“Non si riesce sempre a dire cosa davvero si pensa di una persona o cosa davvero significa per noi. Io in particolare, faccio fatica. Non a dimostrare affetto con i gesti, ma nel trasformare a parole quello che sento e dirlo in faccia a qualcuno. Con il tempo ho trovato un modo tutto mio: scrivo lettere in cui mi lascio andare alle parole e neanche le rileggo. Non tutte però arrivano ai destinatari magari perché le ho ritenute troppo sdolcinate e mi vergognavo a consegnarle o erano delle lettere di sfogo o rabbia che in quel momento provavo verso qualcuno che mi aveva ferita. Le ho tutte su un quaderno, il quaderno delle “Cose che non ti ho mai detto”. Può sembrare una cosa stupida e che sottovalutiamo molto, ma spesso penso a come io sarei felice se qualcuno ne scrivesse una a me. Questa fa parte del mio quaderno ed è dedicata a una delle persone più importanti nella mia vita”. (M. classe prima).
“La mia gemma sono queste lettere che i miei compagni delle elementari mi hanno scritto quando sono tornata in Italia dal Brasile. Dopo essere stata via così a lungo, non mi aspettavo che qualcuno si ricordasse ancora di me. Invece, tornare e trovare persone che mi stavano aspettando è stato come riscoprire un legame che pensavo di aver perso. Mi ha fatto capire che, nonostante i tanti cambiamenti e i trasferimenti, un pezzo di me era rimasto lì, con loro. Quelle lettere mi hanno fatto sentire accolta, come se avessi davvero un posto a cui appartenere. Questo mi fa pensare che, anche con la distanza, sarai sempre nei pensieri di qualcuno in un senso positivo anche se non te ne rendi conto” (A. classe quarta).
“La gemma che ho deciso di portare quest’anno è l’insieme dei biglietti che mi sono stati regalati dai miei nonni ogni anno da quando sono nata. Questi bigliettini li ricevo a Natale, a Pasqua, a s.Lucia, a s. Nicolò, il giorno dell’Epifania e il giorno del mio compleanno e in altre occasioni durante l’anno. Questi bigliettini dimostrano che i miei nonni sono sempre presenti non solo nei momenti di festa, ma anche in altri. Anche se non li posso sempre portare con me so che i miei nonni pensano sempre e tengono a me e questo me lo dimostrano anche in tanti altri modi oltre che con i biglietti. Questi pensieri sono un gesto simbolico, ma in realtà l’affetto me lo dimostrano da sempre in mille altri modi. Sono sempre stati un punto di riferimento nel momento del bisogno e so che se avessi necessità non mi volterebbero le spalle” (A. classe seconda).
“Ho portato varie cose. Il tema centrale sono le lettere e le foto. L’estate scorsa ho conosciuto il mio ragazzo, ci siamo fidanzati ed è la cosa migliore che mi sia capitata nel 2021 e mi ha letteralmente svoltato la vita. E’ stato qualcosa di inaspettato. Tutte le cose belle accadute e tutti i ricordi belli collezionati ho deciso di renderli concreti in qualche modo, per mantenerli nel tempo. Così ho deciso di fare un album e ho pensato di scriverci delle lettere ogni volta che ci vediamo. Collegato a questo volevo citare il film Le pagine della nostra vita, il primo film che mi ha fatto commuovere. La protagonista si ammala di Alzheimer e gli unici momenti di lucidità sono quando il marito le legge la storia della loro vita che lei ha scritto quando era giovane.”
Non sono frequenti le gemme che parlano d’amore, di due persone innamorate, come questa di G. (classe quarta). Per brindare alla sua storia cito dal film da lei proposto alcune parole che descrivono l’amore, i grandi sentimenti, ma anche l’impegno e la volontà di costruire insieme qualcosa: “Non sono una persona speciale. Sono un uomo normale con pensieri normali e una vita normale. Non ci sono monumenti dedicati a me, il mio nome sarà dimenticato. In una cosa sono riuscito in maniera assolutamente eccezionale. Ho amato una donna con tutto il cuore e tutta l’anima. Per me questo è sempre stato sufficiente. […] L’amore più bello è quello che risveglia l’anima, e che ci fa desiderare di arrivare più in alto; è quello che incendia il nostro cuore e porta la pace nella nostra mente. Questo è quello che tu mi hai dato. Ed è quello che speravo di darti per sempre. Ti amo. […] Sì, noi siamo così. Noi litighiamo. Tu dici a me che sono un arrogante figlio di puttana, e io ti dico quanto sei una rompi coglioni. E, lo sei il novantanove percento del tempo. E non ho paura di offenderti. Tanto ti bastano due secondi di recupero per passare alla rottura di coglioni successiva… e allora, non sarà facile, anzi sicuramente molto difficile, e dovremmo lavorarci ogni giorno. Ma io voglio farlo, perché io voglio te”.
Aggiungo ai libri letti quest’estate “Habibi” di Craig Thompson, consigliatomi e imprestatomi da una collega. Andrò a comprarlo: uno dei più bei fumetti che abbia mai letto, un capolavoro assoluto! Splendidi disegni, ricchissimo racconto (oltre 650 facciate). L’ho iniziato stamattina e non sono riuscito a smettere; ho interrotto malvolentieri la lettura per prepararmi il pranzo. Vi sono contenuti riferimenti a racconti spirituali e mitologici delle tradizioni monoteiste, coranica e biblica, a filosofi, alla calligrafia, all’etimologia e alla semantica, all’ecologia e all’inquinamento, al problema della risorsa dell’acqua, alla numerologia, alla simbologia. Fantasia enorme e splendida creatività!