Gemma n° 2937

“Era il 24 dicembre e stavo facendo una delle mie attività natalizie preferite: impacchettare i regali mentre guardavo un film. C’era quell’atmosfera calda e sospesa che solo la vigilia sa creare, fatta di carta colorata, nastri sparsi ovunque e lucine che brillavano in sottofondo. Il film era “L’amore non va in vacanza”, uno di quelli che per anni mi ero rifiutata di vedere perché convinta fosse la solita commedia romantica prevedibile, ma alla fine mi ha sorpresa. Dopo aver finito il mio “turno da elfo”, stavo sistemando le carte e i fiocchi avanzati quando mia mamma è arrivata di corsa dicendo che c’era ancora un regalo da incartare. Per fortuna ha aggiunto che lo avrebbe fatto lei: per quanto ami questa tradizione, sono anche abbastanza pigra e l’idea di ricominciare da capo non mi entusiasmava affatto. Il giorno dopo, al momento dello scambio dei regali, mia mamma ha appoggiato sul tavolo un piccolo pacchetto (proprio quello della sera prima) dicendo che era per me e per le mie sorelle. C’era qualcosa di diverso nel suo modo di porgercelo, una dolcezza silenziosa che ho capito solo dopo. Quando lo abbiamo aperto, abbiamo trovato quattro ciondoli: due per le mie sorelle maggiori, uno per lei e uno per me. Separati erano semplici pezzi dorati, ma messi insieme formavano un unico cuore. Appena l’ho visto l’ho indossato subito, quasi d’istinto, come se sapessi che non fosse soltanto una collana. Con il passare dei giorni, ogni volta che lo guardavo, capivo sempre di più che non era solo un oggetto, non era solo un insieme di molecole che casualmente componevano un pezzo di puzzle. Era qualcosa di più profondo: un simbolo concreto di tutto l’amore e di tutti gli insegnamenti che mia madre ha sempre cercato di trasmettere a me e alle mie sorelle. Fin da quando eravamo piccole, ci ha ripetuto che la cosa più importante fosse l’amore. Non solo provarlo, ma scegliere ogni giorno come donarlo: attraverso le parole, nei gesti più piccoli, nella presenza costante anche quando la vita si fa complicata. Io, che sono sempre stata una persona molto riflessiva, non ho mai smesso di pensare a queste sue parole. Nemmeno ora, mentre scrivo. Forse è proprio per questo che quel ciondolo non rappresenta soltanto l’unione tra me, le mie sorelle e mia mamma. Rappresenta il modo in cui questo legame si è costruito nel tempo, con pazienza, errori, crescita e perdono. Ognuno di quei quattro pezzi ha scelto, giorno dopo giorno, di diventare ciò che è oggi, senza mai smettere di far parte dello stesso cuore. Grazie a quel ciondolo — e soprattutto grazie agli insegnamenti di mia madre — ho imparato che l’amore non è qualcosa di astratto o distante. È una scelta quotidiana. Ho capito come amare il mondo attorno a me, come riconoscere la felicità quando si presenta e, soprattutto, come condividerla. Forse è anche per questo che quel ciondolo, oltre a rappresentare l’amore, per me è diventato qualcosa di più concreto: un promemoria. Mi ricorda che la felicità non è per forza qualcosa di straordinario, ma spesso è nascosta nelle cose semplici di tutti i giorni. Quando lo guardo, mi riporta con i piedi per terra e mi fa pensare a ciò che davvero conta, a quello che mi fa stare bene senza bisogno di esagerazioni o grandi gesti. Mi fa pensare a tutto ciò che mi rende felice, come:

  • La mia famiglia
  • Napoli ( nome del mio gruppo di migliori amici)
  • E, E e C (le mie migliori amiche)
  • I Fratella (nome del mio gruppo di amici dell’Erasmus)
  • J (campo estivo)
  • L’odore della pioggia
  • Camminare sulla ghiaia dopo la pioggia
  • Osservare l’arcobaleno
  • Viaggiare
  • Prendere il treno
  • Osservare le persone che camminano
  • Guardare le nuvole
  • Guardare le stelle distesa per terra con i miei amici
  • Filosofeggiare
  • Parlare di cose superficiali e cose importanti durante una serata
  • Serata con gli amici
  • Urlare e cantare le canzoni in macchina
  • Bere il caffè
  • Bere il té
  • Ascoltare la musica nei vinili
  • Musica ad alto volume
  • Respirare l’aria del fiume
  • Vedere gli animali liberi nella natura
  • Rocky (il mio cane)
  • Leggere
  • Comprare libri
  • Vedere i film
  • Analizzare film/libri
  • Vedere le foglie cadere dagli alberi
  • La pioggia
  • Il mare d’inverno
  • La luce del sole tra la natura subito dopo la pioggia
  • L’alba
  • Il tramonto
  • Rivedere la mia seconda famiglia che abita lontano e vedere che non è cambiato nullla (campo estivo)
  • Stare sul bus e vedere le persone attorno a me e pensare che anche se per poco tempo faccio parte della loro vita e viceversa
  • Annusare i libri
  • Ridere fino a quando la pancia mi fa male
  • L’autunno
  • Il canto degli uccelli
  • Le camminate
  • Osservare la luna
  • I cocchi (miei peluche e compagni di vita)
  • Studiare
  • Sentire di sapere
  • Amare
  • Conoscere nuove culture
  • Organizzare eventi
  • Fare foto per poi fare album
  • Osservare l’arte e analizzarla
    Ecco, tutto questo è racchiuso in un pezzetto di metallo.”
    (B. classe quinta).

