“Questa è una foto di circa 10 anni fa scattata in Croazia, l’ultima vacanza fatta insieme ai miei perché poi o per lavoro o per qualche problema di salute non ce ne sono più state. Ancora adesso ricordo di quella vacanza tutti i giorni, tutti i posti visitati e le persone incontrate. Ora vado in vacanza o da solo o con gli amici e sto male per i miei genitori che lavorano tutto l’anno e quelle poche volte che sono a casa non ci vanno. Quest’anno è il loro trentesimo anniversario di matrimonio e mi piacerebbe regalare loro un viaggio.”
Nel film La sedicesima luna il protagonista Ethan Wate afferma: “Sacrificio per molti vuol dire perdita, in un mondo che dice che possiamo avere tutto… ma io credo che il vero sacrificio sia una vittoria, perché richiede una nostra libera scelta per rinunciare a qualcosa o a qualcuno che si ama, per qualcosa o qualcuno che si ama più di se stessi. Non voglio mentirvi, è un rischio. Il sacrificio non allevierà il dolore della perdita ma vincerà la battaglia contro il rancore, il rancore che oscura la luce su tutto ciò che ha davvero valore nella nostra vita.” Sono parole che dedico ai genitori di G. (classe quarta) e anche a G. per il desiderio che ha espresso alla fine.
“Ho portato questi due quadernetti. Il primo è più importante: alle medie avevo una professoressa molto brava che ci faceva scrivere i nostri pensieri. Dopo che questa prof se n’è andata, alcuni compagni hanno smesso di scrivere, mentre io ho continuato a tenerli come dei diari di viaggio. Nel primo sono racchiusi pensieri e disegni da cui ho preso spunto per scrivere dei testi; in altri due ho messo degli spunti da cui poi ho tratto la storia scritta per il compleanno di mia madre e dei pensieri durante il lockdown, uno dei momenti per me più bui ma anche di grande crescita”.
L’ho utilizzata in classe e l’ho sicuramente già ripubblicata sul blog, ma non posso fare a meno di citare nuovamente una delle più belle sequenze de L’attimo fuggente per commentare la gemma di G. (classe prima).
Ne pubblico anche il testo della parte finale: “Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie, perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita! Citando Walt Whitman: “O me, o vita domande come queste mi perseguitano. Infiniti cortei di infedeli, città gremite di stolti, che v’è di nuovo in tutto questo, o me, o vita? Risposta: che tu sei qui, che la vita esiste, e l’identità. Che il potente spettacolo continua e tu puoi contribuire con un verso.” …Quale sarà il tuo verso?”.
“La ginnastica artistica è lo sport che ho praticato e pratico tuttora. Il video me l’ha fatto vedere mio padre; la prima volta mi sono emozionata perché mi sono molto rivista… l’ansia, la preparazione, le gare… La ginnastica artistica è una famiglia: ci si aiuta tutti, anche nelle gare, anche tra rivali. E’ una parte della mia vita che mi ha molto segnato”.
Mentre guardavo il video proposto da I. (classe terza) avevo una sensazione di déjà-vu. Poi mi sono ricordato: Stick It – Sfida e conquista, un film del 2006, di cui pubblico le parti conclusive sottoforma di link: la prima e la seconda.
“Ho deciso di portare una collana e un bracciale che mi hanno regalato le mie nonne al Battesimo. Ci tengo molto anche perché loro ci sono sempre state, mi hanno anche cresciuta, sono state punto di riferimento con cui confidarsi. In particolare la nonna che vive vicino a casa la vedo ogni giorno e si confida con me, così come faccio io con lei. Sono come delle seconde mamme su cui contare sempre.”
Voglio commentare la gemma di C. (classe terza) con una brevissima scena di Coco, soprattutto per il modo in cui la nonna entra in scena. Mi fa morire ogni volta.
“Ho portato il dvd del film Mamma mia: ho iniziato a vederlo a 3 anni, lo guardavo anche due volte al giorno ogni giorno (infatti mia mamma non me lo fa più guardare). Quando lo guardo mi sento bene e quindi quando sono triste lo guardo o sento le canzoni contenute: nei due film ci sono quasi tutte le canzoni degli Abba”.
