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Guardare i poveri negli occhi

Oggi mi stavo chiedendo se pubblicare qualcosa sulla festa del lavoro. Molti post su fb fanno riferimento al fatto di quanto sia inutile festeggiare qualcosa che in realtà sta sparendo o si sta di certo complicando. Dolgono al cuore le notizie di persone che si suicidano perché senza lavoro o per problemi economici divenuti insormontabili. Certo è che sta salendo il numero di coloro che fanno fatica ad arrivare a fine mese, stanno aumentando i poveri. E mentre riflettevo su questo mi sono imbattuto in un racconto e mi è sembrato di percepire un grido silenzioso da parte dei vecchi e nuovi poveri che chiedono di non essere dimenticati, di non essere rimossi dagli occhi e dalle coscienze.

“Una volta Levi Isacco fu invitato a una riunione di una comunità e gli dissero: «Vogliamo che da ora in poi i poveri non mendichino più alla soglia della casa, ma che venga messo un bossolo e tutti gli abbienti vi depongano del denaro, ciascuno secondo le proprie sostanze, e con questo si provveda ai bisogni». Udita questa proposta rabbi Levi disse: «Fratelli miei spero che il bossolo per l’elemosina non sia un modo per non guardare i poveri negli occhi»” (M. Buber, I racconti dei Chassidim, Mondadori).

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Dio risponde a Giobbe

In classe è capitato spesso di far riferimento alla vicenda di Giobbe: ne ho raccontato sommariamente la storia fino all’incontro con i tre amici Elifaz, Bildad e Zofar. Poi mi sono fermato dicendo che chi lo volesse avrebbe potuto trovare il seguito sulla Bibbia. Bene, ecco un finale alternativo:

http://www.youtube.com/watch?v=rS7C-EDdPKs&feature=fvwp&NR=1 

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Copia-incolla

Mi fa impazzire toccare in classe un certo argomento, tornare a casa e trovare un articolo ad hoc. Stamattina abbiamo parlato del copiare a scuola ecc ecc… Ed ecco cosa ho trovato con l’ultima frase davvero pungente.

Copia-Incolla.jpgIl mondo nuovo è un romanzo di fantascienza di genere distopico scritto nel 1932 da Aldous Huxley. È il suo romanzo più famoso e ne sono stati tratti alcuni adattamenti televisivi”. Comincia così la voce di Wikipedia sul romanzo di Huxley. Perfetta, pensa Khayman, pseudonimo di uno studente di liceo francese che deve fare un compito in classe. Copia tutta la voce. Consegna il compito. Ma poi gli viene un dubbio: e se la professoressa controlla su internet e se ne accorge? Allora va su internet e modifica la voce di Wikipedia, massacrandola. Ma un utente dell’enciclopedia se ne accorge e comincia una discussione surreale con lo studente, che chiamato in causa si giustifica: “Volevo cambiare la voce di Wikipedia solo per una settimana, perché ho consegnato il compito alla prof di francese e ho copiato parecchio. L’avrei rimessa a posto tra una settimana, tutto qua (la mia prof ha internet e conosce Wikipedia)”. Risponde l’utente: “La voce sul Mondo nuovo viene visitata in media da 3.500 persone a settimana. Lei mi sta quindi dicendo che per coprire il fatto che ha copiato il suo compito non si sarebbe preoccupato di far leggere a 3.500 persone una versione sbagliata di questa voce?”. Chissà se anche la prof si è affidata a Wikipedia. Perché se l’ha fatto, avrà trovato il compito pieno di errori.

Internazionale, numero 946, 26 aprile 2012


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Rispetto

Ieri e oggi mi è capitato spesso di pensare al rispetto all’interno dei rapporti umani, quella dimensione di amore nei confronti dell’altra persona che ti porta ad assecondare i suoi ritmi, i suoi tempi, ad essere in sintonia, a danzare insieme… E mi sono accorto di aver imparato una cosa importante da un grande gesto d’amore che rischiava di restare nascosto. Da poco più di un anno ho un cagnolino e ho visto quanto sia bello averne uno in casa, quanto si crei con lui un rapporto esclusivo. Mia moglie è cresciuta con Duke, che ora non c’è più, e mi ha sempre detto che avrebbe voluto averne un cagnolino, raccontandomi quanto è bello. Ora che sto facendo l’esperienza scopro quanto sia stato grande il suo rispetto nei miei confronti, quanto sia stata amorevole nel non impormi una cosa comunque così bella… Piccole scoperte di gioielli quotidiani…

