Famiglia e rugby

Mi ha scritto l’altro giorno uno studente, in risposta a un lavoro che avevo assegnato:

rugby2.jpg“Ecco. Il mio valore più importante è la famiglia… Ho scelto questa immagine perché penso che il Rugby sia come una famiglia: ci può essere qualsiasi persona in una squadra: c’è quello veloce, quello snello, quello tarchiato, quello alto, quello ciccione, quello grosso… Tutti questi con differenti personalità…. belle o brutte… E nonostante il carattere e l’aspetto fisico differenti l’uno dall’altro questa squadra è una sola: agisce, lotta, si aiuta a vicenda, ognuno ha il suo compito, proprio come una famiglia. Non deve mollare. Deve avanzare. Continuare il percorso anche durante le difficoltà…

Io gioco a rugby. Sono al primo anno dell’under diciotto e sono il più piccolo. Io ammiro molto i compagni più grandi di me. Essi hanno più tecnica, più fisico ed esperienza… Sono più forti, superiori a me, anche in partita, e ad allenamento (infatti le prendo molto spesso). Nonostante questo anche se ogni tanto fanno gli spavaldi con me, gli voglio bene, li rispetto con tutto il cuore e so che anche se mi legnano ad allenamento, nel vero match, nel momento del bisogno, quando sarò placcato, loro saranno lì a prendere la mia palla per poi portarla oltre la linea di meta. Con loro son sicuro: avrò sempre un sostegno, sia morale che fisico. Per questo ritengo che la famiglia sia importante, sia dal punto di vista sociale che sportivo.

Devo dire che riflettendoci, ci sono vari tipi di famiglia in questo mondo, anche se non ce ne rendiamo conto. La prima cosa che viene in mente appena qualcuno dice la parola famiglia, sono i genitori e i parenti. Se pensiamo bene invece ci sono anche altre famiglie. A scuola, al lavoro, nello sport, ovunque.

La famiglia condivide tutto nonostante le difficoltà.

Oggi uscendo dallo spogliatoio ho visto i due soliti fuori quota della squadra… Sono acerrimi nemici in campo. Quando si devono scegliere le squadre ad allenamento loro sono sempre separati, l’uno contro l’altro. Se le danno di santa ragione. Alla fine pero’ si chiamano a vicenda “mate”, vengono ad allenamento insieme, ridono insieme, c’è un’ intesa incredibile … Sono inseparabili… Io penso che ci sia qualcosa di magico in questo sport… Si condivide tutto: dalla fatica degli ultimi minuti impossibili da giocare, dove le ossa scricchiolano, i lividi si sentono di più e le gambe si indolenziscono, alla pasta del terzo tempo, dove si ride e scherza anche con la squadra avversaria.

Il rugby insegna tante cose. Ti insegna ad attribuire i valori alla vita, ti insegna a rispettare, a dare sostegno, a non mollare al primo tentativo, a perseverare…. ad essere UNITI… Come una famiglia…

Il rugby è come la vita. C’è tutto dentro: Difficoltà, dolore, amore, passione… Non per questo è definito dai gallesi “LO SPORT CHE VIENE GIOCATO IN PARADISO”… E lei cosa ne dice prof, pensa che qualche volta Dio si metta a fare qualche partita di rugby per insegnare a noi la vita?”

Più breve è la luce

diego valeri, estate, autunno, muggia

Sono stati giorni impegnativi, ricchi di impegni, incontri… Ho aggiornato poco il blog e mi rendo conto solo ora che siamo in autunno. Pubblico la poesia “E così te ne vai tu pure, estate” di Diego Valeri, del 1975, e uno scatto di domenica sera, alla propaggine estrema della Venezia Giulia, oltre Muggia, a poche decine di metri dall’Istria. Il brano mi piace, anche se per me autunno e inverno sono gioia pura 🙂

E così te ne vai tu pure, estate.

Di giorno in giorno più breve è la luce,

più basso il cielo.

Un’ala lunga di vento

si stende liscia su la faccia del mondo.

È il vento umido, molle, delle sere precoci.

Cosa più resta al vecchio cuore

che già si gonfia di pianto?

Restano le tristi dolcezze di autunno

E la luce dell’ultima sera.

