“La mia gemma sono due cose strettamente legate tra loro. La prima è un foglietto con due cuoricini che sono stati fatti dai miei nonni e che tengo sempre con me: credo che quando sarò maggiorenne farò un tatuaggio così. La seconda è un brano di musica classica di Chopin, il preferito dei miei nonni. La prima volta che l’ho sentito è piaciuto subito anche a me, pur essendoci tanti bei brani di classica. Ogni volta mi trasmette molta leggerezza e mio padre, che sa suonare bene, me lo suona sempre e mi piacerebbe diventare brava e impararlo.”
Il legame con le radici (i nonni), la relazione col presente (il papà che suona al piano lo studio Op. 10 No. 3 di Chopin), la proiezione sul futuro (il tatuaggio, la voglia di imparare il brano). C’è tutta una vita in questa gemma di G. (classe prima). E pensare che proprio Chopin ha detto “Bach è un astronomo che ha scoperto le stelle più belle. Beethoven si misura con l’universo. Io cerco solo di esprimere il cuore e l’anima dell’uomo.”
“Suono la chitarra da 4 anni, quasi 5 e questa rappresenta la cosa più importante che ho perché è una possibilità in più che ho di esprimermi e in molti casi anche una via di fuga. Quella in foto è una delle due chitarre che possiedo, quella acustica, ed è quella che preferisco perché mi permette di esprimermi al meglio e di farmi sentire meglio”.
Faccio visita ai Led Zeppelin per commentare la gemma di B. (classe prima). Il chitarrista Jimmy Page afferma: “Credo che ogni chitarrista abbia nel proprio modo di suonare qualcosa di intrinsecamente unico. Deve solo trovare cosa lo rende diverso dagli altri e svilupparlo.”
“Fin da piccola i miei genitori mi hanno fatto sentire la loro passione per il rock e qualche volta mi portavano ai concerti (ad esempio Vasco) o mi facevano vedere dvd di concerti. Quando gli AcDc sono venuti a Udine mi sono innamorata della chitarra di Angus Young e anche vedendo i filmati dei concerti ero sempre colpita dalle chitarre. Così, intorno ai 10-11 anni, mi hanno comprato una chitarra, una prima chitarra senza grosse prestazioni. A insegnarmi come tenerla in mano e le cose basiche come le note è stata la mamma; poi i miei si sono separati e ho dovuto imparare da sola piano piano. Poi un giorno la chitarra si è rotta e loro non hanno pensato di prendermene un’altra. Allora ho iniziato a mettere da parte i soldi e qualche mese fa ho preso questa e ho ripreso a suonare e a rivivere la mia passione più grande”.
Sembra il racconto di un mito della musica che parla della sua infanzia e di come sia iniziato tutto. Auguro a G. (classe prima) di continuare sia nella coltivazione di questa sua grande passione sia nella determinazione per raggiungere un suo obiettivo (in questo caso la una nuova chitarra). Nella voce rotta dall’emozione ho colto una grandissima forza.
“Ho deciso di portare questa canzone perché quando ero piccola mia mamma lavorava e rimanevo coi miei famigliari o andavo all’asilo. Le maestre me la facevano sentire ogni volta che piangevo, mi faceva stare bene, essere felice e smettevo di piangere.”
Mi aspettavo Whisky il ragnetto o Il coccodrillo come fa, non Baby one more time di Britney Spears! A parte la sorpresa iniziale della gemma di S. (classe terza), penso sia un bell’esercizio quello di concentrarci su quali siano le cose/persone in grado di calmarci quando perdiamo la pazienza o di tirarci su il morale quando siamo tristi. Tra l’altro io sono una di quelle persone che quando sono giù hanno bisogno di stare un po’ lì, sul fondo, prima di tornare su: se qualcuno cerca di sollevarmi prima che io sia pronto, mi infastidisco pure!
“Ho deciso di portare questo video, il quarto di una serie di cinque. Non ho portato il primo perché questo rende più l’idea del motivo per cui l’ho portato. Trovo incredibile che delle persone solo ascoltando questa canzone siano riuscite a creare questa storia: per me è fonte di ispirazione. Ogni volta che desidero inventarmi una storia o fare un disegno, mi metto a guardare questi video per trovare l’ispirazione”
Mi ha colpito il video proposto da T. (classe terza) perché mi ha fatto pensare a cosa ispiri me e ciascuna persona. Penso che qui venga il bello perché immagino si tratti di cose molto diverse le une dalle altre. Leggete cosa ha ispirato Antoni Gaudì: “Volete sapere dove ho trovato la mia ispirazione? In un albero; l’albero sostiene i grossi rami, questi i rami più piccoli e i rametti sostengono le foglie. E ogni singola parte cresce armoniosa, magnifica.”
