Una canzone vecchia. E’ dei Beatles. L’ho cantata spesso senza sapere di cosa parlasse (l’inglese ho bisogno di leggerlo, oppure mi si deve parlare lentamente, di certo non cantarlo…). Mi sono trovato davanti a un testo semplice che parla di una grande solitudine: una donna, Eleanor, che raccoglie i resti del riso lanciato a un matrimonio e che è vissuta cullando l’attesa vana di un suo uomo. La sua solitudine si somma a quella di un parroco piuttosto disinteressato, padre McKenzie, che sta componendo un sermone inutile perché non ci sarà nessuno ad ascoltarlo nella sua chiesa vuota, come da solo è quando si rammenda i calzini. I due si incontreranno alla morte di Eleanor, anch’essa solitaria, con il parroco a celebrarne il funerale. Si pulisce le mani dalla terra e non c’è neppure speranza di salvezza (il suo pulirsi le mani sembra ricordare il gesto di Pilato?).
Ah, guarda tutta la gente sola; Ah, guarda tutta la gente sola
Eleanor Rigby raccoglie il riso nella chiesa dove è avvenuto un matrimonio
Vive in un sogno, aspetta alla finestra indossando la faccia che tiene in un vaso vicino alla porta.
Per chi è?
Tutta la gente sola, da dove viene? Tutta la gente sola, di dov’è?
Padre McKenzie scrive le parole di un sermone che nessuno ascolterà, nessuno si avvicina
Guardalo lavorare, rammendarsi i calzini di notte quando lì non c’è nessuno. Di cosa gli importa?
Tutta la gente sola, da dove viene? Tutta la gente sola, di dov’è?
Ah, guarda tutta la gente sola; Ah, guarda tutta la gente sola
Eleanor Rigby morì nella chiesa e fu sepolta insieme al suo nome, non venne nessuno
Padre McKenzie si pulisce la mani dalla terra mentre si allontana dalla tomba. Nessuno fu salvato.
Tutta la gente sola, da dove viene? Tutta la gente sola, di dov’è?