Non senza il suo nome

identità, scuola, solitudine, coraggio, relazioni, amicizia, sogno, eva, nightwishImmaginiamo una bambina o una ragazzina sensibile (“un cuore più generoso di tutti gli altri che mi ha sempre fatto vergognare del mio”) che, all’interno della propria classe, se ne resta piuttosto appartata in quanto viene spesso presa di mira dalle prese in giro dei compagni (“Eva vola via, sogna il mondo lontano, in questo crudele gioco di bambini non c’è un amico che chiami il suo nome, Eva prende il largo sogna il mondo lontano”). Eppure, nonostante l’isolamento, Eva non perde la propria identità (“lei cammina da sola, ma non senza il suo nome”). Se ci fosse anche solo una parola gentile sopporterebbe di restare ancora un po’ in quella situazione a cullare il sogno di un mondo migliore, di un paradiso, di un Eden (come la prima donna che aveva il suo stesso nome)… invece ci sono i compagni ad uccidere quel sogno e quel cuore buono. Fino a quando qualcuno, anche uno solo, non fa un passo e apre ad Eva un campo di girasoli…

6:30 di un mattino d’inverno

La neve scende, nell’alba silenziosa

Una rosa di qualche altro nome

Eva lascia la sua casa di Swanbrook

Un cuore più generoso di tutti gli altri

che mi ha sempre fatto vergognare del mio

Lei cammina da sola, ma non senza il suo nome

Eva vola via

Sogna il mondo lontano

In questo crudele gioco di bambini

Non c’è un amico che chiami il suo nome

Eva prende il largo

Sogna il mondo lontano

Il buono in lei sarà il mio campo di girasoli

Derisa dall’uomo fino al più profondo disonore

Una ragazzina con una vita davanti

Per il ricordo di una parola gentile

Rimarrebbe in mezzo ai bruti

Tempo per un altro audace sogno ancora

Prima della sua fuga, splendore dell’Edencampo_di_girasoli.jpg

Che uccidiamo insieme al suo cuore amorevole

Eva vola via

Sogna il mondo lontano

In questo crudele gioco di bambini

Non c’è un amico che chiami il suo nome

Eva prende il largo

Sogna il mondo lontano

Il buono in lei sarà il mio campo di girasoli

(Eva, Nightwish)

Chi cerca cosa trova?

cercare, trovare, libri, conoscenza, cotroneo

Quelle volte in cui ti viene alla mente la bella frase di un libro e svuoti la libreria a furia di cercarla e mano a mano che vai avanti e sfogli pagine e pagine sei costretto a fermarti perché ne leggi altre belle di frasi… Fino a che ti blocchi: “cosa sto cercando?”. Scrive Roberto Cotroneo: “Perché cercare e trovare non sono due verbi simili, sono due verbi lontanissimi tra loro. Trovare quel che si cerca è un processo logico e fortunato. Trovare quel che non si è cercato è passare da un universo a un altro, attraversando la forza oscura dell’universo.”

Come?

nubi.jpg

Vi segnalo l’ultimo post del prof. D’Avenia, di cui riporto questo estratto: “Come si fa, ragazzo, ragazza, a raggiungerti dove te ne stai rintanato? Come si fa a metterti sotto gli occhi quella bellezza unica e in costruzione che cerchi a tutti i costi di nascondere tanto fa male non esserle all’altezza? Come si fa a spiegarti che tra gli 80 miliardi di esseri umani che hanno calpestato il suolo non ce n’è uno o una come te? Come si fa a farti credere che sei la tua biografia, ma che sei sopratutto la tua autobiografia? Come posso io insegnante mostrarti sulla mappa geografica del desiderio che le terre di tua conquista sono ancora da scoprire? Come posso aiutarti a costruire il mezzo migliore per raggiungerle? Come faccio a sapere se sei fatto o fatta per una nave, per una bicicletta o per andare a piedi?”