“Questa canzone di Sia doveva essere quella di un passo a due che dovevo fare con una mia compagna di danza per il saggio 2020 che poi, per ovvie ragioni, non abbiamo potuto fare. Ogni volta che la ascolto mi dà la speranza che tutto questo finisca e si possa tornare a ballare normalmente senza distanza”.
Non ha fatto una diretta correlazione tra le sue parole e il significato di Elastic heart A. (classe seconda). Però quella pelle resistente, quel cuore elastico, quel combattere ancora… tutte armi messe in campo per far fronte a questi due anni. E l’ammissione della debolezza “sono come un elastico fino a quando non lo tiri troppo”. Sia non lo dice, ma ad un elastico troppo teso possono succedere due cose: rompersi in due pezzi o allungarsi, perdere elasticità e diventare corda. Combattiamo ancora…
“In questi lavori tendo a essere molto personale; la prima cosa a cui ho pensato è stato l’anello che ho al dito, quello che era di mia mamma. Poi a novembre è venuto a mancare mio fratello e quindi è iniziata l’indecisione. Cosa porto? L’anello di mia mamma o il fiocco di mio fratello? Poi a febbraio c’è stato Sanremo e Irama, il mio artista preferito, ha portato Ovunque sarai e l’ha dedicata alla nonna e alle persone che non ci sono più. L’ho sentita molto, davvero tanto, perché rispecchia tante cose a cui penso ogni giorno.
Ho perso la mamma da piccola, mentre mio fratello se n’è andato da piccolo. Questo mi fa capire davvero nel profondo quanto sia importante ogni momento passato con le persone che si amano. Amare quel che si fa, cogliere l’attimo al massimo: se c’è qualcuno a cui volete una marea di bene, diteglielo perché non si sa mai purtroppo nella vita quando potrebbe essere l’ultima volta. Apprezzate ogni istante della vostra vita”.
Quando, anni fa, ho iniziato a fare queste gemme mi ero immaginato uno spazio per dar voce alle cose belle, ai sorrisi, alle emozioni positive. Infatti invito ragazze e ragazzi a portare una cosa per loro significativa, preziosa, luminosa come una gemma appunto. Ed è andata proprio così, solo che stupisce come tante di quelle cose significative, preziose, luminose siano frutto di esperienze dolorose, siano generate dall’elaborazione di una sofferenza. E’ la direzione delle parole di Irama. All’inizio una serie di elementi naturali nei quali si riserva la possibilità di trovare tracce di presenza della nonna (vento, acqua, luce, luna); poi le azioni (in ogni gesto io ti cercherò) e un silenzio non muto (nel silenzio io ti ascolterò); infine la certezza di un rapporto che non finisce (Se sarò in terra mi alzerai, se farà freddo brucerai e lo so che mi puoi sentire). G. (classe terza) prende queste parole, tutti questi verbi declinati al futuro e le sue dolorose esperienze e li fa diventare insegnamento, accorato suggerimento, caldo consiglio a sfruttare al 100% il tempo che ci è dato di vivere e a dirsi i sentimenti belli che ci portiamo nel cuore. Non perdo l’opportunità che G. mi offre in questo contesto: vi voglio un mondo di bene ragazze e ragazzi.
“Fin dall’inizio sapevo che avrei portato una canzone dei Pinguini, il gruppo che mi hanno fatto scoprire le mie amiche. E’ l’unico gruppo che ascoltiamo tutte e quattro, ci unisce e ci lega. Ridere è una canzone nostalgica che parla di momenti belli e brutti ricordati da due persone che si sono allontanate. Non mi riferisco a questa canzone per qualcosa che mi è successo, ma siccome due del gruppo andranno a fare l’anno all’estero, ogni volta che ascolto questo brano penso al momento della separazione. C’è l’idea del non sapere come cambieranno i rapporti in futuro e c’è la promessa di base di non dimenticarsi a vicenda, che qualsiasi cosa succeda nella vita ricorderemo e racconteremo a qualcuno ciò che si è stati. Voler continuare ad essere una parte fondamentale della vita di ognuna, anche quando per vari motivi saremo lontane fisicamente o psichicamente o perché il rapporto è finito. Loro per me sono state come Tiger e per me saranno sempre una parte fondamentale, qualsiasi cosa possa accadere”.
