Gemme n° 467

spalle.jpg

La mia gemma è una foto in cui sono con mio papà: lui è una persona per me molto importante, mi ha sempre sostenuto in tutte le cose che ho fatto, lo ammiro tantissimo. Lui è una di quelle persone che lascia un ricordo importante in tutti, ha sempre aiutato gli altri, sempre felice; un giorno mi piacerebbe essere come lui. Non gli dico mai che gli voglio bene, io sono un po’ fredda; tuttavia ho la sensazione che ci capiamo semplicemente attraverso uno sguardo. Voglio solo dirgli grazie e spero di riuscire a farlo un giorno”. Questa è stata la gemma di R. (classe quarta).
Desidero dare una spinta a R. (anche se con questa gemma ha già fatto un notevolissimo passo) con una frase di Adorno: “La felicità è come la verità: non la si ha, ci si è. Per questo nessuno che sia felice può sapere di esserlo. Per vedere la felicità, ne dovrebbe uscire. L’unico rapporto fra coscienza e felicità è la gratitudine.”

Gemme n° 443

20160409_121458 (2)

Ho portato una foto con me e mio papà del 2000: è la mia foto preferita in quanto mi ricorda un momento particolare perché mia sorella stava nascendo e io e lui abbiamo fatto un giretto. Si vede la complicità e che mi vuole veramente bene; litighiamo spesso anche se abbiamo un bellissimo rapporto. Quest’anno siamo rimasti soli per una settimana; temevo questo periodo e invece è stata una bellissima settimana”. Questa è stata la gemma di F. (classe quinta).
L’allenatore Jimmy Valvano affermò: “Mio padre mi ha dato il più grande regalo che mai si possa dare a una persona: ha creduto in me.”

Gemme n° 435

Ho scelto questa breve sequenza perché, nonostante sia una commedia, mi ha sempre fatto pensare al ruolo del genitore che spesso noi ragazzi sottovalutiamo; pensiamo sia semplice, che non ci capiscono e non sono in grado di soddisfarci al meglio. Ecco, questo lo dedico a mia mamma che c’è sempre e mi sostiene. Ultimamente ho avuto un periodo così e parlando con lei ho capito meglio il ruolo dei genitori, soprattutto quello di madre. Mi piacerebbe in futuro essere così o anche meglio se mai mi capiterà di essere un genitore”. Così si è espressa M. (classe terza).
Tempo fa avevo letto una frase, di non ricordo chi, in cui si affermava che i genitori possono donare ai figli due cose molto importanti: le radici e le ali. Ecco, le parole di M. mi hanno fatto pensare alle radici…

Gemme n° 419

Ho cambiato idea in merito alla gemma da portare in classe e ho optato per qualcosa di cui recentemente si è parlato in abbondanza. Questo video parla dell’utero in affitto (non solo in riferimento all’omosessualità). Ho portato questo video perché molti non sanno come sia questo traffico di vite.

Aggiungo che a preoccuparmi è anche il fatto che ci debba essere sempre un monopolio o delle imprese che gestiscano tutto, compresa la vita. Perché creare artificialmente bambini “perfetti” su cataloghi quando ce ne sono tanti in orfanotrofio che hanno bisogno di qualcuno che li adotti? Penso che dovremmo essere meno egoisti e cercare di lottare per le persone o i bambini che hanno bisogno d’amore.” Questa è stata la gemma di D. (classe quinta).
Sono argomenti delicatissimi che non mi piace affrontare in modo superficiale o per slogan. Ho amiche e amici che hanno affrontato e stanno affrontando percorsi molto diversificati per arrivare alla maternità e alla paternità, chi attraverso la nascita di un figlio loro, chi attraverso l’adozione di un figlio che diventerà loro. Ma il concetto di maternità surrogata è troppo distante dal mio senso etico.

