Mentre il presidente russo Vladimir Putin sta parlando alla Duma, pubblico degli articoli in pdf molto vari e che ho raccolto da internet. Negli allegati si trovano i rimandi ai siti originali. Il tutto va ad aggiungersi al post Piazza Piazza del 5 marzo.
Antonello Folco Biagini_ uno sguardo storico sulla crisi ucraina
Il bivio di Putin, tra sete di potere e diplomazia _ Europa Quotidiano
Il referendum in Crimea_ scenari per un’era post-imperiale _ FuturAbles
Rabbino pestato a Kiev, in aumento atti razzisti – Rai News

Aggiungo http://www.balcanicaucaso.org/Dossier/L-Ucraina-e-l-Europa
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Salve prof.
Le mando anche questo interessante articolo (di cui ne avevo parlato in classe) di Simone Pieranni sul Manifesto del 6 marzo.
«A sparare sulla folla i rivoltosi di Majdan»
Ucraina. Telefonata tra Ashton e ministro estone rivela chi sono i cecchini responsabili delle morti
Chi ha portato fiori e commemorato i morti (99 ad oggi secondo la stima ufficiale) a Majdan, a Kiev, dovrebbe forse essere informato circa la straordinaria rilevazione, giunta ieri da una telefonata intercettata dai servizi segreti del presidente deposto Yanukovich, tra la rappresentante europea Catherine Ashton e il ministro degli esteri estone, Usmar Paet. Nella loro conversazione del 26 febbraio, pubblicata on line da Russia Today e facilmente reperibile su Youtube, il ministro degli esteri estone, giunto a Kiev il 25 febbraio, racconta a Ashton le proprie impressioni nel giorno dopo la «mattanza» di piazza.
Solo che quanto dice Paet, riportando le parole di Olga Bogomolets, il capo della squadra medica che operava a Majdan, una fonte quindi non certo pro Yanukovich, è clamoroso.
Secondo Bogomolets, «i cecchini non erano uomini di Yanukovich, bensì membri della nuova coalizione», ovvero di Majdan stessa, dell’opposizione. E ancora: «Olga — spiega Paet — mi ha detto che le persone uccise dai cecchini, sia i poliziotti sia i manifestanti, sono stati uccisi dagli stessi cecchini». Il medico avrebbe mostrato al ministro estone «alcune foto, così come i referti medici che dimostrerebbero che si tratta dello stesso tipo di proiettili». È preoccupante, aggiunge Paet che «le nuove forze di governo non vogliano indagare» su questi fatti.
«La percezione — conclude — è che dietro i cecchini non ci fosse Yanukovich, ma qualcuno della nuova coalizione». L’alta rappresentante dell’Ue Ashton rimane colpita e assicura un’indagine, ma sembra vincere la realpolitik: a lei pare interessare di più, in quel momento, assicurare al governo di arrivare alle nuove elezioni di maggio.
Alcune precisazioni: si è detto, quando ieri questo leak è comparso in rete, che si potrebbe trattare di una manipolazione, di un falso, data la fonte di provenienza, servizi segreti di Yanukovich e la diffusione immediata del sito filo russo. Ma ieri, raggiunto personalmente via mai da il manifesto, il ministro degli esteri estone ha confermato l’autenticità della registrazione, pur negando di aver addossato le responsabilità di violenze all’opposizione, specificando di aver solo riportato ad Ashton quanto gli era stato comunicato e lamentandosi infine della pubblicazione di una conversazione così sensibile.
«La registrazione della telefonata tra il ministro Paet e l’alta rappresentante dell’Unione Europea, che è stata pubblicata on line è autentica», ha poi scritto in uno statement pubblicato sul sito ufficiale il ministero estone (www.vm.ee).
«La conversazione è avvenuta il 26 febbraio» specifica il comunicato e del resto qualche giorno prima, proprio attraverso il suo account Twitter (@UsmasPaaet), il ministro aveva annunciato la visita nella capitale ucraina precipatata nella crisi (il 24 febbraio scrive: «Domani sarò a Kiev, per esprimere il mio supporto al futuro democratico del paese»), a confermare ulteriormente il valore della sua testimonianza, perché proveniente da una fonte non certo filo russa. Rimangono le considerazioni politiche a riguardo, che aprono uno squarcio sui fatti di Majdan e confermano una volta di più come le forze in grado di controllare le proteste nei giorni precedenti all’escalation, fossero anche in grado di organizzare un colpo di Stato mediante operazioni ciniche, come quelle di sparare sui propri manifestanti, per addossare le colpe a Yanukovich (che in conferenza stampa — per quel che vale ormai la sua parola — aveva ribadito di non aver dato l’ordine di sparare).
Non è un caso, del resto, come affermato dallo stesso ministro estone, che l’intercettazione (la seconda della crisi ucraina, preceduta dal famoso «vaffanculo alla Eu» della neocon americana Victoria Nuland) sia uscita il giorno dopo le dichiarazioni di Putin sul colpo di Stato di Kiev. Certo il silenzio di Ashton al riguardo è imbarazzante per la Ue.