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Cogitando

Stamattina, in IV, abbiamo cercato di riflettere sul motivo per cui in certe regioni italiane e contrapianti2.jpg profonde differenze da un anno all’altro, ci sia un alto numero di oppositori alla donazione di organi. Chi mi conosce sa che sono per il confronto con ogni punto di vista e ho spiegato che accanto ai favorevoli alla donazione ci sono gruppi e siti contrari. Mi sono appena imbattuto in un articolo di Avvenire che mi ha fatto molto riflettere.

I quattro medici che l’avevano in cura lo davano per spacciato e stavano per staccare la spina. Ma i genitori di Steven Thorpe, un ragazzo che ha subito lesioni al cervello a 17 anni dopo un incidente stradale, li hanno implorati di non farlo. Steven, che oggi ha 21 anni, fa il commercialista e tutte le mattine va al lavoro in macchina, è in grado di raccontare la sua storia, finita in grande evidenza ieri sul quotidiano Daily Mail. «Dicono che io sia un miracolato – racconta –, sono invece ancora vivo grazie alla determinazione di mio padre e mia madre e a quella del medico di base, Julia Piper, che non hanno mai perso fiducia in me».
Il 1° febbraio 2008 il ragazzo stava tornando a casa, a Leicester, in macchina con due amici quando un cavallo attraversò la strada provocando uno spaventoso incidente. Uno degli amici morì sul colpo, così come il cavallo, mentre Steven sbatté la testa riportando un trauma cranico diagnosticato dai medici come «irreversibile». Per gli specialisti dell’ospedale universitario di Coventry che lo avevano in cura il suo era un caso senza speranza. Lo mantennero in coma farmacologico per stabilizzare i livelli vitali. Dopo due settimane, quando ormai i medici avevano deciso di interrompere ogni trattamento, il padre di Steven li supplicò di non fermarsi perché era certo che per il figlio ci fosse ancora speranza. Una convinzione condivisa dal medico di famiglia. I medici dell’ospedale accettarono la richiesta disperata dei genitori e chiesero a un neurologo di sottoporre Steven a ulteriori esami. Il neurologo, confermando l’ipotesi del padre, riuscì a individuare segnali incoraggianti nel cervello del ragazzo. A questo punto i medici provarono a togliere Steven dal coma indotto per verificare se fosse in grado di uscire dal suo stato di incoscienza. E così fu. Tanto che dopo cinque settimane di riabilitazione Steven fu in grado di lasciare l’ospedale. Oggi riesce a condurre una vita del tutto normale.
Piper ricorda: «La situazione era molto difficile: da una parte c’erano i medici, pessimisti; dall’altra i genitori che credevano che il figlio si sarebbe risvegliato. Io ero persuasa che la diagnosi dell’ospedale non fosse giusta e alla fine sono riuscita a far riconsiderare il caso. È stata la scelta giusta». «Questa è una storia piena di speranza – continua Piper –. Steven è un ragazzo straordinario e la sua guarigione è stata sbalorditiva».
Da quando ha lasciato l’ospedale, il giovane si è sottoposto a quattro operazioni per ricostruire la faccia devastata nell’incidente. «La riabilitazione non è stata facile – spiega – ma ho sempre avuto dentro di me la forza di andare avanti perché mi sono sempre sentito appoggiato e amato dalla mia famiglia. La mia impressione è che i medici non volessero dare a mio padre una seconda possibilità – continua –. Ma quando gli hanno chiesto di approvare la donazione dei miei organi la sua determinazione è diventata d’acciaio. Si è battuto fino alla fine e ha avuto ragione. Spero che la mia storia serva d’aiuto alle persone che in questo momento hanno deciso di mollare perché non è assolutamente detto che i medici abbiano sempre ragione. A volte, come nel mio caso, l’amore e la volontà possono fare davvero miracoli».