Gemma n° 2062

“Ho scelto di portare come gemma questa canzone perché da quando l’ho ascoltata per la prima volta, è stata una delle canzoni che ho ascoltato di più. Non sono una grande amante dei Foo fighters, ascolto qualcosina ogni tanto ma non rientrano pienamente nel mio genere (sebbene riesca a passare da jazz a nu-metal, da indie a reggae, da shoegaze a dream pop etc in poche canzoni!). Ciononostante, questa canzone è una delle poche canzoni di cui non riuscirei mai a stancarmi, credo abbiate presente. Mi fa sentire viva, ma allo stesso tempo canticchiandola mi fa stare meglio, sia che sia triste sia che sia nel bel mezzo di un “attacco” d’ansia o panico. Uno dei motivi principali del mio amore incondizionato verso questa canzone è principalmente il testo. Ciascuno imita i testi delle canzoni a proprio modo, e io questa canzone la vedo come un “inno all’amore”. Sono sempre stata innamorata dell’amore e forse un po’ troppo impaziente di trovare qualcuno con cui condividere il mio amore, e questa canzone, a parer mio, nonostante non abbia mai sperimentato a pieno il concetto di amare una persona o cose simili, rispecchia la mia idea di amore e di quello che si prova quando si è vicino o si pensa alla persona che si ama” (R. classe seconda).

Gemma n° 1919

“In questi lavori tendo a essere molto personale; la prima cosa a cui ho pensato è stato l’anello che ho al dito, quello che era di mia mamma. Poi a novembre è venuto a mancare mio fratello e quindi è iniziata l’indecisione. Cosa porto? L’anello di mia mamma o il fiocco di mio fratello? Poi a febbraio c’è stato Sanremo e Irama, il mio artista preferito, ha portato Ovunque sarai e l’ha dedicata alla nonna e alle persone che non ci sono più. L’ho sentita molto, davvero tanto, perché rispecchia tante cose a cui penso ogni giorno.

Ho perso la mamma da piccola, mentre mio fratello se n’è andato da piccolo. Questo mi fa capire davvero nel profondo quanto sia importante ogni momento passato con le persone che si amano. Amare quel che si fa, cogliere l’attimo al massimo: se c’è qualcuno a cui volete una marea di bene, diteglielo perché non si sa mai purtroppo nella vita quando potrebbe essere l’ultima volta. Apprezzate ogni istante della vostra vita”.

Quando, anni fa, ho iniziato a fare queste gemme mi ero immaginato uno spazio per dar voce alle cose belle, ai sorrisi, alle emozioni positive. Infatti invito ragazze e ragazzi a portare una cosa per loro significativa, preziosa, luminosa come una gemma appunto. Ed è andata proprio così, solo che stupisce come tante di quelle cose significative, preziose, luminose siano frutto di esperienze dolorose, siano generate dall’elaborazione di una sofferenza. E’ la direzione delle parole di Irama. All’inizio una serie di elementi naturali nei quali si riserva la possibilità di trovare tracce di presenza della nonna (vento, acqua, luce, luna); poi le azioni (in ogni gesto io ti cercherò) e un silenzio non muto (nel silenzio io ti ascolterò); infine la certezza di un rapporto che non finisce (Se sarò in terra mi alzerai, se farà freddo brucerai e lo so che mi puoi sentire). G. (classe terza) prende queste parole, tutti questi verbi declinati al futuro e le sue dolorose esperienze e li fa diventare insegnamento, accorato suggerimento, caldo consiglio a sfruttare al 100% il tempo che ci è dato di vivere e a dirsi i sentimenti belli che ci portiamo nel cuore. Non perdo l’opportunità che G. mi offre in questo contesto: vi voglio un mondo di bene ragazze e ragazzi.

