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Tardivo addio a Nadine

Nadine+Gordimer

Il 14 luglio stavo tornando dalla Corsica e mi ero perso la notizia della morte di Nadine Gordimer, il volto bianco e femminile della lotta all’apartheid; l’ho scoperta solo oggi, leggendo una rivista. Pubblico l’articolo de La Stampa a firma Paolo Matrolilli.

Aveva un livido in faccia, Nadine Gordimer, quando a luglio dell’anno scorso l’avevo incontrata nella sua casa coloniale di Johannesburg: aveva sbattuto andando in macchina, perché nonostante avesse quasi novant’anni, andava sempre in giro e restava attivissima. Lucida, vivace, e costantemente impegnata per costruire un futuro migliore al suo Sudafrica. Un po’ delusa, perché riteneva che gli ideali di Mandela e suoi fossero stati traditi, ma per nulla rassegnata. Ci avevo riparlato al telefono a dicembre, il giorno dopo la morte di Nelson, e aveva detto: «Lo hanno tradito. Però il suo spirito resterà con noi, e ci aiuterà a superare le difficili sfide che ci aspettano».
Ora anche lei se n’è andata. Era malata da tempo, e si è spenta proprio in quella casa che aveva offerto a Mandela e DeKlerk per negoziare il post-apartheid, dopo che Madiba era stato liberato. La maniera migliore per onorarla è ricordare le cose che ci disse in quei due ultimi colloqui, come un testamento politico e spirituale: «Ormai in Sudafrica viviamo in una cultura della corruzione, che minaccia l’intero tessuto sociale e nazionale. I responsabili, purtroppo, sono proprio i leader che hanno preso il posto di Mandela. Basti pensare al presidente Zuma, e al palazzo imperiale che si è fatto costruire con i soldi dei contribuenti, per la residenza personale nel proprio stato. Questa avidità per certi versi è comprensibile, perché è ovvio che dopo tanti decenni di repressione e privazioni, la gente voglia togliersi qualche soddisfazione. Però una simile corsa ai posti di potere, e al loro sfruttamento attraverso la corruzione, mi ha sorpreso e ha certamente deluso Madiba».
Ecco alcuni passaggi di quelle due interviste
Il suo sogno non è stato realizzato?
«Quello della libertà sì. L’apartheid non esiste più e il paese è diventato per la prima volta democratico. Tutto il resto, però, manca. Abbiamo fallito soprattutto nell’obiettivo di garantire a tutti la possibilità di affermarsi, e avere una vita decente. Le differenze sociali, il gap crescente tra i ricchi e i poveri, resta l’emergenza principale a cui il paese deve necessariamente rispondere».
L’Anc non ha raggiunto i suoi obiettivi?
«No. Allora eravamo troppo indaffarati ad eliminare il regime dell’apartheid, e pensavamo che una volta liberi tutto sarebbe stato facile. Eravamo ingenui e non ci concentrammo sul futuro, sui problemi in arrivo, e su come ricostruire il Paese».
Gli insegnamenti di Mandela sono stati seguiti?
«Mi pare ovvio di no. La liberazione c’è stata, ma la giustizia manca ancora. Oggi vige una cultura incentrata sulla corruzione, di cui sono responsabili anche l’Anc e lo stesso presidente Jacob Zuma. Questo fenomeno però va capito, senza giustificarlo».
In che senso?
«E’ un’eredità del colonialismo. Per secoli i neri non hanno avuto nulla: da quando hanno ottenuto la libertà e il potere politico vogliono tutto, ed in parte è comprensibile. Ma Zuma non ha seguito gli insegnamenti di Mandela ed è un pessimo esempio per i suoi ministri e per il popolo sudafricano».
Teme che il Sudafrica precipiti nell’instabilità sociale?
«Certo. C’è già instabilità, basti pensare alle industrie minerarie e agli scioperi dei lavoratori, che chiedono una vita migliore e salari più appropriati. Poi la disoccupazione giovanile, in particolare tra la popolazione nera, è una vera bomba sociale. Tutto questo provoca risentimento, e il risentimento genera la violenza. Ma soprattutto c’è criminalità, che nasce dalla povertà e dalla diseguaglianza. Il pericolo di una disgregazione del paese esiste, e dobbiamo lottare con tutte le nostre forze per impedirla».
Vede anche il rischio di scontri razziali?
«Questa mi sembra una minaccia meno pressante. E’ vero che le tensioni razziali esistono ancora, ma non penso che rischiamo di tornare alle violenze dell’epoca dell’apartheid. La vera emergenza sta nella diseguaglianza economica e sociale, un problema che non ha colore. Gli abusi vengono commessi tanto dai bianchi, quanto dai neri, e in questo settore colpiscono tanto i bianchi, quanto i neri».
Cosa bisognerebbe fare per affrontare i problemi più gravi?
«Per cambiare queste dinamiche serve riformare il sistema dell’istruzione. Nelle scuole delle township e delle zone rurali non arrivano neanche i testi scolastici. In realtà l’educazione per la popolazione nera non è cambiata dai tempi dell’apartheid. Abbiamo persone intelligenti, ma quando si arriva a certi livelli servono conoscenze appropriate, che oggi ancora mancano. Io sono solo una semplice cittadina, e non ho programmi politici da offrire. Però mi sembra che il primo settore su cui dovremmo intervenire poi è quello del lavoro. Le grandi risorse minerarie del Sudafrica, ad esempio, vengono ancora sfruttate in maniera non equilibrata. Le proteste esplodono a ragione, perché i lavoratori sono vessati e pagati male. Cominciamo a trattarli meglio, alzare i loro salari, e costruire su questo primo passo un programma che offra davvero a tutti la possibilità di riscattare le loro esistenze».”

