Radici

E’ da un po’ che nelle librerie è uscito il libro “Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione”654670880.jpg (Mondadori), scritto a due mani da Augias-Cacitti. Non voglio entrare nel merito del libro, ma desidero cogliere l’occasione per postare un interessante fondo di Roberto Beretta uscito su Avvenire il 24 settembre.

 

Ma intanto noi cristiani che cosa sappiamo delle nostre origini? 
Però su una cosa, almeno, Corrado Augias ha ragione. 
Dopo la polemica sollevata dal
Codice da Vinci (libro e film); dopo i presunti scoop sul Vangelo della Maddalena e su quello di Giuda; dopo il precedente lavoro di Augias, in coppia con Mauro Pesce e dedicato a un’Inchiesta su Gesù: dopo tutti questi segnali, raggruppati per giunta in un breve spazio di tempo, dovremmo aver finalmente imparato che le origini cristiane fanno davvero problema ai nostri contemporanei. Nel senso che interessano e creano difficoltà.
Interessano: sono passati gli anni dell’indifferenza snobistica o addirittura compassionevole verso le «cose della fede», dell’alzata di spalle strafottente o del risolino razionalista; oggi la gente – soprattutto i non credenti, o i non del tutto convinti, e quelli di un certo livello culturale – sono comunque interessati a saperne di più sulle origini storiche e culturali del cristianesimo, a penetrare almeno un po’ le complessità di un mistero che è comunque affascinante per l’intelligenza. Chiedono però di farlo con strumenti « obiettivi » nel senso di non dichiaratamente confessionali (della Chiese non si fidano più).

Inoltre le origini cristiane creano anche difficoltà, e ciò soprattutto in casa cattolica: ne fanno testimonianza le scandalizzate reazioni spesso seguite ai fenomeni di cui sopra (e che in realtà non hanno fatto altro che amplificarne gli effetti e la pubblicità…), gli ostracismi o le censure, l’impostazione difensiva e vetustamente «apologetica» assunta in molti casi nei confronti dei vari Brown e Augias. Non che non si debba supporre del veteroanticlericalismo anche da quella parte; ma il punto è: quanti di noi credenti – compresi quelli praticanti e « impegnati » , starei per dire compresi i preti – sono informati delle questioni problematicamente poste sul tappeto dalle opere sopra citate e dall’Inchiesta
sul cristianesimo in specie? Informàti, dico: nemmeno si pretende che sappiano correttamente rispondere o porre pertinenti contro-deduzioni in materia, ma solo che siano consapevoli dell’esistenza – a livelli esegetici o storici – di una questione aperta… Non rispondo, ma penso alle migliaia di catechesi imbandite in tutte le parrocchie dello Stivale, alle centinaia di prediche domenicali, alle ore di religione cui partecipano il 90% e oltre degli alunni delle scuole d’ogni ordine. Stiamo a lambiccarci il cervello da decenni sui modi per raggiungere i mitici « lontani » oppure sull’impostazione da dare alle catechesi per gli adulti, e ci lasciamo scippare sotto il naso una materia che sarebbe «nostra» in tutto e per tutto, che interessa proprio degli adulti e dei «lontani» e che ottiene persino successo di pubblico! Io, a questo punto, qualche domanda me la farei. E prima ancora di gridare allo scandalo contro i «dissacratori» della fede.

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