Pubblicato in: Filosofia e teologia, Storia

Le reazioni dei tradizionalisti

In questo articolo Snadro Magister si chiede: Come hanno reagito alle dimissioni di Benedetto XVI i più risoluti difensori della tradizione cattolica?

Vaticano-420x278.jpg“Lo storico della Chiesa Roberto de Mattei ha commentato la decisione di papa Joseph Ratzinger con una nota sul sito web da lui diretto “Corrispondenza Romana”: De Mattei non contesta la legittimità della rinuncia di Benedetto XVI al pontificato. Riconosce che “è contemplata dal diritto canonico e si è storicamente verificata nei secoli”. E dice che è anche fondata teologicamente, perché pone termine non alla potestà di ordine conferita dal sacramento, che è indelebile, ma alla sola potestà di giurisdizione. Dal punto di vista storico, però, de Mattei sostiene che la rinuncia di papa Joseph Ratzinger “appare in assoluta discontinuità con la tradizione e la prassi della Chiesa”: “Non si può fare un paragone né con Celestino V, che si dimise dopo essere stato strappato a forza dalla sua cella eremitica, né con Gregorio XII, che fu costretto a sua volta a rinunciare per risolvere la gravissima questione del Grande Scisma d’Occidente. Si trattava di casi di eccezione. Ma qual è l’eccezione nel gesto di Benedetto XVI? La ragione ufficiale, scolpita nelle sue parole dell’11 febbraio, esprime, più che l’eccezione, la normalità”. È la “normalità” che coinciderebbe semplicemente con “il vigore sia del corpo, sia dell’animo”. Ma allora “c’è da chiedersi”: “In duemila anni di storia, quanti sono i papi che hanno regnato in buona salute e non hanno avvertito il declino delle forze e non hanno sofferto per malattie e prove morali di ogni genere? Il benessere fisico non è mai stato un criterio di governo della Chiesa. Lo sarà a partire da Benedetto XVI?”.

Se sarà così – scrive de Mattei – il gesto di Benedetto XVI assume una portata “non semplicemente innovativa, ma rivoluzionaria”: “L’immagine dell’istituzione pontificia, agli occhi dell’opinione pubblica di tutto il mondo, sarebbe infatti spogliata della sua sacralità per essere consegnata ai criteri di giudizio della modernità”. E sarebbe così raggiunto l’obiettivo rivendicato più volte da Hans Küng e da altri teologi progressisti: quello di ridurre il papa “a presidente di un consiglio di amministrazione, ad un ruolo puramente arbitrale, con a fianco un sinodo permanente di vescovi, con poteri deliberativi”.

Molto più radicali sono le conclusioni a cui arriva il filosofo e teologo Enrico Maria Radaelli. Egli ha argomentato le sue critiche al gesto di Benedetto XVI in una nota di 13 pagine, pubblicata sul suo sito web: “Perché papa Ratzinger-Benedetto XVI dovrebbe ritirare le sue dimissioni. Non è ancora il tempo di un nuovo papa perché sarebbe quello di un antipapa”. Radaelli muove dalle parole di Gesù risorto all’apostolo Pietro, nel capitolo 21 del vangelo di Giovanni. Ne ricava che “la croce è lo status di ogni cristiano” e quindi “ribellarsi al proprio status, rigettare una grazia ricevuta, parrebbe per un cristiano colpa grave contro la virtù della speranza, contro la grazia e contro il valore soprannaturale dell’accettazione della propria condizione umana, tanto più grave se la condizione ricopre ruoli ‘in sacris’, come è la condizione, di tutte la più eminente, di papa”. Come il Pietro del “Quo vadis” che fuggendo da Roma si imbatte in Gesù che va a morire al suo posto, così “succede quando un papa (ma anche l’ultimo dei fedeli) fugge dal luogo dove l’ha spinto Cristo a penare, a soffrire, forse a morire: succede che Cristo va a penare, a soffrire, forse anche morire, sì, al posto suo”. È vero – riconosce Radaelli – che il canone 333 del codice di diritto canonico stabilisce che un papa ha il potere di dimettersi, “ma io dico che tale potere non l’ha neanche il papa, perché sarebbe l’esercizio di un potere assoluto che contrasta con l’essere di se stesso medesimo”. Ed “è impossibile persino a Dio” non essere quel che si è. Quindi le dimissioni di un papa – prosegue –, anche se permesse legalmente, “non sono permesse metafisicamente e misticamente, perché nella metafisica sono legate al nodo dell’essere, che non permette che una cosa contemporaneamente sia e non sia, e nella mistica sono legate al nodo del Corpo mistico che è la Chiesa, per il quale la vicarietà assunta [dal successore di Pietro] con il giuramento dell’elezione pone l’essere dell’eletto su un piano ontologico sostanzialmente diverso da quello lasciato: sul piano più metafisicamente e spiritualmente più alto di vicario di Cristo”. E ancora: “Non considerare questi fatti è a mio parere un colpo micidiale al dogma. Dimissionarsi è perdere il nome universale di Pietro e regredire nell’essere privato di Simone, ma ciò non può darsi, perché il nome di Pietro, di Cephas, di Roccia, è dato su un piano divino a un uomo che, ricevendolo, non fa più solo se stesso, ma ‘fa Chiesa’. Senza contare che non potendo in realtà dimettersi il papa autodimessosi, il papa subentrante, suo malgrado, in realtà non sarà che un antipapa. E regnante sarà lui, l’antipapa, non il vero papa”.