Quando B. (classe quarta) ha presentato la sua gemma commentandola con queste parole non ho potuto fare a meno di pensare alla sequenza finale del film di Paolo Sorrentino “Le conseguenze dell’amore”.
“Ho deciso di portare questa canzone come gemma perché è il mio portafortuna. La ascolto ogni mattina prima di venire a scuola in corriera oppure quando affronto un viaggio in macchina o in treno. Oltre ad essere molto allegra, regala un momento di leggerezza quando si vivono momenti pesanti.”
Questa la gemma di V. (classe terza). Mi ero già soffermato tempo fa su alcune parole di Buon viaggio di Cesare Cremonini. Oggi punto l’attenzione su altre: Chi ha detto che tutto quello che cerchiamo non è sul palmo di una mano e che le stelle puoi guardarle solo da lontano. Colgo quindi un duplice invito: da un lato a cercare vicino a me ciò di cui ho bisogno, a trovare l’essenziale nella mia vita, dall’altro a guardare da vicino ciò che sembra irraggiungibile, a portare nella mia vita i grandi ideali cui aspirare. Bello come esercizio!
“Ho deciso di portare questo video di Franco 126 a Lignano della scorsa estate. E’ vero che sono solo 15 secondi, ma sono 15 secondi di normalità dopo questi due anni di reclusione: è un video che mi dà serenità e quindi spesso me lo riguardo”.
Una delle cose belle delle gemme è farmi conoscere mondi che non conosco, dalla musica al cinema, dai libri all’arte. Così oggi, grazie a G. (classe seconda), mi sono messo a cercare in rete alcuni testi di Franco 126 e mi sono imbattuto in Che senso ha (non è la canzone del video di G.). Vi consiglio la visione del video che metto sotto e scrivo le ultime parole del pezzo: “Forse non c’è nessun forse e nemmeno una ragione, a volte basta tirare un filo per disfare l’intero maglione, ma passerà come una stazione o un raffreddore di stagione o uno sbalzo d’umore, come tutto per forza di cose. Me ne vado con la giacca sulla spalla, giro l’angolo e in un attimo è già l’alba e non è nulla di che se non so nulla di te. E me ne vado con la giacca sulla spalla, lascio indietro dubbi e punti di domanda e ci sta un silenzio che sembra che parli per te”. Si parla di una routine fatta di abitudini che hanno bisogno di essere spezzate; mi fa pensare a questo periodo di straordinarietà che ha bisogno di gesti che spezzino questa straordinarietà che rischia di diventare e di essere vissuta come triste abitudine.
“Ho scoperto questa canzone un anno fa; appena visto il video mi è subito piaciuta e lo guardavo ogni giorno. Quando ero triste mi faceva sentire meglio. E’ diventata la mia canzone preferita e vi sono molto affezionata”.
La gemma di E. (classe seconda) consiste nel video di 4th of July di Aidan Gallagher. Ci sta bene il 14 febbraio. Per non essere accusato di essere mieloso, cito il libro Scheletri di Stephen King (va bene?): “Ora aggrappati al mio braccio, tieniti forte. Visiteremo luoghi oscuri, ma io credo di sapere la strada. Tu bada solo a non lasciarmi il braccio. E se dovessi baciarti nel buio, non sarà niente di grave: è solo perché tu sei il mio amore.” (Fregati! :D)
“Ho scelto questa canzone perché io e la mia amica la cantiamo sempre. Poi l’ho fatta ascoltare anche a mio fratello e ora, quando i nostri genitori vanno a dormire, la sera, siamo io e lui in salotto a sentire questa canzone”.
Friends dei Chase Atlantic è la gemma di J. (classe prima). Che tuffo nel passato il racconto della sua condivisione col fratello: c’è stata una fase della mia vita in cui tornavo a casa piuttosto tardi, i miei già a letto da un pezzo e mia sorella addormentata sul divano. La svegliavo e ci mettevamo a parlare e a condividere tante cose, anche per una o due ore prima di andare a dormire a nostra volta. Una delle cose che più mi mancano di quel periodo.
