Gemma n° 1986

“Questo libro mi è stato regalato quando avevo due anni e mezzo da mia sorella nata in quel momento e mia mamma mi ha detto che me l’aveva portato lei nascendo (ovviamente l’aveva preso mamma). Per me è molto importante: come si vede è molto rovinato perché l’ho letto tante volte da piccola e l’ho anche colorato insieme a mia sorella. Glielo leggevo quando, alle elementari, ho imparato a leggere; è il primo ricordo che condivido con mia sorella e abbiamo un bel rapporto”.

Questa la gemma di V. (classe terza). Che belli questi oggetti usati, rabberciati, consunti dal tempo, sdruciti, segnati dal passare dei giorni e delle mani: mi sono sempre affezionato più a loro che a quelli, magari più economicamente preziosi, ma che non si potevano, proprio per il loro valore, toccare. E quindi restavano lì, spettatori delle nostre vite, senza esserne i protagonisti insieme a noi.

Gemma n° 1961

“Ho deciso di portare un oggetto che mi è davvero caro, il mio peluche Flaffy. Me l’ha regalato mio papà quando avevo tre anni circa e ci dormo ancora insieme ogni notte. Mi confido su tutto con lui, come se fosse il migliore amico: ammetto che è imbarazzante a 14 anni, ma non mi interessa molto di quello che pensano gli altri, anche perché Flaffy mi ha aiutato tanto nei momenti bui, ci ho versato un sacco di lacrime”.

Mi ha fatto tenerezza la gemma di M. (classe prima) forse perché conservo ancora vari “Flaffy” che mi hanno accompagnato nei momenti grigi della mia vita.

Gemma n° 1839

“Ho portato questo peluche: me l’ha comprato mia mamma quando avevo circa cinque anni perché quand’ero piccola andava a fare viaggi di lavoro. Mi ricordo che andava sempre a Piacenza e io piangevo tantissimo, sia che stesse via un giorno che stesse via un giorno solo. Di rientro da questi viaggi mi portava sempre qualcosa. Questo è l’unico oggetto che ho tenuto: non ci ho mai giocato, non ci ho mai fatto niente, neppure dormito, ma è sul comodino da quella volta. Mi ricorda il legame stretto che ho con mia mamma”.

Questa la gemma di L. (classe quarta). In questo momento sto scrivendo sul portatile al piano terra di casa mia. Ovunque volga gli occhi ci sono giocattoli di Mariasole: la scorsa settimana ha compiuto due anni e nuovi oggetti stanno abitando casa nostra. Mi chiedo quali si fisseranno nella sua memoria, di quali si porterà dietro un ricordo, ma è un’operazione senza senso… Nel contempo sto liberando alcuni armadi da oggetti che sono lì da anni senza mai essere stati utilizzati e senza alcun ancoraggio nella mia memoria o nei miei affetti. Un po’ mi fanno pena. Anche perché: non è che con le persone sia molto diverso, no?

Gemma n° 1833

“Ho deciso di portare questo pupazzo, il primo regalo che mi ha fatto mio padre quando ero in carozzina. Da piccola gli avevo dato il nome Tito: nel film Disney si chiamerebbe Tippete, ma non parlando bene è diventato Tito. Ora lo uso un po’ come portafortuna e quando lo vedo penso sempre a mio padre e alla mia infanzia”. 

Ha portato in classe un peluche V. (classe prima). A 47 anni suonati conservo ancora dei pupazzi della mia infanzia, così come il ricordo di un’automobile telecomandata (anzi, filocomandata, le dovevo stare dietro a un metro di distanza) dei carabinieri arrivata per una Santa Lucia di non so che anno, penso prima o seconda elementare. Due gemme in sequenza che parlano di infanzia e ricordi: colpisce come certi oggetti siano in grado di parlarci ancora e di farci emozionare.

Gemma n° 1828

“Ho portato un braccialetto preso insieme ad un’amica alla fine dell’estate: l’abbiamo preso per concluderla. Volevamo un oggetto che ricordasse questo tempo passato insieme. L’ho portato a lungo, poi l’ho tolto e mi ricorda tutti i momenti passati con lei e mi porta anche fortuna”.

Così ha presentato la sua gemma E. (classe terza). Il filosofo colombiano Nicolás Gómez Dávila affermò: “Amore è l’atto che trasforma il suo oggetto da cosa in persona”. Penso che sottolinei bene il senso di tutte le gemme che evidenziano l’importanza degli oggetti che portiamo addosso o che ci attorniano in casa.

Gemma n° 1806

“Come gemma ho scelto questa collana a cui sono molto legata: mi è stata regalata da un’importante amica di famiglia. Nella medaglietta è incisa l’immagine della Madonna: prima era smaltata, poi nel tempo lo smalto è andato via. La maglia non è quella originale perché purtroppo si è rotta e mia madre me ne ha regalata un’altra che prima era sua. C’è anche un’altra storia dietro questa collana: quattro o cinque anni fa sono entrati i ladri in casa mia, hanno messo a soqquadro tutta la casa, aprendo cassetti e armadi e l’unica cosa che non hanno preso è stata proprio questa collana che era in bella vista nel mio cassetto in una scatola trasparente”.

