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Gemme n° 352

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Ho portato come gemma la scena di un film: è un po’ forte per i termini utilizzati. Il film parla di una ragazza che vive una storia con un ragazzo, ma poi incontra una ragazza di cui si innamora e con la quale vorrebbe iniziare una relazione ma il giudizio delle amiche la blocca. Secondo me viene rappresentata la realtà di oggi con la non accettazione delle persone per quello che dicono e che sentono.” Così S. (classe seconda) ha presentato e commentato la propria gemma.
Il film è tratto dal fumetto “Il blu è un colore caldo”. Ne riporto una breve sequenza dalla quale emerge l’importanza di poter parlare con qualcuno che possa capirci.

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Il grido dei 40 ultraortodossi

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Alcuni dei 40 nomi

Pubblico un breve articolo di Leonard Berberi dal blog Falafel Cafè.
All’ennesima dichiarazione omofoba non ce l’hanno fatta. Hanno aspettato, invano, un paio d’ore nella speranza che qualche altro leader replicasse. Che smentisse. Che criticasse. Quando attorno a quelle parole hanno notato solo il silenzio hanno aperto un file Word, hanno scritto alcune frasi. Poi hanno messo – uno dopo l’altro – nomi e cognomi. «Eccoci qui, con le nostre vere identità. Non ci vogliamo nascondere più. Siamo tutti gay. Quei gay che il rabbino Elyakim Levanon proprio non accetta».
E omosessuali lo sono davvero tutti e quaranta quelli dell’elenco diventato pubblico e che continua ad allungarsi. Un coming out di massa, mai avvenuto nella storia d’Israele, che vede protagonisti tutti ex studenti delle yeshiva, le scuole religiose ebraiche, che per la prima volta hanno detto chi sono davvero. Stufi di sentire il rabbino di ultradestra Levanon aggredire la comunità Lgbt. «L’omosessualità è una perversione, è un peccato», aveva detto pochi giorni prima il religioso.
«Non è la prima volta che sentiamo frasi del genere, ma quando è troppo è troppo», spiega al sito informativo Nrg Daniel Jonas, religioso, attivista Lgbt dell’associazione «Havruta» e promotore della lettera pubblica. «Il miglior modo per combattere l’omofobia è mostrare alle persone che tu esisti». Ed eccola la lettera. Indirizzata proprio a lui, Levanon.
Ma genitori, fratelli e sorelle, parenti e amici sapevano dell’omosessualità dei quaranta? «I famigliari più stretti sì – chiarisce Jonas – ma non gli altri». E invita il religioso a confrontarsi con loro, ad ascoltare le loro ragioni, a mettere da parte la convinzione che basti una «terapia» per la conversione in eterosessuali. Una mano tesa a lui ma anche alle altre guide spirituali di quelle comunità ultraortodosse dove essere gay è considerato ancora un tabù e qualcosa da tenere confinato tra le mura di casa.”

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Gemme n° 226

Ieri era la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia; avevo già deciso da tempo che questa doveva essere la mia gemma e devo dire che è capitata nel momento giusto. Devo dire, per i tanti che ancora non lo sanno, che io sono lesbica. Per me è stato difficile accettarlo e dirlo agli amici. La mia famiglia lo sa, se n’è accorta da un po’. Penso non ci sia niente da nascondere e penso che tutti abbiano diritto ad essere felici, anche se in troppi ci dicono che dobbiamo nasconderci; mi piacerebbe farlo capire a costoro. Ecco, il mio vuole essere un messaggio positivo.” Questa è stata la gemma di V. (classe quinta) presentata con le lacrime agli occhi.
Faccio parte di quelli che lo sapevano, V. ed io ci seguiamo a vicenda su twitter. Basta leggere i suoi tweet per saperlo. Non è stata dunque una sorpresa. Quello che mi han fatto male per tutta la mattina sono state le sue lacrime e le sue parole “mi piacerebbe farlo capire”. E nelle orecchie le parole di una canzone di Fabrizio De André che adoro, malinconica soprattutto nella versione di Cecilia Chailly col suono dell’arpa: “Sale la nebbia sui prati bianchi come un cipresso nei camposanti, un campanile che non sembra vero segna il confine fra la terra e il cielo. Ma tu che vai, ma tu rimani, vedrai la neve se ne andrà domani, rifioriranno le gioie passate col vento caldo di un’altra estate. Anche la luce sembra morire nell’ombra incerta di un divenire dove anche l’alba diventa sera e i volti sembrano teschi di cera. Ma tu che vai, ma tu rimani, anche la neve morirà domani, l’amore ancora ci passerà vicino nella stagione del biancospino. La terra stanca sotto la neve dorme il silenzio di un sonno greve, l’inverno raccoglie la sua fatica di mille secoli, da un’alba antica. Ma tu che stai, perché rimani? Un altro inverno tornerà domani, cadrà altra neve a consolare i campi, cadrà altra neve sui camposanti.”