Da donatore pongo solo una questione, fondamentale, per me: si era in caso di elettroencefalogramma piatto? deduco di no: si era chiarito, a quel punto, ai genitori che il figlio non era clinicamente morto prima di porre la domanda “stacchiamo la spina”? se c’è una pur minima possibilità di risveglio da un coma, perché definirlo “irreversibile”? Ne discuteremo…

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Il quadro e i puntini

giovanni-lindo-ferretti.jpg“Non sono mai caduto da cavallo. Il mio approccio alla vita non è mai cambiato. Nel mio profondo sono un vecchio punkettone, anche in chiesa. Oggi il pensiero è più complesso, vede cose che prima non aveva visto, è come un grande quadro di cui hai una visione d’insieme e poi metti insieme migliaia di particolari, che essendo tutti illuminati della propria luce, non cambiano l’insieme, anzi lo fanno risaltare e danno la capacità di cogliere le valenze prima inimmaginabili. Il quadro non cambia se metti a fuoco i puntini”. (Giovanni Lindo Ferretti su XL)


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La scintilla dentro

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Due bambini che guardano fuori dalla finestra mentre alle loro spalle i genitori litigano, una ragazza formosetta che partecipa a una festa in piscina e rifiuta l’invito di un’amica a fare un tuffo, una ragazzina malata senza capelli che in una stanza d’ospedale guarda la tv, un ragazzo che in discoteca si macera di dolore un bacio non ancora dato al suo lui, un giovane mago che per strada viene assalito da tre sbandati. A queste persone la cantante (che nomino solo più tardi per dispetto ai prevenuti) si rivolge:

Ti sei mai sentito come un sacchetto di plastica trasportato dal vento, che vuole ripartire da capo?

Ti senti mai, così sottile, come un foglio di carta, come un castello di carte ad un soffio dal cadere?

Ti sei mai sentito già sepolto sei piedi sotto terra urlando, senza nessuno che senta?

Sai che c’è ancora una possibilità per te, perché c’è ancora una scintilla in te.

Devi solo accendere la luce e lasciarla brillare,

allora impadronisciti della notte come se fosse il quattro luglio.

Perché, tesoro, tu sei un fuoco d’artificio, dai, mostragli il tuo valore

Fagli dire “Oh, oh, oh!” mentre colpisci il cielo.

Baby sei un fuoco d’artificio, dai lascia che i tuoi colori scoppino

Fagli dire “Oh, oh, oh!”, li lascerai cadere già giù giù

Non ti devi sentire come se non valessi niente, sei originale, non puoi essere sostituito.

Se solo sapessi cosa ti riserva il futuro, dopo un uragano arriva un arcobaleno.

Forse tu sei la ragione per la quale tutte le porte sono chiuse,

quindi potresti aprire quella che porta alla strada perfetta.

Come un fulmine, il tuo cuore esploderà e quando sarà il momento, lo saprai.

Devi solo accendere la luce e lasciarla brillare,

allora impadronisciti della notte come se fosse il quattro luglio.

Perché, tesoro, tu sei un fuoco d’artificio, dai, mostragli il tuo valore

Fagli dire “Oh, oh, oh!” mentre colpisci il cielo.

Baby sei un fuoco d’artificio, dai lascia che i tuoi colori scoppino

Fagli dire “Oh, oh, oh!”, li lascerai cadere già giù giù

Boom, boom, boom anche più luminoso della luna, la luna, la luna.

E’ sempre stato dentro di te, te, te, ed ora è il momento di lasciarlo andare.

Perché, tesoro, tu sei un fuoco d’artificio, dai, mostragli il tuo valore

Fagli dire “Oh, oh, oh!” mentre colpisci il cielo.

Baby sei un fuoco d’artificio, dai lascia che i tuoi colori scoppino

Fagli dire “Oh, oh, oh!”, li lascerai cadere già giù giù

Boom, boom, boom anche più luminoso della luna, la luna, la luna

Boom, boom, boom anche più luminoso della luna, la luna, la luna

Eccola qua. Passi giorni a chiederti che scelta fare, quali conseguenze, se è il caso oppure no, se è il momento giusto oppure no, se dire sì oppure no. Poi arriva un segno, o meglio, ti succede quella cosa che tu cogli come un segno. Non sono un fan di Katy Parry e questa canzone l’avevo già sentita. Ma il mio inglese mi chiede di essere letto, non solo sentito cantare… mi ci vuole tempo… Ma mi basta un lampo per cogliere i segni inattesi e nascosti…

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Desiderando

– Dio che non esisti ti prego

che almeno su questa grande nave

che mi porta via

le cabine siano … siano ben areate

– Ma se non esiste perché lo preghi?

