contrariamente ai punk degli anni Settanta, i “punkabbestia” abbiano spesso alle spalle famiglie “normali”, delle quali rifiutano i valori.
Diogene cinico, filosofo punk
Generalmente temuti e disprezzati dai benpensanti, i punk possono però vantare, come dicevo all’inizio, nobili e antichi modelli culturali. Indiscutibilmente punk ante litteram fu, ad esempio, il filosofo Diogene di Sinope, detto “il Cinico”. Figlio di un ricco banchiere, ne ripudiò evidentemente i principi “borghesi”: si trasferì infatti ad Atene per vivere miseramente in una botte. Da bravo punk, Diogene rifiutava le convenzioni sociali della declinante società greca, che stigmatizzava attraverso atteggiamenti offensivi: si presentava all’assemblea cittadina compiendo atti osceni e viveva in compagnia dei cani, con i quali condivideva il cibo e lo stile di vita.
Diogene aprì un nuovo modo di fare filosofia: non più i tradizionali discorsi dei filosofi (che peraltro si divertiva a sbeffeggiare), bensì l’esempio di vita portato attraverso il comportamento e le affermazioni provocatorie che oltraggiavano alcune delle interdizioni ritenute più sacre dall’uomo greco. Diogene, infatti, esaltava pubblicamente l’incesto e auspicava addirittura di essere lasciato, dopo la morte, insepolto in pasto a cani e uccelli. Dichiarazioni scandalose, queste, che erano quanto di più punk si potesse immaginare ai suoi tempi. Ricordiamo che anche un grande punk della cultura medievale, il poeta Jacopone da Todi, si augurava in sommo dispregio della corporalità: “Aleggome en sepoltura un ventre de lupo en voratura, e l’arliquie en cacatura en espineta e rogaria”.
Giovanni Battista, anarcho punk
Un altro personaggio assolutamente punk è senz’altro Giovanni il Battista, che scelse di vivere nel deserto per annunciare la venuta di Cristo. Egli si vestiva di pelli e si nutriva di locuste e miele selvatico. Lungi dall’essere un eremita penitente, faceva parte di un “movimento”: era infatti legato alla comunità degli Esseni, coloro che, nella società ebraica sottomessa ai Romani, attendevano la venuta di un Messia. La figura del Battista è affine, anche per la sua valenza politica, a quella di un moderno anarcho-punk. Così, è evidente che il suo rifiuto dell’amore della lasciva principessa Salomè, che lo fece incarcerare e decapitare, costituì una scelta estrema di libertà dai vincoli sociali e dalle seduzioni della società e del potere!
Così come i punk, Diogene, Giovanni il Battista e tanti altri personaggi scomodi e irriverenti della storia compirono la scelta estrema di vivere al di fuori delle convenzioni, combattendole mediante un comportamento anarcoide ed eversivo. Certamente non si può dire che dietro ad ogni punk ci sia un “pensiero”, ma è senz’altro vero che, in diversi momenti critici della storia, siano comparsi personaggi il cui pensiero presentava caratteri di aggressiva trasgressione, tanto da renderli indiscutibilmente “punk”. E allora, in varie lingue e accezioni, risuonò il grido: Fuck off! Punk’s not dead!