Dopo questa gemma di R. (classe prima) ho provato a cercare qualcosa del genere nella mia infanzia, ma non c’erano dvd e neppure vhs. La musica, ecco, quella sì, e pure favole. Vinili da 45 o 33 giri ascoltati allo sfinimento, soprattutto quelli delle favole sonore che si aprivano e chiudevano con questa sigla
A mille ce n’è nel mio cuore di fiabe da narrar. Venite con me nel mio mondo fatato per sognar… Non serve l’ombrello, il cappottino rosso o la cartella bella per venire con me… Basta un po’ di fantasia e di bontà. … Finisce così, questa favola breve se ne va Il disco fa click E, vedrete, fra un po’ si fermerà, ma aspettate, e un altro ne avrete “C’era una volta” il Cantafiabe dirà e un’altra favola comincerà.
“Fin dall’inizio sapevo che avrei portato una canzone dei Pinguini, il gruppo che mi hanno fatto scoprire le mie amiche. E’ l’unico gruppo che ascoltiamo tutte e quattro, ci unisce e ci lega. Ridere è una canzone nostalgica che parla di momenti belli e brutti ricordati da due persone che si sono allontanate. Non mi riferisco a questa canzone per qualcosa che mi è successo, ma siccome due del gruppo andranno a fare l’anno all’estero, ogni volta che ascolto questo brano penso al momento della separazione. C’è l’idea del non sapere come cambieranno i rapporti in futuro e c’è la promessa di base di non dimenticarsi a vicenda, che qualsiasi cosa succeda nella vita ricorderemo e racconteremo a qualcuno ciò che si è stati. Voler continuare ad essere una parte fondamentale della vita di ognuna, anche quando per vari motivi saremo lontane fisicamente o psichicamente o perché il rapporto è finito. Loro per me sono state come Tiger e per me saranno sempre una parte fondamentale, qualsiasi cosa possa accadere”.
Quando B. (classe quarta) ha presentato la sua gemma commentandola con queste parole non ho potuto fare a meno di pensare alla sequenza finale del film di Paolo Sorrentino “Le conseguenze dell’amore”.
“Quest’anno ho trovato la mia Gemma con largo anticipo, precisamente, il primo dicembre 2021. Era una giornata normalissima, ero appena tornata da scuola e stavo pranzando da sola quando ho deciso di aprire Netflix e guardare un episodio di una delle mie serie tv preferite mentre mangiavo. Ho guardato l’Episodio 14 della terza stagione di Chicago Fire, in cui viene organizzata una festa “luau” di tradizione Hawaiana per uno dei personaggi. Questo decide di dedicare un discorso a tutti i presenti. Questo discorso viene fatto per un motivo che non vi svelerò in caso vogliate guardare la serie, ed ha un impatto fortissimo sui presenti per ragioni che non vi svelerò sempre per lo stesso motivo. Ho deciso di portarlo come gemma perché in quel momento avevo veramente bisogno di sentirmi dire qualcosa del genere, e spero possa servire anche a voi.”
La sequenza proposta da M. (classe quinta) non si trova su Youtube e quindi non posso pubblicarla sul blog. Riporto però le parole del discorso: “C’è un motto hawaiano per gli uomini che pagaiavano in canoa. È passato molto tempo, potrei pronunciarlo male, ma dice così: `Olelo No`eau Uniti andiamo avanti È un augurio che facevo ai miei colleghi poliziotti ogni anno al luau e ora lo faccio anche a voi. Per tutto quello che affrontate, che dovete gestire e le persone che avete perso. Non si può agire da soli. Uniti, andiamo avanti”. Harry Parker era un famoso allenatore di canottaggio di Harvard e disse “Ciò che rende unico il canottaggio è questa totale dipendenza l’uno dall’altro: nessuno può far andare più veloce la barca da solo; d’altra parte, un componente può rallentare di molto. Quindi i vogatori imparano davvero a fidarsi l’un l’altro, dipendono l’uno dall’altro in un modo piuttosto unico”. Trovo molta affinità tra le due frasi, utili per riflettere sul senso di gruppo, sullo spirito di squadra.