– Non esiste fintantoché io non ci credoDesiderio 33.jpg

finché continuo a vivere

come viviamo tutti

desiderando, desiderando

ma se io lo chiamo …

– Troppo tardi …

– Per la forza terribile

dell’anima mia, forse vile, trascurabile in sé,

però anima nella piena portata del termine,

se lo chiamo verrà.

                                        (Dino Buzzati, Diario di Belluno)

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Sulle ceneri degli uccisi

Rileggendo il post precedente a questo, ho pensato: “Sembra quasi diretto il collegamento tra islam e movimento del jihad, come se non ci fosse alternativa”. Mi sono venuti alla mente due libricini che pongo su piani opposti: “Islam. Anatomia di una setta” si Stefano Nitoglia e “Lettera a un kamikaze” di Khaled Fouad Allam. Nella prefazione al primo Roberto de Mattei scrive: “Del resto, per il mondo islamico, non vale la discutibile distinzione, molto abusata dalla stampa occidentale, tra ‘fondamentalismo’ e ‘progressivismo’, il primo dei quali sarebbe dogmatico e violento, il secondo invecekamikaze.jpg elastico e tollerante. … l’Islam è una religione esteriore, ritualista e, dunque, necessariamente aggressiva nel suo progetto di conquista del mondo; la religione cattolica è invece l’unica religione che conosca una vita interiore, una trasformazione in radice dell’uomo e della società, una distinzione tra ordine naturale e soprannaturale e, quindi, un apostolato di conquista delle anime sul piano interiore e individuale, che si sviluppa di pari passo con la difesa della Civiltà cristiana sul piano pubblico e sociale”.

La risposta secondo me viene direttamente dal secondo libro citato, in cui l’autore si mette in dialogo con un kamikaze. Eccone alcuni passi: “So bene che la tua scelta procede da una lettura dei nostri testi: ma si tratta di una lettura letterale e decontestualizzata di quei versetti che sembrano legittimare la violenza in nome della giustizia, dunque di una lettura erronea perché promette agli shahid di conquistare attraverso la violenza le vie dell’assoluto per ottenere un posto nel giardini eterno. Ma questo posto può essere conquistato sulle ceneri degli uccisi, sul dolore dei vivi? Può quel sangue versato rappresentare l’acqua del tuo paradiso? … Il tuo gesto annega la volontà di vivere insieme e trasforma la nostra solitudine in esilio. Così la fede diventa pura follia, la nostra religione è sequestrata dalla violenza, tutto si confonde fino a non poter più separare la bellezza dalla bruttura, il bene dal male”.

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Jihadista italiano

images.jpegAllibito, anche se era già successo, prendo da Rainews: “Un italiano convertitosi all’islam e’ stato arrestato dalla polizia a Pesaro per addestramento ad attivita’ di terrorismo internazionale durante una vasta operazione coordinata da Dcpp/Ucigos che ha smantellato una rete di estremisti islamici attivi nella diffusione su internet di documentazione apologetica del terrorismo jihadista. Nei confronti del cittadino italiano convertito arrestato a Pesaro e’ stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla procura distrettuale di Cagliari. L’operaio arrestato questa mattina a Pesaro, nel quadro dell’operazione ‘Niriya’ contro il terrorismo jihadista, lavorava in una fabbrica di vernici e dopo essersi convertito all’Islam, aveva cambiato il suo nome in Abdul Wahid As Siquili. Il suo arresto si e’ reso necessario perche’ era sul punto di lasciare l’Italia per trasferirsi in Marocco, paese dal quale proviene la sua fidanzata.”

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Vite parallele

Don Gino Rigoldi è il cappellano del carcere minorile di Milano e ha scritto “Io, cristiano come voi”.

«Oggi uno dei più grandi problemi è la casa, perché avere o non avere la casa rende la vita familiaredon Rigoldi.jpg possibile o impossibile, così come avere anche un solo figlio può diventare quasi impossibile se si è strozzati dalla rata di un mutuo o l’affitto si mangia una parte importante dello stipendio. Che una grande proprietaria immobiliare in Italia sia la Chiesa nelle sue varie articolazioni parrocchiali e religiose, ci deve dar da pensare. Le case parrocchiali con molte stanze per un solo sacerdote o i palazzi di diocesi o di congregazioni religiosi enormi e vuoti sembrano un insulto ai bisogni. I problemi sono certamente molti, ma come si fa a parlare di famiglia senza assumere la propria parte di responsabilità per le case?». «A me pare – prosegue – che molti discorsi di singoli sacerdoti, e talora anche dei vescovi, non solo diano l’impressione ma siano effettivamente l’espressione di una sorta di vita parallela lontana da quelli che sono i bisogni e il sentire del popolo cristiano».