Gemme n° 313

Ho scelto di mostrare il trailer di Padri e figlie, che ho visto al cinema di recente; l’ho trovato molto commovente e mi ricorda la mia infanzia e i momenti con mio papà, con cui ho un buon rapporto. La famiglia per me è uno dei valori più importanti che ci siano, i miei due genitori sono fondamentali.” Queste le parole di L. (classe seconda).
Erma Bombeck scrive “C’è così tanto da insegnare ai figli e il tempo scorre così veloce”. Mi sembra si adatti bene al trailer del film… e alla realtà delle cose…

Gemme n° 254

papà

Ho portato come gemma un oggetto per me molto importante; l’ho regalato a mio papà per la sua festa. Dimostra l’affetto che c’è fra noi. Ma non è solo un regalo: è una specie di ricordo perché lui quest’estate ha avuto problemi di salute al cuore, è stato per un mese in ospedale e non sapevo come sarebbe andata. Dormivo sul divano col cuscino e quindi mi ricorda che gli voglio tanto bene”. Questa è stata la gemma di S. (classe seconda).
A commento pubblico il video di “Immagini che lasciano il segno”, canzone dei Tiromancino che presenta le parole di un padre verso la figlia: “Immagini che lasciano il segno e resteranno dentro ai miei occhi nel tempo. Se ti guardo io rivedo me stesso, ti addormento e nel silenzio del tuo cuore sento il battito ora che sei diventata la ragione che mi muove. Tu, inventi il tuo cielo tra linee di colore, tu, che hai dato alla mia vita il suono del tuo nome, tu, hai trasformato tutto il resto in uno sfondo, tu, della mia esistenza sei l’essenza. E così sei riuscita a cambiarmi, ritrovandomi forse un uomo migliore. Ti proteggerò dal vento, poi ti guarderò sbocciare, sei la mia motivazione, la passione che mi muove…”.

Gemme n° 246

frena

Una foto mia e della famiglia: questa è la gemma. E’ una foto vecchia, eravamo appena tornati da una camminata ed è una delle poche in cui siamo tutti insieme. Tengo molto alla foto e alla famiglia: i genitori ti crescono, ti insegnano tutto, ti proteggono. Ho pensato che la gemma non poteva che essere questa”. Questa la gemma di M. (classe quinta).
Scrive Leo Buscaglia in “Vivere, amare, capirsi”: “Anche il concetto di noi stessi – chi siamo – lo apprendiamo soprattutto nella nostra famiglia. Nessuno insegna mai a essere genitori. All’improvviso vi ritrovate con un bambino vostro, ed è fatta. Potete sentire la responsabilità, ma potete filtrarla esclusivamente attraverso ciò che siete. Ecco perché questa mattina ho detto che la cosa più importante è che diventiate la persona più grande, più ricca d’amore del mondo… perché è questo che darete ai vostri figli… e a tutti coloro che incontrerete”.

Gemme n° 227

https://www.youtube.com/watch?v=VHJ2KUFDrlI

Il testo della canzone non rispecchia in maniera precisa e puntuale la mia situazione, ma vi ritrovo le emozioni mie e di mia sorella, a cui ho scritto la lettera che chiedo al prof di leggere. Non so se mai gliela consegnerò; adesso sicuramente no perché è troppo piccola”. Questa la gemma di V. (classe terza), di cui riporto solo la canzone.
Mentre riprendo in mano le parole di V. le casse del mio impianto stereo diffondono le note di una canzone poco nota di una cantante italiana scomparsa da un po’ di anni e molto sottovalutata. Si tratta di “Il vento folle” di Giuni Russo e il mio pensiero va all’amore di una sorella maggiore verso quella minore: “Ho piantato un giardino di pensieri e sentimenti in piena terra agitati dal vento, dal vento di un desiderio che non vuole, non vuole darsi per vinto. E poi vederti passare nel rumore del mare su tappeti di schiuma nelle spiagge sognate, poterti parlare mi commuove. Il vento folle porta un atomo d’amore dentro il cuore. Un respiro come un’onda del mare e la pienezza dell’amore che mi assale ed io foglia nel vento, quel vento di un desiderio che non vuole, non vuole darsi per vinto. E poi ti vengo a cercare nel rumore del mare su tappeti di schiuma nelle spiagge sognate, poterti abbracciare mi commuove. Il vento folle porta un atomo d’amore dentro il cuore”.