Conclude Radaelli: “La considerazione finale è dunque questa: papa Joseph Ratzinger-Benedetto XVI non dovrebbe dimettersi, ma dovrebbe recedere da tale sua suprema decisione riconoscendone il carattere metafisicamente e misticamente inattuabile, e così anche legalmente inconsistente. Non le dimissioni, ma il loro ritiro diventa un atto di soprannaturale coraggio, e Dio solo sa quanto la Chiesa abbia bisogno di un papa soprannaturalmente, e non umanamente, coraggioso. Un papa cui inneggino non i ‘liberal’ di tutta la terra, ma gli angeli di tutti i cieli. Un papa martire in più, giovane leoncello del Signore, porta più anime al cielo che cento papi dimissionati”.”

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, Letteratura

Da soli col cielo

8370621378_04ed4dc7dd_b.jpg

“Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle e l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete.” (Pavel Florenskij)

Pubblicato in: Filosofia e teologia, Religioni, Storia

Anticipo?

Scrive Alessandro Speciale su Vatican Insider:

“Il Papa sta prendendo in considerazione la pubblicazione di un Motu Proprio, nei prossimi papa, conclave, benedetto xvi, elezione papagiorni, ovviamente prima dell’inizio della Sede Vacante, per precisare alcuni punti particolare della Costituzione apostolica sul Conclave (Universi Dominici Gregis, ndr) che nel corso degli ultimi anni gli erano stati presentati”. L’annuncio è arrivato a tarda mattinata da parte del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, dopo l’anticipazione di questa mattina di Vatican Insider. Il direttore della Sala Stampa vaticana precisa però di non sapere se papa Ratzinger “riterrà necessario od opportuno fare una precisazione sulla questione del tempo dell’inizio del Conclave. Se e quando il documento verrà pubblicato lo vedremo”. Per Lombardi, le precisazioni del Motu Proprio potrebbero riguardare “qualche punto di dettaglio” come la “piena armonizzazione con un altro documento che riguarda il Conclave, cioè l’Ordo Rituum Conclavis”, che regola le preghiere e le formule recitate per l’elezione di un nuovo papa. “In ogni caso – ha concluso il portavoce vaticano – la questione dipende dalla valutazione del papa e se vi sarà questo documento verrà reso noto nel modo opportuno”. Durante un briefing che si è tenuto questa mattina in Vaticano, il Vice Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, Ambrogio Piazzoni, ha spiegato che, alla luce della legislazione attuale, “se i cardinali arrivano a Roma prima dei 15 giorni di attesa previsti non c’è più nulla da attendere”, ed in tale caso la riunione dei cardinali potrebbe avere inizio anche prima del termine previsto da Universi Dominici Gregis. La Costituzione prevede, al punto 37, che “dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente vacante, i Cardinali elettori presenti debbano attendere per quindici giorni interi gli assenti; lascio peraltro al Collegio dei Cardinali la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l’inizio dell’elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo, venti giorni dall’inizio della Sede Vacante, tutti i Cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all’elezione”.

Piazzoni ha comunque sottolineato che “fino alle 19,59 del 28 febbraio il Papa è il supremo legislatore e può intervenire anche sulle norme che regolano il Conclave”, perché “ il Santo Padre è l’unico che può intervenire nella legislazione relativa al Conclave”. Fino al momento delle sue dimissioni, ha aggiunto, “l’interpretazione della legge la può dare soltanto il papa”. Nei giorni scorsi, Lombardi non aveva escluso un anticipo dell’avvio del Conclave, sottolineando che la questione “è stata posta anche da diversi cardinali e attendiamo risposta autorevole appena questa sia disponibile”. “La situazione è un po’ diversa da quella precedente, in cui la convocazione dei cardinali veniva fatta quando già la sede era vacante, mentre in questo caso con la comunicazione della rinuncia fatta alcune settimane prima e l’annuncio di avvio della sede vacante in anticipo, i cardinali ovviamente già sono consapevoli e possono prepararsi a venire con più tempo” a Roma, aveva spiegato il gesuita. “Nell’eventualità che siano già arrivati, non c’è nessuno da aspettare e si può interpretare la costituzione apostolica in modo differente. La domanda che c’è, qualcuno se la pone, qualcuno lo ha proposto. La domanda è aperta”.