L’ho già scritto per un’altra gemma di quest’anno: resto sempre stupito da quanta storia ci sia dietro a degli oggetti, quanti ricordi personali, quante emozioni, quanti legami sottesi. Come quello condivisi da A. (classe prima). E nelle nostre case convivono con altri oggetti, del tutto insignificanti e che magari non sappiamo neppure da dove arrivino e siamo quasi pronti a disfarcene. Poi però succede qualcosa: forse qualcuno che ci sta a cuore li nota ed essi assumono una luce nuova anche ai nostri occhi. Capita così anche con le persone e questo dovrebbe farci riflettere e magari portarci ad essere un po’ meno taglienti coi nostri giudizi e le nostre opinioni…

Gemma n° 1789

“Ho portato questo modellino: rappresenta mio zio che adesso viaggia molto e che quindi vedo poco. Lui è interessato ai modellini e mi ha trasmesso questa passione, oltre a supportarmi in tante situazioni e a farmi scoprire cose interessanti”

Questa è stata la gemma di F. (classe seconda). Ero qui, adesso, e stavo lasciando andare in giro i pensieri per capire come commentare questa gemma e gli occhi si sono posati su un oggetto della libreria. Gli ho fatto una foto, non penso di aggiungere altro…

Gemme n° 460

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Ho portato la maglietta regalatami dal compagno di mia zia 3 anni fa: lui ora non c’è più, ma per me è stato come uno zio, una persona molto importante”. Così S. (classe seconda) ha presentato la sua gemma.
C’è un aspetto che non sopporto in un furto oltre al fatto di impossessarsi di una cosa non propria: la possibilità di perdere il legame affettivo legato a quell’oggetto. Vi sono cose, nelle nostre case, che non sono soltanto cose perché ad esse sono legati ricordi, emozioni, sensazioni: è come se dentro di esse ci fosse un’anima in dialogo con la nostra… Questa non è solo la maglietta di Asamoah.

Gemme n° 420

La canzone che ho portato parla di uomo che ha perso la sua strada vera, la reale libertà interiore perché vive in una società che lo comanda. Penso che anche noi siamo un po’ così, sottomessi alle cose che ci impone la società (anche banalmente il cellulare: ne siamo dipendenti anche per le cose semplici e non tentiamo di affrontare i problemi). Nel testo dice anche che siamo un po’ schiavizzati dalle macchine, è difficile liberarsi dalla tecnologia. Dovremmo cercare di essere liberi da ciò che crediamo essere fondamentale come gli oggetti materiali e cercare i veri valori oltre la materia e capire quello che vogliamo veramente”. Questa la gemma di E. (classe quarta).
Charles Dickens affermava che “La comunicazione elettrica non sarà mai un sostituto del viso di qualcuno che con la propria anima incoraggia un’altra persona ad essere coraggiosa e onesta.” Tecnologia come mezzo, non come fine.

Gemme n° 335

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Si è avvicinata alla cattedra con una borsa di carta B. (classe quinta): “Ho avuto l’illuminazione per questa gemma proprio ieri sera alle 23.00. Ho portato a scuola il fiocco azzurro della nascita di mio nipote. E’ venuto alla luce un mese e mezzo prima del previsto: nessuno se lo aspettava e non era pronto niente, neppure il fiocco. Allora abbiamo usato quello di mio fratello: io l’ho appeso e in quel momento ho pensato che 13 anni prima ero tristissima per la nascita di mio fratello (ero una bambina). Ora vivo tutta un’altra serie di sensazioni. La mia gemma non è il fiocco in quanto tale, ma la riflessione su come la stessa cosa in momenti diversi della vita possa regalare sensazioni diverse.”
Zygmunt Bauman afferma: “La cultura, dagli inizi e per tutta la sua lunga storia, ha continuato a seguire lo stesso modello: usa dei segni che trova o costruisce per dividere, distinguere, differenziare, classificare e separare gli oggetti della percezione e della valutazione, e i modi preferiti/raccomandati/imposti di rispondere a quegli oggetti. La cultura consiste da sempre nella gestione delle scelte umane.”

Gemme n° 186

Ho ascoltato questa canzone la scorsa estate e mi è piaciuta subito. Nella vita vanno messe via le cose, le sensazioni, le emozioni; prima o poi vanno fatte passare, ma non è sempre facile. Alcune cose non si riescono a far passare…”. Così C. (classe quarta) ha presentato la sua gemma.
La soffitta è un luogo che mi piace, la trovo affascinante, misteriosa, anche se è la mia. A volte ci vado per ritrovare qualcosa, so cosa cercare e ho le idee chiare; altre volte mi ritrovo tra le mani oggetti che non pensavo di aver tenuto. E dietro a questi oggetti ci sono persone, situazioni, atmosfere, odori, immagini, suoni. La cosa bella? Averle. Nella soffitta reale o in quella mentale. “Ho messo via”, canta Ligabue. Non “ho buttato via”.