Gemme n° 388

Ho deciso di portarvi “Sempre e per sempre” come gemma non perché sia una persona sdolcinata ma perché ritengo che in quest’ultimo periodo, citando i Bluvertigo, “il mondo è così privo di amore, che disimparo ad odiare”. Viviamo in un mondo sempre più cupo, materialista, convenzionale che ci induce ad essere vittime dell’odio, dell’indifferenza e delle nostre stesse paure, un mondo privo di sogni per cui lottare, privo di speranze e di qualsiasi cosa in cui credere. “Sempre e per sempre” è una canzone di De Gregori (una delle mie preferite in assoluto), è una poesia o meglio un inno all’amore, quello vero che non muore mai, quell’amore vero che sopravvive a tutto, che non si arrende di fronte alle difficoltà, alla distanza, ai bivi che la vita ci fa incontrare… Un amore che non cambia mai che non fa cambiare mai… e non importa cosa sia successo o dove ci si trovi… Chiunque sia disposto ad amare, ad aspettare e a lottare riuscirà a conoscere questo sentimento, questo grande amore, il più grande di tutti. E’ un sentimento prezioso, puro, che fa comprendere l’importanza della vita. Martin Luther King sostiene che l’amore sia l’unica forza in grado di sconfiggere l’odio. Sarò un po’ ingenua a considerare l’amore quasi come l’ossigeno, eppure da esso nascono le cose migliori, i sogni che colorano la nostra vita, aiutano a non farci arrendere, ci danno la forza necessaria per rialzarci ed essere più sicuri, più forti, più maturi. Impegno, passione, coraggio di ascoltare i proprio cuore, elementi che contribuiscono a migliorare la propria vita e talvolta il mondo intero, e per concludere, cito una frase del film Moulin Rouge: “La cosa più grande che tu possa imparare è amare e lasciarti amare”.” Questa la gemma di C. (classe quinta).
Nel 1990 Lucio Dalla scrive uno dei suoi capolavori, la canzone Le rondini (che è stata poi letta al suo funerale). Canta così nella seconda parte:
Vorrei seguire ogni battito del mio cuore
per capire cosa succede dentro
e cos’è che lo muove,
da dove viene ogni tanto questo strano dolore
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore
dov’è che si prende, dov’è che si dà…”
L’amore alla radice dell’essenza della vita.

Tempo d’estate

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In questo tempo d’estate appoggio qui queste parole di un canto irlandese, che va bene anche per tutto il resto dell’anno…

“Trova il tempo di riflettere, è la fonte della forza.

Trova il tempo di giocare, è il segreto della giovinezza.

Trova il tempo di leggere, è la base del sapere.

Trova il tempo di essere gentile, è la strada della felicità.

Trova il tempo di sognare, è il sentiero che porta alle stelle.

Trova il tempo di amare, è la vera gioia di vivere.

Trova il tempo d’essere felice: è la musica dell’anima”

La foto, però, non è Irlanda, ma Friuli… (laghi di Fusine)

Amare e lasciarti amare

Il pezzo è sicuramente più vecchio del film Moulin Rouge che l’ha riportato in auge. L’originale è di Nat King Cole, nel film canta David Bowie. Si intitola “Nature boy”.

C’era un ragazzo, un ragazzo molto strano, un sognatore

dicono che andò molto lontano, molto lontano, per terra e per mare

un po’ timido con gli occhi tristi, ma era molto saggio

e poi un giorno, un giorno magico, egli incontrò la mia strada

e mentre parlavamo di tante cose, di pazzi e di re, mi disse questo:

“La cosa più grande che tu possa imparare è amare e lasciarti amare”

Dalla parte del cuore

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Quasi in tempo reale prendo dal profilo di Marcella su fb questo branetto:

“Oggi, un bimbo mi ha chiesto: “Ma il cuore sta sempre nello stesso posto, oppure, ogni tanto, si sposta? Va a destra e a sinistra?”.

Io: “No, il cuore resta sempre nello stesso posto. A sinistra .. “

Ed intanto penso…

..Poi, un giorno, crescerai. Ed allora capirai che il cuore vive in mille posti diversi, senza abitare, davvero, nessun… luogo. Ti sale in gola, quando sei emozionato…. O precipita… nello stomaco, quando hai paura, o sei ferito. Ci sono volte in cui accellera i suoi battiti, e sembra volerti uscire dal petto. Altre volte, invece, fa cambio col cervello. Crescendo, imparerai a prendere il tuo cuore per posarlo in altre mani. E, il più delle volte, ti tornerà indietro un po’ ammaccato. Ma tu non preoccupartene. Sarà bello uguale. O, forse, sarà più bello ancora. Questo, però, lo capirai solo dopo molto, molto tempo. Ci saranno giorni in cui crederai di non averlo più, un cuore. Di averlo perso. E ti affannerai a cercarlo in un ricordo, in un profumo, nello sguardo di un passante, nelle vecchie tasche di un cappotto malandato….non importa quando e come…l’importante è aver vissuto sempre con lui la cui unica funzione è stata quella di amare!”

[P.Mascitti]