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Tanto insisitito dolore

Lascio stare tutti i riferimenti biblici che mi sono venuti in mente ascoltando stamattina questa canzone. Penso invece a tutte quelle volte in cui ci capita di chiederci “Perché” davanti a “tanto insistito dolore”…

Dice Pacifico a Il Sussidiario: “Sono stati giorni in cui si son inseguiti tanti fatti. Alla televisione vedevo queste immagini della tragedia di Fukushima, con una vallata in cui rifluivano nella melma animali, automobili, baracche, corpi ed elicotteri, tutti trasportati dall’acqua annerita. Erano giorni in cui vivevo anche personalmente insieme momenti di grande gioia e di profondo dolore. Erano giorni in cui chiedersi in cosa si può credere e sperare era la cosa più urgente, più impellente, più umana…”

“Le domande ti costringono sempre a entrare in una sfera che potremmo dire di preghiera. A volte sacra, a volte religiosa, a volte inconsapevole. Credo che tutti quanti si rivolgano a un ignoto oppure a una presenza nota, perché è quasi impossibile farne a meno. Inutile mentire: siamo tutti fatti con questa ansia dentro, questa voglia di parlare sperando che qualcuno possa ascoltare”

“Ma, forse il senso della potenza che c’è in quell’infinito mistero che chiamiamo vita…”

In una valle a due passi dal mare

ora galleggia un paese

in una minestra scura di ruote di corda di navi elicotteri e case.

Lo vedi che non c’è preghiera,

che non c’è muro forte abbastanza,

e non c’è altezza né distanza che basti.

E allora in cosa credi? Non hai una frase, una parola chiave,

Un altare per inginocchiarti, una statua antica da baciare?

Credo alla stranezza del tutto,

all’ingegnosa perversione

che ci ha messo al mondo certi

ad imparare questa confusione

Non credi che ci sia un momento di sfuocata comprensione

al primo suono emesso da tuo figlio,

alla perdita di un genitore?

Credo alla stranezza del tutto,

all’istante fatale in cui tutto si compie,

che sia nascita, amore, morte o incontro

E le parole, tutte questa parole?

Questi libri di avventura e amore?

Sono tetti di paglia,

rifugi, trincee per resistere a tanto insistito dolore.

E gli abbracci, i sorrisi, e le candele accese,

i pochi mezzi di cui disponiamo, le nostre piccole armi.

E allora in cosa credi?

Non hai una frase mandata a memoria più duratura di qualsiasi legge?

Credo che scivola e sfugge,

e quanto è breve lo capisci alla fine.

E’ una sfuriata e non resiste appiglio,

e ricomincia tutte le mattine.

Si vive, è solo questo,

si vive e non c’è altro da fare.

E dai forza a chi cade in salita

e dolcezza a chi vuol farla finita.

Ogni giorno è inaspettato

e tutto arriva senza spiegazioni

e ti confonde con le emozioni

e ti commuove e non dà soluzioni.

E le parole, tutte queste parole?

Questi libri di avventura e amore sono tetti di paglia,

rifugi, trincee per resistere a tanto insistito dolore.

E gli abbracci, i sorrisi, e le candele accese

i pochi mezzi di cui disponiamo, le nostro piccole armi.

E le parole, tutte queste parole,

queste nuvole di nebbia e fumo sono prati di neve,

torrenti di pioggia, momenti di ombra e respiro.

E i sogni, le carezze ai figli addormentati,

le poche cose di cui disponiamo,

le nostro piccole armi.