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Felicità, Poesia, Amore

In quarta guardiamo assieme questa sequenza

Guardarla ora sarà diverso, per me. Inoltre, ero al liceo, in seconda, quando la nostra prof. di italiano ci ha accompagnati al cinema a vedere, nel pomeriggio, “L’attimo fuggente”. Inevitabile, la mattina dopo, farci trovare sui banchi con lei che diceva “Che scemi che siete!”. E mi torna anche alla mente il film che mi ha fatto scoprire Robin Williams: “Good morning, Vietnam”.
Good-Morning-VietnamStamattina Veronica, una mia ex studentessa, ha scritto così su fb: “Solitamente sono refrattaria a simili annunci, eppure non posso fare a meno di richiamare alla mente le mille e più volte in cui ho riso, pianto, sorriso, riflettuto e apprezzato maggiormente la vita grazie all’intensità e alla misura di Robin Williams, attore a tutto tondo che come pochi ha saputo suscitare in me riflessioni di cui non posso che essere eternamente grata. Che sia soltanto questione di sceneggiatura o opportunità, poco importa; sono intimamente convinta che trasmettere un messaggio sia possibile soltanto se si crede davvero nel suo contenuto: le parole non trapassano silentemente e facilmente lo schermo, a meno che non siano di notevole rilevanza concettuale…eppure il professor John Keating e il dottor Sean McGuire hanno travalicato ogni mia riserva mentale, raggiungendo il più profondo del cuore, lì dove covano sentimenti, passioni, emozioni, pulsioni latenti. Fra dialoghi di straordinaria potenza espressiva e interpretazioni autenticamente sentite, ho compreso sin da bambina insegnamenti che difficilmente ho sentito espressi ma che fortunatamente ho assimilato e racchiuso nell’Es del mio essere, per portare un po’ di ordine e pace laggiù, dove scalfire l’impalpabile è quasi sempre un’impresa…quasi. Il linguaggio del cinema, universale per definizione, non è rimasto inascoltato, e anzi è riuscito spesso e volentieri a entrare in zone inesplorate, suonando le mie corde più dolci e al contempo quelle dal suono più screziato, grazie a perle dell’arte visiva come “L’attimo fuggente” e “Good Will Hunting”… Ho appreso che la vita va guardata adottando angolazioni differenti, che un uomo senza libertà è soltanto una sincope, che l’autoconsapevolezza dei propri desideri e delle proprie emozioni è la chiave per il raggiungimento della Felicità, che la Poesia non è semplicemente questione di metrica e figure retoriche, che l’intelligenza scolastica e/o accademica nulla ha a che vedere con l’esperienza esistenziale e con la capacità sensoriale, che l’empatia (ciò che più si avvicina alla saggezza umana) non si impara sui libri, che il talento non può giacere a lungo sottaciuto da convenzioni e imperativi sociali (prima o poi si sprigionerà con tutta la sua forza con effetti più o meno desiderati e desiderabili), che l’Amore rende sublime e grande anche l’uomo più comune…
Un piccolo omaggio a una delle persone che più fra tutte mi ha saputa emozionare, permettendomi di veder lontano e, così facendo, tracciando una via nel firmamento…”

Grazie a Veronica e a tutte le anime che si lasciano interrogare e a chi, quegli interrogativi, pone.