“L’8 luglio mi stavo facendo la doccia e stavo ascoltando Ariete. Mi hanno colpito le parole Mi parli dei drammi a casa e di tuo padre che vuole scappare, mi dici che hai paura e che non sai quanto può continuare. Essere giovani fa schifo e non poter decidere fa tanto male, essere giovani non fa per me, non fa per me. Mi è venuto da pensare a quello che ho passato e ho realizzato che a quel punto lì, dopo tanto tempo, ero finalmente felice, serena. In salotto c’erano due mie amiche, eravamo insieme a Lignano: io sono arrivata piangendo e ho detto Ragazze, venite qua: Ariete ha detto una cosa… e volevo dirvi grazie perché senza di voi non ce l’avrei mai fatta e se sono qui adesso e se sono felice adesso è grazie a voi che siete sempre state con me a supportarmi in qualsiasi momento. Lì è partito un abbraccio di gruppo e un piantino. Questa data quindi è molto importante perché ho realizzato di essere felice dopo tanto e mi ricorda che, anche se dopo ho avuto altri periodi difficili, so che posso tornare ad essere felice, che c’è speranza”.
A. (classe quinta) ha portato una data come gemma. Ora, mentre scrivo, mi sono focalizzato sulle sue ultime parole e ho sentito arrivare da lontano, dal 2001, una canzone che ho molto ascoltato e che mi porta ad una spiaggia, ad una calda ma non torrida luce del tramonto di fine giugno (giornate lunghissime), ad una brezza sulla pelle e tra i capelli, ad uno sguardo fisso sulle onde… le vent nous portera
“La canzone che ho scelto è The nights di Avicii, la conosco da tantissimi anni. Fino all’anno scorso mi piaceva solo musicalmente, ma quando ho avuto un momento no questa canzone mi ha aiutato ad uscirne e quindi oggi la ascolto anche per il ruolo che ha avuto per me”. Questa la gemma di R. (classe seconda). Mi fa molto strano vedere il video di questo pezzo, guardare quanta energia, entusiasmo, gioia emergano, e poi pensare al suicidio di Avicii. Colpisce ancor più sentire queste parole da lui cantate: Mio padre mi ha detto quando ero solo un bambino: «Queste sono le notti che non muoiono mai. Quando le nuvole di tuono iniziano a riversarsi, accendi un fuoco che non possono spegnere, scolpisci il tuo nome in quelle stelle splendenti». Ha detto: «Vai ad avventurarti ben oltre le rive, non abbandonare questa tua vita, ti guiderò a casa, non importa dove ti trovi».
“Io e la mia migliore amica da piccole ascoltavamo sempre Vasco Rossi e soprattutto Vita spericolata, poi nel nostro paese c’era un bar che si chiamava Roxy Bar e noi pensavamo che il bar fosse proprio quello ed eravamo tutte contente”.
E. (classe prima) ha così presentato la sua gemma. Mi hanno fatto sorridere quelle ultime parole sul Roxy Bar: il mondo a cui abbiamo accesso da bambini è tutto il mondo, e ci basta, ed è bellissimo.
“Ho portato Amici di Massimo Pericolo: me l’ha fatta scoprire un mio amico quest’estate e quindi mi ricorda quello che abbiamo fatto io e lui”.
