Magdi Allam, il nuovo crociato

Allego una lettera aperta di Magdi Cristiano Allam al papa. E’ lunghetta, ma la fatica vale la pena di essere fatta.

Lettera aperta al Papa Benedetto XVI.doc

Rispondo non con parole mie ma con le parole di 60 anni fa del Concilio, sperando che Benedetto XVI chiarisca una volta per tutte:

“La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno. Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”.

Il documento è la Nostra Aetate. Basta crociate, grazie!

Ancora sulla scuola

Ancora un contributo sulla scuola: arriva da Famiglia Cristiana. Che ne dite?

NON CHIAMIAMO RIFORMA UN SEMPLICE TAGLIO DI SPESA

Secondo il filosofo Antiseri, «il grembiulino e il voto di condotta sono condivisibili, ma sono cose marginali, direi futili. Colpire la scuola e l’università significa colpire il cuore pulsante di una nazione».

Secondo gli esperti, nell’andamento dell’economia il capitale umano vale fino all’80 per cento della ricchezza. È ovvia, quindi, l’importanza che l’istruzione ha nello sviluppo. Eppure, in Italia c’è chi fa finta d’ignorarlo. E non ci si preoccupa se due terzi della popolazione, tra i 16 e 65 anni, presenta “insufficiente competenza alfabetica funzionale” (cioè, ha difficoltà 17 volte più della media europea a usare il linguaggio scritto per un ragionamento, anche modesto).

Studenti e professori hanno seri motivi per protestare. E non per il voto in condotta o il grembiulino (che possono anche andar bene), ma per i tagli indiscriminati che «colpiscono il cuore pulsante di una nazione», come dice il filosofo Dario Antiseri. Nel mirino c’è una legge approvata di corsa, in piena estate. La dicitura è roboante: “Riforma della scuola”; più prosaicamente “contenimento della spesa”, a colpi di decreti, senza dibattito e un progetto pedagogico condiviso da alunni e docenti.

Non si garantisce così il diritto allo studio: prima si decide e poi, travolti dalle proteste, s’abbozza una farsa di dialogo. Il bene della scuola (ma anche del Paese) richiede la sospensione o il ritiro del decreto Gelmini. Per senso di responsabilità; l’ostinazione, infatti, è segno di debolezza. Né si potrà pensare di ricorrere a vie autoritarie o a forze di polizia. Un Paese che guarda al futuro investe nella scuola e nella formazione, razionalizzando la spesa, eliminando sprechi, privilegi e “baronìe”, nonché le “allegre e disinvolte gestioni”.

Ma i tagli annunciati sono pesanti: all’università arriveranno 467 milioni di euro in meno. Nei prossimi cinque anni il Fondo di finanziamento si ridurrà del 10 per cento. Solo il 20 per cento dei professori che andranno in pensione verrà sostituito. Come dire: porte chiuse all’università per le nuove generazioni.

Tremonti ha dettato la linea, la volenterosa Gelmini è andata allo sbaraglio, spacciando per riforma la scure sulla scuola. Nessun Governo era giunto a tanto, anche se i vari ministri dovevano sempre chiedere in ginocchio le briciole al Tesoro. Oggi l’università italiana ha una “produttività” pessima, ha il record mondiale dei fuori corso, la metà delle matricole non arriva alla laurea. Per i dottorati di ricerca stiamo peggio della Grecia: 16 ogni mille abitanti (in Francia sono 76 e in Germania addirittura 81). Che contributo si può dare alla formazione del capitale umano tra resistenze e tagli di bilancio? Pochi sanno che lo stipendio dei professori universitari non è regolato da contratto nazionale ma, come per magistrati e parlamentari, aumenta automaticamente ogni due anni, senza controllo. Gli stipendi si portano via l’88 per cento del Fondo dello Stato alle università. Percentuale destinata a salire con i tagli, con grave danno a didattica e ricerca. La riforma dell’istruzione la chiedono tutti. Nessuno, però, la ritiene una “priorità”. Si procede solo con slogan nelle piazze e improvvisazioni politiche.