In cosa credi…

In cosa credi…

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La leggerezza di un peso

In queste settimane abbiamo ammirato alcune opere d’arte sulla settimana santa e ho espresso una delle mie preferenze per El Greco. Metto qui un’opera che non abbiamo affrontato. Il Cristo della Passione di El Greco è un Cristo che ricorda le parole dell’evangelista Matteo: «Il mio giogo è dolce, il mio carico leggero». Le sue dita sembrano suonare un’arpa più che reggere una croce, lo sguardo non pare particolarmente sofferente, ma quasi assente, mistico: «Ciò che vedo sono un bianco e un rosso che non si trovano in natura… e sono tuttavia la natura e la vita stessa, la più affascinante bellezza che si possa immaginare» (Teresa d’Avila).

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La Provvidenza?

Stamattina in una classe abbiamo parlato di quando Dio e le religioni vengono tirati in ballo dalla politica, dalle ideologie, dal potere… Allora ho chiesto “Vi leggo una frase togliendo una parola chiave. Chi potrebbe averla detta? Quando guardo agli ultimi cinque anni che stanno dietro di noi non posso fare a meno di dire: questa non è stata opera solo dell’uomo. Se la Provvidenza non ci avesse guidati spesso, non sarei stato in grado di percorrere questo cammino vertiginoso. C’è qualcosa che i nostri avversari dovrebbero sapere sopra ogni cosa. Che noi, …, siamo fondamentalmente dei devoti. Non abbiamo scelta: nessuno può fare la storia di una nazione o la storia del mondo se le sue azioni e le sue capacità non sono benedette dalla Provvidenza.” Sono cominciate a piovere le risposte “Dante!” “Martin Luther King” “Il gen. Patton” “Gandhi” e “Prof, non vorrei dire una cavolata, ma a me viene in mente Hitler”. Sguardi attoniti. Intervengo io: “In effetti al posto dei puntini c’è la parola “nazionalsocialisti”.”

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Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Religioni, Scuola

Sold out

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“La spiritualità oggi è in crisi”, si sente dire.

Stamattina si sono aperte le iscrizioni per le due occasioni di incontro con il Dala Lama al palasport Carnera.Il primo appuntamento è dedicato al dialogo tra le religioni in cui si potranno ascoltare le storie e le diverse visioni di fede; l’incontro del pomeriggio invece è un dibattito sulla naturale aggressività umana e sulla non violenza. Volevo accompagnare quattro delle mie classi. Invio delle mail ai colleghi accompagnatori, preavviso la segreteria per il traporto. Arrivo a casa, mi collego a fb: “Dalai Lama: incontri al Carnera sold out in poche ore!”

La spiritualità oggi è in crisi?

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Scuola

Quel ninja biblico

“Ragazzi, dove eravamo arrivati l’ultima volta?”

“Ah,ci aveva raccontato la storia di quel ninja biblico!”

“????????”. All’improvviso, nel mio cervello barcollante si apre uno spiraglio di luce che presto diventa abbagliante ricordo della lezione precedente:

“Volendo Nicànore far nota a tutti l’ostilità che aveva verso i Giudei, mandò più di cinquecento soldati per arrestarlo… Ma, quando quella truppa stava per occupare la torre e tentava di forzare la porta del cortile e ordinavano di portare il fuoco e di appiccarlo alle porte, egli, accerchiato da ogni lato, si piantò la spada in corpo, preferendo morire nobilmente piuttosto che divenire schiavo degli empi e subire insulti indegni della sua nobiltà. Non avendo però portato a segno il colpo per la fretta della lotta, mentre la folla premeva fuori delle porte, salì coraggiosamente sulle mura e si lasciò cadere a precipizio sulla folla con gesto da prode. Essi lo scansarono immediatamente lasciando uno spazio libero ed egli cadde in mezzo allo spazio vuoto. Poiché respirava ancora, con l’animo infiammato, si alzò, mentre il sangue gli usciva a fiotti e le ferite lo straziavano e, attraversata di corsa la folla, salì su di un tratto di roccia, ormai completamente esangue; si strappò gli intestini e prendendoli con le mani li gettò contro la folla; morì in tal modo invocando il Signore della vita e dello spirito perché di nuovo glieli restituisse.” (2Mac 14,37-46)

ADORO I “MIEI” RAGAZZI!

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Giusta causa

Al volo da http://www.gioba.it

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Il mare che hai davanti

Navigare o galleggiare? Dedico ai miei studenti la canzone Controvento di Lucio Dalla, che ha pure un riferimento cristologico esplicito. La appoggio lì, così, riflettendo che non è necessario essere potenti, ma autentici, soprattutto con se stessi. Notte

Navigando controvento non sai cosa troverai,

ma se hai qualcosa dentro capirai.