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Gemme n° 123

Avevo pensato anche a spezzoni di altri film sullo stesso tema (Philadelphia, I segreti di Brokeback Mountain) ma ho preferito questo filmato tratto dalla serie tv Glee. La loro storia mi è molto piaciuta; penso che l’omosessualità sia ancora avversata tra i teenagers, sia a scuola che fuori. Penso che per le ragazze sia ancora una terra da scoprire, per i maschi sia occasione di imbarazzo. Ho scelto questo video perché mi ci identifico”. E’ stata questa la presentazione della gemma da parte di M. (classe seconda).
L’album di Roberto Vecchioni che amo di più e che ho ascoltato il maggior numero di volte è senza dubbio “Il cielo capovolto”. Sul sito del professore si può leggere: “Punto di partenza è l’universo dove per metafora gli uomini sono il mare, inquieti, burrascosi, sempre a combattere per qualcosa, e le donne il cielo, serene, sicure e rassicuranti, dolcissime.” Una delle canzoni che più mi hanno colpito è quella che porta lo stesso titolo dell’album con l’aggiunta, tra parentesi “Ultimo canto di Saffo”. Il brano, infatti, canta l’addio di Saffo ad Anattoria, destinata a sposare un uomo.

Che ne sarà di me e di te, che ne sarà di noi?
L’orlo del tuo vestito, un’unghia di un tuo dito, l’ora che te ne vai…
che ne sarà domani, dopodomani e poi per sempre?
Mi tremerà la mano passandola sul seno, cifra degli anni miei…
A chi darai la bocca, il fiato, le piccole ferite,
gli occhi che fanno festa, la musica che resta e che non canterai?
E dove guarderò la notte, seppellita nel mare?
Mi sentirò morire dovendo immaginare con chi sei…
Gli uomini son come il mare: l’azzurro capovolto che riflette il cielo;
sognano di navigare, ma non è vero.
Scrivimi da un altro amore, e per le lacrime che avrai negli occhi chiusi,
guardami: ti lascio un fiore d’immaginari sorrisi.
Che ne sarà di me e di te, che ne sarà di noi?
Vorrei essere l’ombra, l’ombra che ti guarda e si addormenta in te;
da piccola ho sognato un uomo che mi portava via,
e in quest’isola stretta lo sognai così in fretta che era passato già!
Avrei voluto avere grandi mani, mani da soldato:
stringerti forte da sfiorare la morte e poi tornare qui;
avrei voluto far l’amore come farebbe un uomo,
ma con la tenerezza, l’incerta timidezza che abbiamo solo noi…
gli uomini, continua attesa, e disperata rabbia di copiare il cielo;
rompere qualunque cosa, se non è loro!
Scrivimi da un altro amore: le tue parole sembreranno nella sera
come l’ultimo bacio dalla tua bocca leggera.

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Intanto a Washington un imam…

Leggo su Libero un articolo di Enrica Ventura del 19 aprile:

imamabdullah.jpg“Si chiama Daayiee Abdullah, è un imam dichiaratamente gay, forse l’unico al mondo, che vive a Washington e sposa le coppie omosex musulmane. Ieri si è presentato al pubblico con la presentazione di un documentario «Sono gay e musulmano» proiettato nell’Equality Center della città statunitense in occasione di una serata organizzata dall’associazione per i diritti dei gay Human rights campaign. «Penso che siamo all’inizio di un movimento per un islam più inclusivo in America», ha detto presentandosi al pubblico «così se volete un matrimonio tra persone dello stesso sesso io sono disponibile». E se i matrimoni fra persone dello stesso sesso sono un tema caldo nelle polemiche politiche negli stessi Stati Uniti (se ne sta occupando la Corte suprema) e in Francia (dove la legge voluta dal presidente François Hollande è vicina all’approvazione), in molti Stati dell’islam l’omosessualità viene addirittura punita con la pena di morte, ad esempio in Arabia saudita o in Sudan. Afroamericano convertito all’islam, Abdullah guida la moschea progressista «Luce della Riforma». Per il momento i matrimoni da lui celebrati sono stati fatti nella massima discrezione: lui stesso ha sempre chiesto di non pubblicare foto su Internet e di non fare troppa pubblicità alla cerimonia. Gli altri imam americani gli hanno già dichiarato la guerra e su Internet lo definiscono «deviato e perverso», un «trafficante di idee proibite in islam». In alcuni Paesi musulmani però l’apertura a quel mondo sta facendo dei progressi: sono infatti sette, su 23mila, i candidati transgender alle elezioni parlamentari che si terranno l’11 maggio in Pakistan. Una rappresentanza dei circa 500mila eunuchi pakistani che ha però la forza di una rivoluzione nel sistema politico locale. Perché è la prima volta che, come indipendenti, si presentano alle urne i rappresentanti di omosessuali, transessuali, travestiti, ermafroditi, uomini castrati. Eunuchi, appunto, che secondo la tradizione vengono chiamati a ballare ai matrimoni o alle celebrazioni per la nascita di un figlio secondo la credenza che chi è nato sfortunato porterà fortuna. «La gente non crede che possiamo essere corrotti perché non abbiamo né figli, né famiglia», dice la candidata indipendente Sanam Faqeer. «Non abbiamo bisogno di rubare soldi come fanno altri politici».”

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Svezia e omosessualità

Qualcuno forse sta seguendo l’ampia discussione che si sta tenendo in Francia sul matrimonio omosessuale. Qui c’è un articolo di Anne-Françoise Hivert, tradotto da Andrea De Ritis su come è stata affrontata la questione in Svezia, compresa quella dei figli all’interno di una coppia omosessuale. Magari lo riprenderemo in classe, soprattutto nelle classi che andranno Bruxelles… L’articolo originale è di Libération, la traduzione l’ho presa da Presseurop.

“Quel giorno le campane della chiesa del villaggio di Dalby, nel sud della Svezia, hanno suonato a festa solo per loro. Anna e Christina Roeser si sono incontrate nel 2005 e qualche mese dopo sono andate a vivere insieme. Anna è animatrice in un asilo nido, Christina studia teologia. Entrambe sognavano di fondare una famiglia. Per avere il diritto alla procreazione assistita dovevano registrare la loro relazione. Volevano un grande matrimonio in chiesa, ma si sono rassegnate. La cerimonia si è svolta in tribunale nel 2007. “Il giudice ci ha ricevute durante una pausa nel corso di un processo per corruzione”, racconta Anna. All’epoca la chiesa luterana evangelica alla quale appartengono, come il 70 per cento dei svedesi, rifletteva sulla possibilità di aprire al matrimonio delle coppie omosessuali. “Sapevamo che un giorno questo sarebbe stato possibile, ma non sapevamo quando”, spiega Christina. Così, invece di chiedere la benedizione religiosa della loro relazione, le due donne hanno deciso di aspettare di potersi sposare. Il primo aprile 2009 i deputati hanno votato una legge che autorizza il matrimonio “sessualmente neutro”. Sei mesi dopo la Chiesa di Svezia, separata dallo stato nel 2000, ha fatto lo stesso, diventando la prima chiesa maggioritaria al mondo a sposare coppie dello stesso sesso. Per i cristiani omosessuali, che si battono in Svezia da più di 30 anni, è stata una grande vittoria. Per le due donne, una decisione logica. Non hanno mai dovuto difendere i loro orientamenti sessuali davanti ai parenti o colleghi. In ottobre sono diventate madri di due gemelle, Theia e Esther, che hanno battezzato di recente. Anna, 37 anni, è la madre biologica. “In Svezia una cosa del genere non è considerata strana”. Così come il matrimonio in chiesa, celebrato nell’agosto 2010. “Per me era molto importante che il nostro amore fosse benedetto da dio”, confida Christina, 28 anni, che è stata ordinata prete un anno prima.

