Gemme n° 326

arco

L’idea per la gemma mi è venuta da una mail di tre giorni fa dell’ex parroco del mio paese. Ho allora deciso di portare il quadernone del gruppo animatori. Ci chiamiamo Arco e la nostra origine fa riferimento ad un campeggio fatto ad Osais; dopo 4-5 mesi abbiamo prodotto questo lavoro. Per me è uno dei lasciti del don, e per quest’anno è stata una sfida perché non pensavamo di farcela. Fare l’animatore mi porta tanto ed è stato importante capire che anche senza di lui siamo riusciti a costruire un percorso comunque dignitoso. Ci siamo sentiti molto coinvolti.” Queste le parole di V. (classe quinta).
Penso che il dono più grande, bello e importante che un educatore possa fare agli altri sia quello dell’autonomia, quello di camminare con le proprie gambe, quello di accompagnarli nell’essere adulti.

Gemme n° 325

Ho scelto di portare il trailer di un film visto qualche tempo fa; in realtà è abbastanza triste, ma mi è piaciuto perché tratta l’argomento della scuola ma non solo”. Questa la proposta di G. (classe terza).
Nel film, ad un certo punto, l’attore Adrien Brody afferma: “Ho provato a cambiare qualcosa. Ci ho provato. Onestamente. Questa è la fregatura. E’ che tutti noi abbiamo troppe storie di cui occuparci e questo ci distrae dall’obiettivo. Così ci lasciamo vivere. Certi giorni va meglio, altri va peggio e così, lo spazio per noi e per gli altri, si riduce”. Qual è il nostro obiettivo? Cosa ci distrae dal perseguimento?

Gemme n° 324

Eccomi qui. Mi sono preparata questo piccolo discorso perché non voglio dimenticare qualche pezzo a causa dell’emozione. Prometto che non sarà lungo. Ci tengo molto a questo momento perché è uno di quei momenti in cui posso realmente portare qualcosa che mi sta a cuore. Amo leggere le gemme degli altri e mi commuovo sempre, perché ci trovo qualcosa di unico ed è come se riuscissi a spiare per una frazione di secondo nei cuori di quelle persone, pur non conoscendone l’identità.
La mia gemma è un pezzo tratto dal libro “Per chi suona la campana” di Ernest Hemingway. Ho finito il libro lunedì e dire che mi è piaciuto è poco. Mentre lo leggevo pensavo di trovarmi in Spagna e avevo l’impressione che il mondo attorno a me era il mono del libro. Ho vissuto dentro al libro per tre settimane e anche adesso sento sulla pelle la piacevole sensazione che avvertivo leggendo. Non voglio dirvi di cosa parla la storia, me lo tengo per me in un atto di puro egoismo, ma vi dico che questo estratto mi ha colpita per la tematica affrontata: il tempo. Per me il tempo è un mistero, è un compagno e spesso ci rifletto; mi affascina e intriga. Mi sono resa conto che da giovani il tempo è uno scherzo, non ci pensiamo più di tanto; io ci penso e spero di riuscire a dire e fare tutto quello che voglio e sento nel tempo che avrò a disposizione, un po’ come Robert Jordan e Maria (i due protagonisti della scena).

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Una persona a cui tengo molto dice quasi sempre “L’attimo è infinito”. Fa sembrare tutto così eterno e in qualche modo mi tranquillizza, perché mi ricorda che nonostante lo scorrere del tempo, quel momento preciso, e di conseguenza tutti gli altri, durano per sempre, e dato che questo a me non sembra fatale, mi fa stare meglio. Ora, ora, ora. Sembra quasi una dolce bugia.” Così B. (classe quarta) ha presentato la sua gemma ai compagni.
Amo ascoltare Angelo Branduardi ed esplorando la sua discografia molti anni fa ho scoperto che aveva musicato un film tratto dal libro “Momo” di Michael Ende (l’autore di “La storia infinita”). In quel libro che ho letto alle medie e che ora avrei voglia di rileggere ci sono queste parole: “Esiste un grande eppur quotidiano mistero. Tutti gli uomini ne partecipano ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto. Questo mistero è il tempo. Esistono calendari ed orologi per misurarlo, misure di ben poco significato, perché tutti sappiamo che talvolta un’unica ora ci può sembrare un’eternità, ed un’altra invece passa in un attimo… dipende da quel che viviamo in quell’ora. Perché il tempo è vita. E la vita dimora nel cuore.”

