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Tra redenzione e libertà

bob

Ci sono canzoni che mettono i brividi. Certo, è soggettivo. Mi sono imbattuto in uno di quei video che girano in rete per un po’ e poi finiscono nel dimenticatoio: più di un anno fa, nell’edizione olandese di The Voice, un concorrente ha proposto “Redemption song” di Bob Marley.

E’ una canzone del 1979, molto acustica e folk e poco reggae, passata alla storia come il testamento spirituale di Bob Marley (mentre scrive le canzoni dell’album “Uprising”, il cantante sa già di essere malato di cancro).

Si parte con il racconto di una vicenda che ricorda quella di Giuseppe, venduto a dei mercanti dai fratelli gelosi che lo avevano buttato in un pozzo e che poi, negli anni, trova la strada del proprio riscatto grazie a Dio: “Vecchi pirati, sì, mi hanno fregato, venduto alle navi di mercanti, qualche minuto dopo avermi tolto dall’inferno senza fondo. Ma la mia mano venne fortificata dalla mano dell’onnipotente”.
Nel ritornello vengono uniti due concetti: quello di redenzione e quello di libertà. “Tutto quel che ho avuto sono canti di libertà. Vuoi aiutare a cantare questi canti di libertà? Perché tutto quel che ho mai avuto sono canti di redenzione, canti di redenzione”. Il legame tra la liberazione dal peccato e libertà è un tema centrale del racconto biblico e dell’esperienza di fede. Per il popolo ebraico la liberazione dalla schiavitù dall’Egitto (argomento caro al popolo giamaicano e a tutti i popoli che hanno vissuto l’esperienza dello schiavismo) è alla radice del rinnovato rapporto con Dio, della “Alleanza”.
Bob Marley sposta la sua attenzione sul presente e su nuove schiavitù, prima di tutto quelle mentali, e invita a non restare con le mani in mano, ma a liberarsi dalle paure legate alla terra (l’energia atomica) che sono ben poca cosa in confronto all’eternità (il tempo che non può essere fermato) e a darsi da fare per “adempiere al Libro”: “Emancipatevi dalla schiavitù mentale. Nessun altro all’infuori di noi stessi può liberare le nostre menti. Non temete l’energia atomica poiché nessuno di loro può fermare il tempo. Per quanto ancora uccideranno i nostri profeti mentre noi ce ne stiamo da parte a guardare? Alcuni dicono che è solo una parte del tutto. Siamo noi che dobbiamo adempiere al Libro.”
Qui sotto alcune cover…

Joe Strummer:

Chris Cornell:

La Casa del Vento:

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In alto, solo la luna

Longarone

Stasera, guardando la luna, penserò a Micaela e all’angoscia che ho provato la prima volta che, da piccolo, i miei mi hanno portato a vedere la diga del Vajont. Racconta Micaela:

“C’era una strana aria, in quei primi giorni di ottobre, a Longarone. Si sentivano strani discorsi. La gente bisbigliava continuamente, ma non capivamo bene di cosa, almeno noi bambini. ricordo un discorso sentito così, di sera tra mamma e papà, un discorso fatto quando noi bambini, eravamo in cinque, non eravamo presenti. Ricordo quella sera che la mamma diceva al papà: “Non sarebbe meglio mandare i bambini a Belluno?”
Mi sono fermata ad origliare. Perché la mamma voleva mandarci via? Cosa avevamo fatto?
La voce di papà rispose: “Cosa vuoi che importi? Se cade la diga, parte anche Belluno! Se dobbiamo morire, meglio farlo tutti assieme!!”
Era un discorso troppo duro e forte, almeno per me. Incomprensibile! Guardavo la diga e pensavo: “Come può farci del male, farci morire?”
Ogni mattina, quando mi alzavo, aprivo la finestra e lei era lì, sempre incuneata tra le montagne, bella di una bellezza fredda e tranquilla. Come poteva, quel muro grigio che tutti venivano a vedere, portare morte? come poteva essere cattiva, se arrivavano corriere piene di persone anche straniere, soltanto per guardarla? Per una dodicenne come me era incomprensibile! C’erano stati dei piccoli terremoti, ma non poteva essere colpa della diga!!
vajontQualcosa però era diverso. Era proprio l’aria ad esserlo; c’era una tensione in tutte le persone, una paura, quasi, di guardarsi; un sussurrare quasi continuo, una paura nuova negli occhi! Papà faceva i turni alla diga, faceva dalle 14 alle 20. Alle 20 noi piccoli dovevamo andare a dormire; ho sentito arrivare papà con la macchina, aprire la porta della cucina e parlare con la nonna. Mia sorella più grande stava ad ascoltare la radio con loro. Dopo un po’ ho sentito delle voci, qualcuno parlare in maniera concitata, sedie che si spostano. Poi il rumore della macchina di papà che va via. Dopo pochi minuti, mi stavo riaddormentando.
Nel dormiveglia ho sentito un tuono. La voce di mia nonna che diceva a mia sorella che stava andando a dormire: “Chiudi le imposte che sta arrivando un temporale! Nello stesso istante, una folata di vento che arriva da lontano e fa sbattere le imposte, poi … un rumore sordo, fondo, la sensazione che il letto prendesse velocità, una forza spaventosa che mi prendeva alla schiena, mi piegava in due, mi schiacciava; la sensazione di essere di gomma, di allargarmi e poi restringermi, gli occhi diventati due stelle; una pressione enorme che mi tirava per i capelli, che mi risucchiava in un pozzo senza fine; mi inchiodava le braccia al corpo senza possibilità di muovermi; un gran male alla schiena giù in fondo; l’impossibilita’ di respirare … !
Questa forza che mi teneva legata non so a cosa mi ha fatto arrabbiare! Ricordo di aver pensato: “No! non voglio lasciarmi andare!”, anche se sembrava la sola cosa da fare. Ho, con tanta fatica, alzato un braccio, mi sono toccata la faccia cercando gli occhi, il naso, la bocca; mi sembrava di essere diventata sottile, schiacciata, senza spessore; ho alzato le braccia sopra la testa … cercavo qualcosa da toccare … e poi … il nero. Nero totale.
Non so quanto tempo dopo ho cominciato a sentirmi più leggera; non c’era più quel peso che mi schiacciava; ho sentito mani che mi tiravano, mi prendevano per una mano e un piede … finalmente aria! Ero libera!!
Una voce diceva: “E’ un’altra vecchia!” Al che mi sono arrabbiata e ho detto, o forse ho solo pensato; “Ho dodici anni!”
Altro buio … ricordo qualcuno che mi ha caricato in spalla (quella di Ado De Col, unico sopravvissuto dei Vigili del Fuoco); guardavo e vedevo solo sassi; enormi, bianchi; nessun rumore se non il respiro pesante e affannoso di chi mi stava portando in spalla; il vento … vento che soffiava gelido e con intensità.
In alto, solo la luna, grande, enorme, rotonda; sembrava prendesse tutto il mondo con la sua facciona rotonda e gialla. Non c’era altro che lei, la luna ed il mio terribile male alla schiena.
Dicevo: “Lasciami camminare, mettimi giù!”
Ado che ripeteva: “No!”. Altro buio.
Ado che ferma una macchina con quattro persone, mi sembravano due uomini seduti davanti e dietro due donne.
Quello che guidava è sceso, ha messo una sirena da qualche parte. Le due donne si sono strette e mi hanno fatto stendere sul sedile posteriore.
Urlavo dal dolore, non riuscivo a stendermi. Altro buio; sentivo solo qualcuno che gridava. Forse ero io.
Ricordo un soffitto, una luce tenue; non ero più in una macchina, qualcuno mi aveva messo in una lettiga; ricordo una persona che mi guardava, ricordo solo gli occhi.
Qualcuno spingeva velocemente la lettiga, poi … più niente fino alla visita della principessa Titti di Savoia.
Sono venuta a sapere soltanto poco tempo fa che mia sorella, quella che è morta e che non so dove sia stata sepolta, era nel letto vicino al mio, anche se a separarci c’era una mezza parete.
Non ho ricordi dei due mesi passati all’ospedale di Pieve di Cadore.
Non so assolutamente niente di quello che è successo in quel periodo, anche perché tutto quello che riguarda le cartelle cliniche e la storia medica non solo mia, ma, presumo, di tutti i superstiti ricoverati lassù, non esiste più, dato che i documenti riguardanti il nostro ricovero e quant’altro sono spariti, distrutti! A quel tempo, l’ospedale era privato; diventando poi statale, l’incaricato dell’archivio ha ritenuto non importante per nessuno la nostra posizione medico – ospedaliera. Questo e’ l’inizio del mio personale Vajont.”

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Gemme n° 7

educazione-siberianaM. ha proposto la seconda gemma. Ha portato in classe due libri: “Educazione siberiana” e “Il razzismo spiegato a mia figlia”. Ha detto “In realtà potevo portare qualsiasi libro: i libri per me sono evasione dalla realtà e mezzo per conoscere altre culture”.

Adoro leggere, chi frequenta assiduamente il blog lo sa. Desidero solo scrivere brevemente cosa mi piace dell’oggetto libro rispetto all’e-book:

  • prima di tutto l’odore, il profumo
  • poi il materiale cartaceo, opaco e ruvido, certamente non lucido e liscioil razzismo spiegato
  • vedere l’avanzamento fisico della lettura, il passare delle pagine e il rumore che fanno
  • il rumore della matita sulla carta mentre prendo un appunto
  • l’estetica: che dire? mi piacciono i rettangoli (i libri quadrati, pochi fortunatamente, non li amo troppo)
  • il dorso consumato dalla lettura e dal tempo.
Pubblicato in: Gemme

Gemme n° 6

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La prima gemma di oggi l’ha proposta S. (classe IV). Era un oggetto: una moneta di 5 centesimi portata come pendente di una collanina. “L’anno scorso è mancato il nonno e la nonna mi ha fatto questa per portarmi fortuna. Non lo fa sempre, ma mi fa ricordare di lui, di quanto per lui ero importante e di tutto il bene che mi ha voluto”.
Maria Rita Parsi afferma che “I nonni sono coloro che vengono da lontano e vanno per primi, ad indagare oltre la vita.” Io i nonni non li ho più accanto a me, al mio matrimonio non ho potuto godere della vicinanza di nessuno di loro ed è l’unica cosa triste di quel giorno. Però grande è il calore che sento nel cuore ogni volta che penso a loro…