Pubblicato in: Etica, musica, Storia

Pena di morte e USA



In queste settimane in diverse classi abbiamo parlato di pena di morte, l’ultima proprio stamattina. Pubblico un’intervista a sister Helen Prejean, dal cui racconto di vita è stato tratto Dead Man Walking. E’ tratta da Avvenire. Qui sopra, invece, il video della canzone di Johnny Cash proposta da Martina: lei ha fatto conoscere la canzone e il film d’animazione non è affatto male. Grazie

A novembre, insieme alle presidenziali, in uno Stato-faro come la California si voterà per la pena di morte. Come vi state avvicinando a questo appuntamento?

«In California stiamo lavorando molto con diverse forze sociali, prima di tutte la Chiesa cattolica che detiene realmente una leadership nel movimento abolizionista. Del resto negli Stati Uniti abbiamo visto, negli ultimi dieci anni, una forte diminuzione dell’appoggio alla pena capitale. Questo sta avvenendo anche in quegli Stati che vengono chiamati la Death Belt, cioè la “cintura della morte”, ovvero Texas, Oklahoma, Alabama, Mississippi, South Carolina, Missouri e Georgia. Il sostegno alla pena capitale sta scemando anche in questi Stati. E negli ultimi cinque anni sono stati 5 i governi locali che l’hanno definitivamente abolita: nel 2007 lo stato di New York, nel 2008 il New Jersey, nel 2009 il New Mexico, 2010 l’Illinois e di recente il Connecticut: in totale, 17 Stati a oggi hanno detto no al boia. E altri quattro o cinque, tra i quali il Kansas e il New Hampshire, sono vicini alla cancellazione di questa pratica».

Dunque, anche la politica si associa al cambiamento voluto dalla gente?

«Il sostegno popolare alla pena di morte sta decisamente diminuendo. Attualmente in California ci sono 720 persone (di cui 19 donne) che aspettano la condanna nel braccio della morte. Finora la pena di morte negli Stati Uniti è costata la cifra pazzesca di 4 miliardi di dollari, 185 milioni all’anno: è la denuncia di Don Heller, un magistrato repubblicano pentitosi del suo appoggio alla morte di Stato. La gente si sta chiedendo perché così tanti soldi vengono investiti nel sopprimere la vita di molte persone invece che devoluti a programmi di educazione e di prevenzione del crimine. Il popolo americano ha capito che la pena di morte non è una soluzione».

Dal 2000 sono stati 31 gli Stati che hanno cambiato direzione rispetto alle esecuzioni capitali; l’ultima, la Mongolia. Globalmente siamo sulla strada giusta?

«A livello mondiale assistiamo a un trend abolizionistico. Cinquant’anni fa solo pochi Paesi al mondo non prevedevano nel loro codice la pena di morte, oggi la situazione si è rovesciata: la maggioranza degli Stati non ha più questa odiosa pratica. Ricordiamo anche quel che papa Benedetto XVI ha detto di recente, quando ha invitato i cattolici a impegnarsi a livello legislativo per abolire la pena di morte. Tale partecipazione dei credenti è molto forte negli Stati Uniti e altrove: basti pensare al lavoro della Comunità di Sant’Egidio! La gente nota che sono proprio i cattolici i più attivi su questo fronte: i 65 milioni di cattolici americani, soprattutto i giovani, stanno in prima linea nel movimento anti-pena di morte. Ricordiamo che fu Giovanni Paolo II, durante una visita a St. Louis, nel Missouri (era il 1999), a inserire tra gli argomenti pro life la questione della pena capitale».

La prossima partita per la Casa Bianca tra il presidente Barack Obama e lo sfidante repubblicano Mitt Romney riguarderà anche le uccisioni di Stato?

«No, assolutamente. I due candidati non toccheranno la questione, che sta molto in fondo alla loro agenda politica. Obama non l’ha mai citata e non lo farà. Tutto ciò nonostante sia incontrovertibile il cambiamento popolare su questo argomento. È proprio la gente che sta spingendo, con i referendum, la politica e l’ambiente legislativo a rivedere le leggi. Questo è un motivo di speranza: significa che è la gente e non la politica, a far cambiare in meglio le cose».

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