Gemme n° 323

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Le foto che ho portato rappresentano un saggio fatto a giugno: Alice nel paese delle meraviglie. Io impersonavo Alice, personaggio che mi rispecchia molto perché piena di incertezze e dubbi, e soprattutto l’anno scorso ho avuto un periodo particolare. Quest’esperienza è stata importante e ancora più bella perché fatta con le mie amiche. Le foto rappresentano i momenti più belli vissuti quel giorno”. Così S. (classe seconda) ha presentato la propria gemma.
C’è un passo del libro di Carroll che mi piace particolarmente e che riguarda la strada, il procedere, il camminare, il viaggio, il trovare:
Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.
“Che strada devo prendere?” chiese.
La risposta fu una domanda:
“Dove vuoi andare?”
“Non lo so”, rispose Alice.
“Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”.”
Abbino queste parole a quelle di Antoine de Saint-Exupéry: “Conta solo il cammino, perché solo lui è duraturo e non lo scopo, che risulta essere soltanto l’illusione del viaggio”.

Fame di anima

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E’ dal 15 ottobre che sul blog compaiono “soltanto” le gemme. Sono stato assorbito da impegni di lavoro stringenti, l’ultimo dei quali, ieri pomeriggio, mi ha lasciato l’amaro in bocca e la sensazione che il lavoro che ho scelto di fare si stia lentamente trasformando in altro se non sto attento a mettere in chiaro delle cose con me stesso e con gli altri. Non è la prima volta che succede e ormai ho capito quale sia la migliore medicina in queste occasioni: nutrire la mia anima con quella di qualcun altro. Ho scelto le parole di Alda Merini e di una pagina del suo “Cantico dei Vangeli”:

Alzatevi dalle vostre sedie di dolore
e mangiatevi un corpo d’anima
e dimostrate a tutti
che senza denti voi divorate l’acqua
e che i secoli discendono dalle montagne.

Voi siete padroni dei secoli;
cosa vale un tradimento
di un miserrimo Giuda
di fronte all’incantesimo del mio respiro?
Io alito su tutte le cose,
sono il germe di Dio,
sono il fabbriciere delle nuvole,
dei tuoni,
delle profondità della terra.
Vi do il mio pane
perché sappiate di quanta abbondanza
un giorno voi sazierete la vostra anima.
Voi avete fame di anima,
e io ve la regalo
perché l’anima è come un feto
che sta nel vostro grembo
e non riesce a giungere
al nono mese
né riesce a risalire
le correnti del grande dolore.
Ma io vi stupirò
dimostrando che voi vivete
accanto all’uomo
che è identico a voi stessi,
che sono io,
io, la vostra anima.”

Gemme n° 322

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Ho portato come gemma il video fatto con alcuni amici della parrocchia che per me sono ragazzi speciali. Con loro non c’è niente che causi tristezza o problemi; ogni volta siamo sulla stessa lunghezza d’onda trovando modo di divertirci grazie alla passione per la musica o per intrattenere i bambini attraverso le attività che facciamo, come questo centro estivo che è occasione per divertirsi e per conoscere se stessi e le proprie potenzialità. Nessuno viene lasciato da parte creando qualcosa per i bimbi ma anche per noi; penso che seguire questa strada sia una delle cose più belle che mi siano capitate.” Questa è stata la gemma di M. (classe quarta) e visto che il video non è ancora on-line pubblico solo tre foto estratte da esso.
Il video è pieno di sorrisi, di divertimento, di gioia. Mi ha riportato indietro con la memoria, alla mia adolescenza e mi ha fatto venire alla mente una frase di George Bernanos: “È la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda, il resto del mondo batte i denti”.

Gemme n° 321

La terra santa
Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c’era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.
Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso le messe,
le messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.
Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E, dopo, quando amavamo,
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l’avello
anch’io mi sono ridestata
e anch’io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all’inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.
La gemma di F. (classe quinta) è una poesia scritta e recitata da Alda Merini: “Avrete notato delle differenze tra lo scritto e il parlato: le figlie hanno riscritto il testo. L’autrice era stata internata più volte per disturbo bipolare e la situazione, da lei spesso denunciata, era disumana in quelle scritture. Trovo che questa poesia sia tristissima e allo stesso tempo bellissima, un paradosso. Mi piace che lei abbia sempre detto che la pazzia è una cosa che tutti dovrebbero provare nella vita, anche quelle che si prova quando ci si innamora”.
Scriveva al tramonto della sua vita: “Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita”.