“Ho portato varie cose. Il tema centrale sono le lettere e le foto. L’estate scorsa ho conosciuto il mio ragazzo, ci siamo fidanzati ed è la cosa migliore che mi sia capitata nel 2021 e mi ha letteralmente svoltato la vita. E’ stato qualcosa di inaspettato. Tutte le cose belle accadute e tutti i ricordi belli collezionati ho deciso di renderli concreti in qualche modo, per mantenerli nel tempo. Così ho deciso di fare un album e ho pensato di scriverci delle lettere ogni volta che ci vediamo. Collegato a questo volevo citare il film Le pagine della nostra vita, il primo film che mi ha fatto commuovere. La protagonista si ammala di Alzheimer e gli unici momenti di lucidità sono quando il marito le legge la storia della loro vita che lei ha scritto quando era giovane.”
Non sono frequenti le gemme che parlano d’amore, di due persone innamorate, come questa di G. (classe quarta). Per brindare alla sua storia cito dal film da lei proposto alcune parole che descrivono l’amore, i grandi sentimenti, ma anche l’impegno e la volontà di costruire insieme qualcosa: “Non sono una persona speciale. Sono un uomo normale con pensieri normali e una vita normale. Non ci sono monumenti dedicati a me, il mio nome sarà dimenticato. In una cosa sono riuscito in maniera assolutamente eccezionale. Ho amato una donna con tutto il cuore e tutta l’anima. Per me questo è sempre stato sufficiente. […] L’amore più bello è quello che risveglia l’anima, e che ci fa desiderare di arrivare più in alto; è quello che incendia il nostro cuore e porta la pace nella nostra mente. Questo è quello che tu mi hai dato. Ed è quello che speravo di darti per sempre. Ti amo. […] Sì, noi siamo così. Noi litighiamo. Tu dici a me che sono un arrogante figlio di puttana, e io ti dico quanto sei una rompi coglioni. E, lo sei il novantanove percento del tempo. E non ho paura di offenderti. Tanto ti bastano due secondi di recupero per passare alla rottura di coglioni successiva… e allora, non sarà facile, anzi sicuramente molto difficile, e dovremmo lavorarci ogni giorno. Ma io voglio farlo, perché io voglio te”.
Il primo è Noi siamo infinito, parla di un ragazzo che inizia le superiori e viene preso sotto l’ala protettrice di ragazzi più grandi e di come reagirà quando poi loro andranno al College.
Il secondo è Le parole non dette, la storia di una ragazza molestata durante l’estate che quando entra al Liceo decide di non parlare: tutti pensano sia strana e la bullizzano quando in realtà lei ha solo paura di parlare di quanto le è successo e si chiude in se stessa”.
Quelli presentati da S. (classe seconda) sono due film che affrontano temi importanti, difficilmente sintetizzabili in poche parole o in un trailer. E non me la sento di trattarli qui ora. Hanno a che fare con vissuti importanti; tutti i vissuti ci condizionano, ma forse alcuni lo fanno più pesantemente di altri. Charlie, il protagonista di Noi siamo infinito, dice però ad un certo punto: Non possiamo scegliere da dove veniamo ma possiamo decidere dove andiamo, da lì in poi… Ecco: di certo non facile, ma è l’unica via.
“La mia gemma è il mio cagnolino Tiarè. Ho scelto di dedicarle queste parole perché la reputo un gioiello prezioso e raro proprio come una gemma. Possiamo dire che lei è stata l’unica che ha deciso di rimanermi accanto in un momento difficile che è peggiorato con l’inizio della pandemia. Devo tanto a lei, perché penso che quello che è riuscita a darmi non potrà mai essere paragonato a quello che potrà darmi una persona. Lei è la mia sorellina e non vedo l’ora di condividere tanti altri bei momenti con lei”.
Trovo un’unica maniera per commentare la gemma di E. (classe seconda): la scena finale di Hachiko – Il tuo migliore amico. Non aggiungo altro sia perché questa sequenza dice già tutto sia perché se qualcuno decidesse di vedersi il film non vorrei rovinarglielo.