Gemme n° 221

https://www.youtube.com/watch?v=bODhgVA3-m0

E’ vero, la mia gemma è un cartone animato. Ma alla fine della quinta penso sia importante decidere che strada prendere; per farlo potrebbe esserci bisogno di andare contro tutti, anche contro coloro che vogliono il nostro bene. E’ difficile riconoscere la strada giusta. Qui il padre vuole proteggere il figlio ma rischia di impedirgli di vivere la sua vita, cavolate ed errori compresi. Si deve solo ascoltare se stessi, quello che ci piace, chiarirci le idee in mezzo a tutto ‘sto casino. Ecco, la mia ambizione è che vorrei aggiungere qualcosa di mio a questo mondo, creare qualcosa, sarebbe un peccato sprecare l’occasione e penso che debba cercare di farlo in tutti i modi possibili”. Queste sono state le parole con cui A. (classe quinta) ha commentato la sua gemma.
Una studentessa di quinta porta un cartone animato? Allora il suo prof risponde a tono… Con Kung Fu Panda aggiungo un elemento: la fortuna di incontrare qualcuno che creda in noi!

Gemme n° 199

Ho scelto questa canzone perché mi piace, e perché può essere riferita alla figlia Liv, che ha saputo di essere la figlia di Steven Tyler soltanto a 11 anni; è un invito a cercare di vivere al massimo ogni cosa della vita, perché poi il momento passa”. Questa la gemma di S. (classe quarta).
Nel futuro di questi SE non manca mai il lieto fine: se non avessi detto di no a quel ragazzo ora avrei una famiglia felice, sarei un avvocato di grido e via discorrendo. Nessun disoccupato esce dalle facoltà non frequentate, nessun divorzio nelle famiglie mai nate. L’unica vera rivincita che si prende questa vita non vissuta e continuamente rimpianta è togliere ogni luce alla vita che si vive davvero” (M. Perosino, “Le scelte che non hai fatto”).

Gemme n° 188

Ho visto questo video qualche settimana fa su “The Post Internazionale”, e mi ha colpito, soprattutto pensando ai giocattoli della mia infanzia: ho visto la differenza. Mi ha fatto pensare alla sessualizzazione dei giocattoli; in effetti molti giocattoli propongono alle bambine dei modi di essere e dei modelli di comportamento che non fanno parte della loro età. Inoltre mi stupisce anche il confronto coi modelli maschili: gli action-man del passato o i gormiti non equivalgono agli standard che invece vengono imposti con le bratz”. Ecco la gemma di A. (classe quinta).
Fino ad adesso non penso di aver mai commentato una gemma attraverso il rimando ad un articolo. Lo faccio ora mettendo l’incipit di questo articolo di Valeria Randone apparso a febbraio su MedicItalia e allegandone poi il pezzo intero: “Bambine vestite da adulte. Bambine truccate. Bambine che adoperano lo stesso lessico dei grandi. Piccole donne che utilizzano cellulari di ultimissima generazione, che navigano in Internet senza censura, senza consapevolezza – e soprattutto – senza controllo. I bambini di oggi non si fanno mancare proprio nulla, se non la cosa più importante: l’infanzia. Forse, adattandoci lentamente ma costantemente, alle modifiche epocali, non ci siamo accorti di aver perso l’infanzia! I nostri piccoli, sono dei piccoli adulti, abbigliati come noi genitori con cui condividono telegiornali, giochi, sport, chat, modo di fare e di parlare. Se ci guardiamo intorno, possiamo notare una destabilizzante “omologazione” tra genitori e figli: non esiste più quell’antica “divergenza generazionale” che tutelava entrambi. I genitori, fino a non molto tempo fa, venivano eletti a tutori, a guide ed a modelli esistenziali. Il loro ruolo però ha cambiato veste nel tempo: un tempo autoritario, poi autorevole, ed oggi, spesso smarrito”. Continua nel pdf che allego.
Adolescenza precoce