Certo se vuoi stare in pace, cosa serve navigare?0.jpg

Se vuoi solo star tranquillo, basta galleggiare,

e se poi davvero parti e getti le tue cime in mare

chiudi gli occhi non le orecchie e sta ad ascoltare:

puoi capire quali venti spingeranno la tua barca

e puntare i più potenti per non farla rovesciare.

Conosciti controllati ricordati:

non lasciare mai il timone,

vai dove vuoi tu.

Il vento non sarà mai il tuo padrone,

la vita è come il mare, sì, il mare che hai davanti.

Acceleriamo.

Ma se la barca tocca il porto e le vele abbasserai,

stai attento quando scendi quali venti incontrerai

e ai potenti della terra tra banditi e tra sciacalli

che neanche un briciolo di pane lasceranno lì per te.

Gesù Cristo era un pezzente, tutto meno che potente,

nudo e sporco e sulla croce per non diventare re

non aveva in tasca niente

per camminare sopra il mare

non seguiva la corrente ed i venti da sfruttare.

Conosciti controllati ricordati:

non lasciare mai il timone,

vai solo dove vuoi tu.

Il vento non sarà mai il tuo padrone,

la vita è un grande mare, sì, il mare che hai davanti a te.

Il vento non sarà mai il tuo padrone,

la vita è come il mare, sì, il mare che hai davanti a te.

 

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Il silenzio degli onesti

Avevo pensato: Basta post sul blog per oggi! Poi, ho continuato col mio lavoro di setacciamento di articoli e mi sono imbattuto in quello di Elisa Kidané per Nigrizia. Tra le varie cose, scrive: “Il male – quello capace di creare mostri – è sottile, subdolo; all’inizio, quasi invisibile, impercettibile. È talmente scaltro da farsi passare come banalità. Che c’è di male se allo stadio quattro ragazzotti urlano “buuuh!” quando in campo c’è un “negro”? Dov’è il problema se una maestra dice a una bambina straniera che non si merita un voto alto perché lei è diversa dalle altre? Che c’è di strano se si scende in piazza perché un italiano è stato ucciso da un immigrato, e se si gira la testa dall’altra parte se la vittima è l’immigrato? Che c’è di male quando si liquidano solo come “parole forti” quelle dette da chi auspica l’avvento di forni per gli immigrati? La filosofa tedesca di origini ebraiche, Hannah Arendt, autrice de La banalità del male (1963), che riprendeva i resoconti che aveva pubblicato come corrispondente del settimanale New Yorker per il processo ad Adolf Eichmann, gerarca nazista processato a Gerusalemme nel 1961, in una lettera a Gershom Scholem, autorevole studioso di mistica ebraica, scrisse: «È mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. È una sfida al pensiero, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità». Banalizzando il male, si arriva sull’orlo del baratro. Poi, basta un nulla per cadere nel vuoto assoluto di valori, di dignità, di umanità. Per questo, non possiamo sottovalutare segnali anche minimi di intolleranza e lasciarci anestetizzare da discorsi buonisti. A spaventarci dovrebbero essere l’apatia, l’indifferenza, la resa di quella parte – gran parte – buona e sana dell’Italia. Torna utile ricordare ciò che disse Martin Luther King alla parte sana dell’America che non reagiva al dramma della segregazione: «Non bisogna avere paura delle parole dei violenti, ma piuttosto del silenzio degli onesti».”

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Pubblicato in: Storia

Il treno delle 15.20 per Gerusalemme

“Più di un secolo fa gli ottomani costruirono una vasta rete ferroviaria per servire tutto il Medio Oriente, connettendo inizialmente Giaffa e Gerusalemme per poi collegare le principali città del Medio Oriente arabo – Amman, Basra, Beirut, Il Cairo, Damasco, Gerusalemme e Medina – a Istanbul. La costruzione del segmento Nablus-Gerusalemme fu interrotta dallo scoppio della prima guerra mondiale e la stazione di Nablus fu quasi completamente distrutta durante il conflitto arabo-israeliano del 1948. Oggi nessun treno attraversa i confini del nostro minuscolo territorio. La sola linea verde che conosciamo non connette le capitali del Medio Oriente, le divide.” (Raja Shehadeh su Internazionale)

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