“E’ una gemma doppia. La prima la collego a mia madre, è una frase di Anna Frank che dice Sii gentile, abbi coraggio. Fin da piccola, ogni volta che succedeva qualcosa che mi buttava giù il morale oppure ero triste o arrabbiata per qualcosa che non andava nel verso giusto e magari dicevo delle cose che era meglio che non dicessi, mia madre mi metteva in un angolo, mi tranquillizzava e mi ripeteva questa frase aggiungendo di farmi amare da tutti, di non provare mai odio, un sentimento che non porta da nessuna parte. La seconda è collegata a mio padre ed è Alice nel paese delle meraviglie: quand’ero piccola avevo l’abitudine di vedere un film della Disney ogni sabato con lui e questo era il suo preferito e cercava di propormelo ogni volta. In qualche modo è diventato anche il mio preferito anche perché per carattere e modo di fare mi rivedo molto in Alice. Ho voluto portare la prima canzone”.
Non penso che debba scrivere di cosa parli il libro Wonder (e il film derivatone). Vi è contenuto un concetto molto caro a Palacio, l’autrice: “Bisogna essere più gentili di quanto ci viene richiesto. Il motivo per cui amo questa frase, questo concetto, è perché mi rammenta che portiamo con noi, in quanto esseri umani, non solo la capacità di essere gentili, ma prima di tutto la gentilezza come vera scelta di vita.”
E per completezza della gemma proposta da C. (classe seconda) lascio qua una delle mie frasi preferite di Alice nel paese delle meraviglie:
Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero. «Che strada devo prendere?» chiese. La risposta fu una domanda: «Dove vuoi andare?» «Non lo so», rispose Alice. «Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza».
“Volevo scegliere una canzone perché la musica è importante per me e ne ho scelta una che non è propriamente la mia preferita ma che comunque mi piace. L’ha cantata la mia attrice preferita e l’ha postata solo su Instagram”. https://www.instagram.com/tv/CReZy_3CIur/?utm_medium=copy_link
Si tratta di una cover di Shallow cantata da Arianna Montefiori con il marito Briga quella proposta da G. (classe seconda). Con questo brano Lady Gaga e Bradley Cooper hanno vinto l’Oscar per la migliore canzone originale (il film era A star is born). Lady Gaga, insieme ai suoi autori, ha detto: “Questa canzone è nata come una conversazione che riguarda un uomo e una donna. Magari è uscita nel momento giusto, un momento in cui le persone si sono sentite in qualche modo prese in causa. Forse questo è il motivo per cui in così tanti si sono rivisti. […] la triste verità è che stiamo sempre sui telefonini. In questa canzone non forniamo soltanto una conversazione, ma anche una forte presa di posizione. Non vorrei amare in modo superficiale… Vorrei vedermi sprofondare in acque molto più profonde. Credo che dovremmo tutti prenderci per mano e tuffarci insieme, addentrandoci nelle più oscure profondità dell’oceano”. Qui sotto l’originale
“Una persona che mi sta molto a cuore ieri mi ha dato questa schedina, qui fuori scuola. Mi ha detto «La vedi questa? Questa sei tu, il tuo soprannome è cometa». E’ una persona che ama darmi soprannomi strani e mi ha regalato questa schedina, un ricordo della sua infanzia, perché l’ha fatta pensare a me. Mi ha lasciato spiazzata perché non sono abituata a ricevere cose di questo tipo”. Commento la gemma di A. (classe terza) con una frase tratta dal film Scoprendo Forrester: “La chiave del cuore di una donna è un regalo inaspettato in un momento inaspettato”. Beh, anche quella del cuore di un uomo in realtà…
“Ho scelto di portare come gemma la scena finale di un film che guardavo sempre da piccola e che era il mio film preferito: è stato anche il primo a farmi piangere. E’ la storia di una coppia che adotta un cucciolo di labrador. Appena visto mi sono subito immedesimata nella storia perché mia nonna, lo stesso anno in cui sono nata io, ha comprato un cane identico a questo: ho passato tutta la mia infanzia fino ai quindici anni, quando poi è morto, insieme a questo cane. Abbiamo instaurato un rapporto bellissimo, probabilmente migliore di quello che avevo con chiunque altro perché, essendo io una persona molto riservata, faccio fatica a parlare delle mie cose e con lui giocavo e parlavo, parlavo e parlavo. Ovviamente non avevo un riscontro ma era esattamente quelli di cui avevo bisogno: dire le cose senza avere un’opinione, un consiglio. La scena finale sintetizza questi concetti”.