Gemme n° 182

Ho portato questa canzone perché “The script” sono la mia band preferita, e questo brano mi piace in particolare. Sono poco conosciuti, ma io penso che siano veramente bravi”. Questa la presentazione della gemma da parte di M. (classe quarta). Ho cercato in rete la traduzione del brano e penso valga la pena riportarla perché sotto la gemma di M. c’è altro, scende una lacrima dai miei occhi e le mando un abbraccio:
Se potessi vedermi ora, se potessi vedermi ora
Era il 14 febbraio, San Valentino, arrivarono le rose, ma ti portarono via
Tatuato sul mio braccio c’è un amuleto per disarmare il male
Devo rimanere calmo, ma la verità è che te ne sei andato
E non avrò mai l’opportunità di farti sentire queste canzoni
Papà, dovresti vedere tutti i tour che faccio!
Ti vedo vicino alla mamma, cantate insieme, sotto braccio
E ci sono giorni in cui perdo la fede
Perché quell’uomo non era buono, era grandioso
Mi diceva “La musica è il rifugio per il dolore”
e mi spiegava, benché fossi giovane mi diceva
“Prendi quella rabbia, scrivila su un foglio, porta il foglio sul palco e fai saltare il tetto!”
Sto provando a renderti orgoglioso facendo tutto quello che hai fatto tu
Spero che tu sia lassù con Dio dicendo “Quello laggiù è il mio ragazzo!”
Cerco ancora il tuo volto tra la folla oh se solo potessi vedermi ora
Ti vergogneresti di me, o mi faresti un inchino, oh se solo potessi vedermi ora
Se poteste vedermi ora mi riconoscereste?
Mi dareste delle pacche sulla schiena o mi critichereste?
Seguireste tutti i solchi del mio viso provocati dalle lacrime
Mettereste la mano sul mio cuore che è freddo
sin dal giorno in cui vi hanno portati via da me
Lo so che ne è passato di tempo ma vorrei sentirvi dire che bevo e fumo troppo
ma se non potete vedermi ora questa merda è una routine
Mi dicevate che non avrei riconosciuto un vento prima che mi avesse colpito
e che avrei conosciuto il vero amore solo se avessi amato e l’avessi perso.
Se tu hai perso una sorella, qualcuno ha perso una madre
e se hai perso un padre, qualcuno ha perso un figlio
E mancano, mancano tutti
Se avete un secondo per guardarmi da lassù, mamma, papà, mi mancate
Cerco ancora il tuo volto tra la folla oh se solo potessi vedermi ora
Ti vergogneresti di me, o mi faresti un inchino oh se solo potessi vedermi ora
Mi chiameresti un santo o un peccatore?
Mi amereste comunque se fossi un perdente o un vincitore?
Ogni qual volta che mi guardo allo specchio
Ci assomigliamo così tanto, e la cosa mi fa venire i brividi”

Gemme n° 156

Una delle mie canzoni preferite riguarda il difficile cammino di un figlio che si distacca dai genitori. Al padre sono associati lavoro e fatica, alla madre emozioni e sentimenti. Il figlio si stacca per delle incomprensioni. Ma la cosa bella è che alla fine, in un momento di debolezza, li cerca ancora”.
Questa la gemma e la preferenza musicale di G. (classe quinta). Il mio pensiero è andato a una canzone dedicata da un padre alla figlia: Francesco Guccini scrive per Teresa il brano “Culodritto”. In Emilia quando un giovane guarda con disapprovazione e un po’ puntuto un adulto e se ne va, si dice “andarsene a culodritto”. Nella canzone emergono le differenze generazionali, gli assolutismi adolescenziali, le insofferenze genitoriali, ma soprattutto quella fiducia finale di cui ha parlato anche G. Adoro questo brano.

