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Musica e Dio / 4

Jovanotti si rivolge a un Dio dell’universo col quale ha perso il contatto che un tempo aveva (“non sa neanche più parlare con te”). Vive una religiosità pluralista formata da un mix di diverse forme religiose (cristianesimo, buddhismo, islamismo, animismo) che professano una rivelazione divina che si esplicita nelle forme creaturali e umane. E’ un Dio che deve ascoltare, proteggere e illuminare il cammino dell’uomo quando esso si fa buio. E’ un Dio che viene comunque cercato e non atteso (“il lato buono delle cose, … in zone pericolose, ai margini di ciò che è comprensione, di ciò che è conformismo, di ogni moralismo”). E’ un Dio che ascolta l’uomo anche se a volte non sembra. L’ultima strofa della canzone sembra mettere da parte Dio per parlare di un mondo interculturale e di una natura protagonista della storia.

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Questa è la mia casa     
O Signore dell’universo ascolta questo figlio disperso, che ha perso il filo e che non sa dov’è e che non sa neanche più parlare con te. Ho un Cristo che pende sopra il mio cuscino e un Buddha sereno sopra il comodino, conosco a memoria il Cantico delle Creature grandissimo rispetto per le mille Sure del Corano c’ho pure un talismano che me l’ha regalato il mio fratello africano, e io lo so che tu da qualche parte ti riveli, che non sei solamente chiuso dietro ai cieli e nelle rappresentazioni umane di te. A volte io ti vedo in tutto quello che c’è e giro per il mondo tra i miei alti e bassi, e come Pollicino lascio dietro dei sassi sui miei passi per non dimenticare la strada che ho percorso fino ad arrivare qua. E ora dove si va, adesso si riparte per un’altra città.  Voglio andare a casa, la casa dov’è? La casa dove posso stare in pace. Io voglio andare a casa, la casa dov’è? La casa è dove posso stare in pace. Io voglio andare a casa, la casa dov’è? La casa è dove posso stare in pace con te, in pace con te.  O Signore dei viaggiatori, ascolta questo figlio immerso nei colori, che crede che la luce sia sempre una sola, che si distende sulle cose e le colora di rosso, di blu, di giallo e di vita dalle tonalità di varietà infinita. Ascoltami, proteggimi ed il cammino quando è buio illuminami. Sono qua, in giro per la città, e provo con impegno a interpretare la realtà cercando il lato buono delle cose, cercandoti in zone pericolose, ai margini di ciò che è comprensione, di ciò che è conformismo, di ogni moralismo, ie ie. E il mondo mi assomiglia nelle sue contraddizioni, mi specchio nelle situazioni, e poi ti prego di rivelarti sempre in ciò che vedo. Io so che tu mi ascolti, anche se a volte non ci credo.  Voglio andare a casa, la casa dov’è? La casa dove posso stare in pace. Io voglio andare a casa, la casa dov’è? La casa è dove posso stare in pace con te, in pace con te, in pace con te, in pace con te.  O Signore della mattina che bussa sulle palpebre quando mi sveglio, mi giro e mi rigiro sopra il mio giaciglio e poi faccio entrare il mondo dentro me e dentro al mondo entro fino a notte. Barriere, confini, paure e serrature, cancelli, dogane e facce scure. Sono arrivato qua attraverso mille incroci, di uomini, di donne, di occhi e di voci. Il gallo che canta e la città si sveglia ed un pensiero vola giù alla mia famiglia, e poi si allarga fino al mondo intero e vola su, su in alto fino al cielo. E il Sole, la Luna e Marte e Giove, Saturno coi satelliti e poi le stelle nuove, e quelle anziane piene di memoria, che con la loro luce hanno fatto la storia, storia. Tutta l’energia che c’è nell’aria. Questa è la mia casa, la casa dov’è? La casa è dove posso portar pace. Questa è la mia casa, la casa dov’è? La casa è dove posso portar pace. Questa è la mia casa, la casa dov’è? La casa è dove posso portar pace. Io voglio andare a casa, la casa dov’è? La casa è dove posso stare in pace con te, in pace con te. Questa è la mia casa…