Ditemi che non avete dormito!


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Ditemi che non avete dormito! Mi rivolgo ai genitori delle ragazze e dei ragazzi che ieri sera sono saliti sul palco del Palamostre di Udine per la rappresentazione “Lo stato d’assedio” di Albert Camus. Sono tornato a casa con la gioia pura nel cuore. È vero, sono di parte perché molti di loro li conosco. Ho dormito poco e niente: ero travolto dall’emozione, dal fatto di vederli muovere sul palco, di guardarli trepidare, fremere, concentrarsi, esultare. Hanno imparato parti non da poco su di un testo di spessore altissimo, hanno lavorato tanto e si sono autogestiti. Li vedevo fermarsi a scuola per pranzare insieme e poi iniziare le prove guidati da Alessandra, Elisabetta e Valentina, tre studentesse dell’ultimo anno.
Stanotte, mentre ero a letto con gli occhi velati di emozionate lacrime e con cuore e cervello galoppanti, mi è venuto spontaneo pensare ai loro genitori: quanto orgoglio, quanta trepidazione, quanto trasporto dovete aver provato in quell’ora abbondante di intenso spettacolo? Se in noi insegnanti presenti c’era quel gran subbuglio, cosa mai poteva esserci in voi? Ditemi che avete condiviso la mia felice insonnia!

Una risposta a "Ditemi che non avete dormito!"

  • Eccoci: genitori insonni da anni, come certamente alcuni insegnanti che fanno la differenza, per questi giovani in cerca di espressione e realizzazione. In cerca di senso nelle parole degli adulti, capaci di distinguere a cuore e a naso chi dice la verità e chi si è spento nella paura. Questo ho rivisto ieri sera. La paura ha tante facce. Ed è l’unico ostacolo che ci impedisce la Vita, l’Amore. Lo hanno capito queste ragazze e ragazzi. E sapendolo lo affrontano ovunque.
    Anche ieri sera.
    Grazie professore.
    Mi pare preziosissimo il riconoscimento per questo impegno.
    È il minimo sostegno, secondo me dovuto a chi, senza garanzie, si sa districare in questa realtà densa di scorciatoie, urla, bugie, vacuità e sa vedere sempre da dove originano autentiche risorse per costruire Coscienza. Fare Anima.
    Grazie quindi a tutti loro.
    Stefano Minniti

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