Pubblicato in: cinema e tv, Etica, musica

Una vita da uragano


E’ il mio compleanno. Compio 75 anni. Sono stato un pugile, a un soffio dal diventare campione del mondo dei medi; anzi, per 15 riprese lo sono stato, la durata della sfida contro Joey Giardiello nel 1964. E come me la pensavano anche gli spettatori e i giornalisti presenti all’incontro. Ma non i giudici che con verdetto unanime mi diedero sconfitto. Mi chiamo Rubin Carter, mi chiamavano Hurricane. Da lì è iniziata la discesa della china, ma non sapevo ancora quanto sarebbe stata profonda. Due anni dopo, il 14 giugno, verso le 2.30 nel bar Lafayette bar and grill di Paterson, nel New Jersey, entrano due uomini di colore e fanno fuoco sui presenti. Due persone muoiono all’istante, una donna viene ferita e dopo un mese perde la vita, un altro uomo è ferito a un occhio e viene portato all’ospedale. I due assassini scappano. Ma vengono visti. Una donna, Patricia Graham, che abita sopra il Lafayette, li scorge alla guida di un auto bianca identica alla mia. Un uomo, Alfred Bello, incallito criminale che era lì per fare un colpo da un’altra parte, vede e chiama la polizia. Ronald Ruggiero vede entrambe le cose, sia la fuga dei due assassini sull’auto bianca, sia Alfred Bello. Io a quell’ora sono da un’altra parte della città e vengo fermato insieme a John Artis. Veniamo portati al Lafayette, ma nessuno dei presenti ci riconosce. Veniamo portati in ospedale dall’uomo ferito all’occhio: “Perché avete portato qui queste due persone? Non sono loro”. Nella mia auto vengono trovati una pistola calibro 32 e dei proiettili calibro 12, gli stessi usati dagli assassini. Dopo varie vicende mi hanno condannato a tre ergastoli. Dopo quasi vent’anni, nel 1985, sono stato liberato per non aver avuto un processo equo e perché la sentenza era figlia di motivazioni razziali.

Denzel Washington mi ha interpretato in un film, Bob Dylan mi ha dedicato questa canzone.

 

La pistola spara nel locale notturno, entra Patty Valentine da una camera soprastante la sala e vede il barista in una pozza di sangue. Piange: “Mio Dio, li hanno uccisi tutti”. Qui inizia la storia di Uragano, l’uomo che le autorità hanno accusato per qualcosa che lui non ha mai fatto. L’hanno messo in prigione, ma un tempo lui sarebbe potuto diventare il campione del mondo.

Patty vede tre corpi stesi a terra e un altro uomo chiamato Bello, che si muove furtivamente. “Io non l’ho fatto – disse lui agitando le mani – stavo solo rubando l’incasso, spero che capisci. Li ho visti uscire” disse, e si fermò. “Meglio se uno di noi chiama la polizia” e così Patty chiamò la polizia, arrivarono sulla scena con le sirene lampeggianti in quella calda notte nel New Jersey.

Nel frattempo, lontano in un’altra parte della città, Rubin Carter e un paio di amici girano in auto. Il primo contendente della corona per i pesi medi non ha idea di che merda stava per succedere quando un poliziotto lo fece accostare sulla strada come tempo prima e tempo prima ancora. A Paterson questo è come le cose possono accadere: se sei nero non devi farti vedere per strada a meno che non vuoi accettare la sfida.

Alfred Bello aveva un complice che aveva un conto in sospeso con la polizia. Lui ed Arthur Dexter Bradley, si aggiravano nella zona. Disse: “Ho visto due uomini correre fuori, sembravano pesi medi, sono saltati in un’auto bianca con targa di fuori”. E Miss Patty Valentine semplicemente accennò con il capo. Il poliziotto disse “aspettate un minuto, ragazzi, questo qui non è morto”, così lo portarono al pronto soccorso e sebbene quest’uomo ci vedesse a fatica, loro gli dissero che lui poteva identificare il colpevole.