Ma come vorrei avere i tuoi occhi, spalancati sul mondo come carte assorbenti
e le tue risate pulite e piene, quasi senza rimorsi o pentimenti,
ma come vorrei avere da guardare ancora tutto come i libri da sfogliare
e avere ancora tutto, o quasi tutto, da provare…
Culodritto, che vai via sicura, trasformando dal vivo cromosomi corsari
di longobardi, di celti e romani dell’antica pianura, di montanari,
reginetta dei telecomandi, di gnosi assolute che asserisci e domandi,
di sospetto e di fede nel mondo curioso dei grandi,
anche se non avrai le mie risse terrose di campi, cortili e di strade
e non saprai che sapore ha il sapore dell’uva rubato a un filare,
presto ti accorgerai com’è facile farsi un’inutile software di scienza
e vedrai che confuso problema è adoprare la propria esperienza…
Culodritto, cosa vuoi che ti dica? Solo che costa sempre fatica
e che il vivere è sempre quello, ma è storia antica, Culodritto…
dammi ancora la mano, anche se quello stringerla è solo un pretesto
per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiesto;
vola, vola tu, dov’io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare
e dove è ancora tutto, o quasi tutto… da sbagliare…”

Gemme n° 150

Gemma Aurora

E’ una foto in cui avevo due anni. Ero con mia mamma. Mi comunica un senso di spensieratezza che mi manca un po’, benché non sia afflitta da chissà quali problemi. La gemma è la famiglia. Ad esempio sono cresciuta anche con mia nonna, mancata due anni fa, una seconda figura materna. Mi sono accorta della sua vera importanza quando è mancata. La famiglia non va data per scontata ed è fatta di rapporti che vanno coltivati.” Questa foto è la gemma di A. (classe terza). Dice Alex Haley: “La famiglia è un collegamento con il nostro passato e un ponte verso il nostro futuro”.

Gemme n° 137

Mi piace il messaggio che emerge da questo spezzone di film: nonostante ostacoli e difficoltà non si deve mollare e cercare scuse, ma trovare la forza per andare avanti e sopravvivere”.
Le parole di P. (classe terza) fanno riferimento a un video che è già stato presentato come gemma. Questa volta mi soffermo sulla genitorialità, riportando un passo che amo molto de “Il profeta” di Kahlil Gibran, in cui il poeta si rivolge proprio ai genitori:
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.”

Gemme n° 120

https://www.youtube.com/watch?v=NavVfpp-1L4

La gemma proposta da G. è stata particolare. Ha raccontato sulle note di “Wish you were here” due fatti della propria vita che l’hanno fatta molto riflettere. “Tante volte capita di chiedersi come mai ci capitano molte cose nella vita e perché noi non possiamo fare qualcosa per cambiare la situazione. Posso fare un primo esempio: come la maggior parte delle persone che lavorano in proprio, sia mia madre che mio padre, purtroppo hanno dei debiti da saldare. Questo però ha portato ad un altro problema, il pagamento degli alimenti che mio padre dovrebbe dare a mia madre per me. Ormai erano tantissimi mesi che lui non ci dava nulla e così mia mamma ha deciso di mandargli una lettera… ciò vuol dire che se nemmeno ora mio padre sarà in grado di darci qualcosa potrebbe persino finire in prigione. La sera che gli è arrivata la lettera lui è venuto a casa mia per parlare con mia mamma. Vedere il proprio padre che piange non è la cosa più rassicurante del mondo… lui che è sempre stato forte era lì in lacrime a dire che non era colpa sua se il lavoro va male. Questo mia mamma lo sapeva ma come possiamo vivere senza nulla? Sono arrivata alla conclusione che forse quando Oscar Wilde diceva “Dove la vita ti conduce devi andare” non aveva tutti i torti. La vita mi ha portata a questa situazione e io più che stare vicina ad entrambi non è che posso fare molto. Nonostante ciò la forza per andare avanti dobbiamo trovarla e credo che le piccole cose possano fare tanto. Un secondo esempio potrebbe essere ciò che è accaduto a mia nonna due venerdì fa…faccio una premessa: lei è stata sposata per molti anni con mio nonno che l’ha tradita due volte ed ha avuto anche il coraggio di dichiarare che la casa dove vive mia nonna resterà di sua proprietà. Mia nonna non possiede nulla e non ha la pensione…mi stupisco del fatto che una persona possa essere così insensibile e lasciar vivere una signora in una casa che è sempre più logora. Tutto ciò perché lui non la vuole aiutare nemmeno economicamente… ma lei è innamorata di lui come il primo giorno che si sono visti e perciò non ha nemmeno chiesto il divorzio. Questa ragione l’ha portata a fare un uso sproporzionato di alcol e giorno dopo giorno la situazione peggiora. Tutta la famiglia ce la mette tutta per aiutarla per farle capire che così starà solo più male. Ma torniamo a quel bruttissimo giorno… verso le 18/18:30 ha chiuso la porta a chiave, gli scuretti delle finestre ed ha messo sul fuoco l’acqua con la pasta. Anche quel venerdì aveva bevuto…in salotto, è caduta ed è rimasta lì per più di quattro ore. La casa si è riempita di gas, la pentola era tutta bruciata, la pasta cenere e il canarino era morto per asfissia. Per fortuna ha raggiunto il telefono ed ha chiamato mio padre… se non ce l’avesse fatta ora non sarebbe ancora qui. Parlare della propria nonna in questo modo non è di certo positivo ma la realtà è questa e io ho sempre più paura di perderla per questo suo vizio maledetto. Anche in questa situazione più di parlarle e farle capire che potrebbe passare l’ultimo periodo della sua vita molto meglio di come lo sta vivendo. Eppure non bastano queste piccole cose…dove ti conduce la vita devi andare. In fondo se una persona è convinta di ciò che fa e non vuole cambiare si può dire tutto ciò che si vuole senza che questa cambi idea. Io le voglio bene lo stesso anche se non ci ascolta e le starò vicina in ogni situazione, come cerco di fare con tutti.”