Ma in Svezia la decisione di sposare coppie omosessuali non ha ottenuto solo giudizi favorevoli. Diversi vescovi avrebbero preferito che la chiesa luterana rinunciasse al suo diritto di celebrare i matrimoni piuttosto che pronunciarsi sul testo della legge adottato dal parlamento. Tuttavia i membri del sinodo, composto da 250 rappresentanti eletti nelle parrocchie, hanno rifiutato questa soluzione. E il 22 ottobre 2009 il 70 per cento si è pronunciato a favore del matrimonio per tutti. In seguito l’interesse per la questione è scemato, dice l’arcivescovo Anders Wejryd di Uppsala, cuore della chiesa luterana svedese. Nulla a che vedere con le polemiche suscitate nel 1958 in seguito alla decisione di ordinare donne prete. Alcuni religiosi sono andati via sbattendo la porta, ma si tratta di una minoranza. In ogni caso il numero di matrimoni di coppie omosessuali non è enorme: fra il 2010 e il 2011 solo 350 coppie omosessuali si sono sposate in chiesa, rispetto alle quasi 40mila coppie eterosessuali.

Nel luglio 2009 due vescovi anglicani hanno rivolto una lettera all’arcivescovo di Svezia per metterlo in guardia: la decisione della chiesa svedese “rischia di nuocere alla nostra comunità”. La chiesa ortodossa russa ha già interrotto i rapporti nel 2005, in reazione alla benedizione delle relazioni civili. All’epoca in Svezia più di 800 preti avevano firmato una petizione denunciando una decisione che ritenevano “in conflitto con l’ordine della vita di coppia e con il matrimonio, che dio attraverso la sua parola ci ha rivelato e che si definisce come una relazione fra un uomo e una donna”. Nel 1985 i vescovi svedesi raccomandavano l’astinenza ai cristiani omosessuali. Ci sono volute tre inchieste supplementari e decine di rapporti per far cambiare la situazione. A Stoccolma nell’estate 1980 il prete Ludvig Jönsson aveva detto una messa nella sua chiesa per celebrare la fine del gay pride. “Ovunque appare l’amore, un miracolo si produce”, aveva affermato questo sacerdote. Parole che ripete ancora oggi. Eva Brunne (nella foto), 58 anni, rende omaggio a lui e ai Brunne.jpgsuoi predecessori. Nel 2009 questa donna è stata eletta vescovo di Stoccolma. La notizia ha fatto il giro del mondo. La donna assicura che il suo orientamento sessuale, o il fatto che abbia cresciuto un figlio con una donna, non è mai stato discusso durante la sua nomina. La chiesa di Svezia è in anticipo rispetto ai suoi tempi? “Penso soprattutto che il fatto di essere una chiesa riformata ci permetta di evolvere in sintonia con le trasformazioni della nostra società”, osserva Eva Brunne. A Uppsala un’altra donna prete e lesbica approva. Per la chiesa luterana evangelica, spiega Anna-Karin Hammar, 61 anni, “l’esperienza ha la stessa importanza della tradizione”. La donna è convinta che “se San Paolo vivesse oggi e sapesse quello che noi sappiamo, sarebbe favorevole al matrimonio di coppie dello stesso sesso”. Proveniente da quattro generazioni di preti, Anna-Karin Hammar ha fatto scandalo nel 2006 presentando la sua candidatura alla successione di suo fratello, l’arcivescovo K.G. Hammar. “Nessuna altra donna si era fatta avanti”. Una pioniera? Nel 2001 con la sua compagna Ninna Edgardh, 57 ani, teologa e madre di due figli, hanno invitato 70 fra parenti e amici nella cattedrale di Uppsala per la benedizione della loro relazione, celebrata da un’amica vescovo, quattro anni prima che la chiesa autorizzasse ufficialmente questo genere di cerimonie.

Per gli omosessuali cattolici francesi, il presidente di Ekho, Gunnar Beckström, profondo conoscitore delle tecniche di lobbying, ha un consiglio: “Che si alzino in piedi e dicano chiaramente che non vogliono più essere oppressi”. Perché il papa ha torto: “Deve cominciare a leggere i testi correttamente e interessarsi allo studio recente della Bibbia”. E ribadisce con energia: “L’omosessualità non è una malattia. Opprimere gli omosessuali non è la volontà di dio”.

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Quanti Islam?

Riporto due notizie che sembrano provenire da pianeti lontanissimi.

