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Confidando nella tua ribellione

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In questi giorni ho augurato diverse cose ai ragazzi di quinta, ne aggiungo una dal libro che sto leggendo e la allargo a tutti, perché penso che a tutti possa servire, in particolare a coloro che in questo momento si sentono persi, frastornati, confusi:

“Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione.” (Massimo Gramellini, Fai bei sogni)

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Fotografare

cc.jpgSimo, cos’è per te fotografare? Me lo ha chiesto poco tempo fa un amico. Ed ecco che oggi mi sono imbattuto in un articolo di Roberta De Monticelli in cui si cita Camus: “La nostra epoca ha nutrito la propria disperazione nella bruttezza e nelle convulsioni. (…). Noi abbiamo esiliato la bellezza, i Greci per essa hanno preso le armi”. La macchina fotografica rappresenta la mia arma per immortalare la bellezza. Non sempre fotografo “belle cose”, ma la bellezza è quella che assaporo dopo, davanti all’immagine, e che ho proiettato dentro di me nel momento dello scatto. Uno dei due protagonisti del film American Beauty ha la mania della videocamera e riprende il volteggiare confuso e disordinato di un sacchetto di carta e dice: “Era una di quelle giornate in cui tra un minuto nevica. E c’è elettricità nell’aria. Puoi quasi sentirla… mi segui? E questa busta era lì; danzava, con me. Come una bambina che mi supplicasse di giocare. Per quindici minuti. È stato il giorno in cui ho capito che c’era tutta un’intera vita, dietro a ogni cosa. E un’incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura. Mai. Vederla sul video è povera cosa, lo so; ma mi aiuta a ricordare. Ho bisogno di ricordare. A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla… Il mio cuore sta per franare”. Ecco, secondo me siamo in un momento in cui invece non c’è molta bellezza, e allora amo fermarla in uno scatto, farla mia, possederla per un attimo per poi condividerla.

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Guardare con gli occhi dell’anima

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Poco meno di due settimane fa c’è stata la serata di fine anno della nostra scuola. Ci sono stati ballerini, il coro, ginnasti, video, la citazione di tutti i premi vinti e le certificazioni linguistiche… C’è stata anche Francesca, una studentessa di 5AS che ci ha regalato una bella emozione leggendo le sue riflessioni e una sua poesia. Le ho chiesto di spedirmele e di poterle pubblicare. Per fortuna ha accettato, così posso condividere qui le emozioni di quella sera. Grazie

“Riflettendo in un pomeriggio di sole ho pensato di riportare sulla carta le suggestioni che percorrevano la mia mente. Il sole e il bel tempo mi mettono una grande allegria. La luce, infatti, aiuta a vedere meglio le cose, ad apprezzarle per come sono. Ed è questo in realtà che mi fa sorridere.

Amo osservare cose e persone e soprattutto cerco di scoprire come sono fatte veramente. Perché …dietro alla maschera di ognuno c’è molto di più, tutto quello che con i soli occhi del viso non si riesce a cogliere. Guardando con gli occhi dell’anima si può percepire la grandezza della diversità:

NON tutti abbiamo due braccia, due gambe, due occhi;

NON tutti abbiamo il dono della vista, della parola, della scrittura, del pensiero logico;

NON tutti amiamo, pensiamo, desideriamo le stesse cose,

ma se c’è una cosa che ci accomuna è che abbiamo l’immensa fortuna di essere tutti qui su questa terra.

E allora dobbiamo amarci e rispettarci, imparare ad apprezzare anche i difetti dell’altro e scoprire la ricchezza, la bellezza e le risorse che si nascondono in colui che consideriamo diverso.

Abbiamo tutti dei sogni, magari anche gli stessi, l’unica cosa che cambia è la modalità per raggiungerli.

Ognuno sceglie la sua strada: lineare, tortuosa, in salita, in discesa; ciò che importa è che tutte portano alla stessa meta.

La vita umana è unica ed irripetibile, per questo dobbiamo impegnarci al massimo per viverla nel miglior modo possibile, sia per noi stessi che per gli altri.

L’esistenza di ognuno deve essere degna di essere vissuta fino in fondo.

Abbiamo tutti dei diritti, primo fra tutti il diritto di essere rispettati per quello che siamo, di essere amati ed apprezzati per le nostre qualità, ma anche per i nostri difetti o le nostre mancanze.

Non esiste una definizione universale di normalità e perfezione.

Anzi, queste ultime non esistono nemmeno.

Ognuno di noi è un essere unico e speciale e già per questo perfetto.

 

La Diversità

La diversità è…

Un punto di vista nuovo

Con il quale osservare il mondo…

Un metodo originale

Per raggiungere i propri obiettivi…

Un’opportunità

Per confrontarsi…

Un’occasione

Per crescere…

Uno stile

Contro corrente…

Uno strumento

Per sentirsi i soli e gli unici…

Un quadrifoglio

Nel prato del conformismo…

La ricerca del senso

Della propria esistenza…

Una risorsa

Tutta da scoprire…

Questa è la diversità.

Quella bellezza

Apprezzabile solo se

Si guarda con gli occhi dell’anima…

Quella luce

Che illumina gli occhi…

Quel lume di speranza

Che mai deve spegnersi…

Quell’amore per la vita

Incondizionato ed eterno

Che solo la diversità può donare.

La diversità esiste.

La diversità ci circonda.

La diversità siamo noi.”