La riporto quella frase finale di Io e Marley proposto da E. (classe quinta): “Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati. Un bastone marcio per lui è sufficiente. A un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido: se gli dai il tuo cuore lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone ti fanno sentire unico, puro, speciale? Quante persone possono farti sentire straordinario?”. Si tratta di un film che ho visto due volte ma che non ho più guardato dopo l’arrivo di Mou, non ce la faccio. Mi soffermo allora sul rapporto nato tra E. ed il labrador di sua nonna, perché mi ha fatto venire alla mente l’importanza dell’ascolto. Soprattutto quando ho il cuore gonfio di emozioni sento la necessità di qualcuno che ascolti, che ascolti anche senza dire niente, senza cercare di darmi la soluzione, senza cercare di dirmi che ci è passato anche lui, senza cercare di tirarmi su a tutti i costi. Sono persone rare…
“Volevo portare una collana ma la catenina si è rotta e ho solo la medaglietta. Questa era di mia nonna, l’ha sempre avuta, sin da quando era giovane, era un suo portafortuna. Quand’è mancata l’ha voluta dare a me: io o la indosso o ce l’ho sempre con me nello zaino o nella borsa perché è diventato un portafortuna anche per me. La nonna poi è mancata durante la pandemia, per cui non l’ho potuta vedere nell’ultimo mese e mi è mancata molto. Il suo gesto mi è piaciuto molto: mi ha dato una cosa veramente importante per lei”.
In classe non abbiamo potuto far girare di mano in mano la madonnina portata da G. (classe quinta), allora l’ho fotografata e ho proiettato la foto e ci siamo accorti che Maria ha il volto sorridente. Mi è venuta in mente una sequenza di un film di Checco Zalone, al contempo tenera e divertente.
“Ho portato due foto: le abbiamo fatte molto a caso ma volevo portarle perché è il primo anno in cui mi sento veramente parte di un gruppo a livello di amicizie. Non che gli anni scorsi sia stata male, ma quest’anno mi sento molto più libera, in particolare per le persone presenti nelle foto”.
V. (classe quinta) ha messo insieme due valori che sono spesso al centro delle nostre attenzioni: la libertà e l’amicizia. Una sequenza tratta dalla serie tv Felicity: due amiche hanno appena terminato di discutere, si avvicina un uomo e dice loro:
“Se ho capito bene, ragazze, e ho la certezza d’aver capito bene, voi due vi siete incontrate quando eravate terribilmente sole, e forse anche un po’ disperate, e avevate entrambe bisogno di amicizia. Ciascuna di voi due ha subito deciso che l’altra era la sua migliore amica, ma era un po’ troppo presto, non credete? Perché quello che c’era tra di voi non era una grande amicizia! Io ho avuto un migliore amico per sessantatre anni. Siamo stati ragazzi insieme, abbiamo fatto la guerra insieme. Sessantatre anni. La verità è che non si trova un migliore amico: migliore amico si diventa! Non accade in un incontro, in un anno o due. L’amicizia è paragonabile a una scatola, e se quello che ci mettete dentro è prezioso, durerà! Giudicare la vostra amicizia dopo solo un anno, anche se sono accaduti tanti fatti, è come giudicare un film prima di aver visto il secondo tempo. In conclusione, non credo che voi due foste grandi amiche.” E aggiunge: “Sono due le cose che possono accadere: o col tempo riuscirete a diventare quello che vi illudevate soltanto di essere, oppure diventerete un ricordo che pian piano, purtroppo, svanirà nel nulla.”