Un Paese in crisi trova i soldi per Alitalia e banche: perché non per la scuola? Si richiedono sacrifici alle famiglie, ma costi e privilegi di onorevoli e senatori restano intatti. Quando una Finanziaria s’approva in nove minuti e mezzo; quando, furtivamente, si infilano emendamenti rilevanti tra le pieghe di decreti legge, il Parlamento si squalifica. Ci siamo appena distratti, che già un’altra norma “razziale” impone ai medici di denunciare alla polizia gli immigrati clandestini che bussano al pronto soccorso.

PDM in Somalia

Dal Corriere della Sera

Somalia: lapidata adultera, un parente la aiuta e nel conflitto a fuoco muore bimbo

Sentenza eseguita dalle Corti islamiche. Ma per i familiari non ha ricevuto un processo coranico equo

CHISIMAIO (SOMALIA) – Miliziani somali fedeli alle deposte Corti islamiche hanno giustiziato in pubblico una giovane donna accusata di adulterio, ricorrendo all’arcaico e macabro metodo della lapidazione: lo hanno denunciato testimoni oculari, secondo cui l’esecuzione è avvenuta nella tarda serata di lunedì a Chisimaio, città portuale situata circa 520 chilometri a sud-ovest di Mogadiscio, davanti a centinaia di spettatori, molti dei quali costretti ad assistervi, parenti della vittima compresi.

La ragazza si chiamava Asha Ibrahim Dhuhulow e aveva 23 anni; tradizionale velo verde sul capo, il volto coperto da un panno nero, è stata condotta sul luogo del supplizio a bordo di un furgone per poi essere massacrata. Ai presenti è stato detto che lei stessa aveva riconosciuto la propria colpa, e accettato il suo crudele destino: ma, al momento di essere trucidata, si è messa a urlare e a divincolarsi, mentre i carnefici la immobilizzavano legandole mani e piedi. A quel punto un congiunto le è corso incontro, tentando di aiutarla, ma gli integralisti di guardia hanno aperto il fuoco per fermarlo, e hanno ucciso un bambino. Secondo i familiari, Asha non ha ricevuto un processo coranico equo: «L’Islam», ha ricordato uno di loro, «non permette che una donna sia messa a morte per adulterio se non sono presentati pubblicamente l’uomo con cui ha avuto rapporti sessuali e quattro testimoni del fatto». I giudici fondamentalisti si sono però limitati a replicare che puniranno in maniera adeguata la guardia responsabile della morte del bimbo. È il primo episodio del genere di cui si abbia notizia in Somalia da due anni: da prima cioè che, alla fine del 2006, le truppe del governo transitorio di Mogadiscio sconfiggessero le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell’Etiopia. I ribelli hanno però intrapreso una guerriglia difficile da contrastare, e lo scorso agosto si sono reimpadroniti di Chisimaio, reimponendovi leggi ispirate alla più vieta concezione dell’Islam; in città, per esempio, è proibita qualsiasi forma di svago perchè considerata blasfema.

Caterina Percoto si agita…

Che ne pensate di quello che sta succendendo a scuola?

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La libertà religiosa

Prendo da Spiritual seeds:

In oltre sessanta Paesi del mondo, la libertà religiosa è gravemente conculcata. Già questo semplice (e drammatico) dato sarebbe sufficiente per leggere con attenzione dati del Rapporto 2008 sulla Libertà Religiosa nel Mondo, realizzato dall’associazione Acs – Aiuto alla Chiesa che Soffre. Secondo alcune anticipazioni, in Africa è delicata la situazione dell’Eritrea, dove nell’agosto 2007 le autorità hanno ordinato alla Chiesa cattolica di cedere al ministero per il benessere sociale e il lavoro tutte le strutture sociali, quali scuole, cliniche, orfanotrofi e centri d’istruzione per le donne. Varie fonti indicano che in Eritrea ci sono non meno di 2 mila detenuti per ragioni religiose arrestati a partire dal maggio 2002 per la loro fede, incarcerati per mesi e anni senza accuse formali e senza processo, spesso in carceri militari, con condizioni di vita molto dure e senza assistenza medica. Ma è l’Arabia Saudita il Paese islamico in cui la libertà religiosa viene negata con maggiore evidenza, anche da un punto di vista formale. I Paesi islamici non sono comunque gli unici in cui viene negata la libertà religiosa: il rapporto cita il caso dell’India, dove ancora continuano gli attacchi e le stragi di cristiani. Un rapporto, dunque, da leggere con attenzione.