Così ha motivato la sua scelta T. (classe prima). Prendo da Wegather un interessante commento al pezzo: “Amici” è l’ultima traccia dell’album “Scialla Semper” di Massimo Pericolo, pubblicato nel 2019. Racconta di una festa e, da come si può intuire dal titolo, dei suoi più cari amici. All’inizio della canzone lo vediamo un po’ riluttante ad andare a questa festa. Capiamo quanto ne sia interessato: “anche se insistono non ci vengo alla festa di questo neanche fosse la festa di Cristo e poi no”. Però alla fine cede alle insistenze degli amici, che lo accompagnano in macchina. Qui cambia lo scenario. Infatti ci troviamo in viaggio per le strade di provincia. Tra un bicchiere e l’altro, Massimo Pericolo inizia a pensare alle cose che gli erano mancate quando era dentro e soprattutto alle cose che gli erano mancate quand’era bambino: “e ‘sto borghese ha una villa solo per vacanza, io che sognavo soltanto una stanza”. Ritorna continuamente il tema degli amici, com’è ovvio. Però qui son considerati come un’ancora di salvezza e, cosa ancor più importante, solo con loro lui riesce a svuotare la mente dai pensieri opprimenti. Si sente tanto felice che sarebbe disposto a morire anche in quel momento, perché non ha mai provato con nessun altro la spensieratezza che, invece, è sempre presente quand’è con i suoi amici. Questo sentirsi parte considerata e apprezzata di un gruppo e il gridarlo a squarciagola nella sua canzone fa saltare ancor di più all’occhio la differenza che c’è tra i suoi due mondi: gli amici e la società. Sarebbe interessante soffermarsi su alcune frasi della canzone che, a mio parere, sono molto efficaci e dirette, da cui possiamo capire qualcosa della sua vita. La prima frase che mi ha fatto riflettere è “Con la sensazione di essere un peso”, a inizio canzone. Da queste semplici, comuni, strautilizzate parole capiamo già a primo impatto che Massimo Pericolo non è così contento all’inizio di farsi venire a prendere in macchina dai suoi amici. Pensa che in qualche modo per loro possa essere un fastidio passare a prenderlo. Però questo momento un po’ malinconico va via subito e ce ne accorgiamo quando dice “Ma dai, siamo amici da un secolo”. Considerando questo si rasserena, perché gli amici di una vita mai potrebbero ritenerti un peso. Un’altra frase è “Io che sognavo soltanto una stanza”. La comprendiamo maggiormente se accostiamo a questa altre frasi come “Noi uniti da sempre dai sogni, senza soldi né grandi bisogni” e “Chi senza la tipa chi senza il papà”. Ecco, qui sta racchiudendo in due parole tutto il suo trascorso: vedendo una villa durante il viaggio per andare alla festa, gli viene in mente che, a differenza del proprietario di quella bella casa, lui non poteva permettersi di avere una camera tutta per sé, ma doveva condividerla con sua madre. Poi, ripensando ai momenti, anni addietro, passati con gli amici, fa riferimento ai soldi che mancavano e allude, infine, all’assenza del padre e/o di un modello maschile da seguire. Inoltre quando dice “E non mi ero mai sentito così, come se nessuno c’ha tutto e io sì”, afferma nel presente, con ancora più decisione, la contentezza che prova con gli amici rispetto ai momenti in cui la tristezza era solita a impadronirsi di lui. Il divario che c’è tra il mondo degli amici e quello della società è talmente ampio che l’uno si contrappone all’altro, “Che questo vedere più chiare le cose andrà via con la notte, accecato dal sole”. Dove la società in generale è abituata a considerare e valutare le cose alla luce del sole, lui e i suoi amici riescono a farlo solamente sotto la luce della luna, cioè in una maniera completamente opposta e assolutamente inconciliabile alla prima. Questa avversione e ostilità nei confronti della società si può molto probabilmente ricondurre alla difficile adolescenza e al ruolo quasi totalmente assente di figure familiari, eccetto i nonni, come lui stesso ammette in quasi tutti i suoi brani. In 7 Miliardi lo vediamo mentre sfoga tutta la sua rabbia, esprimendo tutti i suoi pensieri e le sue critiche verso la società, portandole all’eccesso. Invece in Amici si concentra sull’altro mondo, quello che preferisce, quello che lo aiuta e accoglie, lasciando da parte quello che lo ha respinto e da cui non può trarre alcuna utilità. In questa canzone, che racconta un pezzo felice di vita, avviene la completa sostituzione degli amici alla famiglia. Infatti gli amici per Massimo Pericolo non sono solo come una seconda famiglia ma diventano la vera e propria famiglia che non ha mai avuto. Amici è un monito a non abbattersi mai di fronte alle sconfitte della vita, ma a trovare sempre il modo di superare le difficoltà e soprattutto “Noi non faremo l’errore come fanno le altre persone di far sempre la scelta più giusta invece di quella migliore”.
“Non ho una cosa veramente importante per me: allora ho deciso di portare una canzone che di recente ho ascoltato e mi ha ricordato quanto da piccolo mi piacesse ascoltare le canzoni di Michael Jackson e vedere come ballava. Si tratta di Smooth criminal”.