Gemme n° 320

La mia scelta è dovuta sia al fatto che mi piace il brano, sia al testo che tratta delle difficoltà e di come superarle. Mi ha fatto pensare a mia cugina che tre anni fa ha scoperto di avere la leucemia. E’ stata fortissima, si è impegnata in tutto. E’ guarita grazie al dono di midollo di suo fratello. Mi hanno colpito molto lei e la sua forza”. In questo modo C. (classe terza) ha presentato la sua gemma.
Una canzone che adoro per restare in ambito musicale. Spazio ai Pink Floyd:

Gemme n° 319

Non sapevo bene cosa portare come gemma e alla fine ho optato per un pensiero: tutti noi spesso ci dimentichiamo quanto fortunati siamo per il fatto di avere una casa, degli amici, la salute. Alcuni ragazzi della nostra età devono affrontare malattie e difficoltà, e noi ci dimentichiamo che anche le piccole cose, come andare a scuola, sono fortune. Dobbiamo renderci conto di essere fortunati.”
Trovo che la gemma precedente a questa e la successiva possano fare perfettamente da commento a questa di E. (classe seconda), a cui allego un breve pezzo teatrale di Antonio Albanese:

Gemme n° 318

In un periodo un po’ complicato della mia vita ho ricevuto una preziosa lettera da una mia amica; desidero leggerne l’ultima parte. In sostanza mi dice di lottare, un po’ come il protagonista del video che prende coscienza di sé e decide di riscattarsi.
«Tutto questo, oltre ad essere un riassunto di un libro, è il mio tentativo di dirti di non aver paura. Si lo so non so esprimerti quello che vorrei dirti per cui te lo scrivo con le parole di Chesterton.
Non aver paura di quello che hai di fronte a te. Niente potrà far smettere di lottare qualcuno che sa chi lotta. Per cui capisci per chi lotti, non contro chi, non con chi ma per chi. Purtroppo non ci scegliamo coloro che ci sosterranno nella lotta, sarà Dio a sceglierli per noi, magari saranno le persone che più ti stanno sul cazzo ma saranno quelle che lotteranno con il tuo stesso ideale. Non sceglierai contro chi lottare perché alle volte lotterai contro te stessa, e saranno le battaglie più dure che affronterai. Quando lotterai per non cedere a quella voglia di appoggiare la spada, alla voglia di smettere di vivere, di smettere di alzarti dal letto, lì capirai che tu da sola non hai la capacità di vincere. Non riesci a salvarti.
Una canzone dice ‘farti non sai e pur sei fatto, amar non sai e sei amato’. Solo un Padre può amarti così tanto da farti, da donarti continuamente a te ogni istante.
Tu dicevi di voler dare un senso alla tua vita. Eppure la bellezza della vita è che non c’è vita senza senso, non c’è attimo sprecato, tutto è fatto. E il senso di questo tutto è che è fatto per te. Il senso delle montagne e del mare, dei professori e degli amici, di me che ti scrivo ora, è che è fatto per Deborah. E le cose hanno un senso perché fanno ciò per cui sono state create. Quindi se vuoi dare un senso alla tua vita fai ciò per cui sei stata creata, che vuol dire banalmente domani alzati per prendere la corriera e andare a scuola, banalissimo, ma stavolta fallo guardando alla bellezza delle cose. Guarda a quelle piccole cose che ti colpiscono, un gesto o un fiore, e pensa che sono per te.
Non è il problema del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma il problema di chi abbia messo il bicchiere e riempito di acqua. Se tu avessi sete e uno ti porgesse un bicchiere di acqua mezzo pieno penseresti che questo è mezzo vuoto o che quel tipo, magari sconosciuto, ha avuto una tenerezza tale di te e del tuo bisogno da darti l’acqua?
Ti lascio con questa frase di Cesare Balbo che Tecla mi scrisse tanto tempo fa e chi io conservo leggendola nei momenti di debolezza.
Solo i codardi chiedono al mattino della battaglia il calcolo delle probabilità; i forti e i costanti non sogliono chiedere quanto fortemente né quanto a lungo, abbiano da combattere, ma come e dove, e non hanno bisogno se non di sapere per quale via e per quale scopo, e sperano dopo, e si adoperano, e combattono, e soffrono così, fino alla fine della giornata, lasciando a Dio gli adempimenti.”
Tu non sai il bene che ti voglio scrivendoti questa lettera, vorrei abbracciarti forte ma la distanza me lo impedisce.
P.S. Quando capirai la pochezza del tuo essere niente e contemporaneamente la grandezza del tuo essere continuamente creata e amata alla promettimi che verrai in lacrime a dirmelo. Sottolineo in lacrime perché piangerai di gioia.»”
La gemma di D. (classe quarta) è già molto ricca così com’è; suggerisco solo una canzone e invito ad ascoltarne con molta attenzione il testo, magari ascoltandola più volte…