 

Voto di condotta

Nella rivista Dimensioni Nuove c’è una rubrica chiamata “La posta di Gioia”. Nel numero di novembre che mi è arrivato l’altroieri c’è questo botta e risposta sul voo di condotta:1318217363.jpg

 

Cara Gioia, sono sicura che tu sarai contenta. Finalmente è tornato! Dirai tu. Ma per noi, eh! Mai qualcuno che ci abbia chiesto qualcosa? Per noi è una cosa incomprensibile! Come si fa a mettere il voto di condotta? Condotta su cosa poi? Sulle orecchiette ai quaderni? Se portiamo i libri a scuola? Se rispondiamo a qualche professore che non sa nemmeno scrivere una e-maii? A me pare che questa storia del voto di condotta sia solo un modo per far stare tranquilli i nostalgici della scuola di un tempo che non c’è più e che non servirà a riportare ordine nelle classi. Tu che ne pensi?

Eleonora

Prima di cominciare stabiliamo subito tre cose: le orecchie ai quaderni non si fanno; i libri a scuola si portano; ai professori, agli adulti in genere, non si risponde sgarbatamente. Principi datati? Vecchie usanze da abbandonare? Non lo so. Per me è così. In nome del rispetto che si deve agli strumenti del proprio lavoro. In nome del rispetto per il proprio lavoro. In nome del rispetto che si deve alle persone tutte. E quando trattiamo del rispetto non c’è anno di nascita che tenga. Senza rispetto è il mondo ad essere in pericolo ed ogni giorno ne abbiamo prove drammatiche.

È davvero strano ma se provo a pensare alla scuola oggi mi vengono alla mente presidi minacciati, professori picchiati o pestaggi tra studenti ripresi con i telefonini. E certo voglio sperare che questa non sia la norma. Eppure quello che realmente mi preoccupa non sono questi eccessi ma l’arroganza e la superficialità che vedo ovunque e che pure traspaiono dalla tua e-mail. A cosa servirà il voto in condotta? Certo a poco se nelle famiglie si continuerà a spalleggiare la supponenza giovanile senza chiedere mai il conto. Se genitori sempre meno presenti delegheranno la scuola come sola educatrice e poi sorrideranno sulle bravate dei loro figlioli. Quanto siete migliori dei vostri professori che non sanno scrivere una e-mail? Stabilito che questo sia elemento fondamentale per essere un buon insegnante. Peraltro neanche la tua lettera è gran che scritta bene. Il voto in condotta non aggiunge e non toglie niente ad una scuola che è parola vuota se non viene riempita dai suoi studenti e dai suoi insegnanti. La scuola sei tu, Eleonora. Per renderla migliore comincia da te.

Gioia

Accusare Dio

Usa, un senatore vuole fare causa a Dio 1999251223.jpg

“Respinta, l’Onnipotente non ha indirizzo”

Il giudice: è impossibile notificare l’atto all’accusato

di MARCO PASQUA

Aveva fatto causa a Dio, responsabile, a suo dire, di aver diffuso paura e terrore in tutto il mondo. Ma il procedimento giudiziario non avrà alcun seguito: un giudice del Nebraska lo ha infatti respinto, perché Dio non ha alcun indirizzo al quale poter notificare l’avvio della causa. Si chiude così la vicenda che vede protagonista lo storico senatore democratico del Nebraska, Ernie Chambers, che, il 14 settembre dello scorso anno, aveva depositato la sua provocatoria causa in una corte del Nebraska.