Il video e la canzone portati da F. (classe seconda) sono talmente ricchi di particolare che sarebbe bello approfondirli tutti, ma, non essendo possibile, ne cito solo alcuni prendendoli da Rock and roll news: “All’inizio di Smooth Criminal si può sentire un battito cardiaco. Non tutti sanno che si tratta proprio del battito del cuore di Michael Jackson, che decise di campionarlo ed inserirlo nella sua canzone come intro. Ma sicuramente riguardo a questo brano non è nessuna delle trovate – per quanto innovative – che abbiamo già citato a stuzzicare la curiosità del pubblico. Ispirandosi a Charlie Chaplin, infatti, Michael Jackson creò un passo assai particolare: il 45° Degree Lean, ovvero l’inclinazione anti-gravitazionale a 45 gradi. Quel famoso passo di danza in cui vediamo il re del pop inclinarsi superando, apparentemente, il baricentro. Naturalmente dietro a questa geniale trovata c’è un trucco: nel video ufficiale viene eseguita grazie a dei cavi che trattengono Michael Jackson e lo mantengono in equilibrio. E durante i concerti? Il re del pop ha avuto l’idea di usare degli speciali mocassini che peraltro poi brevettò anche.”
“Volevo scegliere una canzone perché la musica è importante per me e ne ho scelta una che non è propriamente la mia preferita ma che comunque mi piace. L’ha cantata la mia attrice preferita e l’ha postata solo su Instagram”. https://www.instagram.com/tv/CReZy_3CIur/?utm_medium=copy_link
Si tratta di una cover di Shallow cantata da Arianna Montefiori con il marito Briga quella proposta da G. (classe seconda). Con questo brano Lady Gaga e Bradley Cooper hanno vinto l’Oscar per la migliore canzone originale (il film era A star is born). Lady Gaga, insieme ai suoi autori, ha detto: “Questa canzone è nata come una conversazione che riguarda un uomo e una donna. Magari è uscita nel momento giusto, un momento in cui le persone si sono sentite in qualche modo prese in causa. Forse questo è il motivo per cui in così tanti si sono rivisti. […] la triste verità è che stiamo sempre sui telefonini. In questa canzone non forniamo soltanto una conversazione, ma anche una forte presa di posizione. Non vorrei amare in modo superficiale… Vorrei vedermi sprofondare in acque molto più profonde. Credo che dovremmo tutti prenderci per mano e tuffarci insieme, addentrandoci nelle più oscure profondità dell’oceano”. Qui sotto l’originale
“Non ho portato un oggetto, ma una canzone: Wonderwall degli Oasis. L’ho scelta perché sono sempre cresciuta con questa band”.
M. (classe terza) si è emozionata dicendo queste parole e ha preferito dare spazio alla musica. Ora immaginate di essere davanti al vostro migliore amico o all’amica del cuore, a chi amate e sentirvi dire: “Non credo che nessuno senta quello che provo io per te adesso. II battito è tornato, si vociferava per strada che quel calore nel tuo cuore si fosse spento. Sono sicuro che hai già sentito tutto ciò prima, ma non avevi mai avuto davvero dei dubbi. Non credo che nessuno senta quello che provo io per te adesso. E tutte le strade che dobbiamo percorrere sono tortuose e tutte le luci che ci guidano sono accecanti. Ci sono tante cose che mi piacerebbe dirti ma non so come, forse perché sarai colei che mi salverà e dopotutto tu sei il mio muro delle meraviglie”. Anche io resterei senza parole come M. e darei spazio alla voce dei sentimenti e delle emozioni, lacrime comprese.
“Questa è una delle mie canzoni preferite fin dal 2014, quando è uscita. Ho un sacco di ricordi legati ad essa anche perché da bambina la ascoltavo praticamente ogni giorno, cantando e ballando per la casa. Quando sono triste o sto male, la ascolto e mi mette tantissima allegria, così come il divertente video”. S. (classe prima) ha portato il successo di Taylor Swift Shake it off. A proposito del brano la Swift ha dichiarato: “Negli ultimi anni ho imparato una lezione molto importante. Non possiamo controllare quello che la gente dice di noi, ma possiamo controllare la nostra reazione ad esso. Possiamo lasciare che ci abbatta, ci renda amari, addirittura ci renda pazzi, oppure possiamo… scrollarcelo di dosso”. Un po’ come fa S. con il malumore o i momenti no…