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Tra Il Capitale e il Corano

coranoPubblico un articolo interessante e curioso di Samim Akgönül preso da Osservatorio Iraq. L’articolo è originariamente apparso su OrientXXI.
«Si può essere marxista e musulmano? Sì, affermano i membri del movimento Anti-Kapitalist Müslümanlar (musulmani anticapitalisti) che vedono nell’islam uno dei pilastri del loro impegno. Nel suo nome, si oppongono al Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) al potere.
La questione è antica nel cristianesimo: Cristo e gli apostoli possedevano beni di loro proprietà? Nel suo romanzo Il nome della rosa, Umberto Eco mette in scena dei monaci che discutono per decidere se Gesù era proprietario della tunica che portava al momento della sua crocifissione. Questa domanda può sembrare assurda, ma esprime il divario tra due visioni d’organizzazione della società: quella di individui che interagiscono più o meno liberamente, e quella di una comunità in cui l’individuo può esistere solo come parte di un gruppo. Tutte le religioni e tutte le ideologie, del resto, sono fondate sull’idea di comunità. Nella Lettera ai Galati 3:28, Paolo di Tarso afferma: “Non c’è più né ebreo né greco, non c’è più né schiavo né libero, non c’è più né uomo né donna; poiché tutti voi siete uno in Gesù Cristo”.
Gli risponde la sura 7 Al-Araf, versetto 158: “O uomini! Io sono per voi tutti il messaggero di Allah, al quale appartiene la sovranità dei cieli e della terra”.
Il carattere collettivo dei beni era stato poco considerato nell’islam popolare turco. Quest’ultimo è stato relegato in secondo piano dalla fondazione della Repubblica nel 1923, od oppresso poiché considerato simbolo di arretratezza. È stato sostituito da un islam normativo centralizzato e soprattutto nazionalizzato, trasformato in strumento di costruzione nazionale sotto il controllo rigoroso dello Stato. Ma da quando l’islam politico è al potere, e soprattutto dopo l’emergere di una generazione di musulmani intellettuali urbani, l’islam politico ha perso il suo carattere monolitico e si è dotato di diverse tendenze opposte. Uno degli esempi più sorprendenti di questa molteplicità è l’emergere di un gruppo di giovani musulmani che si oppongono duramente al partito al potere, il Partito per la giustizia e lo sviluppo (AKP), principale rappresentante dell’islam politico in Turchia. Questi musulmani anticapitalisti İhsan Eliaçıkrimproverano al potere islamista di essere più capitalista… che islamico. L’Anti-Kapitalist Müslümanlar è organizzato attorno alla figura di İhsan Eliaçık, un intellettuale iconoclasta che ha dedicato la sua vita alla necessaria “rinascita islamica”. Diventato scrittore ed editore dopo l’abbandono dei suoi studi di teologia, ha redatto una ventina di libri sull’idea di un islam sociale e solidale. E la sua casa editrice Inșa Kültürevi (“casa culturale di costruzione”), installata in uno dei quartieri più “islamisti” di Istanbul, Fatih, è diventata la piattaforma intellettuale “dell’islam rivoluzionario”, titolo di uno dei lavori di Eliaçık. I musulmani anticapitalisti sono spesso giovani provenienti dalle fasce popolari, politicizzati all’università, vicini alle idee marxiste ma che continuano a definirsi musulmani. La conciliazione tra un’appartenenza marxista ed un’appartenenza musulmana convinta avviene attraverso una serie di principi islamici interpretati come fondamenta di una posizione solidale, sociale, socialista e soprattutto anticapitalista.
Come fonti, due pilastri: il Corano ed Il Capitale. Ad esempio, il versetto 39 della sura An-Najm, (“la stella”) recita: “e in verità, l’uomo non ottiene che (il frutto) dei suoi sforzi” viene interpretato come un versetto favorevole ai proletari.
O anche, il versetto 7 della sura 59 Al-Hasr (“l’esodo”) – “(i beni) degli abitanti delle città, che Allah ha concesso senza combattere al Suo Messaggero, appartengono ad Allah, al Messaggero, ai parenti stretti, agli orfani, ai bisognosi e al viaggiatore in emergenza, affinché ciò non circoli solo tra i ricchi” – è, secondo i musulmani anticapitalisti, la prova della necessità della condivisione.
Questo gruppo non si oppone soltanto al capitalismo del AKP. E’ d’accordo su molti punti con gli altri movimenti politici della sinistra socialista e/o liberale. La sua presenza nel movimento di Gezi del giugno 2013 era evidente, soprattutto durante le preghiere del venerdì nel centro della “comune di Gezi” o quando hanno organizzato “le rotture del digiuno” (Yeryüzü iftarı), in strada, decisamente in contrasto con il fasto degli iftar dei politici e dell’alta borghesia. I musulmani anticapitalisti sono anche multiculturalisti, al contrario dei nazionalisti turchi. Difendono una Turchia diversa, basandosi sulla sura 30 Ar-Rum (“i Romani”), versetto 22: “E tra i suoi segni è la creazione dei cieli e della terra e la varietà delle vostre lingue e dei vostri colori”.
Contemporaneamente, optano per una soluzione pacifica della questione curda, dilemma principale della società turca dalla fondazione della Repubblica.
Infine, una particolarità considerevole dei musulmani anticapitalisti, rispetto ad altri movimenti generati dal panorama islamista, è il loro approccio umanistico alle questioni di genere e di sessualità. Forniscono un certo sostegno – timido ed indiretto – ai diritti delle donne e della comunità LGBT (lesbiche gay bisex transessuali). Ad esempio nel 2013, in occasione del processo degli assassini di un giovane omosessuale a Diyarbakir da parte di suo padre e dei suoi due zii avvenuto nel febbraio 2012, i musulmani anticapitalisti hanno dichiarato pubblicamente il loro sostegno alla condanna, poiché secondo il Corano “assassinare una persona è assassinare tutta l’umanità” e “il sistema capitalista crea oppressori che escludono ogni differenza, comprese le tendenze sessuali”.
Così, benché questo gruppo resti ancora marginale per numero dei militanti, il suo atteggiamento è pragmatico e destinato ad intensificare la sua presa. Si tratta di una discussione allo stesso tempo interna al mondo musulmano ma anche globale, parte di una critica sociale che supera di gran lunga la disputa religiosa.»