“Sin da piccola sono stata appassionata di cinema perché per me è un modo per scappare dalla realtà e trovare un rifugio. Prendo tre film che hanno influenzato la mia vita e il mio modo di pensare e per i quali è scattato qualcosa di diverso: quando guardo un film lo analizzo, non mi faccio mai trasportare emotivamente, ma non per questi tre film che segnano anche tre parti della mia vita. Da piccola avevo un’ossessione per Il re leone: lo guardavo ogni singolo giorno e mia nonna era disperata, non ne poteva più. Questa storia di redenzione, di tornare sui propri passi, di destino ineluttabile a me piaceva molto e colori e musiche mi davano quella gioia che spesso non riuscivo a trovare durante la mia giornata. Era un po’ come se mi sentissi a casa in questi ambienti africani. Alle medie le cose non sono cambiate molto per me, finché un giorno, presa dalla noia, ho guardato Prova a prendermi di Steven Spielberg: almeno una volta al mese lo riguardavo, pur provando pena e compassione. Mi ritrovavo nel personaggio di Frank, un ragazzo che ha paura, molto intelligente e che sostanzialmente vuole solo scappare dalla realtà, vuole vivere sotto mentite spoglie un’altra vita per poter essere felice quando in realtà si ritrova solo. Alla fine viene preso perché la vita è così. Negli ultimi anni, quando ero in Danimarca ho deciso di andare a vedere con i miei amici Jojo Rabbit: è stato amore a prima vista, nonostante mi abbiano costretta ad andare a vederlo e mi abbiano pure pagato il biglietto! Questo perché odio tutta la rappresentazione visiva che abbia a che fare con l’Olocausto perché mi hanno traumatizzata da piccola e mi costringevano con la forza a guardare, per la giornata della Shoah, immagini e film. Questo film invece è fresco, innovativo, giovane, divertente: nella scena finale ricordo che stavo sia ridendo che piangendo. Mi ha fatto riaprire, mi ha fatto vivere una storia da un punto di vista diverso che mi ha fatto anche ricredere su alcune mie vecchie convinzioni e riaprire porte che pensavo di aver chiuso definitivamente. lo riguardo ogni volta che ho bisogno di riprovare quelle emozioni di gioia e tristezza allo stesso tempo, quando ho voglia di provare dei sentimenti”.
Ho provato le stesse emozioni di G. (classe quarta) espresse per il terzo film quando ho guardato per la prima volta Train de vie di Radu Mihăileanu. Gli abitanti di uno shtetl, per sfuggire alle grinfie naziste, decidono di investire tutti i loro averi nell’acquisto di un treno, suddividersi tra ebrei (quali essi sono realmente) e soldati tedeschi, e intraprendere un continuo viaggio per l’Europa fingendo la deportazione (e puntando alla Palestina attraverso la Russia). In questa sequenza ecco il misto di incredibile ilarità (sottolineo la chicca di un partigiano “Stiamo scrivendo la storia ma non so come interpretarla”) e profonda riflessione, tra l’altro condotta da Shlomo, il matto del villaggio!
“La mia gemma di quest’anno è particolare. Ho pensato più volte a cosa avrei potuto portare quest’anno come gemma e ho avuto tante idee diverse, ma mi sono resa conto che alla fine il mio presente insieme a una nuova consapevolezza acquisita recentemente è la mia gemma. Il tutto accompagnato da un video che mostrerò alla fine. Ho sempre avuto, fin da piccola, un’incredibile ambizione. Ho sempre voluto raggiungere una perfezione impossibile. Ho sempre pensato per qualche motivo di dover essere perfetta o, siccome la perfezione non esiste, di dovermi avvicinare il più possibile a qualcosa di simile ad essa. Ho cercato di essere la studentessa perfetta, la figlia perfetta, l’amica perfetta. Ho sempre cercato questa perfezione perché ho sempre voluto il massimo e per me la vita era tutta o bianco o nero. O tutto e il massimo, o niente. Non sono mai riuscita a trovare una via di mezzo, il giusto, l’equilibrio, quell’abbastanza che soddisfa senza sfinirti. Ho sempre fatto tutto quello che mi prefissavo cercando di farlo nel migliore dei modi, anche quando questo implicava dare molto più del mio massimo. E pensavo andasse bene così anche se tutto questo mi pesava, anche se la soddisfazione era spesso accompagnata da una grande stanchezza. Spesso per raggiungere questa perfezione, sacrificavo il mio benessere: dormivo o mangiavo poco perché