Tra Friuli Doc e Yom Kippur

Per i friulani domani è il sabato del Friuli Doc. Per gli ebrei è il 10 del mese di Tishrì dell’anno 5774, giorno in cui si celebra lo Yom Kippur, il giorno più sacro e solenne per gli appartenenti a tale religione. Ho trovato una spiegazione agile e veloce di cosa significhe e come funzioni il Giorno del Perdono sul sito dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

ebraismo, yom kippur, espiazione, perdono“E’ un giorno totalmente dedicato alla preghiera e alla penitenza e vuole l’ebreo consapevole dei propri peccati, chiedere perdono al Signore. E’ il giorno in cui secondo la tradizione Dio suggella il suo giudizio verso il singolo. Se tutti i primi dieci giorni di questo mese sono caratterizzati dall’introspezione e dalla preghiera, questo è un giorno di afflizione, infatti in Levitico 23,32 è scritto “voi affliggerete le vostre persone”. E’ un giorno di digiuno totale, in cui ci si astiene dal mangiare, dal bere e da qualsiasi lavoro o divertimento e ci si dedica solo al raccoglimento e alla preghiera; il digiuno che affligge il corpo ha lo scopo di rendere la mente libera da pensieri e di indicare la strada della meditazione e della preghiera.

Prima di Kippur si devono essere saldati i debiti morali e materiali che si hanno verso gli altri uomini. Si deve chiedere personalmente perdono a coloro che si è offesi: a Dio per le trasgressioni compiute verso di Lui, mentre quelle compiute verso gli altri uomini vanno personalmente risarcite e sanate.

Ci si deve avvicinare a questo giorno con animo sereno e fiduciosi che la richiesta di essere iscritti da Dio nel “Libro della vita”, sarà esaudita. La purezza con cui ci si avvicina a questa giornata da alcuni è sottolineata dall’uso di vestire di bianco. E’ chiamato anche “Sabato dei sabati”, ed è l’unico tra i digiuni a non essere posticipato se cade di sabato. Kippur è forse la più sentita tra le ricorrenze e anche gli ebrei meno osservanti in questo giorno sentono con più forza il loro legame con l’ebraismo. Un tempo, gli ebrei più lontani venivano detti “ebrei del Kippur” perché si avvicinavano all’ebraismo solo in questo giorno.

L’assunzione della responsabilità collettiva è un altra delle caratteristiche di questo giorno: in uno dei passi più importanti della liturgia si chiede perdono dicendo “abbiamo peccato, abbiamo trasgredito….”. La liturgia è molto particolare e inizia con la commovente preghiera di Kol Nidrè, nella quale si chiede che vengano sciolti tutti i voti e le promesse che non possono essere state mantenute durante l’anno.

Questa lunga giornata di 25 ore viene conclusa dal suono dello Shofàr, il corno di montone, che invita di nuovo al raccoglimento, e subito dopo dalla cerimonia di “separazione” dalla giornata con cui si inizia il giorno comune.”

Il video invece è del 2011.

Infine, questo è in inglese.

Quattro proiettili da una Cadillac bianca

tupac, rap, unconditional love, amore, famiglia, riscatto, dio

Era il 7 settembre 1996; aveva appena assistito all’incontro di boxe tra Mike Tyson e Bruce Seldon. Si stava recando in un club, quando la sua auto venne avvicinata da una Cadillac bianca: dagli occupanti di quell’auto si prese 4 proiettili che lo portarono, sei giorni dopo, alla morte. Il protagonista di queste righe è Tupac Shakur, della cui morte oggi è, appunto, l’anniversario. Pubblico il video di Unconditional Love, un brano che parla di droga, povertà, famiglia, voglia di riscatto, bisogni amore senza condizioni, Dio, amicizia, fama, amore… La traduzione l’ho presa qui.

(cosa volete tutti?)

Amore incondizionato (senza dubbio)

parlando delle cose che non vengono via quello non scompare

durerà per tutti questi pazzi giorni queste pazze notti

sia che tu abbia torto o ragione

ti amerò ancora proverò ancora qualcosa per te

sarò ancora lì per te non importa cosa,

tu sarai sempre nel mio cuore con amore incondizionato

Vieni a sentire i miei pensieri più veri, i miei sentimenti più veri

tutti i miei soci scontano anni di pena per spaccio di droga

di quante bare possiamo essere testimoni prima di vedere

che è difficile vivere questa vita senza Dio,

quindi dobbiamo chiedere perdono

ho chiesto a mia madre perché Dio meritò di morire

sono stato testimone delle lacrime che scendevano libere dai miei occhi

prima che lei potesse rispondere

anche se non eravamo nati con i cucchiai d’argento

la mia TV scassata faceva vedere i cartoni nel mio salotto (ehi!)

un giorno ho sperato di farcela un giocatore in questo gioco

mamma non piangere, finché proviamo può darsi che le cose cambino

forse è solo una fantasia una vita dove non abbiamo bisogno

di quella merda di stato sociale con tutta la nostra famiglia

forse sono io che l’ho causato

il picchiare e il farmi male nella mia camera piangendo

perché non volevo essere un fardello

ho visto mamma aprire le braccia per abbracciarmi

e non sono più preoccupato di nessuna dannata cosa, con l’amore incondizionato

[Rit.]