Da La Stampa

“Dopo diciannove ore consecutive di seduta, iniziata ieri a mezzogiorno e protrattasi per l’intera notte, l’Assemblea Costituente egiziana dominata dai Fratelli Musulmani e dai salafiti ha adottato la bozza della nuova Costituzione, che dovrebbe rimodellare le istituzioni del Paese in modo che riflettano i cambiamenti intervenuti nell’era post-Hosni Mubarak, grazie all’avvento anche nel Paese nord-africano della Primavera Araba: nell’annunciare l’approvazione dei 234 articoli del provvedimento il presidente dell’organismo, Hossam el-Ghiriani, ha precisato che è avvenuta all’unanimità, malgrado i lavori fossero stati boicottati dalle forze di opposizione laiche e liberali, oltre che dalla minoranza copta, soprattutto a causa del mantenimento della contestata norma in base alla quale la sharia, la legge coranica, costituisce la principale fonte giuridica.

corano.jpgOra il testo sarà trasmesso al neo-presidente della Repubblica, l’islamista Mohamed Morsi, affinché lo ratifichi entro domani. Il documento sarà poi sottoposto a referendum popolare confermativo nel giro di due settimane, vale a dire per la metà di dicembre. In proposito Morsi, intervenendo a tarda sera alla televisione nazionale, ha puntualizzato che i poteri quasi illimitati che lui stesso si era attribuito il 22 novembre con un contestatissimo decreto, non a caso definito ufficialmente “Dichiarazione Costituzionale”, sono legati esclusivamente a una «fase eccezionale», e che cesseranno di essere validi «non appena il popolo avrà votato sulla Costituzione», perché nell’Egitto contemporaneo «non c’è alcuno spazio per la dittatura»: con buona pace dei tanti che vedono invece nella mossa del capo dello Stato un ritorno all’autoritarismo di Mubarak. Quest’ultimo peraltro rimase al potere per quasi tre decenni, mentre la Costituzione testé approvata prevede un massimo di due mandati presidenziali ciascuno, per un totale di otto anni, oltre a imporre una serie di meccanismi di controllo sulle prerogative delle Forze Armate; sebbene, anche in tal caso, per i contestatori si tratti di misure più che altro di mera facciata.”

Da Le monde des religions

“«Le Coran ne fait aucune référence explicite à l’homosexualité» : c’est fort de cet argument que Ludovic-Mohamed Zahed, a décidé d’ouvrir, vendredi 30 novembre, une mosquée dite «inclusive» : les femmes, voilées ou non, ne seront pas séparées des hommes; des couples homosexuels pourront se marier religieusement… «Il s’agit d’ouvrir un lieu de culte où tou-tes seraient accueilli-es comme des frères et des sœurs humains avant tout, quels que soient leur sexe, leur identité de genre ou leur ethnicité», écrit-t-il sur LeNouvelObs.com.

Selon lui, le mot arabe qui désigne l’époux ou l’épouse dans le Coran, «zawjan», est n’est ni féminin ni masculin, deux hommes ou deux femmes pourraient donc se marier. D’ailleurs, les musulmans ne considèreraient pas le mariage comme un sacrement, comme les catholique, mais simplement «un contrat social entre deux individus consentants, devant deux témoins au moins, célébré en communauté», celles et ceux qui les reconnaissent en tant que couple. Enfin, tranche le jeune homme, «l’interprétation univoque et dogmatique de certains versets du Coran [qui légitimeraient l’homophobie et la misogynie] ne fait plus l’unanimité.»

Cette argumentation peut sembler partiale voire inexacte: de nombreux hadiths — des paroles attribuées au prophète Mahomet — paraissent condamner l’homosexualité; le Coran comporte un récit analogue au mythe de Sodome et Gomorrhe, etc… Mais pour l’imam de Bordeaux, Tareq Oubroux, nulle interprétation ne fait autorité. «Aucun texte univoque, authentique, ne fait mention d’une quelconque sanction contre les homosexuels, affirme-t-il avant de nuancer. Éthiquement parlant, le Coran n’admet pas l’homosexualité. Mais le passage de cette condamnation morale à une condamnation juridique n’existe pas.»

Quoi qu’il en soit, l’islam sunnite ne reconnaissant aucun clergé, Ludovic-Mohamed Zahed peut tout à fait ouvrir une mosquée sans l’aval du Conseil français du culte musulman ou d’un autre autorité. Des établissements similaires existent d’ailleurs aux Etats-Unis ou au Canada. La semaine dernière, selon le quotidien Métro, une imam de la mosquée de Los Angeles, Ani Zonneveld, devait à Paris pour célébrer le mariage de deux femmes — «deux Françaises de confession musulmane», précisait Ludovic-Mohamed Zahed. Cette union était organisée à l’initiative de la Confederation of Associations LGBT, European or Muslims (Calem) qui regroupe des musulmans du monde entier.”