Pubblicato in: opinioni, Scuola, Storia

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Nel triennio abbiamo parlato in queste 2 settimane di quello che stava succedendo nel bacino del Mediterraneo, cercando di capire quello che stava realmente accadendo là. Tra le altre cose abbiamo anche riflettuto su come le vicende riguardassero da vicino l’Italia, anche per i notevoli interessi politici, economici, culturali coinvolti. Eppure due settimane fa nessuno si chiedeva quale vita conducessero gli abitanti della periferia di Tripoli o di Bengasi, di quali libertà godessero i cittadini del Cairo, quale impresa potesse mettere in piedi un piccolo imprenditore di Tunisi. La maggior parte di noi si interessa a questi paesi nel momento in cui deve andarci in vacanza (preferibilmente organizzata). Ma poco o nulla sappiamo di quanto succede al di fuori dell’Italia: qualcosa arriva dall’Europa, dagli Stati Uniti e nulla più. Purtroppo non possiamo fare affidamento sui canali televisivi e neppure sui giornali; ci dobbiamo affidare alla rete. Ed è necessario farlo: ormai penso sia visibile a tutti che viviamo in un mondo unico, in cui non è possibile essere interessati soltanto a quanto accade nel proprio orticello o al massimo nel cortile del vicino. E’ da tempo che dico quanto sia assurdo ripetere per tre volte durante il percorso scolastico la “storiella” (perché alla fine troppo spesso si riduce a questo) delle guerre puniche e non arrivare mai o quasi mai ad affrontare seriamente la storia contemporanea, che poi è la storia della nostra vita. Nei miei ricordi di bambino di 8 anni c’è l’immagine di mio padre in lacrime davanti alla tv durante i funerali del Generale Dalla Chiesa: la storia me la sono ricostruita da solo, perché nessun programma scolastico vi è mai arrivato (ma neppure agli anni ’60). Penso allora sia necessario mantenersi informati, aperti alle notizie, andandosi a cercare autonomamente i fatti da sapere senza attendere l’urgenza della cronaca e possibilmente sintonizzandosi sul cuore del mondo che non sempre ha un battito chiaro e distinto.

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