In questo gioco la lezione è da vedere nei tuoi occhi

anche se le cose cambiano, il futuro è ancora dentro di me

dobbiamo ricordare che dopo l’oscurità viene il domani

quindi sarai sempre nel mio cuore, con amore incondizionato

Ho appena ricevuto il messaggio che hai chiamato tutta settimana

sono stato fuori a sbattermi su queste strade e non ho avuto occasione di parlarti

ma sai, tra me e te è sempre viva, fratello

non potremmo mai essere nemici, perché sei sempre stato un così buon amico per me

dove sarei senza i miei soci

non chiedermi perché, quando i tempi diventano difficili

perché non è facile essere quelli che siamo

guidati dalle mie ambizioni, desiderando posizioni più alte

quindi procedo a fare milioni, eternamente in missione

è essere più che un musicista rap

l’elevazione della generazione di oggi

se potessi farli ascoltare!

la prigione non è ciò che ci serve, non più bloccati nella miseria

è ora di giocare e programmare, la mia famiglia deve mangiare

quando tiriamo fuori qualcosa dal nulla

non c’è piacere nella sofferenza, il vicinato sarebbe buono

se si potessero tagliar via tutti gli spari

i liquori, il fumo e le volgarità

mando amore per il mio quartiere

la lotta non finisce mai – amore incondizionato

Probabilmente non capirò mai i tuoi modi

ed ogni giorno giuro che ti sento

che cerchi di cambiare i tuoi modi mentre vieni ripagata allo stesso tempo

appena avuto un bambino con gli stessi occhi

qualcosa dentro, per favore lasciatemi morire sono tempi strani

com’è possibile che non ce l’ho mai fatta

forse è il modo in cui ho agito nel mio cuore

sapevo che un giorno sarei dovuto essere una star

le mie speranze e i miei desideri così tante immagini vivide,

e tutto il contante che non riuscirò mai a vedere

questa vita veloce ci schiaccia presto

perché dopo tutte le luci e le urla

nient’altro che i miei sogni importano

sperando in giorni migliori

magari una notte pacifica, baby non piangere

perché tutto andrà bene

semplicemente appoggia la tua testa sulla mia spalla

non preoccuparti di niente bimba io sono un soldato (uh)

non mi hai mai trattato male, non importa chi fossi

sei comunque venuta a me con quell’amore incondizionato

Una sera di settembre

Era ancora chiusa la scuola l’8 settembre di quest’anno, giorno del 70° anniversario 8 settembre.jpgdell’armistizio. Alla radio il generale Badoglio annunciava: “Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”… Prof, ma ci fa storia anche lei? Quella che vi voglio far conoscere è una poesia di Franco Fortini che descrive proprio quella sera, un momento di illusoria felicità, di liberazione di speranze covate nel segreto dei cuori.

Una sera di settembre

quando le dure donne rauche di capelli strinati

si addolcivano pronte nei borghi calcinati

e ai fonti la sabbia lavava le gavette tintinnanti

ho visto sotto la luna di rame

sulla strada viola di Lodi due operai, tre ragazze ballare

tra le bave d’inchiostro dei fosfori sull’asfalto

una sera di settembre

quando fu un urlo unico la paura e la gioia

quando ogni donna parlò ai militari

dispersi tra i filari delle vigne

e sulle città non c’era che il vino agro

dei canti e tutto era possibile

intorno al fuoco della radio pallido

e chi domani sarebbe morto sugli stradali

beveva alle ghise magre delle stazioni

o nella paglia abbracciato al fucile dormiva

quando l’’estate inceneriva

da Ventimiglia a Salerno

e non c’era più nulla

ed eravamo liberi

di fuggire, di non sapere o piangere,

una sera di settembre.