Commento questa gemma con un brano di Diego Cugia sul dolore. Solitamente lo leggo in quarta, ma ora, nonostante la sua lunghezza, mi sento di condividerlo qui:

Il dolore è come il postino, suona sempre due volte. Nei mio caso è un postino suonato, un postino suonato che suona una terza volta, anche vent’anni dopo. Io piango solo e sempre quando sto per cambiare pelle, quando sono sul punto in cui credo di morire e che puntualmente corrisponde al punto di rinascere. E ieri il postino ha suonato per la terza volta, mi ha consegnato un pacco di dolori vecchi e se ne è andato. Che vuol dire dolori vecchi?
Il postino del dolore suona subito e poi ripassa: quella è la volta che piangi sul serio. La prima è d’obbligo; muore tua madre, perdi un figlio in un incidente, hai una malattia o vieni licenziato. Il postino suona, ti consegna il pacco, chiudi la porta, lo apri, piangi. Sembra finita lì. Invece non è neppure incominciata, o meglio: quello è il primo movimento della sinfonia che porterà magari dopo qualche anno di musica al gran finale, il dolore è sempre una grandissima scoperta. Solo “grazie”, si fa per dire, passamela, solo grazie a un tumore, per esempio, hanno scoperto di avere un corpo; prima, avere un pancreas, o un cervello sano, un fegato, due polmoni era acquisito come un diritto. Come guardare gli alberi: è naturale che tu guardi gli alberi o il mare, così naturale, che pur guardandoli, non ti accorgi della loro esistenza, ossia che essi, alberi, mare, sono e sono fatti per te. Passa una petroliera e scarica in mare una lunga, terribile onda nera, come un cancro; solo ora tu cominci ad avere percezione del mare, solo ora. Perché lo stai perdendo. Con la malattia è uguale. Così con i lutti. I tuoi genitori se ne vanno, tua moglie o il tuo ragazzo muoiono. All’inizio è un dolore fulgente, come una stella, una stella nera. Poi ricominci a vivere senza, ricominci a guardare il cielo stellato con un buco nero che sai ma ancora non sai quanto lo sai.
Infine il postino ritorna. E’ la consegna dell’atto finale. Di colpo il firmamento è un buio; lo sapevi già di non avere più tuo padre o tua moglie o tuo figlio.., e come se lo sapevi. Anche di aver perduto l’amore di quella donna, lo sapevi da due anni, lei è viva, ma non ti vuole più, e tu stai già con un’altra… E invece, il postino ritorna. Consegna il pacco di lacrime vecchie, esce, lo apri, sai già tutto stavolta; invece qui, ora, dopo magari qualche anno dall’evento lo fai tuo, completamente, ineluttabilmente e scoppi in un pianto disperato, irrefrenabile, infinito. E’ proprio il tuo corpo che piange, tu non puoi farci niente, puoi solo assecondarlo, lasciarti trascinare come un tronco da questo fiume in piena. Questo, che ti sembra il tuo punto di morte, la tua notte più orribile, è invece l’annuncio dell’alba, il punto di fuga della vita, la rinascita, il sole, la liberazione.