Gemme n° 140

BraccialettoSinceramente all’inizio non sapevo cosa portare come «gemma», ma sicuramente avrei raccontato ai miei compagni la storia di un oggetto che simboleggia un bel momento della mia vita e magari molto di più. E’ questo braccialetto, che mia mamma mi aveva comprato circa un anno e mezzo fa. Era l’estate del 2013, i miei genitori, mio fratello ed io siamo andati in Sicilia. Non mi ricordo questa vacanza nei minimi dettagli ma ho comunque il vivido ricordo di due settimane fantastiche in compagnia della mia famiglia. E’ grazie a loro se mi trovo qua a raccontarvi una banale storia su questo oggetto attorno al mio polso, comprato in una piccola baracca in un paese di cui non ricordo nemmeno il nome. Credo che dentro questo braccialetto (ma anche in molti altri oggetti) siano rinchiusi tutti gli affetti che mia mamma mi dà ogni giorno. Credo che per ogni persona la propria madre sia una delle persone più importanti del mondo. Oltre a considerarla «mamma» la considero anche come «amica», le chiedo dei consigli e lei mi aiuta in qualsiasi situazione, sia negativa che positiva. Purtroppo ci sarà, prima o poi, un momento in cui dovrò separarmi da lei, sarà difficile anzi, difficilissimo, ma grazie a mia mamma riuscirò a cavarmela!”. Così E. (classe terza) ha motivato la scelta della sua gemma. Mi limito a fornirle la colonna sonora:

Gemme n° 92

La mia gemma è mia madre” ha detto C. (classe quinta). “E’ la persona per me più importante, è il mio voceesempio. Da piccola ho avuto la leucemia e i ricordi di quel periodo sono legati a lei. Ho il registratore della bambola che usavo quella volta: l’ho trovato qualche mese fa e mia madre si è commossa a sentirne la voce. Ne è anche nato un gioco, il bacio nell’orecchia per far ridere una persona”.
Nicolás Gómez Dávila afferma: “L’uomo primitivo trasforma gli oggetti in soggetti, quello moderno i soggetti in oggetti. Possiamo supporre che il primo si illuda, ma sappiamo con certezza che il secondo si sbaglia”. Penso che sia bello che a volte ci leghiamo a piccoli oggetti insignificanti agli occhi dei più, ma profondamente significativi per pochi: sottendono relazioni, emozioni, pensieri, immagini che bazzicano i luoghi della memoria e gli angoli del cuore.

Gemme n° 72

Ho portato il mio vecchio ipod: mi interessa quello che c’è dietro e quello che c’è dentro. Dietro perché è con me da 9 anni, per cui ad esso sono legati tutti i ricordi, i viaggi in barca, in nave, in aereo, le amicizie e le persone. Dentro per la musica: mi rilassa, mi proietta, mi fa pensare e riflettere. Mi fa sentire a mio agio.”
Si parla spesso di quella occidentale come di una società materialista nel senso proprio del termine per il suo eccessivo dedicarsi agli oggetti e alle cose materiali. La gemma di E. (classe quarta) mi ha fatto pensare alla mia difficoltà a separarmi dal mio vecchio walkman regalatomi dai miei dopo gli esami di terza media, o dalle musicassette da me assemblate quando ero adolescente. La paura è quella di provare nostalgia un giorno futuro. Nostalgia per quegli oggetti che contengono dentro di sé emozioni e sensazioni. E concludo sempre dicendomi: “E perché buttarli? Un posticino in qualche armadio lo trovo!” 😛

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Più in là del nostro oblio

La fatica che faccio a liberarmi delle cose, il piacere che mi danno certi oggetti, pur conoscendo il loro essere effimero… e il rischio di una vita effimera (il rosso specchio a occidente in cui arde illusoria un’aurora).

LE COSE

Le monete, il bastone, il portachiavi,mercato_antiquariato.jpg

la pronta serratura, i tardi appunti

che non potranno leggere i miei scarsi

giorni, le carte da gioco e la scacchiera,

un libro e tra le pagine appassita

la viola, monumento d’una sera

di certo inobliabile e obliata,

il rosso specchio a occidente in cui arde

illusoria un’aurora. Quante cose,

atlante, lime, soglie, coppe, chiodi,

ci servono come taciti schiavi,

senza sguardo stranamente segrete!

Dureranno più in là del nostro oblio;

non sapran mai che ce ne siamo andati.

(Jorge Luis Borges, da “Elogio dell’ombra”, 1969)

 

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