Secondo il documento redatto dal senatore 71enne (definito da molti “l’uomo di colore più arrabbiato di tutto lo Stato”), Dio e tutti i suoi seguaci, sarebbero responsabili “delle continue minacce terroristiche, con conseguenti danni per milioni e milioni di persone in tutto il mondo”. Minacce la cui credibilità è avallata, secondo Chambers, “dalla storia personale di Dio”.

Nel documento gli si attribuisce anche la responsabilità di “terremoti, uragani, guerre e nascite di bimbi con malformazioni”. Ancora: Dio è accusato di aver “distribuito, in forma scritta, documenti che servono a trasmettere paura, ansia, terrore e incertezza, al fine di ottenere obbedienza” da parte degli uomini.

Chambers ha spiegato di aver avviato questo procedimento per dimostrare che “tutti possono avere accesso a una corte, indipendentemente dal fatto se siano ricchi o poveri” e per sottolineare che “ognuno può essere citato in giudizio”. Il suo obiettivo era di ottenere dai giudici una diffida, in cui si sarebbe dovuto sollecitare Dio a interrompere ogni genere di “minaccia” sul mondo.

La causa, comunque, non avrà alcun seguito, perché “non è stato possibile reperire un indirizzo ufficiale di Dio”. Il giudice Marlon Polk si è appellato a una legge del Nebraska, secondo la quale chi avvia un procedimento giudiziario deve avere l’indirizzo della persona chiamata a difendersi in aula.

Chambers non si dà per vinto, e anzi si è detto soddisfatto della decisione del giudice. “La corte – ha dichiarato – ha ammesso l’esistenza di Dio. La conseguenza di questa decisione è che viene riconosciuta l’onniscienza di Dio. Quindi, se è vero che sa tutto, deve anche essere a conoscenza di questa causa”. Il senatore, che è in carica da 38 anni, ha adesso 30 giorni di tempo per decidere se fare appello.

Rapporto Caritas 2008

E’ stato presentato proprio ieri 15 ottobre il rapporto Caritas su povertà ed esclusioni. Posto, dopo un breve ma interessante intervento, 2 begli allegati utili a tutti e non solo alle quinte in cui stiamo parlando di globalizzazione

LA QUESTIONE POVERTÀ NON È UN INCIDENTE DA POCO SVILUPPO

«Se si è perso tempo, in particolare negli ultimi anni, è anche perché si è dato credito a una tesi convincente e seducente: la povertà potrà essere ridotta grazie allo sviluppo economico. In sostanza: “maggiore sviluppo economico, maggiore redistribuzione dei vantaggi di tale sviluppo, quindi meno povertà”. Si tratta di una tesi che ha avuto, almeno fino al recente crack finanziario, un’indubbia capacità di convinzione e nello stesso tempo ha contribuito a rinviare un impegno responsabile per affrontare il problema».

Se questa tesi fosse vera, nel Paese che, pur con molte contraddizioni e fragilità messe a nudo dall’attuale crisi dei mercati finanziari, è ai primi posti dello sviluppo mondiale – gli USA – non dovrebbero esserci 13 milioni di bambini che vivono in condizione di povertà. Se consideriamo i bambini che vivono in famiglie povere e in famiglie a basso reddito, la percentuale passa dal 17% al 39%. «Se prendiamo in esame la condizione dei bambini poveri in quel paese negli anni dal 2000 al 2006, risulta che la povertà infantile è aumentata dell’11%, cioè 1.200.000 bambini si sono aggiunti ai già tanti costretti a crescere poveri ed emarginati (National Center for Children in Poverty, 2007). Se la tesi della riduzione della povertà, grazie allo sviluppo economico, avesse mantenuto le sue promesse, non dovrebbe essere così, anzi il contrario». Evidentemente «la questione povertà non è un incidente “da poco sviluppo”. È invece fortemente radicata nelle economie occidentali».