Beh, così per me è stato ieri.., ho pianto la lettera di una ragazza che nella solitudine dipingeva maschere. Ho pianto la morte di mia madre che nelle ultime ore parlava come una bambina e le sembrava di star aspettando il treno che da Napoli la portava sei anni alla spiaggia di Torre del Greco… E da quella stanza sul Tevere per malati terminali credeva di essere davanti al mare di Napoli. Ho pianto per voi, ho pianto per me, ho pianto per Gerusalemme e l’Afghanistan, ho pianto con i nervi urlanti, scoperti come sono solo i dolori primari e non quelli inutili che ci creiamo per sopravvivere. Ho pianto per le due torri, per Israele senza pace, per te che mi scrivi “non lasciarmi” e io che ti vorrei gridare “non lasciarmi tu viso che non conosco, labbra di cui non so il suono”. Ho pianto tutti i bimbi senza padre, tutti gli animali abbandonati, tutti gli sguardi innocenti della terra.
Non so che mi ha preso, ma non ero esaurito, né impaurito, né stanco; non avevo difese, questo sì, perché ho accettato da tempo di non averne. Non esistono difese alla vita e alla morte, sono palle! La vita e la morte fanno di noi quello che vogliono. L’unica carta che possiamo giocare è stabilire che cosa noi vogliamo dalla vita e dalla morte e questo io l’ho già scelto da bambino: tutta la luce e tutto il buio che io potessi sopportare, e allora devi accogliere e devi reggere, accogliere e reggere, solo questo puoi fare. E la felicità e il dolore ti porteranno su e giù come gli oceani le navi. E il dolore ti insegnerà ogni volta a contenere ancora più oceano e il tuo pianto non lo tratterrà, lo restituirà fino a che sarai parte di un unico respiro e imparerai a raccordarti col fiato lungo delle maree. E’ qui che credi di morire, mentre è qui, se sei riuscito a reggere tutte le bordate senza colare a picco, che comincia la vera vita. Perché resistere alla morte non serve a nulla, a niente servono i lifting, le bugie, i colpi di testa, i viaggi del miracolo, a niente serve resistere se non impari anche ad assecondare. E come si impara questo? non lo so, accogliendo il dolore degli altri, per me è così. La mia bussola siete solo voi. Chi soffre più di me, e c’è sempre purtroppo, lui è il mio medico, gli altri. Tutto quello che ho, e non è poco, l’ho sempre ricavato per sottrazione, guardando chi aveva molto di meno. Solo questo è l’amore che torna, l’amore che dai”.

Gemme n° 102

mani tanteNon pubblicherò la gemma portata da F. (classe quarta) in quanto si tratta di un video privato: “E’ un filmato di 7 minuti fatto con mia sorella per il compleanno di un’altra sorella. Abbiamo rappresentato i momenti più importanti della sua vita utilizzando come interpreti i bambini, figli e nipoti. E’ stata dura perché i bimbi erano scatenati. Ho portato questo video perché è fatto con mia sorella e ci sono i bambini, una delle cose più belle. Ritrae momenti importanti della famiglia, fondamentale per me”. Erma Bombeck afferma: “La famiglia. Eravamo uno strano piccolo gruppo di personaggi che si facevano strada nella vita condividendo malattie e dentifrici, bramando gli uni i dolci degli altri, nascondendo gli shampoo e i bagnoschiuma, prestandoci denaro, mandandoci a vicenda fuori delle nostre camere, infliggendoci dolore e baci nello stesso istante, amando, ridendo, difendendoci e cercando di capire il filo comune che ci legava.”