non avevo tempo, ero molto stressata e avevo spesso un’incredibile ansia di non riuscire a raggiungere questi obbiettivi. Nonostante tutto però sono sempre riuscita a fare tutto quel che mi prefissavo, con qualche piccola caduta ho sempre raggiunto quel massimo. Quest’anno invece qualcosa è cambiato. Ho iniziato quest’anno con una grande paura del futuro, dell’esame di stato che ci attende, di cosa farò una volta finito quest’anno scolastico, di come riuscirò a fare tutto. E quel tutto ancor prima di iniziare nella mia mente era già diventato un “impossibile”. Ho iniziato l’anno con paure, dubbi ed incertezze a me estranei poiché ho sempre avuto un piano, degli obbiettivi da raggiungere e un percorso chiaro e preciso di come raggiungerli. Quest’anno i miei obbiettivi erano confusi e sembravano molto più grandi di me, tanto che il percorso di solito chiaro e preciso, questa volta era un incrociarsi di percorsi sparsi e confusi che non portavano a niente. Per la prima volta mi sono sentita veramente persa. A scuola non riuscivo a raggiungere i soliti risultati, non riuscivo a studiare veramente, non avevo più tempo e voglia di andare in palestra, e all’improvviso mi ritrovavo lontana da quella perfezione come non mai. Ci provavo a dare quel massimo ma riuscivo solo a pensare “non ce la faccio più”. E allora all’inizio ho mollato tutto. Tra il tutto e il niente, il tutto non riuscivo proprio a raggiungerlo, così mi ero abbandonata al niente. Ed era anche una bella sensazione, ma pian piano le cose da fare e gli impegni arretrati si accumulavano e alla fine mi sono ritrovata ancora più persa di prima poiché oltre a non sapere come raggiungere la fine, ero anche rimasta indietro all’inizio, con tutto. Avevo questo continuo contrasto interiore tra il “devo fare tutto subito e benissimo” e il “va bene così, ce la farò” che però sembrava venir continuamente rinnegato da una caduta dopo l’altra. Alla fine, all’improvviso, quello che avrei tanto voluto sentirmi dire, me lo sono detta da sola. Su YouTube è sempre pieno di video motivazionali, “be perfect/keep fighting/keep going/never settle” ma io avevo bisogno di altro, sì di un video motivazionale, ma non che mi spingesse a dare il meglio e oltrepassare i miei limiti, anzi. Così un pomeriggio ho aperto youtube e ho cercato “you don’t have to be perfect”. Ed è uscito questo video intitolato “don’t be perfect”. Un video motivazionale che incita a non essere perfetti ma pazienti. Con se stessi e con tutto ciò che ci circonda. È un concetto così semplice e banale, che però non avevo mai veramente considerato. Chi ha mai detto che dovevo essere perfetta? Chi ha mai detto che se non faccio il massimo non valgo tutto quel che valgo? Nessuno perché spesso siamo i nostri più grandi critici e i nostri peggiori nemici. E adesso l’ho capito, non serve essere perfetti soprattutto quando questo implica sacrificare la propria salute fisica e mentale. Ora la mattina rischio sempre di fare tardi ma almeno finisco sempre la colazione. La notte anche se non ho finito di ripassare bene, dormo. In palestra ci tornerò quando avrò veramente tempo, e intanto riprenderò ad allenarmi pian piano a casa. Non posso ripartire da zero a cento perché quello è sempre quel “o bianco o nero” che ho deciso di lasciare andare. Vanno bene anche i grigi. Va bene anche non essere sempre i migliori. Va bene anche se le cose non vanno sempre bene, perché è normale. Perché siamo umani, e non siamo perfetti. Inoltre il nostro tempo sulla Terra è prezioso e limitato. È inutile sprecare quel tempo a rincorrere obbiettivi irraggiungibili tra stress e paure, bisognerebbe godersi veramente quel tempo e tutti gli attimi semplici ma così importanti che lo compongono. La mia vita non si ferma alla scuola, a un voto, o anche a un esame. La mia vita non si ferma ad un singolo successo o ad un singolo fallimento. La vita è piena di opportunità, bisogna essere pazienti e dare il proprio massimo, anche se alcuni giorni quel massimo è davvero piccolo. So che molte mie compagne e altri miei amici stanno vivendo un periodo simile al mio, un periodo di difficoltà, incertezze e dubbi ed è per questo che ho deciso di condividere oggi il video che avevo trovato, perché magari possa aiutare qualcun altro come ha aiutato me.