Un nuovi inizio

Per ben cominciare

Le mie letture estive

Una delle prime domande che pongo ai miei studenti di rientro dalle vacanze estive è: “che libri avete letto in questi tre mesi?”. Dopo avermi risposto, loro ribaltano la domanda a me. Quest’anno li anticipo qui… mettendoci titolo, autore, data di conclusione lettura e giudizio personalissimo, copiati dal mio account su anobii. Tutto nel pdf

LIBRI LETTI IN ESTATE.pdf

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Albe senza rumore

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L’estate sta volgendo al termine, anche se stiamo godendo ancora appieno delle sue temperature… soprattutto nelle ore di luce. La prossima settimana il tempo si guasterà e allora appoggio oggi le parole di Estiva, poesia di Vincenzo Cardarelli. Sono talmente belle che fanno apprezzare questa stagione anche a chi, come me, non la ama particolarmente… Nel titolo ho condensato il momento estivo che mi sta più a cuore

Distesa estate,

stagione dei densi climi

dei grandi mattini

delle albe senza rumore –

ci si risveglia come in un acquario –

dei giorni identici, astrali,

stagione la meno dolente

di oscuramenti e crisi,

felicità degli spazi,

nessuna promessa terrena

può dare pace al mio cuore

quanto la certezza di sole

che dal tuo cielo trabocca,

stagione estrema, che cadi

prostrata in riposi enormi,

dai oro ai più vasti sogni,

stagione che porti la luce

a distendere il tempo

di là dai confini del giorno,

e sembri mettere a volte

nell’ordine che procede

qualche cadenza dell’indugio eterno.

Mare alto

4140697763_5eaa3b2f11_o.jpgStamattina, sfogliando il numero settembrino di XL, mi sono imbattuto nella rubrica che Marco Lodoli tiene sul mensile, uno dei passi per me imprescindibili. Anche stavolta, ne è valsa la pena. Scrive dei primi passi che un ragazzo può compiere nel mondo della musica, dalla sua camera o dal suo garage, al piccolo club o palco, al palcoscenico, alla radio, ai concerti… “L’underground trova una consacrazione ufficiale, diventa cultura popolare, collettiva, condivisa. Così funziona la cultura in un paese sano. Così non funziona più in Italia. Ciò che viaggia in un circuito alternativo, resta lì, ha il suo pubblico, ma è comunque un pubblico selezionatissimo, una sorta di aristocrazia del gusto, e a poco a poco la spinta si ammoscia, la cantina soffoca l’immaginazione nata per correre in piazze e strade. In Italia si è drasticamente interrotta la comunicazione tra la novità e l’ufficialità. […] Il noto scansa l’ignoto, e così facendo entrambi si spengono tristemente.”

Mentre leggevo queste parole la mia mente, in questo mese che segna la riprese delle attività didattiche, è andata alla scuola, agli studenti che tra una settimana ricomincerò a vedere ogni giorno, a quelli “nuovi”, con le loro storie tutte da scoprire, a quelli “vecchi”, in piena corsa nel cammino del liceo che hanno scelto, a quelli “stravecchi”, che parlano delle superiori al passato. E ho trovato, nell’ultimo paragrafo dell’articolo di Lodoli, l’augurio per questo nuovo anno scolastico: “Il nuovo resta ai margini, ignorato, schifato. I ragazzi bussano e la porta non si apre. I musicisti suonano e le note gli ricadono addosso, pioggia gelata, acqua malinconica. […] il pop nazionale e internazionale non lascia più quasi nessuno spazio, si va sul sicuro, e ciò che è sicuro ristagna e marcisce in una top ten, in una playlist, in un gerontocomio di lusso”. Bene. Ho voglia di lasciare acque stagnanti, ho bisogno di mare alto, ignoto, sconosciuto, largo. Sono pronto a navigare sopra le profondità per poi potermi immergere: là c’è spazio per tutti.

Partire prima del via

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“Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima. A volte molto prima” (F. Ervas). Tra poco inizia il viaggio di un nuovo anno scolastico e quest’anno mi sento veramente già partito per un viaggio del tutto nuovo, una sorta di ritorno alle origini del mio essere insegnante…

Accostamenti

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Ho letto su “La civiltà cattolica” del 3-17 agosto un interessante articolo di Javier Melloni sulla crisi. Lo spunto di partenza è la crisi economica mondiale, ma presto il discorso si fa vasto e il riferimento principale è alla crisi di mezza età che spesso prende l’uomo nel suo cammino esistenziale o di fede. Vengono citate belle pagine di letteratura e spiritualità, le riporto:

  • Dante Alighieri: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! Tant’è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte. Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, tant’era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai.” (La divina commedia)

  • Teresa d’Avila: “Una volta cresciuto […], il bruco comincia a lavorare la seta e a edificare la casa dove dovrà morire… Muoia, muoia questo verme, come muore il baco da seta per realizzare il senso della sua vita… Quando, in questo grado di orazione, [il bruco] muore completamente alle cose del mondo, […] nasce una farfallina bianca” (Il castello interiore)

  • Pierre Teilhard de Chardin: “Per la prima volta forse nella mia vita […] sono sceso nel più intimo di me stesso, in quell’abisso profondo dal quale sento confusamente emanare la mia capacità di agire. Ora, a mano a mano che mi allontanavo dalle evidenze convenzionali che illuminano superficialmente la vita sociale, mi rendevo conto che la mia vita profonda mi sfuggiva. A ogni gradino che scendevo, scoprivo in me un altro personaggio, di cui non potevo più dire il nome esatto, e che non mi obbediva più. E quando fui costretto a porre fine alla mia esplorazione perché la strada veniva meno sotto i miei passi, c’era, ai miei piedi, un abisso senza fondo, dal quale scaturiva, venendo da chi sa dove, il flusso che oso chiamare la mia vita” (L’ambiente divino)

  • Keiji Nishitani: “Il grande dubbio rappresenta non solo l’apice del sé che dubita, ma anche il punto del suo “estinguersi” e cessare di essere “sé” […]. E’ il momento nel quale il sé è nel contempo il nulla del sé, il momento che è il cosidetto “luogo del nulla”, dove accade una conversione al di là del grande dubbio. Il grande dubbio emerge come l’apertura del luogo del nulla, come il campo della conversione dal grande dubbio stesso. Ecco perché è “grande”.” (La religione e il nulla)

Ho voluto raccogliere e accostare questi testi per mostrare quanto certi cammini di religioni molto diverse spesso intreccino i loro passi, soprattutto nella mistica, e trovino risonanza nell’esperienza umana di tanti, credenti e non.

Gente sfumata

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A proposito dell’ultimo post sul vivere le relazioni fino in fondo assumendosene il rischio, aggiungo le parole di un libro che ho finito di leggere da poco. Quando leggo mi appunto sulla prima pagina interna del libro il numero di facciata dove ho fatto un segno di matita su un passo che mi ha colpito. Poi ricopio il passo su un quadernetto dove numero le citazioni. La numero 1524 è presa da “Una certa idea di mondo” di Alessandro Baricco, che a pag. 165 scrive: “… siamo goffi al cospetto della felicità, e dignitosi nelle avversità: così manchiamo lo spettacolo della vita spesso, ma ne rispettiamo la dignità come pochi altri. Ciò fa di noi gente sfumata, spesso destinata ai titoli di coda.”

Sicuro, ma freddo

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In prima mi capita di raccontare la storia di Mister Gustavson di Leo Buscaglia, un uomo che passa la vita chiuso in una noce di cocco nella speranza che qualcuno lo trovi; muore lì dentro senza poter raccontare di un cugino che vive in una ghianda. Ne avevo scritto anche il 23 gennaio. L’argomento? Il mettersi in gioco nelle relazioni, il rischiarsi. Oggi aggiungo una paginetta di Alessandro D’avenia presa da “Cose che nessuno sa”:

“Qualunque sia la cosa che ti è cara, il tuo cuore prima o poi dovrà soffrire per quella cosa, magari anche spezzarsi. Vuoi startene al sicuro? Vuoi una vita tranquilla come tutti gli altri? Vuoi che il tuo cuore rimanga intatto? Non darlo a nessuno! Nemmeno a un cane, o a un gatto, o a un pesce rosso. Proteggilo, avvolgilo di passatempi e piccoli piaceri… Evita ogni tipo di coinvolgimento, chiudilo con mille lucchetti, riempilo di conservanti e mettilo nel freezer: stai sicuro che non si spazzerà… Diventerà infrangibile e impenetrabile. Sai come si chiama questo, Giulio?” chiese Filippo, che si era infervorato nel parlare. Gli era spuntata una vena nella fronte.

Giulio scosse la testa. Voleva sentire il seguito.