La giornata in Ucraina ha visto altri importanti eventi, in particolare sul fronte ancora caldo del paese, ovvero quello orientale, dove le popolazioni russofone e filo Mosca, hanno proceduto a riconquistare il palazzo del governo di Donetsk, non senza scontri con le forze pro Kiev. A Kharkiv mille filorussi hanno nuovamente manifestato, mentre ieri l’inviato dell’Onu, Robert Serry sarebbe stato affrontato da uomini armati: si era parlato di un rapimento, ma infine si è appreso che a Serry sarebbe stato intimato di lasciare la Crimea. Confermata invece la notizia diramata dalla Bbc secondo la quale un alto ufficiale delle guardie di frontiera ucraine, il generale Koval, sarebbe stato rapito nei pressi di Yalta, in Crimea.
Simone Pieranni – il manifesto
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Grazie mille Emanuel per la segnalazione, l’interesse e gli interventi preziosi.
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Questa invece è un’intervista al grande filosofo Noam Chomsky.
«Altro che feroce invasione»
Intervista a Noam Chomsky. Il professore del Massachusetts Institute of Technology sui nuovi venti di guerra oriente-occidente, accusa i giornalisti di asservimento al pensiero comune e gli Usa di doppiopesismo
Di «passaggio» a Tokyo per una serie di affollatissime conferenze, abbiamo chiesto a Noam Chomsky, professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology, il suo parere sui nuovi «venti di guerra» tra Occidente e Oriente, che agitano il pianeta. E non solo per quel che riguarda la crisi ucraina e ora la Crimea.
(D) L’Occidente sembra essere preoccupato da quello che qualcuno ha definito il «fascismo» di Putin. E mentre tornano i toni da guerra fredda, la situazione, in Crimea, rischia di precipitare…
(R) Non solo in Crimea, direi che anche qui, in Asia orientale, la tensione è altissima, tira una bruttissima aria. Il recente riferimento del premier Shinzo Abe — per il quale non nutro particolare stima — alla situazione dell’Europa prima del primo conflitto mondiale è più che giustificato. Perché le guerre possono anche scoppiare per caso, o a seguito di un incidente, più o meno provocato. Quanto alla Crimea, faccio davvero fatica ad associarmi all’indignazione dell’occidente. Leggo in questi giorni editoriali assurdi, a livello di guerra fredda, che accusano i russi di essere tornati sovietici, parlano di Cecoslovacchia, Afghanistan. Ma dico, scherziamo? Per un giornalista, un commentatore politico, scrivere una cosa del genere, oggi, significa avere sviluppato una capacità di asservimento e subordinazione al «pensiero comune» che nemmeno Orwell avrebbe potuto immaginare. Ma come si fa? Mi sembra di essere tornato ai tempi della Georgia, quando i russi, entrando in Ossezia e occupando temporaneamente parte della Georgia, fermarono quel pazzo di Shakaashvili, a sua volta (mal) «consigliato» dagli Usa. I russi, all’epoca, evitarono l’estensione del conflitto, altro che «feroce invasione».
Per carità, tutto sono tranne che un filo russo o un fan di Putin: ma come si permettono gli Stati uniti, dopo quello che hanno fatto in Iraq – dove dopo aver mentito spudoratamente al mondo intero sulla storia delle presunte armi di distruzioone di massa, sono intervenuti senza un mandato Onu a migliaia di chilometri di distanza per sovvertire un regime – a protestare, oggi, contro la Russia? Voglio dire, non mi sembra che ci siano state stragi, pulizie etniche, violenze diffuse. Io mi chiedo: ma perché continuamo a considerare il mondo intero come nostro territorio, che abbiamo il diritto, quasi il dovere di «controllare» e, nel caso, modificare a seconda dei nostri interessi? Non è cambiato nulla, alla Casa Bianca e al Pentagono, sono ancora convinti che l’America sia e debba essere la guida – e il gendarme – del mondo.
(D) A proposito di minacce, oltre alla Russia, anche la Cina e il Giappone fanno paura? Chi dobbiamo temere di più?
(R) Dobbiamo temere di più gli Stati uniti. Non ho alcun dubbio, e del resto è quanto ritengono il 70% degli intervistati di un recente sondaggio internazionale svolto in Europa e citato anche dalla Bbc. Subito dopo ci sono Pakistan e India, la Cina è solo quarta. E il Giappone non c’è proprio. Questo non significa che quello che stanno facendo, anzi per ora, per fortuna, solo dicendo i nuovi leader giapponesi non siano pericolose e inaccettabili provocazioni. Il Giappone ha un passato recente che non è ancora riuscito a superare e di cui i paesi vicini, soprattutto Corea e Cina non considerano chiuso, in assenza di serie scuse e soprattutto atti di concreto ravvedimento dal parte del Giappone.
Proprio in questi giorni leggo sui giornali che il governo, su proposta di alcuni parlamentari, ha intenzione di rivedere la cosiddetta «dichiarazione Kono», una delle poche dichiarazioni che ammetteva, esprimendo contrizione e ravvedimento, il ruolo dell’esercito e dello stato nel rastrellare decine di migliaia di donne coreane, cinesi e di altre nazionalità e costrigendole a prostutirsi per «ristorare» le truppe al fronte.
(D) Già, le famose «donne di ristoro», tuttavia ogni paese ha i suoi scheletri.
(R) In Italia pochi sanno che siamo stati i primi a gasare i «nemici» e anche inglesi e americani non scherzano, quanto a crimini di guerra nascosti e/o ignorati
Assolutamente d’accordo. Solo che un conto è l’ignoranza, l’omissione sui testi scolastici, un conto è il negazionismo: insomma, in Germania se neghi l’olocausto rischi la galera, in Giappone se neghi il massacro di Nanchino rischi di diventare premier.
Pio D’Emilia – il manifesto
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Grazie
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