Vittorio Nozza, direttore Caritas Italiana, e Tiziano Vecchiato, direttore Fondazione Zancan

Sintesi rapporto caritas 2008 sulla povertà.pdf

Italia Caritas ottobre 2008.pdf

Mumble mumble

Nel libro “Tenebre su tenebre” di Ferdinando Camon a pag. 9 si leggono queste parole che mi sono tornate alla mente in questi giorni in cui si è riparlato di Eluana Englaro:38551527.jpg

“Di fronte ai casi di giovani o vecchi tenuti in vita in condizioni dì enorme sofferenza (sepolti in polmoni d’acciaio, in camere di rianimazione, intubati, con assistenza ininterrotta, diurna e notturna, tra strumenti e medicinali di ogni tipo), esseri umani che non possono né lavorare né godere ma soltanto soffrire, e che comunicano solo con uno sguardo, un sospiro, il silenzio, noi sentiamo che i medici curanti conducono una lotta meritoria, anche se si dovesse tradurre, come spesso succede, non nella guarigione, ma in un semplice prolungamento dell’esistenza per qualche settimana, qualche giorno, qualche ora, un minuto: in quel minuto è possibile che colui che è ancora vivo senta qualcosa che non aveva mai sentito, un pensiero, un’emozione, che scopra una novità: fosse pure che tutti vogliono salvarlo pur sapendo già che non ce la faranno che nessuno si arrende pur sapendo già che lui si è arreso: se egli se ne va con la sensazione che tutti vogliono trattenerlo mentre precipita, la sua vita è profondamente diversa da quella di chi precipita sentendo che tutti lo mollano e lo spingono.

Un mondo in cui gli altri ti aiutano anche quando non ce la fai più, è migliore del mondo in cui, se vuoi un’iniezione mortale, c’è il medico pronto con la siringa in mano.

Ma questo vale finché un filo, magari sottile, congiunge la corteccia cerebrale al sistema nervoso. Tagliato quel filo, è tagliata la vita. Il malato non è più tra noi, e non potrà tornare.

Il credente non vuole che al malato in stadio vegetativo da quindici anni si stacchi la macchina che lo nutre, perché la vita del malato è legata a un principio che la supera. Ma questa è fede, non è amore.

Il medico lascia che il malato muoia di fame e di sete, anche se ci mette settimane, perché non vuole infrangere la legge.

L’amico va al malato e gli da una morte dolce, istantanea e indolore.

Il credente ama Dio, il medico ama la scienza, solo l’amico ama l’amico.

Ma l’amico ama l’uomo e ama Dio: Dio ha deciso che quell’uomo deve finire, l’amico rispetta questa decisione e vi collabora.

Il credente che fa vivere il malato nell’incoscienza all’infinito non ha pietà del malato né dei famigliari né degli uomini in generale. Il medico che lascia morire il malato di morte naturale, per giorni e giorni, non ha pietà del malato né dei suoi parenti né di chiunque venga a conoscere quella morte. L’amico che uccide il malato dolcemente ha pietà dell’amico, e avendo pietà dell’amico ha pietà di sé stesso e della condizione umana.”

Viste le manifestazioni di oggi…

Vignetta tratta da www.gioba.it

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Giornata europea contro la pdm

1167237398.jpg10 ottobre 2008: s’intitola “La pena di morte nel mondo – I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEI PRIMI NOVE MESI DEL 2008” il dossier che Nessuno tocchi Caino ha presentato in occasione della Giornata europea contro la pena capitale.

L’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto nel mondo da oltre dieci anni, si è confermata anche nei primi nove mesi del 2008, rileva l’Associazione.

I paesi o i territori che hanno deciso di abolirla per legge o in pratica sono oggi 150. Di questi, i paesi totalmente abolizionisti sono 95; gli abolizionisti per crimini ordinari sono 7; quelli che attuano una moratoria delle esecuzioni sono 4; i paesi abolizionisti di fatto, che non eseguono sentenze capitali da oltre dieci anni o che si sono impegnati internazionalmente ad abolire la pena di morte, sono 44.

I paesi mantenitori della pena di morte sono 47. Nei primi nove mesi del 2008, è diminuito il numero di paesi che hanno fatto ricorso alle esecuzioni capitali: sono stati 18, a fronte dei 26 del 2007 e dei 28 del 2006.