“Inferno. Ed è già qui: un posto dove il cuore è totalmente ghiacciato. Sicuro, ma freddo. Là fuori è pieno di queste persone. Glielo leggi in faccia che hanno il cuore freddo: per paura, per mancanza di fame, per pigrizia. Tu non sei così Giulio. Questo ti salva, anche se fai delle gran cavolate… Perché c’è modo e modo di tirare i rigori!”

Perdere tempo per non perdere tempo…

Un articoletto interessante trovato sul sito Fede 2.0

“Noto uno strano fenomeno del nostro tempo.

notizie.jpgLa massa di notizie in circolazione, la mole di informazioni che ci bombardano quotidianamente creano in noi uno strano conflitto: siamo divisi tra il desiderio, talvolta compulsivo, di sapere, di conoscere, insito nella natura umana fin dai primi tempi, e quello di staccare la spina, ricercare il silenzio, isolarsi da tutto e da tutti, aspetto altrettanto essenziale se si desidera una vita equilibrata. Rinchiusi in questa morsa, il più delle volte, intraprendiamo la via mediana, quella di una ricerca disordinata di informazioni generiche, spesso solamente curiose.

Quante volte vi capita di leggere solo il titolo in grassetto degli articoli, oppure vi soffermate frettolosamente sull’inizio dei capoversi per captare qualche parola interessante? Probabilmente lo avete fatto anche con questo articolo, e adesso, colti sul fatto, vi proporrete di rileggerlo dall’inizio. La ragione del vostro/nostro vagare di grassetto in grassetto, di video in video, di foto in foto, spizzicando informazioni, è indissolubilmente legata al desiderio dell’uomo di ricercare COSE BELLE (talvolta semplicemente cose che piacciono) e NON PERDERE TEMPO nel soffermarsi su cose poco interessanti. Ma cosa capita puntualmente? Che “nel mezzo del cammin” ci si ritrovi invischiati nella “valle oscura” della disinformazione, e che catturati dal prurito della stessa, si finisca per passare interminabili minuti senza saziare la sete genuina che spinge a tale ricerca. Capite il paradosso? Perdiamo un sacco di tempo per non perdere tempo!

Il fine è nobile, ma siamo sicuri che dietro questo meccanismo non si nasconda un sottile inganno?

Non sarà che, per soffermarci su tutto, si finisca per dimenticare la ragione del nostro cercare?

O che per cercar perle nelle discariche, ci si dimentichi di queste ultime per iniziare a collezionare ferri vecchi, buste rotte e ciarpame?

Nell’epoca dell’indecisione e delle alternative low cost anche leggere un articolo per intero è un’impresa da eroi. Educarsi a farlo è un buon inizio per ri-scoprire il senso del conoscere, del valutare, dell’approfondire.”

La kippah

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“Due sono le interpretazioni simboliche della kippah. Secondo la prima, essa significa l’atto di adorazione e di umiltà nei confronti della grandezza di Dio. La seconda suggerisce, invece, che essa serve per evitare che il lezzo dei nostri pensieri abbia a salire fino a Dio.” (Moni Ovadia)

Ci crediamo ombelichi

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Preoccupati di essere accettati, preoccupati di essere apprezzati, preoccupati di quel che si può pensare di noi, preoccupati di apparire bene, preoccupati di essere giudicati, preoccupati delle chiacchiere su un social, preoccupati di quel che si può tramare alle nostre spalle… Mi affido all’antica saggezza orientale. “Il maestro era totalmente indifferente al giudizio degli altri. I discepoli gli chiesero come avesse raggiunto questo grado di libertà. Egli rispose: «Fino a 20 anni non mi importava di cosa la gente pensasse di me. Dopo i 20 anni mi preoccupavo disperatamente di cosa pensasse di me. Dopo i 50 anni capii che in realtà la gente non pensava minimamente a me».”

Due specie di terra

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Scrive Erri De Luca in Tre cavalli: “Ci sono due specie di terra… Una ha l’acqua di sotto, si fa un buco e affiora. È terra facile. L’altra dipende dal cielo, ha solo quella fonte. È magra, ladra, capace di rubare acqua al vento e alla notte, e appena ne ha un poco la spende tutta subito in colori trattenuti nel midollo dei sassi e mette forza di zuccheri nei frutti e butta profumo da sfacciata. È terra di cielo asciutto” . Vi ho letto molto del mio lavoro, delle mie relazioni. A pensarci bene, vi ho letto molto del mio carattere…