Gemma n° 1936

“Ho scelto di portare la foto di questo foglio (non ho rischiato di rovinare l’originale) con le firme dei giocatori dell’Inter del 2014. C’è la data della mia prima partita allo stadio con mio padre e un mio amico; sono sempre stato tifoso dell’Inter e da piccolo avevo il sogno di incontrare i giocatori dal vivo. Mio padre era amico di uno dei membri dello Staff e il giorno prima della partita abbiamo assistito ad un allenamento e poi ho parlato con alcuni giocatori e mi sono fatto fare le firme. E’ stato uno dei momenti più belli della mia vita ed è un ricordo indelebile”.

Lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano ha scritto: “Una volta alla settimana, il tifoso fugge da casa sua e va allo stadio. Sventolano le bandiere, suonano le trombe, i razzi, i tamburi, piovono le stelle filanti e i coriandoli: la città scompare, la routine si dimentica, esiste solo il tempio. In questo spazio sacro, l’unica religione che non ha atei esibisce le sue divinità…”. Commento così la gemma di D. (classe terza), ricordando anche che devo avere da qualche parte, probabilmente tra le pagine di un vecchio diario, due fogli ingialliti con le firme di Oliver Bierhoff e di Marcio Amoroso.

Gemma n° 1935

“Fin da piccola i miei genitori mi hanno fatto sentire la loro passione per il rock e qualche volta mi portavano ai concerti (ad esempio Vasco) o mi facevano vedere dvd di concerti. Quando gli AcDc sono venuti a Udine mi sono innamorata della chitarra di Angus Young e anche vedendo i filmati dei concerti ero sempre colpita dalle chitarre. Così, intorno ai 10-11 anni, mi hanno comprato una chitarra, una prima chitarra senza grosse prestazioni. A insegnarmi come tenerla in mano e le cose basiche come le note è stata la mamma; poi i miei si sono separati e ho dovuto imparare da sola piano piano. Poi un giorno la chitarra si è rotta e loro non hanno pensato di prendermene un’altra. Allora ho iniziato a mettere da parte i soldi e qualche mese fa ho preso questa e ho ripreso a suonare e a rivivere la mia passione più grande”.

Sembra il racconto di un mito della musica che parla della sua infanzia e di come sia iniziato tutto. Auguro a G. (classe prima) di continuare sia nella coltivazione di questa sua grande passione sia nella determinazione per raggiungere un suo obiettivo (in questo caso la una nuova chitarra). Nella voce rotta dall’emozione ho colto una grandissima forza.

Gemma n° 1934

“Considero gemma tante cose; volvevo portare dei rapporti che ho con alcune persone per me importanti oppure un luogo. Poi ho pensato a quello con cui sto giocando anche in questo momento: un elastico per i capelli. Non è un portafortuna, non è il primo che ho avuto e non sarà l’ultimo. Ricordo che alle elementari un’amica me ne aveva chiesto uno per legarsi i capelli e io glielo aveva dato senza problemi; solo che lei non me l’ha più tornato e ci sono rimasta male, perché è stato come se una parte di me se ne fosse andata via. Invece un’altra volta sono stata io a darlo ad una persona per me molto importante, ma è stata una mia decisione, una mia scelta di dare una parte di me”.

La gemma di L. (classe terza) mi ha fatto pensare alla differenza tra i piaceri fatti per dovere e fatti col cuore, tra beneficenza estorta e spontanea, tra dovere etico e naturalezza di un’etica interiorizzata, tra rapporti sinceri e costruiti… e mi son perso 😀

Gemma n° 1933

“Ho portato delle foto con mio fratello di quando eravamo piccoli ed eravamo molto legati. Col passare del tempo ci siamo allontanati e, anche se il rapporto è cambiato, lui per me è molto importante, soprattutto nei momenti di difficoltà in cui mi mostra la sua vicinanza”.

Le parole con cui S. (classe prima) ha concluso la sua gemma sono quelle che descrivono una relazione importante: esserci nei momenti di difficoltà è ciò che differenzia un rapporto superficiale da uno profondo.

Gemma n° 1932

“Ho portato una bandana con cui giro sempre; è un portafortuna e appartiene a una persona a me molto cara. E’ molto sporca perché non l’ho mai voluta lavare. La persona a cui appartiene ha passato dei momenti molto difficili nella sua vita: quando la indosso è come se percepissi che la persona sta bene. Quando c’è qualcosa che non va un po’ lo avverto, mi è già successo su una cosa molto brutta. Nei momenti in cui non ho la bandana sono molto in pensiero perché è come se mi mancasse il supporto della persona a me cara”.

Credo che esista quanto descritto da S. (classe prima), ossia che si possa creare una sintonia a distanza tra due persone, che si possano avvertire dentro di sé sensazioni positive o negative che vibrino all’unisono con quelle di un altro. L’ho vissuto e lascia senza parole (e senza fiato).

Gemma n° 1931

“Ho portato questa medaglia, la prima che ho vinto; dato che lunedì, dopo un bel po’, riprenderò il mio sport ho pensato di portarla”.

Stavo cercando ispirazione su come commentare la gemma di E. (classe prima) e, visto che da 45 minuti è passata la mezzanotte, ho girato la pagina del calendarietto da tavolo, quello con le frasi. Mi sono imbattuto in questa di Albert Payson Terhune: “Vinci senza vantarti. Perdi senza scuse”. Ho pensato allo sport che vedo in tv e a quanto capiti di rado.

Gemma n° 1930

“Ho portato questo sasso: mia cugina ci ha dipinto una coccinella e me l’ha regalato come portafortuna. E’ importante perché mi ricorda lei e ci vediamo una o due volte all’anno: mi fa pensare a tutti i momenti passati assieme come la scorsa estate”.

Ci sono oggetti, nelle nostre case e nei nostri cassetti, dei quali possiamo parlare e raccontare tanto, come quello che ha portato L. (classe prima). Mi chiedo, talvolta, cosa racconterebbero loro di noi.

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