Nei primi nove mesi del 2008, vi sono state almeno 5.454 esecuzioni, a fronte delle almeno 5.851 del 2007 e delle almeno 5.635 del 2006. Una diminuzione significativa rispetto allo stesso periodo del 2007, dovuta sicuramente alla approvazione, il 18 dicembre 2007, della risoluzione delle Nazioni Unite sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali.

Dei 47 mantenitori della pena di morte, 38 sono paesi dittatoriali, autoritari o illiberali. In 18 di questi paesi, nei primi mesi del 2008, sono state compiute almeno 5.409 esecuzioni, oltre il 99% del totale mondiale. A ben vedere, in tutti questi paesi, la soluzione definitiva del problema, più che alla lotta contro la pena di morte, attiene alla lotta per la democrazia, l’affermazione dello Stato di diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili.

Sul terribile podio dei primi tre paesi che nei primi mesi del 2008 hanno compiuto più esecuzioni nel mondo figurano, come nel 2007, tre paesi autoritari: la Cina , l’Iran e l’Arabia Saudita.

Le democrazie liberali che nei primi mesi del 2008 hanno praticato la pena di morte sono state 4 e hanno effettuato in tutto 45 esecuzioni, meno dell’1% del totale mondiale: Stati Uniti (24), Giappone (13), Indonesia (almeno 7) e Botswana (almeno 1). Esecuzioni potrebbero essere avvenute anche in Mongolia, anche se non risultano dati ufficiali.

Ancora una volta, l’Asia si conferma essere il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo. Se contiamo che in Cina vi sono state almeno 5.000 esecuzioni (anche se diminuite rispetto all’anno precedente), il dato complessivo dei primi nove mesi del 2008 nel continente asiatico corrisponde ad almeno 5.410 esecuzioni, in netto calo rispetto al 2007 quando erano state almeno 5.782 e al 2006 quando erano state almeno 5.492.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, dopo che nel 2007 il New Jersey è diventato il primo Stato Usa in quarant’anni ad abolire la pena di morte, l’Illinois, per il nono anno consecutivo, ha rispettato la moratoria delle esecuzioni. I dubbi sul metodo dell’iniezione letale hanno investito della questione la Corte Suprema e di fatto portato ad una sospensione delle esecuzioni in molti stati che è iniziata nel settembre del 2007 e si è protratta per otto mesi fino a maggio 2008. Questo ha fatto sì che le esecuzioni nei primi nove mesi del 2008 siano state “solo” 24, mentre nel 2007 erano state 42, il numero più basso degli ultimi 14 anni.

Yom Kippur

Stasera, al tramonto del sole, gli ebrei entrano nello Yom Kippur, il periodo 1208554139.jpgpiù sacro del calendario ebraico. E’ un giorno di digiuno totale, in cui ci si astiene dal mangiare, dal bere e da qualsiasi lavoro o divertimento e ci si dedica solo al raccoglimento e alla preghiera. Prima di Kippur si devono essere saldati i debiti morali e materiali che si hanno verso gli altri. Si deve chiedere personalmente perdono a coloro che si è offesi: a Dio per le trasgressioni compiute verso di Lui, mentre quelle compiute verso gli altri uomini vanno personalmente risarcite e sanate.

In occasione della ricorrenza il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha scritto un articolo per l’Osservatore Romano (e già questo è un segno dei tempi) in cui ripercorre le interpretazioni della festività nella tradizione rabbinica e fa delle interessanti considerazioni sulla differente concezione del perdono nell’ebraismo e nel cristianesimo.

Intanto, negli Stati Uniti, proprio in occasione di Yom Kippur è scoppiata una polemica per l’eccessivo uso degli strumenti informatici nell’ebraismo. Il culto ebraico, sostengono infatti i rabbini, ha valenza prevalentemente comunitaria, per cui non vale piazzarsi davanti (per esempio) alla Jewish Tv Network per essere a posto con la coscienza. Anche, sia detto per inciso, quest’ultima resta un gran bello strumento per chi (ebreo o no che sia) non ha la sinagoga sotto casa ma vuol dare un’occhiata al suo interno.