Può sembrare una cosa semplice e banalissima, ma per me significa davvero tanto. Diciamo che non mi sono mai data pace perché non pensavo di poter “fallire”. Quindi per me è stato davvero importante capire veramente che posso essere soddisfatta e felice anche se a volte faccio poco se quel poco in quel momento mi richiede tanto. Va bene cambiare priorità, va bene avere dubbi e perdersi ogni tanto per poi ritrovarsi meglio di prima. Don’t be perfect, be patient.”
Questa la gemma di V. (ovviamente classe quinta, l’ha detto lei stessa). Non è facile commentare parole come queste: paure di dire troppo, paura di dire poco. Mi affido ad un film che ha segnato la mia adolescenza, uno dei primi visti al cinema. Ero in II liceo quando, con i miei compagni di classe, ho visto L’attimo fuggente. Nella sequenza che pubblico il prof. Keating afferma “Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice che molti uomini hanno vita di quieta disperazione. Non vi rassegnate a questo! Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale. Guardatevi intorno! Osate cambiare. Cercate nuove strade”. Che bello è stato ascoltare la tua voce stamattina V.!
“Ho portato una clip di Maniac, una mini-serie Netflix: l’ho guardata durante la quarantena. Cercavo qualcosa che mi confondesse un po’ le idee e l’ho trovata perché c’ho messo qualche tempo a capire questa serie. Una casa farmaceutica sviluppa un farmaco sperimentale grazie anche all’aiuto di un software avanzato; il farmaco fa rivivere i traumi a dei pazienti volontari. Tra di essi vi sono i due protagonisti Annie e Owen. La scena che ho portato si svolge nella mente di Annie che è sotto l’effetto della terza pasticca, la pasticca C, che sta per “Confronto” col trauma più grande della propria vita. Sta parlando con la sorella Ellie, deceduta in un incidente stradale mentre erano in auto insieme e stavano litigando a causa di una foto che Ellie desiderava scattare per avere un ricordo della sorella prima di trasferirsi mentre Annie rifiutava perché non voleva restare sola. La mia gemma è l’ultima frase che viene detta: Sometimes people leave and we don’t know why, A volte le persone vanno via e noi non sappiamo perché. Molte volte non si accetta l’idea di perdere qualcuno e io fino a pochi anni fa non avrei accettato l’idea di allontanarmi da qualcuno o di avere un amico in meno da un giorno all’altro. Ora sto cominciando a capire che le persone importanti della vita faranno di tutto per farne parte e non saranno coloro che ti lasciano o ti ignorano alla prima litigata. Le persone che vanno per la propria strada, che non coincide con la tua o che non prevede la tua presenza, forse è meglio lasciarle andare perché è meglio salutarsi una volta per tutte che continuare a prendersi in giro.”
Questa la gemma di V. (classe quarta). Non ho potuto fare a meno di pensare a Gio Evan e alla sua Finita la festa dall’album Natura molta “Papà mi diceva, “Per capire chi è un buon amico, organizza una festa, fai una festa bellissima, prendi buone birre e dei vini sopra i 13, prendi del buon cibo, e che la musica di sottofondo sia bella e che possa accogliere tutti. Mettila alta da poter far dire ‘Bellissimo sto pezzo! Che gruppo è?’ ma non troppo alta, lascia che i vostri dialoghi non vengano coperti dagli assoli”. “Invita amici”, mi diceva, “Invitane tanti, invita tutti gli amici che conosci e poi, finita la festa, lascia che ognuno prenda la via che preferisce. Non forzare mai nessuno a rimanere, non convincere, non prolungare mai la festa, che le feste hanno origini più antiche di noi, sanno loro quando finire. Tu saluta e augura la buonanotte a tutti e osserva, osserva bene chi di sua volontà resta ad aiutarti, chi ti aiuterà a lavare i piatti, chi ti aiuterà a rimettere a posto, a sistemare le cose. Questi saranno i tuoi buoni amici, quelli che non ti staranno accanto quando la musica e il vino gioiranno con le tue buone lune; questi sono i buoni amici, quelli che rimarranno anche quando la tua vita avrà da offrire solo briciole e disordine”. “E alla fine di tutto”, mi diceva papà “ricorda, alla fine di ogni bellissima festa, alla fine di ogni momento epico, di ogni grande successo e di ogni impresa riuscita, vedrai che accanto a te resteranno sempre pochissime persone. Ma quelle pochissime, ricordalo sempre, valgono tutto”