Alle 4 del mattino fermarono Rubin, lo portarono in ospedale e su per le scale. L’uomo ferito lo guardò attraverso il suo occhio morente, disse “Perché l’avete portato qui? non è lui!” Sì, ecco la storia di Hurricane, l’uomo che le autorità hanno accusato per qualcosa che lui non ha mai fatto, l’hanno messo in prigione, ma un tempo lui sarebbe potuto diventare il campione del mondo.

Quattro mesi dopo i ghetti erano in fiamme, Rubin è in Sud America che combatte per il suo nome mentre Arthur Dexter Bradley é ancora nel giro di furti e i poliziotti lo stanno torchiando cercando qualcuno da incolpare. “Ricordi l’assassinio che successe in un bar? ricordi tu dicesti che hai visto l’auto in fuga? pensi di voler collaborare con la legge? pensi possa essere stato quel pugile che hai visto correre fuori quella notte? Non dimenticare che tu sei bianco”.

Arthur Dexter Bradley disse “davvero non sono sicuro”, il poliziotto disse “un povero ragazzo come te deve darsi una possibilità, ti abbiamo preso per il colpo al motel e stiamo parlando con il tuo amico Bello, ora tu non vuoi tornare in cella vero? Fai il bravo, faresti un favore alla società. Quel figlio di puttana è coraggioso e diventa sempre più coraggioso, vogliamo rompergli il culo, vogliamo addossargli questo triplo omicidio, lui non è Gentleman Jim”

Rubin può stendere un uomo solo con un pugno ma non gli ha mai fatto piacere parlarne: “E’ il mio lavoro, disse, lo faccio perché mi pagano e quando è finito l’incontro voglio solo al più presto tornare per la mia strada, lassù in qualche paradiso, dove nei fiumi ci sono trote e l’aria è dolce e cavalchi nel verde”. Ma poi loro lo misero in prigione dove cercarono di trasformare un uomo in un topo.

Tutte le carte di Rubin erano state segnate in anticipo. Il processo fu una farsa, non aveva possibilità. Il giudice fece passare per alcolizzati e inaffidabili i testimoni di Rubin, per la gente bianca che stava a guardare lui era un fannullone rivoluzionario e per la gente nera lui era solo un pazzo negro. Nessuno dubitò che fu lui a premere il grilletto, sebbene loro non avessero trovato l’arma. Il Pubblico Ministero disse che fu lui a compiere l’atto e la giuria composta tutta di bianchi fu d’accordo.

Rubin Carter fu ingiustamente condannato. L’accusa fu omicidio, indovina chi ha testimoniato? Bello e Bradley ed entrambi mentirono e i tutti i giornali ci mangiarono sopra. Come può la vita di un uomo essere nelle mani di qualche pazzo? Vederlo palesemente incastrato non può aiutare ma mi fa vergognare di vivere in un paese dove la giustizia è un gioco.

Ora tutti quei criminali in giacca e cravatta sono liberi di bere Martini e guardare l’alba, mentre Rubin siede come Budda in una piccola cella, un innocente in un inferno vivente. Questa è la storia di Hurricane, ma non sarà finita finché non riabiliteranno il suo nome e gli ridaranno indietro il tempo perso. Lo misero in una prigione, ma un tempo lui sarebbe potuto diventare il campione del mondo.

2 pensieri riguardo “Una vita da uragano

  1. Grazie per questa condivisione… non finisco mai di indignarmi di fronte a queste storie, è sempre come le sentissi per la prima volta… forse perchè non riesco nemmeno a immaginare come ci si debba sentire nell’impotenza di non poter dimostrare la propria innocenza. Credo che Hurricane abbia avuto un grande amore e rispetto per se stesso e per i suoi cari per riuscire a non impazzire o compiere gesti “insani”.

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