La Bibbia in un flash!

Bible In A Minute – barats and bereta

“BIBLE IN A MINUTE”

EARTH MADE, ADAM EVE
CAIN KILLS ABEL, HAS TO LEAVE
BORING GENEALOGY
GREAT FLOOD, OLIVE LEAF

TOWER BABEL, ABRAHAM
SODOM AND GOMORRAH AND
ISAAC, JACOB, JOSEPH, MOSES
TEN COMMANDS, PROMISED LAND

JUDGES, DAVID, SOLOMON
SENT AWAY TO BABYLON
JOB, THEN A BUNCH OF PSALMS
PROVERBS AND THE SONG OF SONGS

MAJOR PROPHETS, LION DEN
MINOR PROPHETS, BETHLEHEM
GOLD AND MYRRH AND FRANKINCENSE
SATAN AND SAMARITAN

CHOOSE DISCIPLES, OTHER CHEEK
WALK ON WATER, THOUSANDS EAT
LAZARUS, FIG TREE
LAST SUPPER, GETHSEMANE

BLOOD MONEY, THIRD DENIAL
PONTIUS PILATE, PUBLIC TRIAL
FORTY LASHES, TO THE TREE
WHY HAVE YOU FORSAKEN ME?

THIRD DAY, EMPTY TOMB
REAPPEARS, FIVE WOUNDS
ACTS OF THE APOSTLES NEXT
EPISTLES AND APOCALYPSE

Crisi economica

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Essere donna in Bangladesh

BANGLADESH: Acido, la nuova arma per sfigurare il volto delle donne 1605673735.jpg

di Nozrul Islam

Dhaka (AsiaNews) – Le donne in Bangladesh soffrono di emarginazione. E le violenze contro di loro, in casa e fuori, crescono sempre di più. Ultimamente si è aggiunta una nuova arma di offesa: l’acido, che sfigura il loro volto e il corpo.

Il marito di Parul ha 30 anni. Nel 2000 il marito l’ha sfigurata gettandole acido in faccia, perché i famigliari non pagavano la dote concordata. La mamma della vittima ha presentato denuncia pochi mesi fa, perché fino ad allora non aveva potuto lasciare la figlia, sempre in ospedali vari. Il marito – che tutti sanno essere colpevole – è in libertà.

Nasima ha una figlia ritardata mentale che all’età di 11 anni è stata violentata. Ha denunciato i colpevoli due anni fa, e da allora ha subito continue minacce, finché le hanno devastato torace e schiena con l’acido. Ora promette che non denuncerà i colpevoli e ritirerà l’accusa precedente.

Campagne di sensibilizzazione interne e internazionali hanno spinto il governo a varare, nel 2002, una severa legge contro il costume di gettare acido in faccia a giovani donne per motivi economici,  o per gelosia, o perché resistono a proposte sessuali. Dopo un certo calo dei casi, ora si segnala una ripresa. Sono stati 1.428 dal 2002 al 2007, 116 casi da gennaio ad agosto 2007, saliti a 125 nello stesso periodo di quest’anno. Dal 2002, solo 190 i processi, in cui 254 colpevoli sono stati condannati: 11 a morte, 89 all’ergastolo. Nessuna autorità sa dire quante condanne sono state eseguite e quanti condannati siano di fatto in carcere.

Per legge, l’acido può essere comprato solo su licenza, ma chiunque può procurarselo sui normali mercati, al prezzo di circa 0,6 euro per un chilo: quanto basta a sfigurare una persona, spesso “sciogliere” completamente gola, trachea, esofago, fra sofferenze atroci.

Ultimamente, le vittime non sono più soltanto giovani donne, ma anche bambini, per vendetta contro i genitori, e uomini, specialmente per dispute su terreni e rivalità in amore.

Jovanotti e la religione

Dal blog maxgranieri.blogspot.com traggo un pezzo di una puntata radio sul rapporto tra musica e religione in Jovanotti

http://oradireli.myblog.it/media/01/02/888455868.mp3

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