Gemme n° 317

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La mia gemma è un libro: “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee. Vi si affronta il tema del razzismo e della discriminazione negli Stati Uniti degli anni ’30, dal punto di vista di una ragazzina (Scout) figlia di un avvocato (Hatticus Finch) che deve difendere un uomo di colore innocente ma ritenuto colpevole. Lo stesso titolo fa riferimento a ciò che è sconosciuto ma comunque vicino. Abbiamo paura di quello che non conosciamo. Il libro fa riflettere: io non ho pregiudizi, ma vorrei riuscire a trasmettere questo modo di vedere la vita anche ad altre persone, anche a mio fratello. Siamo tutti uguali e non dobbiamo fare differenze o criticare gli altri”. Così si è espressa S. (classe terza).
Ho letto il libro la scorsa estate e mi è molto piaciuto. Riporto un dialogo:
“Vuoi dire che se non difendi quell’uomo, Jem e io potremmo non darti più retta?”
“Più o meno.”
“Perché?”
“Perché non potrei più pretenderlo da voi. Vedi Scout, a un avvocato succede almeno una volta nella sua carriera, proprio per la natura del suo lavoro, che un caso abbia ripercussione diretta sulla sua vita. Evidentemente è venuta la mia volta. Può darsi che a scuola tu senta parlare male di questa faccenda, ma se vuoi aiutarmi devi fare una cosa sola: tenere la testa alta e le mani a posto. Non badare a quello che ti dicono, non diventare il loro bersaglio. Cerca di batterti col cervello e non con i pugni, una volta tanto… È una buona testa, la tua, anche se è dura a imparare!”
“Atticus, vinceremo la causa?”
“No, tesoro.”
“Ma allora, perché…”
“Non è una buona ragione non cercare di vincere sol perché si è battuti in partenza,” disse Atticus.”

E un po’ più avanti si può trovare questa perla:
“Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede”.

Gemme n° 316

Ho deciso di portare questa sequenza sia perché adoro Bob Marley, sia perché alcuni concetti sono molti attuali. Anche nel momento che stiamo vivendo ora in Italia: penso siano necessari più solidarietà e amore”. Così F. (classe quinta) ha presentato la sua gemma.
Molto probabilmente l’album citato è Legend, di cui fa parte anche la famosa Get up, stand up: “La maggior parte della gente pensa che il Bene scenderà dal Cielo, porterà via ogni cosa e renderà tutti felici. Ma se capiste quanto vale la vita badereste alla vostra su questa terra e ora che avete visto la luce ribellatevi per i vostri diritti”.

Gemme n° 315

j

Ho portato una foto in cui sono con mia mamma nel 2005. Ho deciso così perché lei è molto per me: è una sorella che non ho mai avuto, mi aiuta sempre, mi tira su il morale, mi diverte, fa le facce buffe, scherza con me, mi rallegra la giornata. C’è sempre stata e posso sempre contare su di lei.” Questa è stata la gemma di J, (classe seconda).
Appoggio qui un capolavoro di Alda Merini: Tra le tue braccia
C’è un posto nel mondo
dove il cuore batte forte,
dove rimani senza fiato,
per quanta emozione provi,
dove il tempo si ferma
e non hai più l’età;
quel posto è tra le tue braccia
in cui non invecchia il cuore,
mentre la mente non smette mai di sognare…
Da lì fuggir non potrò
poiché la fantasia d’incanto
risente il nostro calore e no…
non permetterò mai
ch’io possa rinunciar a chi
d’amor mi sa far volar.”

Gemme n° 314

m

La mia gemma è Martina, la mia insegnante di danza da quando avevo 5 anni. Con lei ho un bellissimo rapporto e ogni volta che ho bisogno di un consiglio me lo dà. La foto è recente e per me è l’immagine della libertà: questo vedo nella danza.” Questa è stata la gemma di S. (classe seconda).
Direi che la frase della ballerina canadese Melissa Hayden si colloca bene in questo contesto: “Imparare a camminare ti rende libero. Imparare a danzare ti dà la libertà più grande di tutte: esprimere con tutto il tuo essere la persona che sei”.

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