Francesca Del Zotto

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La Pasqua di Patti Smith

“Finalmente al cospetto del mare, dove Dio è tutto, riuscii a calmarmi”. E’ una frase di Patti Smith. Sto ascoltando in streaming il suo nuovo cd, dopo anni di silenzio dal punto di vista delle novità musicali. Si intitola Banga: c’è un omaggio ad Amy Winehouse, a Piero della Francesca, a Johnny Depp, a San Francesco… Io resto in attesa che qualche anima pia ne pubblichi su internet i testi e magari la traduzione. Nel frattempo, per dire il calibro e la profondità dell’artista, propongo una citazione di parte della canzone “Easter”, che faceva parte dello stesso LP in cui compare la famosa “Because the night”. Con alcune brevi pennellate, Patti Smith dipinge qui la sua immagine della Pasqua:

“Io sono la primavera, la terra santa,Patti_Smith_performing_at_TIM_Festival,_Marina_da_Gloria,_Rio_De_Janeiro_(4).jpg

Il seme infinito di mistero,

La spina, il velo, il volto di grazia,

L’immagine di bronzo, il ladro del sonno,

L’ambasciatore dei sogni, il principe della pace

Io sono la spada, la ferita, la macchia

Disprezzato figlio trasfigurato di Caino

Mi arrendo, io alla fine, torno

Ancora una volta io sono il sale, il riso amaro

Io sono il gas in un grembo di luce, la stella della sera,

La palla della vista che porta che getta le lacrime di Cristo

Morire e asciugare io risorgo stasera”

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A forza di incontrarla

Non sono stato un gran lettore, almeno fino alla II-III superiore. Venivo spesso rimproverato o richiamato da mia madre: “Su, dai, leggi qualcosa. Possibile che non ci sia altro al di là del Guerin Sportivo o di Super Basket che ti interessi?”. Soprattutto non mi andava di leggere come mi dicevano i prof: con il vocabolario vicino per cercare e segnare le parole che non conoscevo… Ci fosse stato quella volta Erri De Luca a dirmi quello che scrive nel libro “I pesci non chiudono gli occhi”:

“… qualche parola non capìta la lasciavo stare, senza frugare nel vocabolario. In attesa di intenderla, restava approssimata. Dovevo arrivarci da solo, definirmela attraverso altre occasioni, a forza di incontrarla.”

Un po’ come succede incontrando le persone…

P.S.: resto in attesa delle rimostranze delle mie colleghe (sono soprattutto donne) di lettere…

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Giorni di gloria

Twitter mi avvisa che il 4 giugno di 28 anni fa usciva “Born in the U.S.A.”di Bruce Springsteen; avevo 10 anni, ma quel disco me lo ricordo bene, riprodotto ad alto volume da uno zio appassionato di tutto ciò che era Stati Uniti. Di quel LP faceva parte anche un brano che ha a che fare con i nostri giorni, in cui spesso rimpiangiamo un tempo in cui la situazione economica era decisamente migliore, in cui con uno stipendio solo si riusciva anche ad andare in ferie… Questa sensazione di rimpianto è un po’ da “vecchi”, solo che troppo spesso la sento in bocca a ragazzi giovani in cui la speranza e l’entusiasmo dovrebbero pulsare forti. Mi irrita sentire ragazzi delle superiori dire “che noia” o “uffa, non c’è niente da fare”. E allora ecco Glory Days, per non arrivare all’ultima strofa e identificarsi col protagonista, col suo amico giocatore di baseball, con la ragazza della scuola…

“Avevo un amico che era un grande giocatore di baseball

ai tempi delle scuole superiori.

Riusciva a lanciarti la palla in una maniera

che ti faceva fare la figura dello stupido.

L’ho visto l’altra notte in questo bar sulla strada:

stavo entrando, mentre lui usciva.

Siamo rientrati, ci siamo seduti, abbiamo bevuto qualcosa

ma tutto ciò di cui parlava erano

Giorni di gloria che ti passano accanto

giorni di gloria, rapidi come il battito di ciglia di una ragazzina

gironi di gloria, giorni di gloria.

C’è una ragazza che vive nell’isolato;

ai tempi della scuola faceva girare la testa a tutti i ragazzi.

Qualche volta il venerdì mi fermo da lei a bere qualcosa,

dopo che ha messo a letto i bambini.

Lei e suo marito Bobby sono separati,

penso siano ormai due anni.

Ci siamo seduti a parlare dei vecchi tempi;

lei dice che quando le viene da piangere scoppia a ridere pensando ai

Giorni di gloria che ti passano accanto

giorni di gloria, rapidi come il battito di ciglia di una ragazzina

gironi di gloria, giorni di gloria.

Penso che andrò giù al bar stanotte

e berrò fino a fare il pieno

e spero che quando sarò vecchio non mi metterò seduto a ripensarci,

anche se probabilmente lo farò:

già, seduto a cercare di catturare un poco della gloria passata.

Ma il tempo fugge via

e ti lascia senza nulla, amico,

se non noiose storie di giorni di gloria

Giorni di gloria che ti passano accanto

giorni di gloria, rapidi come il battito di ciglia di una ragazzina

gironi di gloria, giorni di gloria”

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Incombenze

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Sto leggendo “La formula di Origene” di Johannes Mario Simmel: “Non percepiva la morte come una presenza incombente su di lei, pronta a colpire, nella sua fantasia non riusciva a darle una fisionomia; era soltanto un concetto. Fino a quando lei era in vita, la morte non esisteva. Ma nel momento in cui lei moriva… allora toccava al buon Dio, in cui lei confidava, prenderla per mano…”. Mi è venuto in mente Spinoza che diceva: “L’uomo libero a nessuna cosa pensa meno che alla morte: e la sua saggezza è una meditazione della vita, non della morte”.

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Dal micro al macro…

A volte emerge il passato da liceale scientifico…

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A cuore fermo

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