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Come si fanno i papà

In questi anni mi è capitato di raccogliere i racconti di studentesse e studenti (una grande minoranza, per fortuna) che avevano la necessità di sfogarsi per la mancanza di qualcosa che ritenevano fondamentale, anzi, per la verità di qualcuno per loro essenziale: una figura genitoriale significativa, un adulto di riferimento, una madre, un padre nei quali potersi rispecchiare, dai quali essere riconosciuti, apprezzati, amati, ascoltati, rimproverati, abbracciati. Una delle canzoni più famose di Stromae, Papaoutai, afferma: “Tutti lo sanno come si fanno i bambini, ma nessuno sa come si fanno i papà”. Il video è dolorosamente bello: un ragazzo si confronta con un padre presente solo fisicamente. Il padre non parla, non si muove, non interagisce come fanno invece i genitori degli altri ragazzi e che il figlio invidia: solo nei suoi sogni ballano insieme. La conclusione è angosciante: il figlio si identifica con l’unica cosa che ha imparato dal padre e si mette immobile davanti alla tv con lo stesso sguardo perso ed ebete del genitore.

Dites-moi d’où il vient Enfin je serais où je vais
Maman dis que lorsqu’on cherche bien On finit toujours par trouver
Elle dit qu’il n’est jamais très loin Qu’il part très souvent travailler
Maman dit travailler c’est bien Bien mieux qu’être mal accompagné
Pas vrai? Où est ton papa? Dis moi où est ton papa!
Sans même devoir lui parler, Il sait ce qu’il ne va pas.
Hein sacré papa! Dis moi où es-tu caché!
Ça doit…
Faire au moins mille fois que j’ai Compté mes doigts Hé!
[REFRAIN]
Où t’es? Papaoutai? Où t’es? Papaoutai? Où t’es? Papaoutai?
Outai outai où papaoutai? Où t’es? Papaoutai? Où t’es? Papaoutai?
Où t’es? Papaoutai? Outai outai où papaoutai?
[COUPLET 2]
Quoi, qu’on y croit ou pas Y aura bien un jour où on y croira plus
Un jour où l’autre on sera tous papa Et d’un jour à l’autre on aura disparu
Serons-nous détestable? Serons-nous admirable? Des géniteurs ou des génies?
Dites nous qui donnait Sans soucis responsable!
Ah dites nous qui diar Tout le monde sait Comment on fait des bébés
Mais personne sait Comment on fait des papas
Monsieur j’sais tout On aurait hérité, c’est ça.
Trop d’sucer d’son pouce ou quoi? Dites nous où s’est caché, Ça doit…
Faire au moins mille fois qu’on a bouffé nos doigts Hé!
[REFRAIN]
Où t’es? Papaoutai? Où t’es? Papaoutai? Où t’es? Papaoutai?
Outai outai où papaoutai? Où t’es? Papaoutai? Où t’es? Papaoutai?
Où t’es? Papaoutai? Outai outai où papaoutai? Où est ton papa?
Dis moi où est ton papa! Sans même devoir lui parler, Il sait ce qu’il ne va pas.
Hein sacré papa! Dis moi où es-tu caché! Ça doit…
Faire au moins mille fois que j’ai Compté mes doigts Hé!
Où est ton papa? Dis moi où est ton papa!
Sans même devoir lui parler, Il sait ce qu’il ne va pas.
Hein sacré papa! Dis moi où es-tu caché! Ça doit…
Faire au moins mille fois que j’ai Compté mes doigts Hé!