Pubblicato in: Diritti umani, Etica, Filosofia e teologia, Religioni

Svezia e omosessualità


Qualcuno forse sta seguendo l’ampia discussione che si sta tenendo in Francia sul matrimonio omosessuale. Qui c’è un articolo di Anne-Françoise Hivert, tradotto da Andrea De Ritis su come è stata affrontata la questione in Svezia, compresa quella dei figli all’interno di una coppia omosessuale. Magari lo riprenderemo in classe, soprattutto nelle classi che andranno Bruxelles… L’articolo originale è di Libération, la traduzione l’ho presa da Presseurop.

“Quel giorno le campane della chiesa del villaggio di Dalby, nel sud della Svezia, hanno suonato a festa solo per loro. Anna e Christina Roeser si sono incontrate nel 2005 e qualche mese dopo sono andate a vivere insieme. Anna è animatrice in un asilo nido, Christina studia teologia. Entrambe sognavano di fondare una famiglia. Per avere il diritto alla procreazione assistita dovevano registrare la loro relazione. Volevano un grande matrimonio in chiesa, ma si sono rassegnate. La cerimonia si è svolta in tribunale nel 2007. “Il giudice ci ha ricevute durante una pausa nel corso di un processo per corruzione”, racconta Anna. All’epoca la chiesa luterana evangelica alla quale appartengono, come il 70 per cento dei svedesi, rifletteva sulla possibilità di aprire al matrimonio delle coppie omosessuali. “Sapevamo che un giorno questo sarebbe stato possibile, ma non sapevamo quando”, spiega Christina. Così, invece di chiedere la benedizione religiosa della loro relazione, le due donne hanno deciso di aspettare di potersi sposare. Il primo aprile 2009 i deputati hanno votato una legge che autorizza il matrimonio “sessualmente neutro”. Sei mesi dopo la Chiesa di Svezia, separata dallo stato nel 2000, ha fatto lo stesso, diventando la prima chiesa maggioritaria al mondo a sposare coppie dello stesso sesso. Per i cristiani omosessuali, che si battono in Svezia da più di 30 anni, è stata una grande vittoria. Per le due donne, una decisione logica. Non hanno mai dovuto difendere i loro orientamenti sessuali davanti ai parenti o colleghi. In ottobre sono diventate madri di due gemelle, Theia e Esther, che hanno battezzato di recente. Anna, 37 anni, è la madre biologica. “In Svezia una cosa del genere non è considerata strana”. Così come il matrimonio in chiesa, celebrato nell’agosto 2010. “Per me era molto importante che il nostro amore fosse benedetto da dio”, confida Christina, 28 anni, che è stata ordinata prete un anno prima.

Ma in Svezia la decisione di sposare coppie omosessuali non ha ottenuto solo giudizi favorevoli. Diversi vescovi avrebbero preferito che la chiesa luterana rinunciasse al suo diritto di celebrare i matrimoni piuttosto che pronunciarsi sul testo della legge adottato dal parlamento. Tuttavia i membri del sinodo, composto da 250 rappresentanti eletti nelle parrocchie, hanno rifiutato questa soluzione. E il 22 ottobre 2009 il 70 per cento si è pronunciato a favore del matrimonio per tutti. In seguito l’interesse per la questione è scemato, dice l’arcivescovo Anders Wejryd di Uppsala, cuore della chiesa luterana svedese. Nulla a che vedere con le polemiche suscitate nel 1958 in seguito alla decisione di ordinare donne prete. Alcuni religiosi sono andati via sbattendo la porta, ma si tratta di una minoranza. In ogni caso il numero di matrimoni di coppie omosessuali non è enorme: fra il 2010 e il 2011 solo 350 coppie omosessuali si sono sposate in chiesa, rispetto alle quasi 40mila coppie eterosessuali.

Nel luglio 2009 due vescovi anglicani hanno rivolto una lettera all’arcivescovo di Svezia per metterlo in guardia: la decisione della chiesa svedese “rischia di nuocere alla nostra comunità”. La chiesa ortodossa russa ha già interrotto i rapporti nel 2005, in reazione alla benedizione delle relazioni civili. All’epoca in Svezia più di 800 preti avevano firmato una petizione denunciando una decisione che ritenevano “in conflitto con l’ordine della vita di coppia e con il matrimonio, che dio attraverso la sua parola ci ha rivelato e che si definisce come una relazione fra un uomo e una donna”. Nel 1985 i vescovi svedesi raccomandavano l’astinenza ai cristiani omosessuali. Ci sono volute tre inchieste supplementari e decine di rapporti per far cambiare la situazione. A Stoccolma nell’estate 1980 il prete Ludvig Jönsson aveva detto una messa nella sua chiesa per celebrare la fine del gay pride. “Ovunque appare l’amore, un miracolo si produce”, aveva affermato questo sacerdote. Parole che ripete ancora oggi. Eva Brunne (nella foto), 58 anni, rende omaggio a lui e ai Brunne.jpgsuoi predecessori. Nel 2009 questa donna è stata eletta vescovo di Stoccolma. La notizia ha fatto il giro del mondo. La donna assicura che il suo orientamento sessuale, o il fatto che abbia cresciuto un figlio con una donna, non è mai stato discusso durante la sua nomina. La chiesa di Svezia è in anticipo rispetto ai suoi tempi? “Penso soprattutto che il fatto di essere una chiesa riformata ci permetta di evolvere in sintonia con le trasformazioni della nostra società”, osserva Eva Brunne. A Uppsala un’altra donna prete e lesbica approva. Per la chiesa luterana evangelica, spiega Anna-Karin Hammar, 61 anni, “l’esperienza ha la stessa importanza della tradizione”. La donna è convinta che “se San Paolo vivesse oggi e sapesse quello che noi sappiamo, sarebbe favorevole al matrimonio di coppie dello stesso sesso”. Proveniente da quattro generazioni di preti, Anna-Karin Hammar ha fatto scandalo nel 2006 presentando la sua candidatura alla successione di suo fratello, l’arcivescovo K.G. Hammar. “Nessuna altra donna si era fatta avanti”. Una pioniera? Nel 2001 con la sua compagna Ninna Edgardh, 57 ani, teologa e madre di due figli, hanno invitato 70 fra parenti e amici nella cattedrale di Uppsala per la benedizione della loro relazione, celebrata da un’amica vescovo, quattro anni prima che la chiesa autorizzasse ufficialmente questo genere di cerimonie.

Per gli omosessuali cattolici francesi, il presidente di Ekho, Gunnar Beckström, profondo conoscitore delle tecniche di lobbying, ha un consiglio: “Che si alzino in piedi e dicano chiaramente che non vogliono più essere oppressi”. Perché il papa ha torto: “Deve cominciare a leggere i testi correttamente e interessarsi allo studio recente della Bibbia”. E ribadisce con energia: “L’omosessualità non è una malattia. Opprimere gli omosessuali non è la volontà di dio”.

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