Gemme n° 84

Ho deciso di portare la canzone “Blue” che parla fondamentalmente del rapporto madre-figlia. In questo periodo mia mamma sta soffrendo molto, ed io non riesco a starle molto vicina perché ho molto da studiare e non le posso dedicare lo stesso tempo di una volta. Mamma è a casa con me, anche se a volte mi sembra lontanissima.” Profondamente commossa, così V. (classe terza) ha presentato la sua gemma; e ha proseguito: “Da un po’ di tempo mamma sta cercando lavoro; apparentemente, spero che riesca a trovarlo. In realtà ho timore che il nostro rapporto possa in qualche modo cambiare. Da quando mamma ha perso suo padre fa fatica a sorridere. Oggi ho portato anche tre foto da cui traspare tutta la sua premura nei miei confronti, tutto il suo sostegno, in tutto. Mamma è speciale, è il mio primo pensiero. Spero davvero, durante le vacanze di Natale, di riuscire a trovare più tempo per lei”.
Mi è venuta in mente una canzone di Christina Aguilera, “I turn to you”: “Quando sono persa nella pioggia, nei tuoi occhi so che troverò la luce per illuminare la mia strada e quando sono spaventata e mi manca la terra sotto i piedi, quando il mio mondo impazzisce, tu puoi ribaltare la situazione. E quando sono giù tu ci sei, spingendomi verso l’’alto. Sei sempre lì, dandomi tutto quello che hai”.

Gemme n° 81

Ho scelto questa canzone perché mi ha fatto riflettere molto sull’importanza della famiglia e della relazione tra genitore e figlio e o capito che, anche se apparteniamo a due mondi differenti e magari noi ci sentiamo incompresi e soli, dobbiamo ritenerci fortunati ad avere persone come loro che ci aiutano ad affrontare la vita proteggendoci, come dice la canzone, dalle nostre paure, dai turbamenti e dalle ingiustizie e ci sostengono nei dolori e nei fallimenti.”
E’ così che S. (classe seconda) ha presentato e poi commentato “La cura” di Franco Battiato. Personalmente uno degli aspetti che più mi piace di questo brano è quello del sollevamento-sollievo, parole che hanno la stessa etimologia e che fanno riferimento alla dinamica dell’innalzamento a cui mi pare corrisponda il verso “Supererò le correnti gravitazionali”. Quello di allontanarsi verso l’alto dalle vicende terrene, anche solo per osservarle da lontano per valutarle meglio, è un tema molto caro a Battiato e a molti uomini spirituali. Afferma Richard Bach ne “Il gabbiano Jonathan Livingston”: “Più alto vola il gabbiano, e più vede lontano”.

Gemme n° 79

Luca

Quello di cui ho bisogno per presentare la mia gemma ce l’ho tutto addosso”. Ha esordito così L. (classe quarta) e ha proseguito: “Ho portato: il braccialetto della mia migliore amica Monica col mio nome; la collana regalatami dai nonni materni; l’orologio che la nonna paterna ha regalato al nonno per l’anniversario e che poi il nonno ha regalato al papà, e che il papà ha regalato a me per il mio diciottesimo compleanno e che poi un giorno spero di regalare a mio figlio; infine il tatuaggio di Giulia Sofia, mia sorella più piccola che amo alla follia.”
Mi è venuta in mente una frase di Novalis che ho letto in un libro di Hans Kung: “«Dove andiamo poi?» La risposta è: «Sempre a casa». Sempre a casa? Dov’è, ci si chiede, la casa dell’uomo? E qual è la strada che lo conduce fin là, il suo percorso di vita? Questa però e un altra questione.” Ho avuto la sensazione di visitare la casa di L.
Bello.