Pubblicato in: Letteratura, Scuola

De rerum…

Un simpatico e leggero articolo di Alberto Mattioli su La Stampa; si parla del latino.

“L’ultimo sponsor del latino è anche il più illustre. Annunciando la sua abdicazione in latino, Benedetto XVI rilancia la più viva delle lingue morte. Del resto, Joseph Ratzinger è il Pontifex Maximus di una Chiesa che da Roma ha preso tutto: la sede, l’universalità, l’organizzazione territoriale e, appunto, la lingua. Ricordate Dante? «Roma, onde Cristo è romano». Eh, il latino. Più si cerca di mandarlo giù, più si tira su. Sopravvive a epurazioni scolastiche e concilii ecumenici. Trovando, sempre, testimonial affezionati. Come Georges Brassens, di certo non un lefevriano, che già negli Anni Settanta cantava così: «Il ne savent pas ce qu’il perdent / Tous ces fichus calotins / Sans le latin, sans le latin / La messe nous emmerde», e non crediamo che si debba tradurre. «Calotin», comunque, in argot è il prete.

Solo nostalgia? No. Il «Figaro» nota che il latino non solo è vivo e vegeto, ma vende anche benissimo. E riporta una dichiarazione di Marcel Botton, presidente della società Nomen International, specializzata nel trovarne uno ai prodotti: «l’economia mondiale dei prodotti è greco-latina» e «le lettere latine dominano il mondo». Esagerato? Macché. Ci sono le automobili Volvo, Audi e Fiat (Fabbrica Italiana Automobili Torino, ma anche verbo latino), i fermenti lattici di Actimel, la crema Nivea, gli orologi Festina, i tappi per le orecchie Quies, computer Acer, le salse Rustica, l’omino della Michelin si chiama Bibendum e Navigo l’abbonamento alla metro di Parigi. La mitologia greca va forte nella moda: Hermès, Nike. Non è solo questione del latino che insegna a ragionare, a sistemare i pensieri in ordine logico, soggetto verbo e complemento, come ci ripetevano quando recalcitravamo davanti al rosa rosae. E’ che il latino è economo di parole, è tutto nervi e niente grasso, incita e anzi obbliga alla sintesi. Niente di meglio per gli slogan. Altro che tweet.

9782915732450_1_75.jpgSempre dalla Francia arriva un’altra bella notizia per il latino. Il «Petit Nicolas», che non è Sarkozy ma il protagonista del fumetto nazionale insieme ad Asterix (con cui peraltro ha in comune lo sceneggiatore Goscinny, il disegnatore è invece Sempé), 13 milioni di copie vendute in tutto il mondo, è stato tradotto per la prima volta in latino, a uso e consumo dei 9.500 professori di lettere classiche francesi e dei loro 500 mila studenti. Bene: il «Pullus Nicolellus» è andato benissimo e, uscito in novembre, ha già avuto tre ristampe. Un trionfo (per inciso: la tipica esclamazione del Nicolas-Nicolellus, «C’est chouette!», è diventata «Glaucops est!»).

Poi ci sono i finlandesi. I quali parleranno pure una lingua che non è simile a nessuna altra, ma sono affezionatissimi a quella da cui sono derivate molte altre. Insomma, sono dei latinisti talmente appassionati che la radio di Stato ha un notiziario in latino seguito da 75 mila fedelissimi. E quando è toccata a Helsinki la presidenza di turno dell’Unione europea, i finlandesi ne hanno pubblicato i comunicati nella lingua di Cicerone. Del resto, Mario Capanna fece un memorabile discorso al Parlamento europeo esprimendosi appunto in latino, la più europea delle lingue. E venne complimentato da Otto d’Absburgo: divisi dalla politica, uniti dalla lingua.”

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Filosofia e teologia, Storia

Solo con Dio

E’ un collegamento che abbiamo evidenziato in alcune classi:

  1. Parte della dichiarazione di Benedetto XVI: “Dopo aver ripetutamente esaminato la mia pensiero.jpgcoscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”.

  2. Estratto dell’articolo di Costantino Esposito de Il sussidiario da me postato ieri: “Con un tono – ed un metodo – che sembrano presi direttamente dalle Confessioni di Agostino, Benedetto XVI afferma di «aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio» (conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata), raggiungendo così la certezza (ad cognitionem certam perveni) di non avere più le forze per esercitare il ministero petrino e amministrare la Chiesa di fronte alle grandi sfide per la vita della fede. Il fattore decisivo è semplice ed evidente: la coscienza di me di fronte al Tu che mi chiama e insieme la presenza di questo Tu che riaccade nella domanda che diviene certezza.”

  3. Estratto del documento conciliare Gaudium et Spes n.16: “Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce, che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento opportuno risuona nell’intimità del cuore: fa questo, evita quest’altro. L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell’uomo, e secondo questa egli sarà giudicato. Lacoscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità. Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge che trova il suo compimento nell’amore di Dio e del prossimo”.